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L’ufficio

L’ufficio è un mondo  a parte, in cui riti e abitudini si radicano come edere su tenere betulle. Tutto scorre con la solita capacità, lentezza, due giri alla fotocopiatrice e poi al tuo posto.Non si può smuovere nulla, si è sempre fatto così e il contratto dice questo e quello. Preferirei quello, ma non posso, non mi è concesso. Però devo dire che il tempo trascorre osservando fogli da compilare a mano o sul pc, in buona alternanza. Tutto sommato va meglio di quando ero  una maestra con la penna rossa e il cuore tenero, non troppo abile  a fregarmene dei casi umani. Si sa ora le separazioni, le famiglie “scomposte” sono all’ordine del giorno, ma forse per ogni bambino non vale! L’altro giorno stavo compilando la mia richiesta di permessi e ferie e la altre persone si sono voltate a guardarmi: ero un disturbo. Allora ho rallentato. In fondo io uso un Mac a casa e negli uffici c’è Windows! In effetti dovrei fare attenzione, non sono dell’ambiente e conosco poco delle abitudini e dei riti, o delle gerarchie ( a parte il capo che  so chi è e so anche che mi stima). Non so se ne posso parlare, ma al momento mi trovo bene e quindi proseguo questo nuovo viaggio. Oggi ho infilato nel cassetto  due cestini in cui mettere graffette e post-it. Ecco basta poco per “addomesticare” un posto freddo.

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I sogni

Leggevo un post su FB che raccontava di una una donna italiana che per seguire il suo sogno è andata nel Sahara. Già i sogni, quelli veri, quelli che vorresti realizzare, grandi, importanti. Anche adesso che l’età è quella che è e la crisi impera.  Mi sono chiesta che sogni ho ancora, che desideri vorrei realizzare in futuro. Non lo so. E questo non è un bene. In questo momento mi sembra di non avere nulla da condividere di grande, di unico. Solo piccoli sogni quotidiani, la casa nuova o la pubblicazione di un libro. Del resto dell’umanità, dei loro grandi e piccoli affanni sento il bisogno di staccarmi. Forse per respirare, per godere anche delle piccole cose quotidiane. Forse anche per non avvertire quel lieve senso di colpa, ingiustificato, visto che ho un lavoro, o meglio uno stipendio e una casa, una vita “normale”. E’ anche vero che ho sempre lottato a modo mio per gli altri e che ora è bene che si muovano coloro che hanno più energia, più giovani. A volte si parla dei figli dei fiori e dei loro sogni sociali, e delle lotte che hanno fatto, mentre ora c’è l’omologazione e la perdita di quegli stessi diritti senza che ci sia una vera rivolta. Solo sporadiche manifestazioni. Ma un diritto non è per sempre, purtroppo. O forse per noi italiani è già tanto telefonare alla finanza per denunciare chi non rilascia lo scontrino. Forse anche questo appartiene al sogno: pagare tutti le tasse. Che sogno strano, dovrebbe essere un dovere! Ma sarebbe veramente una vera rivoluzione.

E un giorno…

Ti svegli una mattina e ti accorgi che quello che hai intorno non ti piace più. Troppe cose, troppe storie che raccontano oggetti usati e accumulati nel tempo, senza che tu potessi accorgertene, inglobata nella vita di lavoro-casa-lavoro procedendo ogni giorno con una stanchezza superiore alle tue forze. Esci e osservi i grandi alberi che ti hanno  accompagnato negli ultimi tre decenni. Li ami , come fossero persone che da sempre accompagnano la tua vita.: nido degli uccelli che hai fotografato nella neve,  palestra perfetta per i tuoi amici felini e i ricci , che non conosci, ma sai che ci sono. Le foglie secche scrocchiano sotto le piccole zampette, e il lieve rumore del loro passaggio si  mescola alle grida dei ragazzi che oltre la siepe passano urlando d’estate, quando anche tu esci sfidando le zanzare tigre fameliche e pungenti.

E alla fine ti rendo conto che è tempo di cambiare, come una storia finita che si trascina nel tempo. Un amore fortissimo, a cui hai dedicato tempo ed energie come  i piccoli ciclamini sbocciati sotto il corbezzolo  ti dimostrano. Non volevano crescere, ma tu, paziente hai aspettato insieme ai muscari primaverili e ai tulipani, sbocciati ogni primavera nel piccolo fazzoletto del giardino. Di ogni pianta, dall’acero a sei tronchi, fino al liquidambar, che solo ora darà il meglio di sè, hai seguito curato e controllato la crescita. Ti restano le piante grasse, sopravvissute  alla calura estiva che fioriscono , quasi, e ti informano che pianta grassa non è sole e sabbia. Dentro questa casa hai vissuto, amato, sofferto, lottato, ma ora hai voglia di cambiare, lasciare per un luogo diverso, chissà dove, altrove. Una vita differente e meno complessa. Chissà!

