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Settembre periodo di controlli

In settembre iniziano i controlli per la visita di ottobre. Fin qui normalissimo. In effetti non c’è nulla di particolare se non che nascono subito due problemi:

a)come fare per andare a farti fare i controlli negli stessi posti, con gli stessi medici?

b)quanto sarà cambiato l’iter, il tempo o altro nei sei mesi di lontananza per avere il risultato?

Bene, questa non è una banalità. Per avere la visita nello stesso ambulatorio e con lo stesso medico a volte si finisce in coda, nella lista delle attese, anche se la richiesta l’hai fatta in aprile per settembre.

L’esito di altre visite ho scoperto che arrivano dopo due mesi e mezzo e non dopo uno , come prima. Vuol dire che non ce la fai, se hai prenotato a settembre per ottobre e in ogni caso saranno sempre passati due, tre mesi, che non sono pochi.

Anche questa è la crisi, riforma della sanità e la riduzione degli sprechi. Mi sono sentita dire che bisogna organizzarsi, adoperarsi per tempo. Ma qui in sei mesi si trasforma tutto!

Meno male che sono ottimista, spero di farcela, anche con la gentilezza del personale medico, vittima come me di queste ristrettezze. E questa volta erano solo due!

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Cambiare

Di notte faccio fatica a dormire e allora mi sveglio tardi alla mattina. Posso permettermelo, per fortuna. Una telefonata ha interrotto il mio sonno: mi hanno informato che ho cambiato lavoro: impiegata o meglio bibliotecaria. Io che di libri ne leggo molti  e ne scrivo, ma in quanto a catalogazione non so nulla, sono contenta alla fine. Più ore ma più tranquille. Ebbene in fondo come dico sempre l’importante è essere qui a parlarne. Va bene anche così. Intanto ringrazio la Fornero, che mi ha regalato altri tre anni di lavoro, poteva farseli lei, anzi tutti quelli che ha aggiunto a noi poteva farseli lei, per una riforma fallita. Mi scusino disoccupati, ma dopo 38 anni si può desiderare di stare a casa in salute e non per una malattia. Va bene, festeggiamo, in fondo non sono in mezzo a una strada. Ora ho un altro problema: dove sono finiti i libri della biblioteca comunale che ho mescolati ai miei e smarrito durante il trasloco? Come premessa al nuovo lavoro non è male.

Dopo il mio passaggio

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L’ho presa, o meglio lei mi ha stesa: l’influenza

E sì, i miei gironi autunnali di gloria sono caduti sotto i colpi dell’influenza determinando due cose : il ritiro in casa al caldo e lo sdoganamento dalla vaccinazione antinfluenzale.

Non so dove mi abbia aggredito il bacillo malefico, forse dentro la chiesa di Asti, quando sono dovuta uscire per aver ingoiato un fastidiosissimo qualcosa, o quando ho deciso che era freschino ma non troppo e sono uscita “smanvè” come dicevano una volta. Non lo so , ma ciò è : ho l’influenza , e mi dicono, per farmi coraggio, che sarà lunga! Benissimo! Io che avevo già messo in moto la vena di arredatrice  spulciano negozi e depliant per una cucina moderna o forse no country, o forse no, classica. Booh!

Aspetto e come sempre in questi casi, leggo e navigo.

Per fortuna non dovrò nemmeno discutere per il vaccino. Ogni anno è la stessa storia: lei lo dovrebbe fare, è meglio che si riguardi, poi se si ammala è peggio e via così. E io ma no, non mi vaccino, contiene il tiomersal, che mi da fastidio. Allora faccia due vaccini per i bambini sotto i sei mesi, è la stessa cosa. Bene, l’influenza precoce taciterà tutto questo, spero. No, perché a leggere gli ultimi avvenimenti non c’è da stare tranquilli con i vaccini per bambini e per adulti. Se le stesse case produttrici li ritirano dal mercato c’è da essere cauti. E poi li comprano altrove, ma dove? Non voglio fare terrorismo, ma insomma un poco di attenzione anche un vaccino lo merita. Come quando ci fu il pericoloso A H1n1, forse aveva un altro nome. Restammo a casa alcuni giorni  prima delle vaccinazioni.  Classi ferme, alunni e docenti a casa.  Due o tre giorni di relax e poi si ricominciò a lavorare.

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Le lacrime di Bossi e i voltagabbana

Chiunque piangerebbe in una situazione così: aver bruciato un partito per il denaro ed essere l’unico o quasi capo espiatorio. Già al momento della sua malattia avrebbe potuto diventare il grande saggio e abbandonare la direzione della Lega, ma sapeva già che gli altri non attiravano consensi. Era il suo magnetismo che attraeva i leghisti con le barbe verdi e il desiderio di contare qualche cosa in questa realtà così amara. Quindi gli altri, il cerchio magico e anche i maroniani, e quelli che sapevano, hanno preferito lasciarlo lì e concedere quello che voleva. Sistemare i figli. Non so se sia un sentimento comune ai genitori quello di sistemare i figli con i soldi degli altri, gli stessi soldi che i leghisti votanti gli hanno permesso di avere. Tanto lui appariva, tanto la Lega avanzava, tanti soldi arrivavano. Fino ai 5000 euro di Paghetta per i figli. Sessantamila euro cadauno all’anno.   Di tutto questo trovo offensivo questo ultimo dato : due adulti, con un lavoro e la “paghetta” per gli sfizi. E’ offensivo anche solo pensarlo. Se fossi un contabile saprei calcolare quanti elettori valgono quei 5000 euro e quanto delle tasse che io pago, per forza, sul mio stipendio sono finiti in tasca ai due. E la Lega non l’ho mai accettata con tutto quel populismo così lontano dalla vera natura dei padani: solidali e altruisti. Basta vedere cosa succede durante le inondazioni o in altre situazioni dolorose. E anche gli extracomunitari, che ora non vengono più perché non c’è lavoro, lo stesso lavoro che i figli dei padani non vogliono fare, hanno trovato casa, lavoro, servizi sociali ecc. Ora Bossi senior, sarà distrutto. Perché un uomo ammalato è più fragile. Sa di essere assediato da voltagabbana, che fanno finta di non aver saputo niente, di non non avere visto niente. E invece, forse , hanno preso la loro parte, in silenzio, da furbi, perché non avevano due figli della Padania da sistemare e mantenere. Due figli che consumano tanti soldi e non producono niente. Due bamboccioni, giusto per parafrasare Sacconi, che forse sapeva, certe cose non passano inosservate nel ristretto Olimpo del Parlamento.

Però Bossi  non smuove i miei sentimenti.  Le sue lacrime mi lasciano indifferente. Mi disturbano di più i voltagabbana, che ora , se potessero, lo cancellerebbero dalla loro storia, nonostante lui ne sia stato il capo per vent’anni. Addio uomo con la canottiera, ricorda questo antico proverbio : dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Ormai però è tardi.