Da Agota Kristof a Elena Ferrante, letture

Ultimamente scrivo pochissimo, leggo molto di più. Ho scoperto Elena Ferrante e ho  terminato l’ultimo libro in un baleno. Mi piace la scrittura fitta e concentrata, ma ricca di significati.

Sono andata in giro  a cercare gli altri volumi della serie L’amica geniale. Non c’erano. Forse li troverò in biblioteca. Meglio, anche se a me i libri piace possederli, tenerli nello scaffale a vista, a volte posare gli occhi e pensare che quella era una bella storia scritta bene. Io non riesco più a scrivere. Mi sembra una attività senza senso, faticare tanto e alla fine essere sommersa da altri autori, altre storie, altre critiche. Nelle librerie e nelle biblioteche ci sono migliaia di autori letti e non e in giro ci sono solo titoli da leggere, volendo, come i detersivi o le acque minerali. Prodotti. Mi viene da pensare che forse non ho più nulla da dire, o meglio che quello che ho da dire è così personale  che non voglio dividerlo con nessuno. Fondamentalmente non ho più voglia di mettermi in discussione, di offrirmi alle critiche e anche agli apprezzamenti. Intanto leggo bravi autori e devo dire che mi diverto. Ultimi titoli:

La mia famiglia e altri animali, ( lo consiglio vivamente agli amanti della natura),

Storia di chi fugge e e di chi resta, ( Elena Ferrante)

L’analfabeta ( Agota Kristof)

Il Paradiso è altrove ( Mario Vargas Llosa)

Inizierò a leggere

Memoria del fuoco ( Galeano, 1 parte di tre).

 

 

Aspettando che il pesce scongeli

Che confusione! Da ogni parte, sia chiaro, sia nella vita politica che nella vita e basta. Gioco a giochini stupidi aspettando :

che il ginocchio guarisca, finisca la conta dei QUOTA 96, per sapere se andrò poi in pensione, si decida per i docenti fuori ruolo, che il pesce si scongeli, che il giochino si ricarichi che le vite finiscono subito, e io non voglio spendere soldi, che il governo faccia qualche cosa, che la politica si muova, che i  5S diano un colpo di reni, anziché  bamboleggiare, che si sia qualche film decente in tv, che mi vengano idee per il nuovo romanzo, e che tutto diventi più chiaro, meno confuso e nebbioso. Non è per caso, tranne il pesce che si scongela. Il tutto è voluto. Dai mezzi di comunicazione e dai politici. ormai alla sera spengo la tv e leggo un libro. Ho noia anche dei libri. Basta, vado a fare il pesce. Per il resto può aspettare.  Ma una domanda mi frulla in testa : il nuovo dov’è? Non c’è, come nella moda,  ora si ricicla tutto, specialmente le idee ammuffite e obsolete. I nomi delle tasse per esempio. Potevano chiamarla TRISTE. Una tassa triste è il massimo!

 

Libri da leggere.

Questa sera consiglio due libri da leggere, di amici. Due libri doversi anche per come sono stati prodotti.

Francesco Salis  “Posto di guida”

Franz è un blogger che fa il taxista e scrive le sue avventure notturne alla guida della Cavallona, la sua auto. E’ vegano, rispetta la natura, è molto legato al rispetto dell’ambiente in generale. Anche nella stampa del suo libro  ha voluto cara a basso impatto ambientale. Il libro lo trovate nelle librerie on line.  Ecco il sito di Franz a cui auguro un bel successo di lettori. Fa sempre piacere quando si annuncia una nascita!

Mauro Maggiorani  “Ballata del tempo sottile”

Altro libro pubblicato da un compagno di avventure di scrittura. Mauro Maggiorani l’ho conosciuto in un laboratorio  e con altre 20 persone abbiamo scritto un romanzo. E’ una persona semplice e alla mano, molto lontano dall’idea che si ha di uno storico e professore universitario. Ci ha informati giorni fa della uscita del suo libro e oggi della intervista di Marilù Oliva nel suo blog .

Auguro ad ambedue un successo che ricompensi della fatica della scrittura! Auguri.

Le parole scompaiono, ma ne inventano delle nuove

Sto leggendo “Villa Metaphora“, di Andrea De Carlo. L’impresa mi sembra titanica, dopo aver letto “Il tempo è un bastardo” di Jannifer Egan. Tutti e due hanno la caratteristica di cambiare tipologia di scrittura in base al personaggio che si racconta o che viene raccontato e anche di inventare linguaggi nuovi.  Intrigante per chi, come me, ama scrivere, perché è necessario avere una grande padronanza della lingua e delle sue strutture pere evitare il gramelot.