 

 

La cintura

E’ tutto finito per una cintura ed è pure cominciato per una cintura. Cercavo una cintura da mettere nei pantaloni, poi mi sono resa conto che i pantaloni andavano sistemati con la macchina da cucire. Non ho usato la macchina da cucire e i pantaloni sono ancora così, ma da quel momento mi è tornata la voglia di fare le cose, sono quasi tornata come prima, nonostante il caldo opprimente. Come se due anni di vita  difficilissimi siano stati assorbiti da una quotidianità che credevo perduta. Ho iniziato ad annaffiare i fiori, e quando lo faccio vuol dire che è tutto ok. Da notare che io di solito non porto le cinture!

Sono molto meno stanca di prima ed ho buone energie per progettare, conoscere, frequentare, scrivere.

Ogni storia è a sè, c’è chi si riprende prima, chi dopo, chi mai, chi piange, chi continua come sempre. C’è una mia collega che appena ha potuto ha ricominciato a lavorare, perché desiderava tornare alle solite abitudini. Io, che comunque a settembre non ero proprio in grado di riprendere il lavoro ho preferito seguire un’altra strada. In ogni caso adesso so che c’è un prima e un dopo, nel mio caso uniti /separati da una cintura.

Tornare a vivere

Non mi sono mai rassegnata, in effetti. Ne parlo perché ora sto tornando a vivere per scoprire il piacere delle cose semplici,  e dimenticare i macro problemi della crisi. Spesso per rincorre ideali ho dimenticato il piacere di osservare il seme di mandarino che sta generando una pianta o l’ascolto di buona musica, o il tempo per gli amici. Il bisogno e la paura indotta, come la rabbia per un mondo che cade a pezzi, mi ha fatto dimenticare la mia dimensione privata, le cose belle, i miei gatti e i miei fiori ecc. Invece credo sia il recupere di queste dimensioni che ci permette poi di aprirci al mondo con la forza giusta e la disponibilità ad associarsi ad altri per fare ascoltare la voce.  Ma oggi voglio parlare del privato come incontrare una persona che mi chiede delle margherite perchè il marito deve misurare il numero dei petali e la dimensione del bottone giallo, in accordo con degli inglesi, con cui parla attraverso il pc. O un bambino che accompagna la nonna al mercato

“Devo fare l’albero, mi serve una maglia verde, Alberto mi aiuti a trovarla?”

“Va bene”  “Ecco, vedi questa è la maglia adatta, tu che ne dici?” ” Con quella maglia, nonna, puoi fare la fogna”

E andare alla Ipercoop a scambiare figure, oggi pomeriggio, perché ne manca una. Anche questa è vita, anzi è la mia vita! Buona domenica.

Ci sono troppe zanzare

Zanzare tigre la mattina, zanzare nostrane la sera, zanzare assetate di sangue la notte. Non basta il ventilatore, (per il condizionatore non ho ancora vinto la battaglia, troppo antiecologico, sigh!) per mandarle via. La verità è che mi pungono in continuazione, perché ho il sangue caldo, forse dolce, forse di un qualche gruppo sanguigno particolare, molto inseguito dalle zanzare. Sicuramente un sangue appetibile!  L’estate è anche questo: tedio per  il ronzio degli insetti volanti, per il caldo eccessivo, anche 37  gradi,  non un refolo di vento, ultimamente. Che rimane? Libri da leggere, molti, passeggiate, poche, a causa dell’afa, la vita più lenta. Perché il ritmo della vita a volte si interrompe e allora è indispensabile adeguarsi, per non  soccombere. Dopo questa estate rovente cambierò lavoro, farò progetti a breve scadenza, meno diluiti nel tempo,  forse, ma non so se riuscirò, prenderò la vita più lentamente. La curiosità mi sostiene, come sempre.

Che scriverò in questo nuovo blog? Argomenti  ce ve sono tanti e io poi mi sono trasferita qui da un altrove, e qui non conosco nessuno. Ma non importa, ogni cambiamento porta con sé nuove prospettive e nuove attese. Che scriverò dicevo? Di letteratura,di libri che leggo e di cose (romanzi e racconti mi sembra impegnativo) che scrivo, di attualità, di vita. Come sempre!   Riri52