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Dove sono?

Finalmente un periodo tranquillo, ho pensato il 27 gennaio 2020. Abbiamo vinto le lezioni dell’Emilia Romagna, sconfitto il felpa e lo stuoino, riportato la gente in piazza contro l’odio e il razzismo. Abbiamo vinto, mi ci metto anche io perché ho partecipato emotivamente a tutto. Ebbene no, nemmeno un giorno di riposo. E’ iniziata la pandemia, dice pandemia anche  l’OMS. Dalla Cina inoltre. Quindi adesso si sta scatenando il panico, il razzismo e la xenofobia contro i cinesi italiani e non. Fino a domenica convivevamo tranquilli, abbastanza, adesso i social e la stessa parte politica si sta scatenando. E primo fra tutti chi? Sempre lui, che per un voto in più sarebbe capace di allearsi con Satana. O l’ha già fatto? Quindi ricominciamo a rintuzzare gli attacchi. Le stelline sono scomparse, sembrano quelle in brodo che si mangiano con il raffreddore!

Il paese lungo 6 la tribù del K

Nel paese lungo abitano persone( una volta un sindaco dichiarò il paese lungo “la città delle persone “tutti a chiedersi chi abitava negli altri paesi, i marziani forse) diversissime, che svolgono attività diversissime e frequentano ambienti diversissimi. Non manca nulla, dalla corsa con i cani da slitta al campionato di tirò con l’arco per non vedenti. Considerando che il paese lungo si è formato da settanta, ottanta anni fa piacere tanta vitalita’. Poi ci sono le tribù, sottogruppi orizzontali tipo commedia dialettale, yoga o amanti dei gatti. Ma c’è in gruppo segreto ( forse cene sono altri ma io non li frequento) in cui ci si riconosce per sguardi. Ci si incontra casualmente fra un caffè, un film o il mercato. Ci si scambia un saluto a mezza voce: “Allora…” “Dai, non male tutto sommato” ” Sono andata ieri. Loro dicono che sono a posto.” Sorriso che sottintende che a noi non la danno a bere. Ci si scambiano gli auguri per i prossimi esami, si socializza qualche paura, perché poi ogni caso e’ diverso. Ci conosciamo e riconosciamo sempre ma non facciamo feste. Un ciao e’ sufficiente per ricordare e condividere. Noi non vogliamo che troppa gente chieda, dica che non sembra, che stiamo bene, che poi passa. ( Non passa).

Siamo la Tribù’ del K.

Rosa nei capelli

Il parrucchiere mi ha sorriso, mi ha accolto nel suo salone quasi entusiasta. Si è sbracciato per farmi accomodare sulla poltroncina illuminata dalla luce esterna.”Cosa facciamo oggi? E’ tanto che non ci vediamo.”

“Da luglio, le avevo detto che ci saremmo visti in autunno!” Muove i capelli bianchi e li studia con fare distaccato.” Tagliarli direi di no , o pensava a qualche cosa di diverso?” Mi scruta, mi conosce abbastanza per sapere che io con i colori e i tagli dei capelli ci gioco, da sempre direi.

” Vede qui” sollevo una ciocca” ecco vorrei rifare questo”

Lui si sofferma ancora e aggiunge: ” Ma permanenti o quello che durano tre giorni, una settimana? Da lei sono durati molto, il suo capello assorbe molto il colore, e’ la prima volta che mi capita in tanti anni di lavoro , e ne ho visti. Questi sono sottili, fragili.”

“Ecco, io ho pensato di farli con le mèche color fenicottero, come a luglio, ma più leggero.” Lui mi guarda molto sorpreso e dondola sulle gambe, poi si allontana e torna con un mazzo di ciocche colorate.” Ecco questi sono i colori delle extension. ” li accarezzo un attimo, guardo il fucsia, il viola e il rosa leggero, li voglio più delicati di luglio ma visibili. Voglio le mèche rosa che spiccano sul candore della chioma. Ho riflettuto su questa scelta per un mese almeno. E’ l’alternativa alla tinta, e io adoro le alternative. Dopo un’ora sono pronta per uscire pettinata, i capelli del colore di una rosa canina alternato al bianco .

