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Passeggiando per il centro della città

Due passi in centro a Bologna, dentro lo ZTL pieno di gente di tutti i tipi nella giornata della Pace e della Preghiera di Papa Francesco. Dovevo fare altro, ma ho  camminato lungo tutta via Indipendenza fino a Piazza Maggiore. Passeggiate ormai rare, troppo presa dal lavoro e dalla stanchezza o dalle incombenze quotidiane. Varierà umana, giovane vecchia ricca e povera, vestita e no, con un caldo estivo di 30 gradi e l’asfalto che trasuda. Molti stranieri, lingue  e abbigliamenti diversi, tatuaggi , capelli da tasta, o da punk o da chissà che. Un casino. Non c’è più la città del passeggio al sabato pomeriggio per fare  “la Vasca” sotto il portico del Pavallione ( forse ci va la gl ma non mi piace) delle persone borghesi, anche perché quelli che a te sembrano jeans da Piazzola sono di marca e costano come il tuo stipendio!. Bandiere della pace, tante bandiere di pace, nere e altro colore in Piazza Maggiore. La Pace, concetto difficile e impossibile da applicare, con tutte le difficoltà e le intolleranze razziali che ci sono in giro. Con la crisi va  molto la guerra che rimette in piedi l’economia  con la vendita delle armi, e dopo con la ricostruzione.  Specialmente nelle grandi potenze, che si fronteggiano sulla Siria e di mezzo noi, che non possiamo fare altro che esporre una bandiera e sperare. Chissà se le masse hanno ancora il potere di fare la rivoluzione. Non mi pare, anche perché non interessa a nessuno.

Piazza Maggiore e aereo di Ustica disegnato sul crescentone. Impressionante. E quello era SOLO una prova di guerra.153709842-18b833b5-9e90-4328-ac39-a4255cefcadb

 

La fine del mondo e il Natale Triste

Se domani sarà la fine del mondo addio a tutti e ciao ciao al futuro. C’è poco da dire. Se dopo le ore ?, non so quando, saremo tutti scomparsi è  stato un piacere avervi conosciuti ma finisce lì.

Se non sarà la fine del mondo ci  toccherà continuare a soffrire per il futuro, fra problemi di salute, denaro e amore ( sono le tre classiche domande dei tarocchi). La salute e l’amore vanno a random, il lavoro c’è e non c’è, parlo in generale naturalmente, io ancora ce l’ho. Ma c’è un sentimento, forse è meglio dire una sensazione di tristezza e poca gioia nell’aria che fa quasi paura. Prendo spunto da alcune riflessioni che mi ha inviato un amico. Sì ognuno di noi ha dei problemi, come sempre, ma quest’anno si sono fatti più pregnanti, dimorano stabilmente nei pensieri senza andarsene. E’ triste. Penso che per assurdo ero meglio lo scorso anni, ero piena di speranza, anche se sfinita, ero piena di progetti, di pensieri positivi. Ora complice il freddo e anche questa tristezza che aleggia su tutto sono più preoccupata e meno propositiva. A perte l’dea di andare a camminare, ma come dice il proverbio “fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” o anche ” i pensieri della sera non sono mai quelli della mattina”.  Sì una cosa la desidero con grande intensità: calma e pace. La pace non c’è a causa delle guerre economiche e con le armi e non perché ci sono i gay o l’aborto come dice il Papa. Chissà con che vino aveva detto messa quella sera!  E la calma, il rispetto. Se solo queste due cose diventassero un modus vivendi saremmo a posto e il Natale Triste non ci sarebbe più.

L’albero ho dovuto farlo io ( dalle mie parti si tira a sorte e questa volta è toccato a me!) solo rosso  e verde, con due palline bianche. Di vetro. Spero che non si rompano!

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Sto leggendo “Limbo”

Limbo è il titolo dell’ultimo romanzo di Melania Mazzucco. Lo hanno consigliato per un gruppo di lettura e io, che amo possedere i libri, tenerli in perfetta forma, senza segni, gli uni accanto agli altri l’ho acquistato. Le mie letture sono molto diversificate, tanto che nell’ultimo periodo ho letto un romanzo di Valerio Manfredi, un giallo di un autore norvegese, il nome è troppo complicato e via così. A volte non riesco a proseguire e lascio perdere, altre, di solito le assaporo fino alla fine, di notte, prima di dormire, così i miei sogni sono intrisi di personaggi, e sembrano dei film.

Limbo, scritto in modo stupendo, mi fa riflettere sulla necessità di andare in Afghanistan a portare una democrazia che loro non desiderano o no  possono avere.  Non mi ero mai posta la domanada di che cosa prova un militare mandato là, anche se ne conosco uno che è stato ovunque, Somalia, Serbia, Afghanistan alcune volte. Non mi ero mai posta il problema delle aspettative, del desiderio, dei pensieri di questi giovani mandati per alcuni mesi a vivere un incubo. Non me lo sono mai chiesta perché per me è un enorme errore essere là, ed è un orrore osservare come si sta evolvendo la situazione politica di un popolo ornai allo stremo. Peggio di prima, peggio di quando c’erano i Talebani, che si stanno riprendendo tutti i territori, che incrementano il traffico di armi e droga, con le truppe Onu che tornano a casa con le mani piene solo di morti inutili. Gli affari li fanno altri, quelli stessi, penso che ci stanno massacrando con la crisi economica.

Il romanzo mi affascina, ma devo leggerlo con attenzione, per assaporare i pensieri della protagonista e il suo percorso interiore. E vedere il deserto e i Lince correre, correre in colonne come noi non riusciamo ad immaginarci. Dopo questo romanzo, che è  impegnativo, inutile negarlo, mi piacerebbe leggere un autore afgano, per capire dal loro punto di vista che cosa ha significato l’occupazione militare. Per capire, se possibile, il danno della democrazia esportata con la mitragliatrice.

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