La signora anziana avanza a passo sicuro, fra i banchetti e dice alla compagna di shopping:

“A voi ander là, a tur la ramina” “La ramina? Cos’è?” risponde la sua accompagnatrice. e segue una lunga spiegazione sull’utilizzo della schiumarola ( in italiano), cioè l’attrezzo che serve per togliere il cibo dai liquidi dopo la cottura.

E’ normale che la lingua evolva, che i termini si perdano con il tempo e che se ne generino altri più attuali, mi sembra più originale inventare lingue nuove, che a volte non si comprendono. Il libro di De Carlo è molto voluminoso, e spero mi soddisfi, non c’è niente di peggio che leggere 800 pagine e trovarti con un finale che non c’è!

ciarpame e vecchi merletti

Metti una casa da svuotare, metti la mania di tenere molti oggetti, metti una passione profonda per la lettura, metti la passione per la scrittura. Metti tutto negli scatoloni. Metti che pesano, metti che sono troppi, metti che ” dove ci sta un corpo non ce ne sta un altro”.  Metti che trovi piccoli oggetti dimenticati e cerchi di ricordare da dove vengono. Invano. Metti che alla fine poi non te ne importa molto, il passato è andato, resta il presente e il futuro.  Metti che in fondo sei contenta di un bel ripulisti, di trovare l’essenziale. Le 100 cose indispensabili per vivere. Non le scarpe con le ciliegie e una punta a stiletto, né un servizio di piatti da Arrosto stile casa di campagna, né  un cappello stile anni 70 di velluto beige.  O i vecchi merletti raccolti nella scatola Ikea con l’intenzione di trasformarli in un qualche non ricordo bene che cosa!

Ma quali sono le 100 cose indispensabili per vivere?

Bisogna fare una lista personale,  perché ogni persona ha le sue, escludendo gli oggetti di casa, tipo pentole, ecc.

Ci proverò, ma ho dei dubbi!

Leggere un articolo che tratta di quesito argomento può essere interessante.

 

Incontro al futuro ( racconto)

Incontro al futuro

Un piccolo sacchetto di tessuto intarsiato di fili d’oro compare sul tavolo e

la stanza si illumina all’improvviso. Ci si accomoda attorno al tavolo sgombro, c’è chi appoggia i gomiti a sorreggere un viso curioso e gli sguardi interessati corrono al piccolo involucro misterioso,

-Ci siamo!- nessuno ha parlato, ma da giorni aspettano l’incontro con il destino, raccontato da un’amica, come altre mille volte, ma sempre  con lo stesso affanno.

Le amiche attendono pazienti il loro turno, ci sarà tempo per tutte, senza incertezze, senza timori.

Le mani velocemente mescolano le 22 carte dei Tarocchi Maggiori con maestria, lo sguardo ai gesti consueti, mentre il silenzio si può quasi accarezzare, dopo tante chiacchiere allegre.

Muta, la consultante, pensa a tutta la vita presente, ai dolori, ai dubbi e osservando il movimento delle mani vorrebbe trovare risposte, certezze, serenità.

Il mazzo lentamente si dispiega e svela le sue verità misteriose codificate e mai dimostrate .

Diavoli, Papesse e Appesi raccontano quanto complicata sia la vita, comunque. Quante sofferenze dell’anima e del corpo uguali e diverse ogni volta lamentano gli uomini,.

-E ora che dicono?- il sussurro si spande nell’aria

-Parla, racconta, voglio sapere- pensa la consultante, ma timida e restia, tace, non esprime i suoi desideri, troppi occhi e troppi visi in attesa di una risposta.

Non vuole svelare i suoi dubbi, non desidera ricordare l’ultimo amore finito male o quel lavoro che non si trova.

Sarà colei che mescola il mazzo e possiede il sapere che scoprirà lentamente, con un linguaggio a volte oscuro a volte banale ciò che interpreta nelle buffe immagini antiche .

Sarà vero? Sarà una favola di quelle che si raccontavano ai bambini prima di addormentarli? Non ha importanza, interessa che quelle lame scavino nell’anima, nei pensieri e facciano  riflettere, fino a comporre il mosaico del proprio agire, fino a scoprire dentro di sé risposte inascoltate.

I visi si protendono  per scrutare la sequenza di personaggi seduti, in piedi, capovolti o di astri caduti dal cielo.

