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La monotonia della quotidianità

Mi sto abituando agli orari, alle consuetudini e alle persone dell’ufficio. La vita capovolta nell’arco di alcuni anni, senza andare all’estero. Comincio ad apprezzare il pomeriggio libero, e la camminata giornaliera a costo zero. Se poi mi sveglio con il sole è meraviglioso. dalla cucina vedo un albero che si sta riempiendo di foglie e bere il caffè è un momento ottimo per iniziare la giornata.

Avevo bisogno di un periodo tranquillo, senza scossoni. Un periodo in cui la quotidianità sia fatta di monotonia, certezza dei gesti e degli orari. Una vita stancar , se esiste una vita standard.

In compenso scrivo e molto. Chissà se riuscirò a finire qualche opera in modo sicuro!2012052710monotonia

Vorrei

Vorrei tornasse l’estate, sbocciassero i fiori che ho piantato l’anno scorso, in autunno, tulipani provenienti dall’Olanda che mi ha regalato una vicina, vorrei smettere di andare per ospedali, vorrei trovare gente  che ha fiducia del futuro, vorrei che il caos si cancellasse da solo, vorrei avere una sfera di cristallo e sapere come finirà questo periodo di sospensione, vorrei riassaporare le pesche con il piacere  di quando ero bambina. Vorrei riuscire a ricordare  i libri che ho letto e cercare nella mia scrittura ciò che ho imparato da tanti autori diversi e generi diversi. Vorrei poter bere il caffè anche di pomeriggio, senza rischiare di restare sveglia tutta la notte, vorrei, vorrei, vorrei…

La paura dei controlli.

Da giorni mi chiedo se ha senso parlarne in pubblico o no. Ma la paura mi sta corrodendo le speranze, i mille dubbi non mi abbandonano. Quando arrivo intorno all’area controlli vado in tilt, e mi vengono in mente racconti d’ospedale che credevo cancellati per fare posto alla speranza, al domani. Mi devo distrarre da questo pensiero che si concretizza in sbadataggine e superficialità nelle cose che faccio. Paura di dover ricominciare o peggio. Ogni controllo è un tormento, un’ansia che accresce. Forse dovrebbe essere il contrario, ma lui è subdolo, indomabile. Non dovrei avere pensieri negativi, dovrei essere positiva e guardare a cosa farò dopo, che non sarà bellissimo. Forse anche il pensiero del dopo, in tutti sensi mi fa paura, non so. Continuare a sorridere, a far finta di niente, per non spaventare chi mi sta vicino, per non trascinarli nel mio gorgo di paura.Una volta, prima, nell’altra vita, quando ero così stemperavo l’irritazione con lo shopping, ma ora non mi interessa più. Nemmeno il cibo che ho sempre apprezzato e cucinato con grande amore. Ora, per stemperare lo scarso risultato nel piati chiedo se ho impiattato bene, ridendo, alla Masterchef. Uno spinacio cotto con una mandorla sopra è meglio dello spinacio cotto e basta. Per fortuna c’è il sole che scalda. Ne ho bisogno.

Il ritorno

La casa al ritorno sembra più bella, migliore di quando l’hai lasciata, comoda con gli oggetti che non hai usato per una settimana. Ma è anche un attimo triste, perché l’estate se ne va, quatta quatta. Al mare gli alberghi chiudono le cucine e gli ombrelloni sono sempre meno mentre i bagnini  puliscono gli sdrai per metterli in deposito. I primi due giorni c’era pioggia ed era molto triste il grigiore del cielo che si confondeva con il mare. Poi per fortuna è uscito il sole e ha dato il meglio di sé regalandomi una buona tonalità ramata. Popolo di settembre tedeschi, bambini, nonni, terza età, pochi venditori ambulanti, che sfilavano fra gli ombrelloni, per sfuggire ai controlli della polizia. Poi alle sei mercato all’aperto e merce in saldo. Montagne di paccottiglia cinese e indiana che poi finirà in qualche magazzino o addirittura verrà esportata su altre spiagge. Ho incontrato persone con storie interessanti e originali da cui prenderò spunto per scrivere racconti. Chissà che cosa mi aspetta nei prossimi mesi! Mi piacerebbe essere più organica, stabilire giorni o momenti per fare delle attività. Vedremo. Intanto mi leggo tutto ciò che ho perso nei blog degli altri e riprendo la solita vita.

Neve chimica o nebbia raffreddata : sempre inquinamento è

L’altra mattina mi sono dovuta recare in città quasi all’alba, dalle mie parti nebbia fitta, che stava lentamente diradandosi. Un paio di chilometri dopo tutto era coperto di bianco, cadevano dei fiocchi di neve,  e dopo ancora il sole. Una descrizione metereologica di tutto quello che c’è in inverno. Poi in città il sole era proprio invitante, anche se era freddissimo.  Mi sembrava un gioco, l’incantesimo di Luca Mercalli, perché al ritorno era uguale, la neve ovunque per un paio di chilometri. Va bene che ci siano precipitazioni a macchia di leopardo, ma era proprio strano. Oggi ho scoperto l’arcano: é neve “Chimica” o nebbia condensata, prodotta dall’incontro di aria calda e fredda più sostanze chimiche presenti per l’inquinamento.

Mi chiedo : se la neve chimica evapora con l’arrivo del sole e l’aria più in alto è piena di smog, noi come respiriamo? La Pianura Padana è un catino pieno di industrie, di smog,  di piombo, e di  altre sostanze chimiche pesanti. Va da se che le malattie respiratorie sono in aumento, poi anche le malattie tumorali sono in aumento. E allora ci si aspetterebbe che alle proposte di girare meno in macchina, abbassare il riscaldamento in casa e negli uffici, cercare di inquinare meno ognuno nel suo possibile venissero accettate con attenzione. Ma invece si vendono molti suv ( a cosa servono in città non lo so) e l’inquinamento nelle industrie non diminuisce, in casa si sta al caldissimo e l’inquinamento non diminuisce!

Volevo fare delle foto al paesaggio da favola, come quello della galaverna, ma queste notizie mi hanno tolto molta poesia. Peccato! Articolo