Ebbene sì, siamo a Ferragosto

Chi prende fuori la graticola per l’annuale grigliata al fiume, ormai secco  e privo di qualsiasi goccia d’acqua, cenno di vita e pieno di sterpaglie a causa del caldo ( sarebbe meglio chiamarlo bollore) che ci attanaglia da due mesi due. Oppure si mandano email   e sms per organizzare il pranzo di ferragosto, cercando che nessuno resti solo. Non c’è niente di peggio che vedere il telegiornale decantare le virtù di pranzi sociali e famigliari, mentre le persone veramente sole nell’anima restano davanti al cartoccio della friggitoria a brindare con il vuoto e a sentirsi malissimo. Chi è già in vacanza sarà alle prese con i gavettoni e le mille altre forme di festa, a volte un po’ forzate. Io sono alle prese con un arrosto, che mi sono entusiasticamente offerta di cucinare, anche se non ne cucino mai. Per me domani sarà un pranzo di famiglia, com nuove entrate e vecchie conoscenze, chi è appena tornato dalle ferie, chi arriva dal terremoto, chi resta a casa a bollire nell’afa cittadina. La certezza di pranzi semestrali in cui si riunisce tutta la famiglia e il mondo che rappresenta.  Buon Ferragosto a tutti, a chi lavora e a chi riposa e a chi da settembre sarà in cassa integrazione.

A Pasqua non mangio l’agnello

Domani pranzo in famiglia, come da secoli avviene. Riti immobili che servono per riunirsi una volta o due all’anno, forse tre, Natale, Pasqua, Ferragosto con la giornata all’aperto e la grigliata. Per il resto telefonate e saluti, la vita incombe con il suo ritmo. Ma va bene così, come si dice di solito.

Il menù diventa complesso, però, e qui ci vuole una pianificatrice coraggiosa. Chi non mangia carne, chi non mangia cibi troppo pesanti, chi non mangia pesce, chi non mangia agnello. Sono lontanissimi i tempi di tre o quattro portate a sfinimento con dolce della casa finale che stronca un bisonte. Ebbene da tempo si veleggia con gli intramontabili tortellini, per carnivori e per vegetariani, cotti in brodo di verdura, naturalmente. Poi carni, e io non ho mai mangiato l’agnello. Non sopporto il sapore, senza pensare ai piccoli cuccioli che vengono sacrificati. Ma per chi gradisce ci sono anche un paio di braciole. Il dolce, non so quest’anno, non mi hanno detto come sarà. Un rito, quello del pranzo di Pasqua ormai un poco consunto, sfilacciato, ma impossibile da modificare. Finché ci saranno gli anziani che attendono questi giorni con ansia si fa un gesto di affetto e rispetto. Il giorno di Pasquetta tutto come prima, se c’è il sole pranzo alla griglia, altrimenti in casa. Pare in casa quest’anno, dicono che pioverà. Dimenticavo il cioccolato. Quello per tutti, anche se al latte, nero, alle nocciole e chi più ne ha più ne metta! Le uova sode invece ormai non si fanno più. Da piccola il giovedì santo , con le trecce rifatte, il vestito della festa, ma non quello di Pasqua, andavo con il mio cestino  a far benedire le uova. Poi a casa, a decorare con i pennelli e i colori a tempera, con i nonni. Non erano bei tempi, ma a volte li ricordo con nostalgia!