Ecco apparire la Luna, misteriosa. Nella Luna c’è la donna nascosta, le inquietudini legate all’ignoto, le angosce infinite, ma anche la madre, l’intuizione.

E’ la donna che segue i sogni e si trasforma ogni giorno correndo incontro al futuro.

Ieri ,oggi, il futuro: le lame sono adagiate in sequenze prestabilite da tempo immemore per comprendere un disegno oscuro, ogni volta differente.

Altre figure scendono dal mazzo e finalmente si presenta la lama degli Amanti. Sono in tre.

Tre figure, sempre l’uomo, in alto, che sceglie. Amore sacro o amor profano. Un tuffo al cuore, una leggera ebbrezza, ma breve come il battito della pendola.

Non c’entra l’amore pare suggerire La Ruota della Fortuna.

Chissà dove si è appoggiato l’Imperatore, così immobile, così deciso, è vicino alla Torre, quasi a sostenere una casa che cade. Accidenti, nemmeno questa volta va bene!

Finalmente esce il Sole che scalda e illumina la stesa di carte riportando allegria.

 

Un sospiro di sollievo si avverte nell’aria ammorbata dal fumo delle sigarette. Qualcuno centellina un goccio di vino bianco frizzante e svagatamente sgranocchia piccole leccornie da aperitivo.

-Allora, che succederà ?.-

Le parole rompono il silenzio ancora una volta e raccontano una storia   di lacrime, di amore. Desiderio  infinito di riempire un vuoto che al momento rimane nell’anima.

La consultante reagisce, a volte scuote la testa,, quasi  accarezza le lame distese, chiede spiegazioni.

Alla fine ringrazia, ripensa alle parole già dette aggrottando la fronte .

-Quando me le fai la prossima volta?- chiede sottovoce.

Intorno di nuovo il silenzio, in attesa di un’ altra domanda. A chi tocca?

 

La memoria nei pixel

Le piattaforme della rete non sono eterne, cambiano, si cancellano, si fondono, scompaiono e ricompaiono Non so perché. Nella mia mente la rete ha uno spazio illimitato, ma credo non sia vero. é già da alcuni anni che il fenomeno cancellazione si ripete, infatti il blogger accorto fa il salvataggio di ciò che pubblica. Non sempre. Io fra quelli. Metti poi di essere al mare e di non avere internet per scelta torni a casa e trovi il tuo vecchio blog cancellato, pur restando nelle pagine di google traccia degli scritti o delle fotografie. Per molti, anche per me , il blog è uno spazio di scrittura libera, un brogliaccio di commenti e fotografie varie, ma il blog che ho perso é quello della scrittura, dove avevo pubblicato brani e foto di incontri e avvenimenti. Non c’è più. Restano le foto nel mio computer, che se non sto attenta rischio di perdere. Nel caso in cui il portatile mi cada, si rompa la scheda madre ecc.  come è già accaduto. Io i racconti o i romanzi li scrivo prima su un quaderno, quindi rimane traccia di quello che ho messo sulla pagina bianca, ma le foto no.Sono solo nel pc.

Piccoli spazi di pixel, memorie labili di avvenimenti e incontri. Non le faccio stampare per pigrizia, tanto sono lì, come lì era il blog che non c’ é più. La traccia di ciò che ho scritto e fotografato si è persa. La memoria di quegli avvenimenti ora è solo nella mia testa, che nel tempo modificherà il ricordo, fino a trasformarlo in altro. Ma non importa. Ciò che conta è l’oggi, quello che si fa ora e domani. Più che mai in questo periodo conta il presente, anche nei blog. A volte rileggendo pagine antiche sembra di ripetere concetti di oggi. Altre volte ci si stupisce della propria capacità narrativa, ci si sorprende, altre si ricrede della propria sanità mentale. Oramai è accaduto, il blog non c’è più. Ne aprirò un altro per i miei racconti,  dove potrei pubblicare anche un romanzo, a puntate, corte. Vedremo. Intanto un saluto a “ritazaghi.leonardo.it/blog”  scomparso nel mare della rete. Ma è pur vero che niente va perso nel mare di internet, quindi aspettiamoci che qualche cosa ritorni indietro!

