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Il paese lungo 6 la tribù del K

Nel paese lungo abitano persone( una volta un sindaco dichiarò il paese lungo “la città delle persone “tutti a chiedersi chi abitava negli altri paesi, i marziani forse) diversissime, che svolgono attività diversissime e frequentano ambienti diversissimi. Non manca nulla, dalla corsa con i cani da slitta al campionato di tirò con l’arco per non vedenti. Considerando che il paese lungo si è formato da settanta, ottanta anni fa piacere tanta vitalita’. Poi ci sono le tribù, sottogruppi orizzontali tipo commedia dialettale, yoga o amanti dei gatti. Ma c’è in gruppo segreto ( forse cene sono altri ma io non li frequento) in cui ci si riconosce per sguardi. Ci si incontra casualmente fra un caffè, un film o il mercato. Ci si scambia un saluto a mezza voce: “Allora…” “Dai, non male tutto sommato” ” Sono andata ieri. Loro dicono che sono a posto.” Sorriso che sottintende che a noi non la danno a bere. Ci si scambiano gli auguri per i prossimi esami, si socializza qualche paura, perché poi ogni caso e’ diverso. Ci conosciamo e riconosciamo sempre ma non facciamo feste. Un ciao e’ sufficiente per ricordare e condividere. Noi non vogliamo che troppa gente chieda, dica che non sembra, che stiamo bene, che poi passa. ( Non passa).

Siamo la Tribù’ del K.

Ancora.

Dopo la retromarcia di Trump sui bambini degli immigrati che non dovranno più essere separati sembra che il mondo sia più pulito. A me sembra uguale a prima, con la cattiveria (?)al potere. Mi chiedo, anche rispetto al Governo italiano quale sia il progetto, il desiderio, il mondo futuro. Non lo vedo. Non lo percepisco se non come un dominio di pochissimi su miliardi di persone. Persone stremate dalla fatica di trovare lavoro, di mantenerlo, di accrescere il benessere. E di aiutare i giovani a migliorarsi. Invece percepisco la ricerca spasmodica del mantenimento dello status quo. Come nel passato. Che differenza c’è fra i nostri giovani che emigrano e i nostri nonni che sono andati in Argentina o in Brasile a lavorare? Perché questo Governo non affronta la produzione del lavoro ? Capisco il problema dei riders , ma credo che ci vorrebbe più lungimiranza progettuale per affrontare seriamente il problema del lavoro precario. Idee non ne ho, non sono un economista, mi viene da pensare che ci vorrebbe un accordo fra tutte le parti. Diplomazia. E non urla.

Brutte notizie per il mondo dell’infanzia-

Si parla tanto di infanzia, scuola, educazione, possibilità, scalata sociale per tutti. Sembra la pubblicità di prodotti per  bambini  dei paesi “democratici”. Poi si tuona contro la pedofilia, lo sfruttamento dei minori, il turismo sessuale e il matrimonio con spose-bambine, notizie insopportabili. Noi siamo vissuti nella convinzione che i bambini avessero dei diritti, anche se gli scrittori dell’800 ci mostravano società devastate dalla miseria e dalla povertà, dove i bambini lavoravano per poter aiutare le famiglie. E quante associazioni no profit tuonano contro questa o quella ingiustizia perpetrata contro i minori. Io sono perfettamente d’accordo, i minori vanno tutelati in tutti i modi. Mi sfugge l’utilizzo esagerato che di loro si fa in pubblicità, anche come fruitori di un prodotto che non serve, superfluissimo. Ebbene adesso tutto questo scandalo non avrà ragione di esistere: un governo ha approvato una legge che promuove il lavoro a 10 anni per aiutare le famiglie in povertà. Vale a dire che tutti i bambini di quella nazione, arrivati a 10 anni potranno iniziare una attività, lavorare per qualcuno e contribuire alla famiglia. Ma non era così anche nell’800?  Stiamo arrivando, piano piano, alla totale cancellazione dei diritti dei minori  e dopo sarà la volta degli adulti. Ma nessuno muove un dito, nessuno ne parla, nessuno si fa sentire. meglio guardare la tv e dare la paghetta ai figli, sperando che in futuro riescano a trovare lavoro e risollevare questa società. Altrove diventeranno schiavi a 10  anni e rimarranno per sempre come in David Copperfield. Voglio sottolineare che questa legge l’hanno approvata all’UNANIMITÀ°, come di solito si approvano i privilegi della casta, in Bolivia. Mi viene una grande malinconia,.

