Incontri

Che dire : ci sono rimasta di sasso, con il fiato sospeso. Il racconto della persona che ho avuto davanti è stato  tremendo, in discesa, una discesa sociale senza freni, allo sbaraglio. Non la vedevo da mesi, nemmeno incontri fugaci al bar per il caffè o in pasticceria. In pasticceria vado poco, non stravedo per i dolci, e lì ci sono quelli e meravigliosi cioccolatini che mangerei a mani piene, ma evito. Io evito molte cose: la neve, la guida sul bagnato, i bagni pubblici, se posso, i dolci, i vestiti troppo scoperti e leggeri, il fegato, che mi fa orrore, troppo sciroppo di fegato di merluzzo da piccola, la cioccolata, a volte mi concedo quella fondente al 90 % nell’illusione che non mi faccia male, e la varechina. Ma non la incontravo nemmeno prima, e io pensavo che avesse una vita normale, i turni, i film, le sigarette e la voglia di girare con le amiche. Invece.

L’ho incontrata per strada, un ciao come stai e lei una cascata di parole senza fine, la sua vita stesa sul marciapiede, calpestata da mille ingiurie. Ho trattenuto il respiro, le avevo appena raccontato dei miei problemi con il lavoro, lavoro che lei non trova da mesi, troppo vecchia e troppo stanca. Anche se in realtà non lo è, ma la vita al limite economico ti porta fatiche insormontabili. Per la prima volta qualcuno mi ha raccontato del suo peregrinare per il lavoro, il cibo, e una casa meno costosa.  Solitamente chi lo fa non lo dice, nasconde dietro vaghe parole il vuoto e la paura del futuro. E io mi sono sentita impotente, senza possibilità di aiutarla in alcun modo, perché un mio aiuto saltuario forse sarebbe solo carità, e lei non vuole la carità. Vuole una soluzione ai suoi problemi. Mi sono sentita in difficoltà per averle parlato  dei miei problemi, della mia vita, che la momento scorre. Lei mi ha risposto che ognuno ha la sua di storie, è vero, e le storie sono fatte anche di scelte, aggiungo io. Ma questa crisi così forte non l’ha scelta nessuno e questi drammi sono il risultato di scelte altrui, teppe tasse, troppe chiusure di industrie , troppe chiacchiere dei politici.

Ho visto il film “Le ceneri di Angela” ambientato in Irlanda all’inizio del 1900, fra bambini poverissimi e una vita di stenti che strappa la salute e il respiro. Un bel quadro della miseria e di quello che fa fare la miseria. Ho pensato che la realtà di adesso, per molti non è tanto diversa. Non hanno ancora abiti stracciati e  case distrutte, ma il contenuto è uguale. tengono le luci spente e il riscaldamento spento, mangiano alla mensa dei poveri e non pagano gli affitti.

Ha continuato a  protestare, lamentarsi, sempre più incattivita e io sono rimasta zitta, senza parole.  Poi ha ricevuto una telefonata e si è messa  davanti a una vetrina a parlare sottovoce. Sono scivolata lontano, non sapendo come salutarla, perché tutte le parole mi sono inutili.  Che cosa si può dire a chi sta scivolando nell’oblio e non può essere aiutato?

Troppi senza tetto in giro

Di solito in estate, con il caldo,  i senzatetto vanno al mare a svernare diciamo. Oggi, girando per il centro della città ne ho incontrati tanti, avvolti nei loro cartono o con i visi  pitturati di bianco per chiedere l’elemosina. In effetti quello che era seduto sugli scalini di una casa padronale della strada nobile della città mi sembrava un  fuori posto. Già il fatto di avere scelto una strada nobile ma poco frequentata ne mette in evidenza la scarsa abitudine alle elemosine. Ho visto gente ancora avvolta nei suoi cartoni protettivi, altri che facevano collane di carta accerchiati da sacchi di strisce, forse documenti tagliati, non so. Mi si è stretto il cuore, mi piacerebbe aiutare tutti, ma non è possibile. Alcuni non sono andati al mare, perché? Troppa concorrenza? La città in estate è calda, soffocante e ostile. Ma forse va bene per chi si accontenta di uno scalino grande e protetto dal portico, beati i portici per il bene che fanno!Qui da me, in campagna i senzatetto non li vedi perché si nascondono  dentro le case abbandonate, vuote, e dopo li portano fuori, quando li trovano,. In campagna si sta meglio, decisamente, ma è lontana dalla città e da tutti  i confort che i senzacasa conoscono. Ho scoperto anche i residui di case o meglio di capanne lungo la ferrovia, nascosti dalle foglio delle siepi fitte degli alberi di acacia. Sedie e poltrone di plastica abbandonate , in inverno colpiscono e ti fanno intuire una vita nascosta, lontana da te ma vicina alla tua voglia di vivere bene.