Oggi il cielo è cupo

Saranno tutte ‘ste notizie poco rassicuranti, dal punto di vista economico, tutte le ruberie varie e il clima opprimente, ma comincio a sentirmi a disagio.  Dovrei scrivere un racconto da mandare a un concorso per ricordare chi mi ha fatto scoprire il mondo della scrittura creativa ma il foglio rimane bianco. Vorrei scrivere una storia con un finale positivo, ma non trovo né trama né parole. Ho incombenze che mi stanno pressando e quando la mente è occupata non c’è posto per altro. Ascolto Adele e la malinconia aumenta!  Spero che la sua energia mi dia la carica per riempire un foglio di belle parole. Ma forse non importa, posso anche non partecipare , in fondo il ricordo si porta nel cuore, come i ricordi di tutte le persone che hanno attraversato la mia vita e hanno lasciato un segno. Io sono il frutto della mia biologia, ma anche di tutti gli incontri sorprendenti con persone molto interessanti e piene di umanità. Lui è stato un periodo, adesso ci sono altri, con cui percorro  strade differenti, forse meno colte, ma più ampie e piene di vita. Adele non mi serve per tirarmi su, ma ha una voce bellissima.

 

Il sole nel cuore

L’anno scorso, in questi giorni, sembrava che il mio mondo stesse per svanire nel nulla, che io stessi per scomparire, lasciando progetti interrotti, affetti, oggetti a cui sono affezionata, i mie amatissimi gatti. Non sapevo ancora il nome del mostro che inopinatamente aveva occupato una parte di me, del mio corpo. Sapevo che c’era e ogni giorno io lo nutrivo, lo portavo in giro, lo custodivo mio malgrado. In quei giorni tutta la mia vita è scorso come una serie di caroline seppiate e in bianco e nero. Quelle a colori facevo fatica a ricordarle, i momenti felici, gli amici del cuore, la gioia di progetti realizzati. Mi venivano in mente solo scatole vuote dove non ero ancora riuscita a rinchiudere nulla di completo. Uno sgarbo, un amico lasciato per strada, il lavoro interrotto e tante speranze sospese. La delusione che avrebbe creato il mio non esserci. Non tanto il dolore, quanto il vuoto che avrei lasciato.Ancora non sapevo tutta le verità, quella è arrivata dopo, con la neve di febbraio e altre cure da fare.In quei giorni mi ero rifugiata nell’angolo del divano a sferruzzare improbabili sciarpe e inutili borse di lana, grandi ,piccole ancora incomplete per altro. Sorridevo e cercavo di non far trapelare la mia paura. Solo ora capisco lo sforzo che mi è costato contenere tutto e trasmettere alla mia famiglia quel tanto di apparente serenità che ci permettesse di andare avanti.

Ora sto bene. Il mostro è stato tolto, le cure sono state pesanti e dolorose, ma utili, almeno per adesso. Ogni volta che faccio un controllo ed è tutto a posto mi sento felice, viva, piena di voglia di fare progetti e di andare avanti, nonostante l’incertezza di questa situazione. Ogni giorno scopro un modo diverso di vivere, sorrido alle persone che non conosco, sono diventata gentile, sono uscita dal mio guscio di ostilità. Oggi un vecchietto mi ha fischiato dietro, fraintendendo i capelli candidi e il piumone dell’anno scorso che mi fa diventare una morbida palla. I capelli bianchi sono splendidi, candidi come la neve, aspettano solo un taglio sapiente per date forma a questa nuova io che sono ora. Ora ho il sole nel cuore e spero che rimanga.

E-book a quattro mani, da Remo Bassini

Un “concorso”inventato da Remo Bassini: scrivere un racconto a quattro mani, argomento a scelta. Ho già partecipato nel 2009, come compagna di avventura Silvia, che nemmeno conosco di persona, incontrata in rete, anzi messa in contatto da Remo. Quest’anno abbiamo lavorato in fretta, il caldo e le vacanze ci avevano distratte dell’evento. Poche email, dice Silvia, vero, due giorni di scrittura e un input interessante da parte sua. Pubblico il brano, poi metterò l’ebook con tutti gli altri racconti, i primi tre hanno vinto.

