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La via di fuga

Non c’è via di fuga, non esiste. Mai come in questo periodo mi sento  in prigione, una prigione di costrizioni, obblighi, doveri e obbedienze .

Si sa prima lavoravo in un mondo anarchico, in modo anarchico, gustando i sogni del futuro e le aspettative. Ora lavoro dentro un loculo di quattro persone tristi, annoiate, scocciate e freddolose. Le mie finestre aperte sull’aria del cortile  sono chiuse da incomprensibili ostacoli termici e atmosferici. Non si ride più. E la cosa mi mette una tristezza che ogni giorno posso quantificare in base alle risate, sempre più rare e ai pensieri positivi, sempre meno presenti. Una tristezza assurda.

Dovrei adottare la resilienza, ma ammetto di non sapere nemmeno dove sia. Un’anima creativa muore dallo sfinimento più che dalla fatica. Il grigiore del travet, adesso so di che cosa si parla e non so come si possa fare a trascorrere una vita così!  Ma potrebbe essere che oltre le apparenza ci siano persone molto alternative, vitali, contestatrici. Nel mio piccolo no.  Un mondo di donne piccole piccole, legate alla loro sopravvivenza e al loro piccolissimo spicchio di potere. La burocrazia al potere. Ma sono arrivati al potere uomini…giovani, nel pieno della vitalità e della carriera…ne vedremo delle belle!!!

Allora sorrido! E metto bollini sulla mia personale collezione di soddisfazioni!

Che si fa?

Piove, è brutto tempo. Si lavora con il golfino di lana e l’ombrello a portata di mano. Allora si cerca conforto nella tv, dove è tutto finito e ricominciano le repliche. Un delirio, allora si legge, considerando che ho abbandonato Villa Metaphora, dopo 50 pagine mi sono buttata sui gialli o noir, che tanta soddisfazione mi danno.  Manca la politica. Ma di quella ho deciso di non occuparmene per almeno due settimane ( si accettano scommesse che non ci riesco). Mi pare una enorme, grande e collassante presa in giro. Non cambia niente, solo chiacchiere. Mi rimarrebbero i processi ma non me ne importa nulla, tanto  salveranno l’imputato prima o poi. Non leggo nemmeno più i quotidiani.

Quindi? Sono tornata ai miei antichi amori bricolage e fai da te, ora ho aggiunto la tintura dei tessuti e dei filati. Un hobby come un altro. Per tre a mano delle bags o altro. Mi ci vorrà un banchetto prima o poi per vendere i prodotti del mio ingegno!

Intanto lavoro, vita da ufficio con tanto di caffè-brek, macchinetta che sputa caffè dal sapore pessimo e persone sempre un poco agitate. Come in ogni posto, naturalmente. Tutto nella norma, insomma. Naturalmente scrivo. e tanto. E mi diverto!

Knit Bags

Cronache dalla normalità

Oggi scorrendo la posta ho incontrato un link che recitava “Come riconoscere la normalità”. Non l’ho letto, perché la mia idea di normalità è che la normalità non esiste. Esiste un metodo di comportamento insegnato fin dalla culla, esiste un codice di educazione che si applica in diversi contesti: a scuola, in ufficio, al cinema, in una serata danzante, in ogni momento della nostra vita ci sono regole non scritte che vanno rispettare. Non andare in ufficio in bermuda se non è il 13 agosto, oppure non vestire giallo sole se in ufficio sono tutti in grigio, oppure metter e la giacca e la cravatta dcc. Il contesto determina la normalità: in palestra non ci si mette a cantare a squarciagola, ma alla festa del tuo compleanno sì.

Il problema è che dietro queste maschere si nascondo individui che hanno le loro debolezze, i loro segreti, le loro cattive abitudini o i loro hobby particolari. Quindi non esiste la normalità ma il conformismo, anche fra i giovanissimi : stessi tattoo, stessi pantaloni rischio caduta sulla mutande firmata, stese unghie siliconate e siliconato anche altro, stesso modo di apparire. Le donne “anziane” tipo io non possono portare colori sgargianti, i capelli bianchi vanno tinti, si deve essere magri, tonici e bellocci.Ma io non do importanza a queste regole e spesso vengo criticata, per i miei occhiali colorati o i capelli bianchi lunghi e non tagliati secondo i canoni. Ma vivo lo stesso e bene, per giunta! Ebbene io sono per l’anormalità. Viva chi è rotondo ma simpatico, chi fa sport incredibili a 70 anni e chi si trova con le amiche al bar per discutere i fatti del giorno prima alle 8 di mattina. o anche chi a 70anni se la gode. Chi l’ha detto che non è normale? W la diversità di comportamento, di genere e di sessualità.

La monotonia della quotidianità

Mi sto abituando agli orari, alle consuetudini e alle persone dell’ufficio. La vita capovolta nell’arco di alcuni anni, senza andare all’estero. Comincio ad apprezzare il pomeriggio libero, e la camminata giornaliera a costo zero. Se poi mi sveglio con il sole è meraviglioso. dalla cucina vedo un albero che si sta riempiendo di foglie e bere il caffè è un momento ottimo per iniziare la giornata.

Avevo bisogno di un periodo tranquillo, senza scossoni. Un periodo in cui la quotidianità sia fatta di monotonia, certezza dei gesti e degli orari. Una vita stancar , se esiste una vita standard.

In compenso scrivo e molto. Chissà se riuscirò a finire qualche opera in modo sicuro!2012052710monotonia

L’ufficio

L’ufficio è un mondo  a parte, in cui riti e abitudini si radicano come edere su tenere betulle. Tutto scorre con la solita capacità, lentezza, due giri alla fotocopiatrice e poi al tuo posto.Non si può smuovere nulla, si è sempre fatto così e il contratto dice questo e quello. Preferirei quello, ma non posso, non mi è concesso. Però devo dire che il tempo trascorre osservando fogli da compilare a mano o sul pc, in buona alternanza. Tutto sommato va meglio di quando ero  una maestra con la penna rossa e il cuore tenero, non troppo abile  a fregarmene dei casi umani. Si sa ora le separazioni, le famiglie “scomposte” sono all’ordine del giorno, ma forse per ogni bambino non vale! L’altro giorno stavo compilando la mia richiesta di permessi e ferie e la altre persone si sono voltate a guardarmi: ero un disturbo. Allora ho rallentato. In fondo io uso un Mac a casa e negli uffici c’è Windows! In effetti dovrei fare attenzione, non sono dell’ambiente e conosco poco delle abitudini e dei riti, o delle gerarchie ( a parte il capo che  so chi è e so anche che mi stima). Non so se ne posso parlare, ma al momento mi trovo bene e quindi proseguo questo nuovo viaggio. Oggi ho infilato nel cassetto  due cestini in cui mettere graffette e post-it. Ecco basta poco per “addomesticare” un posto freddo.

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