Torniamo indietro e pesantemente a quanto pare.

Questo succedeva primahttp://www.natsper.org/2014/02/23/La-voce-dei-bambini-boliviani/

E oggi:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/04/bolivia-a-10-anni-i-bambini-possono-gia-lavorare-la-legge-passa-allunanimita/1049874/

25 aprile, oltre

Domani sarà la Giornata della Resistenza. Si ricorda, si celebra, si festeggia. Ne vorrei parlare in modo diverso: parlando delle donne durante e dopo la guerra, le due guerre.

Durante la seconda guerra mondiale le donne si sono sostituite agli uomini, mandati a combattere o nascosti nelle montagne  per contrastare i fascisti  e i nazisti.  Le donne, vestite nelle tute o nelle divise hanno occupato tutti i posti liberi nelle fabbriche e nelle amministrazioni pubbliche. Le donne hanno fatto orti nelle città dove  c’era spazio per dare da mangiare ai bambini e gli anziani. Le donne si sono occupate di tutto, riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile ai più : sopravvivere. Hanno dimostrato, se mai se ne fosse stato bisogno, che potevano andare  avanti anche senza uomini, in modo indipendente e se vogliamo creativo. Cosa c’è di più creativo di cercare ogni giorno di superare le paure e i drammi della guerra senza impazzire? Al giorno d’oggi ci sono molti popoli in guerra, e  forse le guerre moderne sono molto più devastanti, radono al suolo tutto quanto, case , società civile  e vita.  La guerra è la guerra, distrugge senza lasciare scampo, se non a coloro che possono andarsene altrove. Le donne, in Italia , hanno fatto la Resistenza anche con le biciclette, portando messaggi, nascondendo uomini, combattendo anche loro accanto agli uomini.  Forse si è quasi sfiorata la parità dei sessi, forse. Dopo la guerra tutto è tornato come prima : le donne a casa a fare l’angelo del focolare, gli uomini a lavorare, per costruire e rimettere in piedi la società. Poi le cose sono degenerate : bisognava ricostruire la società a immagine somiglianza di quella precedente, con le donne  a occuparsi della famiglia, degli anziani, attorniate da elettrodomestici sempre più lucenti.  Tutta l’energia femminile è stata convogliata in poche cose : elettrodomestici, attenzione esasperata per il fisico, dipendenza dalla televisione.  Tanto che l’Italia ha una occupazione femminile al minimo, ha pochissimi asili nido, e le libertà individuali si stanno sciogliendo al sole dietro la spinta della Chiesa. Di nuovo Madonne, di nuovo Sante?  Certamente meno valorizzate come persone e spesso picchiate e uccise da chi le ritiene una proprietà. Si potrebbe iniziare una nuova Resistenza delle donne.

Sento già le critiche ai miei pensieri, per tutti gli uomini, eroi , che hanno lottato per liberarci dal nemico. Vero, ma pure vero che dopo, immediatamente dopo tutto è tornato come prima Un film americano molto istruttivo in questo senso: La donna pertefetta

 

La donna perfetta

Incontri

Che dire : ci sono rimasta di sasso, con il fiato sospeso. Il racconto della persona che ho avuto davanti è stato  tremendo, in discesa, una discesa sociale senza freni, allo sbaraglio. Non la vedevo da mesi, nemmeno incontri fugaci al bar per il caffè o in pasticceria. In pasticceria vado poco, non stravedo per i dolci, e lì ci sono quelli e meravigliosi cioccolatini che mangerei a mani piene, ma evito. Io evito molte cose: la neve, la guida sul bagnato, i bagni pubblici, se posso, i dolci, i vestiti troppo scoperti e leggeri, il fegato, che mi fa orrore, troppo sciroppo di fegato di merluzzo da piccola, la cioccolata, a volte mi concedo quella fondente al 90 % nell’illusione che non mi faccia male, e la varechina. Ma non la incontravo nemmeno prima, e io pensavo che avesse una vita normale, i turni, i film, le sigarette e la voglia di girare con le amiche. Invece.