” Sa lei mi piace perché e’ piena di vitalita’. Nessuna delle donne che vedo qui i dalla vetrina hanno questi capelli. ” Gli faccio un gran sorriso, mi piace quando mi fanno dei complimenti.” “In città se ne vedono di più, anzi avevo pensato di andare da Orea Malia’ per il colore. Poi ho pensato che rosa o nocciola per lei è uguale! Buona giornata! Ci vediamo verso Natale.” E sono uscita felice.

Manco a farlo a posta, ho incontrato una ex collega, di quelle che sanno tutto di tutti e mentre ci scambiavamo i soliti salamelecchi mi sono chiesta : ” Chissà se le piacciono le mèche rosa. ” Non lo saprò mai.

Flash: ore 10,25 del 2 agosto 1980.

Oggi sono contenta, ho preparato i bagagli per il campeggio, nuova meta e andrò in Umbria.Prima devo tagliarmi i capelli; è una tradizione, ogni anno prima di partire mi faccio fare una pettinatura corta e comoda. La strada è assolata, fitta  insolitamente di auto; è strano che il 2 agosto anche in città ci sia tanto traffico, ma è sabato, il sabato prima delle ferie.

Avanzo lentamente in via Massarenti, di fronte all’Ospedale Sant’Orsola in direzione i viali di circonvallazione. All’improvviso l’auto e la città è scossa da un botto  fortissimo che rimbomba  dentro l’abitacolo.  Poco a poco una colonna di  fumo nero si alza, a destra, là in fondo. E arriva anche l’odore aspro è amaro della polvere da sparo, dell’asfalto bollente. Che cosa sarà successo? Sono molto spaventata, il cuore inizia a battermi forte. Sarà stata l’esplosione di una casa, una bombola? Così grande? Nell’aria risuonano le sirene dei vigili, delle autombulanze, come grida disperate, continue.

Mi viene la pelle d’oca. Il traffico è paralizzato, non gira più nessuno, nemmeno sui viali, là oltre la macchina.

No, non è normale tutto questo, poi arriva, nella corsia del pronto soccorso, un taxi a tutta velocità che svolta dal viale strombazzando in modo continuo. Le macchine, in fila al semaforo, si spostano per lasciarlo passare, si pigiano alla destra di via Massarenti. Pochi secondi e arriva un autobus, il 37, che strombazza, come volesse dire fatemi passare, ho fretta, ho fretta. I finestrini sono coperti da lenzuola bianche, forse è sporco di qualcosa,  da qui non si vede bene, un’ auto sulla mia sinistra copre la visuale. Il bus accelera quando è in via Massarenti seguito da un taxi, poi da una macchina della polizia, poi un altro bus. No non è normale tutto questo, non lo è. Tutti i claxon fanno un clamore infernale, ma appena passa il bus tacciono. Abbiamo capito è successa una cosa tremenda, ma ancora non sappiamo niente. Non esiste il cellulare  o il tablet a cui chiedere notizie, dobbiamo aspettare di incontrare una persona che ci informi. La radio, ignara, trasmette canzonette e pubblicità.

Di colpo il semaforo ritorna verde e tutte le auto si infilano obbligatoriamente a sinistra, dall’altra parte non si può andare, il traffico la’ è fermo. Il vigile a braccia aperte in mezzo alla corsia dei viali, fischia perentorio e nervoso, lasciando spazio ai mezzi che a intervalli regolari si dirigono al Pronto Soccorso. Sono sempre più spaventata. No, il 2 agosto non può essere che si scatena una disgrazia così, siamo tutti in vacanza.

Decido di andare  dalla parrucchiera, certa che troverò delle informazioni; dei capelli non me ne importa più niente.

Le donne parlano in modo concitato mentre la fila per telefonare si allunga a dismisura. Dicono: è stato un boiler, ho chiamato la mia amica che lavora al bar di fronte alla stazione. Io la mia amica della Camst, il ristorante della Stazione, non riesco a contattarla, il telefono non suona neanche. No, ma sicuro, han detto che ci sono una sacco di feriti. Ma un boiler non può fare tanti feriti! E’ caduta la parete che separa il ristorante dalla sala d’attesa, no è caduto il soffitto, ma no ma dai è stato un boiler, ma no è scoppiata una bombola di gas della cucina del ristorante, ma credi che farebbe tanto danno?

