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Pasqua

Da piccola portavo il cestino di uova in parrocchia, a farle benedire. Poi a casa le decoravo con i colori a tempera. E il giorno di Pasqua si mangiavano, come un cibo pieno di energia e futuro. L’uovo è il futuro pulcino, la futura gallina, altre uova. Si rinnova anche lui. Ora ho perso questa abitudine; della Pasqua ho tenuto il significato più profondo: il rinnovamento, la rinascita della natura e della vita, la Primavera che porta frutti,semi, e cuccioli. Il significato che sempre tutta l’umanità ha dato a questo periodo dell’anno, in cui si esce dal freddo ( anche se per ora è ancora tanto) e si vedono le piante germogliare e crescere. Forse sono frasi banali, risapute, ma credo che ricordare ogni tanto quanto dobbiamo alle stagioni e alla Terra sia fondamentale. Sono preoccupanti l notizie che arrivano dagli scienziati: se non la smettiamo di inquinare e di usare il petrolio finiremo presto di apprezzare la terra, i fiori , gli animali. E non avremo più tempo per rimediare.

In ogni caso auguri  a  tutti nella speranza che sappiate apprezzare i doni. E conservarli, possibilmente.pasqua

 

Dopo avere visto Report

Dopo aver visto Report e la faccia di bronzo di tutti coloro che sono a vario titolo indagati  e siedono in Parlamento mi chiedo chi potrà mai varare leggi a loro danno. Mai. Nè leggi elettorali, né leggi contro la corruzione.  E a noi cittadini basta leggere o vedere tutto ciò, indignarci , firmare petizioni, ma mai scendere fino davanti al Parlamento a muso duro. Siamo mansueti e pacifici come agnellini a Pasqua, a noi basta l’IPhon5 e siamo felici, il calcio, i reality e poco altro. Parlo in generale, naturalmente le sacche di resistenza ci sono ma appaiono come gli ultimi indiani della riserva. La cosa che più mi fa pensare è che molti di coloro che dovrebbero indignarsi sono  quelli che  negli anni 70 hanno occupato, lottato, combattuto per quella fantasia al potere che non avremo mai. Siamo tenuti in scacco matto dalla crisi, dai problemi economici e dagli scandali. Meglio parlare dei parlamentari e vari che hanno mangiato a tre palmenti che  scendere con i forconi. Forconi che forse faremmo bene a tenere stretti per quando si dovrà tornare a lavorare la terra per far nascere quel cibo che non farà più così facile reperire, a causa della crisi.

A  forza di ascoltare notizie di questo tipo mi sto spaventando. Potrei radere al suolo le piante del mio giardino e fare un orto con tanto di frumento, davanti, al posto dell’erba che non cresce, perché risparmio l’acqua. Che pirla che sono!

A Pasqua non mangio l’agnello

Domani pranzo in famiglia, come da secoli avviene. Riti immobili che servono per riunirsi una volta o due all’anno, forse tre, Natale, Pasqua, Ferragosto con la giornata all’aperto e la grigliata. Per il resto telefonate e saluti, la vita incombe con il suo ritmo. Ma va bene così, come si dice di solito.

Il menù diventa complesso, però, e qui ci vuole una pianificatrice coraggiosa. Chi non mangia carne, chi non mangia cibi troppo pesanti, chi non mangia pesce, chi non mangia agnello. Sono lontanissimi i tempi di tre o quattro portate a sfinimento con dolce della casa finale che stronca un bisonte. Ebbene da tempo si veleggia con gli intramontabili tortellini, per carnivori e per vegetariani, cotti in brodo di verdura, naturalmente. Poi carni, e io non ho mai mangiato l’agnello. Non sopporto il sapore, senza pensare ai piccoli cuccioli che vengono sacrificati. Ma per chi gradisce ci sono anche un paio di braciole. Il dolce, non so quest’anno, non mi hanno detto come sarà. Un rito, quello del pranzo di Pasqua ormai un poco consunto, sfilacciato, ma impossibile da modificare. Finché ci saranno gli anziani che attendono questi giorni con ansia si fa un gesto di affetto e rispetto. Il giorno di Pasquetta tutto come prima, se c’è il sole pranzo alla griglia, altrimenti in casa. Pare in casa quest’anno, dicono che pioverà. Dimenticavo il cioccolato. Quello per tutti, anche se al latte, nero, alle nocciole e chi più ne ha più ne metta! Le uova sode invece ormai non si fanno più. Da piccola il giovedì santo , con le trecce rifatte, il vestito della festa, ma non quello di Pasqua, andavo con il mio cestino  a far benedire le uova. Poi a casa, a decorare con i pennelli e i colori a tempera, con i nonni. Non erano bei tempi, ma a volte li ricordo con nostalgia!