M in centro non c’è tanto, solo portici e scalini di palazzi antichi e abitati da persone che vivono un’altra vita. Riflettevo si questo e dopo mi sono sentita dire, da ben altra persona, che non si muove più nulla, non c’è speranza di nulla, non c’è nemmeno la speranza di una pensione privata che cresca. E allora ho capito che anche loro, i senza casa, odio la parola barboni  perché ci sono persone curate anche fra di loro come ci sono persone che non si lavano anche fra di noi “normali”! Mi auguro che la loro estate sia una buona estate. Auguri a tutti, che siamo uniti dal detto” non c’è trippa per gatti”.

Un pensiero ai senza casa e un abbraccio affettuoso

Internet e la rivoluzione dei popoli

Non c’è bisogno di essere degli analisti per capire che internet sta modificando la mentalità delle persone a livello mondiale. Tutti o quasi possiedono un cell, gli immigrati per tenersi legati alle famiglie lontane, i senza casa, coloro che lavorano, persino i bambini per chiamare i nonni. Tutti. Il cell fa sentire sicuri e vicini ai propri affetti. Ricordo una telefonata dalla Mongolia, io sotto il sole del mare, dall’altra parte nel deserto delle pianure mongole, in un unico attimo di collegamento satellitare.  Fu una forte emozione sentirsi dire “Sto bene” da tanti km distanza. Il cell ci collega a internet e ci mette a disposizione i pensieri e le differenze del mondo. E la voglia di  democrazia dei popoli. Ma non nel senso di chi crede che la rete sia la Grande Madre della democrazia, ma solo perché fa conoscere, come una volta i cantori  che portavano storie o prima ancora i mercanti che diffondevano ciò che accadeva nei paesi attraversati. Ogni popolo cerca la  strada per la sua democrazia, invece i potenti reprimono questa esigenza. Dalla Primavera araba alle proteste in Brasile si scopre un mondo di uguali, gli sfruttati, e un l’altro mondo, sempre esistito, di ricchi e potenti. Mi chiedo che fine farà la nostra voglia di democrazia e di uguaglianza se saremo schiacciati sempre di più verso la povertà, rendendoci  un unicum mondiale di servi e lavoratori senza diritti. Il chiavistello di questo progetti si apre con le crisi economiche che pongono in primo piano la sopravvivenza, cancellando la parvenza di democrazia fin qui ottenuta. Basta guardare ciò che è stato fatto alla Grecia, per poi far dire al Fondo Mondiale, forse potevamo fare diversamente. Trovo preoccupante questo laboratorio verso l’appiattimento, perché ne va anche del nostro futuro. Mi spiego : mentre i brasiliani protestano perché non hanno servizi sanitari e di protezione, noi li stiamo perdendo con la scusa che non ci sono soldi. Arriveremo ad un punto in cui tutti, brasiliani, arabi, cinesi, lo sono già, indiani ecc avremo pochi servizi, poche libertà, poco lavoro, costretti alla sopravvivenza. A meno che i potenti non si rendano conto che senza la nostra microeconomia loro non ci guadagnano.  Per essere domenica mi sono fatta prendere da una visione pessimistica del futuro. Spero passi, spero di sbagliarmi, perché le mie sono solo parole che nascono dal cuore. Pace per tutti.

In onore di Vasco Rossi tornato sul palco. P.S. Vasco ha la mia età, ha fatto le magistrali, esce da un periodo nero. Sono solidale.