Silenzio, poi squilla il telefono, è l’amica della parrucchiera che ha il negozio di computer di fronte alla stazione. Rimbombano le parole nel negozio ammutolito e sui visi sempre più perplessi delle donne.

 

Il ristorante della Camst non c’è più, c’è un buco dove c’era l’ala sinistra della stazione.

La polvere e i calcinacci si sono depositati e la vista è terribile: pietre e morti dappertutto, la stazione era piena di passeggeri.

E’ saltato in aria anche il treno del primo binario. Ci sono tanti morti, i soccorritori non sanno come fare. Hanno caricato la prima parte dei feriti su un autobus con i finestrini coperti da lenzuola bianche, poi taxi, ambulanze, auto dei privati, in un corteo continuo e straziante.

Non è stato un boiler, è stata una bomba.

Maledetti. Mi viene da piangere e penso alle stragi della Banca di Piazza Fontana, del treno di San Benedetto del Tronto. Ancora una volta hanno colpito gli indifesi. Bastardi.

Pensare a quel giorno mi fa lo stesso effetto di angoscia e paura, perché ancora non conosco il nome di chi ha ordinato la Strage del 2 agosto 1980, 82 morti straziate, dilaniate  e più di 200 feriti in un giorno di sole. La Strage che ha cambiato la storia.

Politica a lungo raggio

L’obiettivo di questa campagna di razzismo e parole odiose, tipo parassiti riferito a uomini, ha come obiettivo NOI. Sta cercando, e ci sta riuscendo, di scardinare le ultime tracce di umanità, tolleranza, e analisi critica che rimane. Un popolo arido si lascia manipolare meglio, basta fargli credere che quello che fai è per lui, i suoi figli, il suo bene. Un popolo assoggettato si adegua in fretta a quello che c’è. E in questo momento i due partiti al governo stanno facendo questo: cercano di cancellare il nostro passato civile. Da una parte Salvini che brutalizza la convivenza sociale attaccando gli immigrati, i Rom, e i gay, poi sarà la volta delle donne, poi i vecchi, gli ammalati in un crescendo di follia che ci farà apparire il passato come un paradiso. Restano fuori i maschi euroasiatici, che possono fare quello che gli pare, comperare armi, drogarsi, giocare basta che lavorino come schiavi, perché non essendoci più altri saranno loro a lavorare, pagati una miseria, sottomessi al potere dell’economia per poter campare. Dall’altra il Movimento 5 Stelle che sta sgretolando la democrazia, togliendo il concetto di partito, diventato un movimento senza punti di riferimento, filosofia su cui appoggiare le proprie scelte se non la convenienza estemporanea. In questi giorni è stato un sì, un no, un sì, un no per la Tav e la Tap,  come se i grandi lavori fossero vestiti da cambiare a piacimento. E non investimenti allunga scadenza e trasformazioni del territorio. lentamente cancellano il bisogno di rappresentanza, di democrazia con l’introduzione della Rete per decidere il da farsi. Così attribuisce un potere enorme a chi la piattaforma sa usarla, ai pochi esperti pagati dalle lobby. Di Maio l ‘ha già detto che in un tempo non lontano si farà tutto con la Rete ma la Rete è anche il lato oscuro, la delinquenza, tutto ciò che è nel lato buio del mondo, prostituzione, armi, droga, colpi di stato e chi più ne ha ne metta. I gattini, i fiori, i bellissimi piatti di cibi ci distraggono, ci fanno credere che andare  oltre non sia possibile e che prima o poi tutto finirà al meglio, ma non credo sia così.

Banchetti vuoti e poca gente.