Zucchero filante

Adoro il profumo dello zucchero filato. Fin da piccolo lo avvertivo da lontano, nascosto fra i mille odori del Luna Park e correvo verso il carretto dove un uomo sorridente riusciva a fare enormi fusi di filo bianco dolce e molliccio. Affondavo i denti soddisfatto e mi ritrovavo con la faccia tutta appiccicosa. Il suo profumo penetrava nel naso e diffondeva un senso di abbraccio che mi rilassava. Anche le ciambelle fritte erano una tentazione ma mia madre le vietava per la mia tendenza alla rotondità. Era per mangiare lo zucchero filato che accettavo di andare al Luna Park. Come ora, per mio figlio e per lo zucchero filato. A dire il vero, quando era più piccolo, lo chiamava zucchero filante.
Non ho mai amato il chiasso e la folla. Per non parlare delle mille luci lampeggianti delle varie giostre. Rosso, blu, giallo, rosso, blu, giallo, all’infinito. Mi turbava tutto quel colore pulsante. La ruota panoramica invece era qualcosa di fantastico. Esiste giostra migliore?
L’emozione più forte era restare lassù, seduto dentro il cestello, fermo, con il cuore che batteva forte, a scrutare l’orizzonte e cercare con gli occhi il punto in cui il cielo si fondeva con la terra, un punto così lontano che non ho mai ritrovato. Nella terra dove non si distingueva più nulla, immaginavo mostri da sconfiggere e principesse da salvare.
“Vieni qua, devi stare vicino a noi” ripeteva mio padre quando mi allontanavo per vedere i pesci rossi nuotare in circolo dentro bocce di vetro così piccole da far venire la claustrofobia. Sarebbe ,pensavo, come tenere un uomo in una vasca da bagno: non è poi così comoda!
“Angelo, tieni i gettoni per le giostre. Quando sono finiti andiamo a casa” diceva mia madre mettendomi una decina di monete di plastica colorata in tasca. Mi chiedevo perché non potessi usare i soldi di carta del monopoli che secondo me valevano di più, e avrei potuto fare più giri. I gettoni, adesso, esistono solo per le giostre dei bambini nei centri commerciali. Se vai nei parchi paghi un ingresso, spesso salato, e accedi a tutte le attrazioni, ora le chiamano così. Mi spiace non ripetere il gesto di porgere i gettoni al giostraio che passava con il barattolo, udire il tintinnare del metallo, come autorizzazione per poter gioire ancora una volta di un volo, di un giro, di due urla di spavento.
Mi piaceva molto osservare mio padre che tentava di vincere il peluche gigante a forma di cane sparando su lattine disposte a triangolo come un castello di carte. Posava il calcio del fucile sulla spalla e, dopo avermi fatto l’occhiolino, sparava nel mucchio. Non aveva mira e quelle non crollavano mai, neppure quando diceva “Hai visto che le ho prese?” e io annuivo per farlo contento.
Non capivo perché i peluche erano sempre di improbabili colori: il cane giallo, l’elefante azzurro, la balena rosa. Giusto la rana era sempre verde, forse per farle un dispetto.
Ora che sono padre è tutto diverso: la ruota panoramica è la giostra più sfigata. “Vuoi mettere le montagne russe?” dice mio figlio per convincermi a fare un giro che in trenta secondi ti permette di vomitare l’intero pasto appena ingerito.
Il missile, le montagne russe, la nuvola, il galeone dei pirati mi scuotono fino dal profondo, risvegliano in me la paura della velocità o dell’altezza e non riesco nemmeno a pensare. Tutto si addensa in pochi secondi, brucia dentro l’adrenalina che esplode. E’ un viaggio mentale, e ne esco sempre shakerato, come dice mio figlio ridendo soddisfatto. Gli piace l’idea di diventare per qualche secondo più coraggioso e forte di me. Poi entriamo nella sala degli specchi come quando ero piccolo e in alcuni ritrovo la mia immagine tonda e burrosa di quell’epoca, in altri sono così basso da sembrare io il figlio e lui il padre, alto e magro.

“Papà, queste sono giostre antiche” dice facendomi sentire un relitto mentre mi trascina verso la nuovissima attrazione in 3D. Fingere di essere su un carrellino che percorre una miniera sotterranea è divertente. Come pure navigare dentro un fiume con le rapide con il rischio costante che la canoa si ribalti per la corrente vorticosa e le rocce che affiorano dal fondo scuro. Solo quando si riaccendono le luci ricordo che è tutto finto, tutto inesistente e noi ci troviamo nella pianura piatta, arida a volte. Mi piace questo mescolare dei sensi e scoprire il profondo coinvolgimento della realtà virtuale.

Mia moglie si rifiuta di venire con noi. Dice che è un modo stupido per buttare dei soldi, ma sospetto che voglia lasciarci soli, permettere a noi due di trascorrere del tempo insieme.

Dopo qualche ora di gioco ci fermiamo al carretto dello zucchero filato dove una giovane straniera ci sorride mentre affusola i cristalli di zucchero dopo aver chiesto “Volete bianco, rosa o azzurro?” ne gustiamo uno ciascuno, rigorosamente bianco, e troviamo la complicità che non ho mai avuto con mio padre. Fortuna, almeno lo zucchero filato è rimasto, quasi, quello di una volta.

A quattro mani 2011