C’è sempre una sorpresa.

Finite le elezioni o il referendum chissà se potremo rimanere qualche mese senza doverci occupare di politica e crocette? Non se ne può più. Basta a chi ci chiede di dichiarare il nostro voto, basta a chi chiede cosa vogliamo, basta a chi si domanda cosa deve fare.

L’unica cosa da fare e che i politici in Parlamento non fanno è muoversi per uscire dalla crisi. Così pagano in termini globali di votanti, vincono gli astensionisti, e in termini relativi. L’unico che , oh! stupore, tiene è il PD. Non ho più voglia di analizzare più di tanto quello che sta succedendo. Mi sto annoiando da un po, tra le  bizzarie politiche di chi si stupisce di aver perso elettori senza aver mosso un dito in Parlamento ( il M5S). Se Beppe Grillo dichiara con rabbia che c’è una parte dell’elettorato che è contento del suo lavoro sicuro o della sua pensione ha ragione. Chieda a un disoccupato se non farebbe cambio! Grillo copia B. che per ora, per fortuna tace. Mi pare che alla fine i partiti vivi, con tutti i loro contrasti siano proprio quelli di area centrosinistra. Saranno conservatori, che buffo! una volta erano rivoluzionario, e resistono. Gli altri stanno svanendo come la sabbia durante un maremoto. Grillo ha deluso con quel suo restare sull Aventino, è tutto qui l’errore, e B. ormai è una fotografia sbiadita che sta vaporando. Noi restiamo qui, in attesa che il mondo cambi e che la crisi termini. In fondo siamo positivi! E poi c’è un poco di sole e questo porta bene!

A,B,C…per fortuna non voto

Domani a Bologna si vota per la scuola: un referendum consultivo, quindi non incisivo, chiede ai cittadini se vogliono che la scuola privata venga finanziata con i soldi dello Stato. Vedendo la situazione dove manca quasi tutto compresi insegnanti e aule capienti per i 28 ragazzini che ci vogliono mettere dentro, ritengo che i soldi debbano andare alla scuola pubblica. Senza togliere nulla alla scuola privata : chi vuole paghi le rette. Se va avanti così, con questo miscuglio tra pubblico e privato non si avrà alcun servizio;il privato convenzionato ti tratta come un pezzente e in fretta, mentre nel pubblico mancano i posti. Ritengo però che togliere il finanziamento alle scuole private non risolva il problema dei bambini che sono esclusi. In ogni caso mancano i soldi e quelli spesi per le private non sono sufficienti per aprire tutte le sezioni che servono. Spero che nessuno dei votanti sia convinto di risolvere il problema in questo modo. C’è anche l’aspetto religioso, quasi tutte le suole materne private sono gestite da suore o ordini religiosi. Se uno non è religioso ma deve trovare una scuola per i figli è costretto ad adeguarsi e nelle scuole cattoliche non è che non dicano preghiere. Perciò diventa quasi una costrizione.

Mi chiedo perché in Italia non si riesce ad avere una organizzazione semplice e lineare come in altri paesi. Forse perché discendiamo da mille popoli diversi con DNA differenti  e archetipi  che contrastano fra di loro.  Io non voto, non abito in città e quindi non è un mio dovere.

Tanto speso, tanto rimborsato?

Non sono sicura che questo sia il modo sicuro per arrivare a un equilibrio fra i partiti e noi. Anche i conti si possono taroccare e quello che accade in questi giorni  ci dimostra che ci sono stili raffinati o ruspanti per sperperare il denaro pubblico. Io penso che i partiti dovrebbero finanziarsi da soli, con i conti in ordine e pubblici. Un sogno, mi sa. Temo molto che oggi i partiti presentino la solita patacca, tutti naturalmente. In questa operazione trasparenza si dovrebbero fare due cose : togliere l’ultima rata dei rimborsi e versare il denaro nelle casse dello stato per sanare qualche buco di bilancio,  poi fare una legge per togliere i rimborsi come già noi avevamo votato al referendum.   Noi siamo in braghe di tela e i partiti lo devono rispettare, rispettando i nostri voti. Se si va avanti così non voterà nessuno e la democrazia andrà a spasso. Troppa gente sta nello stesso posto per troppo tempo, alla fine pensa che sia di sua proprietà. Non è così.

Non è cambiato niente…

No al referendum per eliminare il porcellum, no all’arresto di Cosentino. Non è cambiato nulla. Assolutamente nulla, tranne per noi poveri cristi alle prese con i costi in aumento su tutto e anche gli anni di lavoro in più forzati. Non alle liberalizzazioni, no alla riduzione dei privilegi della casta, all’abbattimento dei bonus per i manager che lasciano, no al vero cambiamento. Forse bisogna diventare schizofrenici, da unaparte il governo “anomalo” che porge severità e rigore e dall’altra i partiti che continuano la manfrina, con i loro riti e i loro accordi sottobanco, mentre l’Italia va, ma non ci è dato conoscere la destinazione. Certamente alle prossime elezioni prevedo una grande astensione, che forse è peggio, ma almeno permette di dire “non in mio nome”.