Al mercato, formato da una ventina di banchetti abbastanza pieni di ogni merce dalle spille per capelli alle angurie e di prezzi diversi da un euro in poi, c’erano degli spazi vuoti. Mancavano sette o otto banchi, per li più gestiti da stranieri. Anche gli acquirenti scarseggiavano. Giornata grigia, tutti al mare? Dopo un giro veloce sono rientrata. Niente di particolare o interessante. Nessuno vendeva, tranne il contadino bio che stranamente aveva la fila. Spero non sia un anticipo del futuro. Savona, il ministro per i rapporti con l’Europa ha già suggerito che l’Italia potrebbe uscire dalla Unione Europea perché non ci vogliono. Tipo Grecia insomma. Mancano i soldi. E da questo periodo in avanti mancheranno anche gli stranieri che lavoravano e producevano parte delPil. Già in Riviera Adriatica gli albergatori accusano la carenza di personale e ufficializzano che gli stranieri vanno a lavorare in paesi dove la stagione è più lunga e sono pagati meglio. Non trovano personale preparato, ne che sia disponibile a lavorare di domenica. Gli immigrati sono diminuiti dell’ottanta per cento, quelli che lavorano qui vanno altrove, i nostri giovani pure e li capisco. Lavorare tipo a Londra facendo il cameriere è sempre meglio che fare il cameriere a Zadina, un nome a caso. Vuoi mettere la differenza! Ci andrei anche io!

E il romanzo non piace?

Una persona che conosco, amica? non so, aveva accettato di leggere un mio romanzo e fare un poco di editing, visto che lei si vanta sempre di saperlo fare. La storia di questo romanzo è, direi, travagliata. Scritto degli anni 2000, dato ad una agenzia per fare l’editing , pasticciato il tutto e quindi ritirato, rimesso nel cassetto, nuovamente proposto a due persone  che non hanno finito di leggerlo. Quindi ne deduco che è bruttissimo. Forse noiosissimo, forse inaccettabile. Sono solo io che amo le storie dei senza storia? Mah!

La mia amica mi da appuntamento per bel quattro volte. Io ogni volta mi preparo piena di entusiasmo, anche con l’idea che non piaccia, sia orribile. Ma sono adulta e in grado di affrontare le sfide della vita, che se fossero solo queste, sarei a posto. Ogni volta si rimanda quasi all’ultimo. La prima volta per causa mia, lo ammetto, le altre per problemi vari suoi. Quindi le ho chiesto al telefono, mezz’ora prima di partire da casa, se è così orribile, come intuisco. Ma no, mi piace ma si vede che è ancora grezzo, che non è un romanzo, queste sono le bozze. E che allora l’agenzia che ha fatto? Non risponde e io che non amo gli scontri le dico di stare tranquilla che lo riprendo in mano, poi vedrò.

Il problema di fondo è che io a questa storia o meglio alla motivazione delle storia ci credo, sono convinta che possa piacere, ma un romanzo storico deve avere delle caratteristiche particolari e non sempre piace  a tutti.

Proverò di nuovo  a metterci le mani, forse a riscrivere alcuni capitoli, a rivedere le correzioni della agenzia e umilmente ripartirò. Ma lo voglio vedere finito prima o poi!

Ho anche deciso che non chiederò mai più a qualcuno di leggere qualcosa di mio, primo perché i tempi sono infiniti, secondo se non piace non riescono  a dirlo!

Dicono che se proprio non si riesce a pubblicare è bene farlo sul blog. Mah! Non sono sicura che sia una buona strada.

 

 

 

Quello che non di Francesco Guccini

La vedi nel cielo quell’ alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d’ un fiato che il dio dell’ inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato…

Conosci l’ odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un’ ex terza classe?

L’ angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita…

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo…
Si fa a strisce il cielo e quell’ alta pressione è un film di seconda visione,
è l’ urlo di sempre che dice pian piano:
“Non siamo, non siamo, non siamo…”

Panama, Finmeccanica e armi?

Mi chiedevo l’importanza Finmeccanica nell’ economia italiana e la corsa ai posti di comando. Perchè? Tutti gli scandali ruotanoattorno a questa nostra industrina. Che produce di così impotante da richiedere tanta attenzione da generali, faccendieri e politici? Caramelle, meccaninca speciale, armi, giocattoli ecc, E Panama, perchè di colpo diventa una nazione con affari fra il Premier, Lavitola e c? Turismo? Materie prime? Arrmi? Per la proprietà transitiva armi. Sono così importanti da richiedere l’attenzione dei politici e dei faccendieri e di tutti coloro che vogliono fare soldi. Ebbene penso che la produzione delle armi, di cui l’Italia è la seconda industria mondiale sia l’anello di congiunzione di tutti gli scandali, dei ricatti e dei faccendieri. Alla faccia di ogni progetto di pace che noi umani vorremmo per noi e i nostri figli.Finmeccanica