L’ho incontrata per strada, un ciao come stai e lei una cascata di parole senza fine, la sua vita stesa sul marciapiede, calpestata da mille ingiurie. Ho trattenuto il respiro, le avevo appena raccontato dei miei problemi con il lavoro, lavoro che lei non trova da mesi, troppo vecchia e troppo stanca. Anche se in realtà non lo è, ma la vita al limite economico ti porta fatiche insormontabili. Per la prima volta qualcuno mi ha raccontato del suo peregrinare per il lavoro, il cibo, e una casa meno costosa.  Solitamente chi lo fa non lo dice, nasconde dietro vaghe parole il vuoto e la paura del futuro. E io mi sono sentita impotente, senza possibilità di aiutarla in alcun modo, perché un mio aiuto saltuario forse sarebbe solo carità, e lei non vuole la carità. Vuole una soluzione ai suoi problemi. Mi sono sentita in difficoltà per averle parlato  dei miei problemi, della mia vita, che la momento scorre. Lei mi ha risposto che ognuno ha la sua di storie, è vero, e le storie sono fatte anche di scelte, aggiungo io. Ma questa crisi così forte non l’ha scelta nessuno e questi drammi sono il risultato di scelte altrui, teppe tasse, troppe chiusure di industrie , troppe chiacchiere dei politici.

Ho visto il film “Le ceneri di Angela” ambientato in Irlanda all’inizio del 1900, fra bambini poverissimi e una vita di stenti che strappa la salute e il respiro. Un bel quadro della miseria e di quello che fa fare la miseria. Ho pensato che la realtà di adesso, per molti non è tanto diversa. Non hanno ancora abiti stracciati e  case distrutte, ma il contenuto è uguale. tengono le luci spente e il riscaldamento spento, mangiano alla mensa dei poveri e non pagano gli affitti.

Ha continuato a  protestare, lamentarsi, sempre più incattivita e io sono rimasta zitta, senza parole.  Poi ha ricevuto una telefonata e si è messa  davanti a una vetrina a parlare sottovoce. Sono scivolata lontano, non sapendo come salutarla, perché tutte le parole mi sono inutili.  Che cosa si può dire a chi sta scivolando nell’oblio e non può essere aiutato?

Aspettando che il pesce scongeli

Che confusione! Da ogni parte, sia chiaro, sia nella vita politica che nella vita e basta. Gioco a giochini stupidi aspettando :

che il ginocchio guarisca, finisca la conta dei QUOTA 96, per sapere se andrò poi in pensione, si decida per i docenti fuori ruolo, che il pesce si scongeli, che il giochino si ricarichi che le vite finiscono subito, e io non voglio spendere soldi, che il governo faccia qualche cosa, che la politica si muova, che i  5S diano un colpo di reni, anziché  bamboleggiare, che si sia qualche film decente in tv, che mi vengano idee per il nuovo romanzo, e che tutto diventi più chiaro, meno confuso e nebbioso. Non è per caso, tranne il pesce che si scongela. Il tutto è voluto. Dai mezzi di comunicazione e dai politici. ormai alla sera spengo la tv e leggo un libro. Ho noia anche dei libri. Basta, vado a fare il pesce. Per il resto può aspettare.  Ma una domanda mi frulla in testa : il nuovo dov’è? Non c’è, come nella moda,  ora si ricicla tutto, specialmente le idee ammuffite e obsolete. I nomi delle tasse per esempio. Potevano chiamarla TRISTE. Una tassa triste è il massimo!

 

Che si fa?

Piove, è brutto tempo. Si lavora con il golfino di lana e l’ombrello a portata di mano. Allora si cerca conforto nella tv, dove è tutto finito e ricominciano le repliche. Un delirio, allora si legge, considerando che ho abbandonato Villa Metaphora, dopo 50 pagine mi sono buttata sui gialli o noir, che tanta soddisfazione mi danno.  Manca la politica. Ma di quella ho deciso di non occuparmene per almeno due settimane ( si accettano scommesse che non ci riesco). Mi pare una enorme, grande e collassante presa in giro. Non cambia niente, solo chiacchiere. Mi rimarrebbero i processi ma non me ne importa nulla, tanto  salveranno l’imputato prima o poi. Non leggo nemmeno più i quotidiani.

Quindi? Sono tornata ai miei antichi amori bricolage e fai da te, ora ho aggiunto la tintura dei tessuti e dei filati. Un hobby come un altro. Per tre a mano delle bags o altro. Mi ci vorrà un banchetto prima o poi per vendere i prodotti del mio ingegno!