Dire, fare…

Dire, fare, baciare, lettera, testamento, pioggia, vento. Una conta di quando ero piccola, per individuare il primo del gioco. Adesso le conte sono diverse e si contano le scarpe (!) . Mi piace l’idea della conta che mette al primo posto il dire, cui segue, a debita distanza il fare, poi le altre  azioni in una sequenza identica nella vita. Si parla molto, e si fa meno, si bacia quando si può, le lettere ormai si scrivono solo con la tastiera e il testamento non si fa più, tanto agli eredi rimangono certamente debiti e poco altro. Chi ha pensato a questa conta conosceva la vita fatta di parole, apparenza e illusioni. Ultimamente mi viene spesso in mente, come una logora cantilena. Ho la sensazione che si parli molto e si faccia pochissimo, sia per la vita che per la crisi. Serpeggia una certa insoddisfazione sulla lentezza con cui si muove il rinnovamento. Si vorrebbe cambiare tutto in fretta, ma non è possibile. Ma il cambiamento lento, il fare, c’è. Un milione e più di firme raccolte per abrogare il porcellum. Non è di poco conto smuovere un milione di persone e far firmare con nome e cognome e documento! Senza campagna pubblicitaria, per di più.  Far cadere il sindaco di Parma furor di popolo. Se non sembra poco! A suon di percussioni sulle pentole e rabbia per il modo di governare. Lascia un debito di sei centomilioni.

Persino la Confindustria ha stilato un documento con cinque punti per affrontare la crisi. Al di là della condivisione o meno, io non sono per niente d’accordo sull’aumento degli anni di pensione, visto che sono a tiro!, si sono mossi anche gli industriali. Ecc. Quindi il momento critico è anche un momento di  riflessione , di analisi e di proposte. tutti ma proprio tutti stanno elaborando il momento. Solo al Parlamento è tutto fermo, forse perché sono consapevoli di aver raggiunto il capolinea, con tutto quel loro dire e mai fare. Ora è il momento di un’altra conta: unci, dunci, trinci, quari, quarinci, un fran, chesh. Chissà cosa vuole dire!

Il blog di Franz per altre informazioni sul fare della gente

Riprendiamoci il voto

Sta andando avanti la raccolta di firme del referendum per abrogare il porcellum, definizione del suo  inventore, tale Calderoli, famoso anche per la maglietta con il disegno del maiale indossata in Libia, quando erano amici di Gheddafi, ma non troppo.

Mi sembra importante abrogare questa legge, visti gli effetti che ha prodotto; anche se ogni deputato eletto farà sempre quello che gli serve per restare il più possibile in carica e non approvare leggi che lo penalizzino, di qualsiasi schieramento sia. Molto italiano come concetto. Insomma al posto del porcellum il mattarellun, non so bene perché questo nome. Sarà per invogliare le casalinghe, poche, che ancora sanno tirare la sfoglia con il mattarello? In ogni caso va cambiata questa legge da consiglio di amministrazione, in cui si entra per nomina delle varie lobby, ma va!, dopo l’approvazione del capo. A questo punto ci si chiede quanto avranno avuto in cambio i nominati, oltre alla poltrona , dato che tutti hanno altri benefit personali. Chi la presidenza di una provincia, chi la nomina in un consiglio si amministrazione vero, chi a capo di un ente pubblico, chi, come Bondi prima ministro poi consulente della Mondadori. Noi ci rimettiamo sia come cittadini che come grandi lettori, purtroppo. Ormai l’intreccio fra politica, poca, camere da letto molte, consigli di amministrazione e grandi appalti è degno di un romanzo alla Michael Crichton. Venti volumi e duemila personaggi, un’unica fonte.  Ebbene, abolendo la legge elettorale attualmente in vigore si potrebbe riportare il voto in mano ai cittadini, con le preferenze e la faccia di chi si fa  eleggere. Perché se c’è una cosa che infastidisce è chi imbroglia in casa, nel proprio territorio. Roma è lontana, indefinita come realtà. E i deputati eletti nelle liste bloccate non hanno volto, non esistono, nascosti da un anonimato di comodo, anche quando appaiono in tv, omogeneizzati e uguali. Dovendo spendere tempo e energie per convincere le persone a scrivere il loro cognome sulla scheda, dovranno essere convincenti. Anche  se il rischio di voto di scambio c’è, ma c’è comunque, quindi…riprendiamoci il voto, iniziamo da questo.

Articolo