E se toccasse a tuo figlio?

Mense negate, bambini che mangiano panini in un’aula, padri e madri sconfitti, soldi che mancano, crisi. E se toccasse a tuo figlio un giorno ritrovarsi nell’aula a mangiare un panino perché la crisi ha rapito i tuoi sogni e il suo futuro? Trovo assurdo questo accanirsi contro i bambini che sanno già a sei anni che si sono i ricchi e i poveri e che non tutti possono avere un suv. C’è chi va  a piedi e chi ha al massimo la bicicletta del fratello maggiore, chi non può pagare nemmeno il biglietto del bus per la gita nei musei ( ma lì ci pensa l’insegnante, in silenzio ). Scene di  povertà ce ne sono sempre in una classe, dai vestiti ai fronzoli, ma la mensa no. I più schifiltiosi non mangiano nulla, tanto alle quattro c’è la pasta del bar vicino o il gelato o la pizza. Ci sono quelli che mangiano solo a scuola e alla sera una fetta di mortadella, un piatto in bianco o due  sottilette. E se toccasse a tuo figlio? Sindaco di Vigevano io non la aiuterei. Se pensa  a tutto ciò che si butta dalla mensa, la sua idea è aberrante. Si vergogni e dia da mangiare a tutti i bambini. E a chi fa il furbo gli mandi una multa, tanto nei paesi si sa tutto di tutti e si conoscono i nomi dei furbi. Si dia da fare in un’altra direzione.

Viaggio nel tempo che fu, ma non è ancora

Nei cassetti della memoria  sono nascosti file di ricordi, confusi, dispersi. Per fortuna internet aiuta a rimettere insieme almeno quelli musicali. Gli altri, quelli personali rimangono  avvolti in un lunghissimo gomitolo sempre più ingarbugliato, dove forse, è meglio non entrare!

“Per fare un uomo” è anche una riflessione che in questi giorni sto facendo che molte persone sui giovani, questi sconosciuti, per molti aspetti, lontani mille anni dalla nostra concezione di vita. La vita precaria che sono costretti a fare, la carenza di denaro che tarpa sogni e speranza è lontana dalla nostra vita negli anni del boom e dopo, quando andavamo a contestare per avere la fantasia al potere. Ora c’è la fantasia al potere ed è quella di inventarsi un lavoro.  Buona domenica a tutti, nella speranza che migliori.

Anpi e 25 Aprile : ricordare per ricominciare

Oggi si ricorda il giorno della Liberazione, per forza, in ogni famiglia c’è un parente che nella seconda guerra mondiale è morto, o disperso. Solo i vecchi ricordano i nomi, noi ricordiamo i fantasmi, gli eroi senza volto, le ragazze con la bicicletta. Ho comperato Pane Nero di Miriam Mafai, l’avevo già letto, ma lo voglio rileggere, perché uno squarcio di vita durante la guerra potrebbe ricordarmi la guerra attuale ( che è economica, senza i fucili, ma non meno pesante) , la crisi, e i mille trucchi per sopravvivere. Mi stupisce che nell’Anpi ci siano molti giovani, ragazzi che credono non vada perso il valore della resistenza. Perché resistere implica avere un ideale da difendere, e avere un ideale oggi è molto importante per non disperdersi dietro le mille opzioni e distinzioni che il mondo globale pone. Certo i partigiani hanno commesso errori, ma ci hanno liberato dai nazisti e dai fascisti che stavano opprimendo la popolazione, dai campi di sterminio all’autarchia che ha costretto alla fame tutti quanti, tranne i ricchi che stavano in Svizzara, naturalmente. Ricordo la foto di aiuole in centro a Milano seminate a grano, a orto per poter sfamare la popolazione.  Gli orti di guerra. ora abbiamo gli orti nei balconi.

Quindi oggi non è retorica, nostalgia o celebrazione sterile: è un modo per ricordare che se abbiamo un ideale possiamo lottare tutti insieme per vederne i risultati. E in questo periodo non c’è bisogno di andare in Africa, basta rimanere nelle nostre città e scoprire povertà e crisi. Diversa , certo , ma non meno tragica.