Intanto lavoro, vita da ufficio con tanto di caffè-brek, macchinetta che sputa caffè dal sapore pessimo e persone sempre un poco agitate. Come in ogni posto, naturalmente. Tutto nella norma, insomma. Naturalmente scrivo. e tanto. E mi diverto!

Knit Bags

La monotonia della quotidianità

Mi sto abituando agli orari, alle consuetudini e alle persone dell’ufficio. La vita capovolta nell’arco di alcuni anni, senza andare all’estero. Comincio ad apprezzare il pomeriggio libero, e la camminata giornaliera a costo zero. Se poi mi sveglio con il sole è meraviglioso. dalla cucina vedo un albero che si sta riempiendo di foglie e bere il caffè è un momento ottimo per iniziare la giornata.

Avevo bisogno di un periodo tranquillo, senza scossoni. Un periodo in cui la quotidianità sia fatta di monotonia, certezza dei gesti e degli orari. Una vita stancar , se esiste una vita standard.

In compenso scrivo e molto. Chissà se riuscirò a finire qualche opera in modo sicuro!2012052710monotonia

L’ufficio

L’ufficio è un mondo  a parte, in cui riti e abitudini si radicano come edere su tenere betulle. Tutto scorre con la solita capacità, lentezza, due giri alla fotocopiatrice e poi al tuo posto.Non si può smuovere nulla, si è sempre fatto così e il contratto dice questo e quello. Preferirei quello, ma non posso, non mi è concesso. Però devo dire che il tempo trascorre osservando fogli da compilare a mano o sul pc, in buona alternanza. Tutto sommato va meglio di quando ero  una maestra con la penna rossa e il cuore tenero, non troppo abile  a fregarmene dei casi umani. Si sa ora le separazioni, le famiglie “scomposte” sono all’ordine del giorno, ma forse per ogni bambino non vale! L’altro giorno stavo compilando la mia richiesta di permessi e ferie e la altre persone si sono voltate a guardarmi: ero un disturbo. Allora ho rallentato. In fondo io uso un Mac a casa e negli uffici c’è Windows! In effetti dovrei fare attenzione, non sono dell’ambiente e conosco poco delle abitudini e dei riti, o delle gerarchie ( a parte il capo che  so chi è e so anche che mi stima). Non so se ne posso parlare, ma al momento mi trovo bene e quindi proseguo questo nuovo viaggio. Oggi ho infilato nel cassetto  due cestini in cui mettere graffette e post-it. Ecco basta poco per “addomesticare” un posto freddo.

ufficio

 

 

 

Primo giorno di lavoro- Lettera Alla Ministra Fornero

Gentilissima Ministra Fornero, oggi sono andata in ufficio per la prima volta. Prima lo sa facevo altro e ho tirato avanti fino ai 35 anni di lavoro per  godere della mia pensione. E invece lei ha pensato di farmi un regalo sgraditissimo per il  compleanno, noi del 52′), lo devo dire. Sette anni di lavoro in più, se le par poco! Oggi sono andata lì, con il  Bloknotes in mano a prendere appunti per svolgere poi il mio compito in autonomia. Mi hanno dato un corredo di biro e matite che prima invece comperavo direttamente dal cartolaio, ma stia tranquilla, materiale serio e adatto al ruolo, niente fronzoli. Sono stata bene, non c’è che dire. Ma ho avuto un dubbio per tutto il tempo: non era meglio che io me ne stessi in pensione e al mio posto ci mandasse un giovane, che impara e poi si forma la carriera? Non le sembra che il tempo e le energie utilizzate  per formare me, siano uno spreco per lo Stato, in tutti i sensi? Tanto lo stipendio me lo deve dare e la pensione sarebbe inferiore. Sa, in casa non ho un ufficio e quello che sto imparando non mi servirà fra alcuni anni.  Ci ripensi  e metta un post-it sul faldone che passerà al prossimo ministro, prima o poi lo faranno e lei potrà ridere tranquillamente, anche se non avrà trovato i due milioni di euro per gli esodati, lo scriva : la riforma delle pensioni non è stata un granché meglio eliminarla e crearne una VOLONTARIA, così chi vuole lavorare fino a 70 anni potrà farlo, ma chi vuole restare a casa sarà felice e potrà pensare ai nipotini serenamente. La saluto