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Ci si incontra, ci si perde

Il periodo dell’anno più brutto per gli addii è questo. Non che salutarsi perché la vita ci porta per altre strade sia più facile a Natale, anzi, ma in questo periodo c’è gente che va via, e mi lascia qui, a riflettere sul senso degli incontri.

Sabato scorso ho salutato alcune persone che non lo sanno, ma con cui avevo ancora qualche cosa in sospeso. L’occasione è stato un Concerto. Io fra la folla non vedevo nessuno, ma sapevo che erano lì, con gli strumenti e le loro voci per volare lontano, andarsene per sempre felici. Ho pianto, lo ammetto, ma sono stata contenta della profonda emozione perché ho avuto il modo di chiudere un periodo della mia vita in cui anche loro facevano parte.

Dopo l’estate un paio di persone che stimo andranno in pensione, altre che stimo ugualmente andranno altrove. Ci sarà un bel vuoto a settembre. E ci sarà la fatica di riallacciare rapporti , di tessere tele e amicizie, condivisioni e vincere la diffidenza che, specialmente fra noi adulti, ci limita.

Altre volte ritornano e io rimango senza fiato, perché pensavo che non li avrei mai più rivisti. Perché ogni volta mi rimane un retrogusto di pensieri non espressi, domande senza risposta che non ho mai fatto. E forse farle ore è tardi, sbagliato o inutile. Meglio godere del momento  e basta.

Ho tagliato anche con un paio di gruppi o meglio con uno ho tagliato, con un altro sto tagliando. Sono lenta a maturare certi concetti, anche perché non è facile, oltre rispondere alla domanda ci sto bene , non ci sto bene. A che cosa mi è servito conoscere e frequentare?

Tagliare con le cesoie per rinascere altrove? Penso sia così. Chissà dove andrò?  Tutto in senso metafisico, perché per ora non ci muove, grazie alla Fornero. In ogni caso un abbraccio a tutte le persone che usciranno dalla mia vita e grazie per la compagna che mi hanno fatto. Ma sia chiaro, se ci ritroviamo è come non se ne fossero mai andati!

Dedico a loro un brano musicale creato, e scusate se è poco, perché  è una ragazza, da una di queste persone, andate lontano e tornate.  E poi chissà.

 

 

Incontri

Che dire : ci sono rimasta di sasso, con il fiato sospeso. Il racconto della persona che ho avuto davanti è stato  tremendo, in discesa, una discesa sociale senza freni, allo sbaraglio. Non la vedevo da mesi, nemmeno incontri fugaci al bar per il caffè o in pasticceria. In pasticceria vado poco, non stravedo per i dolci, e lì ci sono quelli e meravigliosi cioccolatini che mangerei a mani piene, ma evito. Io evito molte cose: la neve, la guida sul bagnato, i bagni pubblici, se posso, i dolci, i vestiti troppo scoperti e leggeri, il fegato, che mi fa orrore, troppo sciroppo di fegato di merluzzo da piccola, la cioccolata, a volte mi concedo quella fondente al 90 % nell’illusione che non mi faccia male, e la varechina. Ma non la incontravo nemmeno prima, e io pensavo che avesse una vita normale, i turni, i film, le sigarette e la voglia di girare con le amiche. Invece.

L’ho incontrata per strada, un ciao come stai e lei una cascata di parole senza fine, la sua vita stesa sul marciapiede, calpestata da mille ingiurie. Ho trattenuto il respiro, le avevo appena raccontato dei miei problemi con il lavoro, lavoro che lei non trova da mesi, troppo vecchia e troppo stanca. Anche se in realtà non lo è, ma la vita al limite economico ti porta fatiche insormontabili. Per la prima volta qualcuno mi ha raccontato del suo peregrinare per il lavoro, il cibo, e una casa meno costosa.  Solitamente chi lo fa non lo dice, nasconde dietro vaghe parole il vuoto e la paura del futuro. E io mi sono sentita impotente, senza possibilità di aiutarla in alcun modo, perché un mio aiuto saltuario forse sarebbe solo carità, e lei non vuole la carità. Vuole una soluzione ai suoi problemi. Mi sono sentita in difficoltà per averle parlato  dei miei problemi, della mia vita, che la momento scorre. Lei mi ha risposto che ognuno ha la sua di storie, è vero, e le storie sono fatte anche di scelte, aggiungo io. Ma questa crisi così forte non l’ha scelta nessuno e questi drammi sono il risultato di scelte altrui, teppe tasse, troppe chiusure di industrie , troppe chiacchiere dei politici.

Ho visto il film “Le ceneri di Angela” ambientato in Irlanda all’inizio del 1900, fra bambini poverissimi e una vita di stenti che strappa la salute e il respiro. Un bel quadro della miseria e di quello che fa fare la miseria. Ho pensato che la realtà di adesso, per molti non è tanto diversa. Non hanno ancora abiti stracciati e  case distrutte, ma il contenuto è uguale. tengono le luci spente e il riscaldamento spento, mangiano alla mensa dei poveri e non pagano gli affitti.

Ha continuato a  protestare, lamentarsi, sempre più incattivita e io sono rimasta zitta, senza parole.  Poi ha ricevuto una telefonata e si è messa  davanti a una vetrina a parlare sottovoce. Sono scivolata lontano, non sapendo come salutarla, perché tutte le parole mi sono inutili.  Che cosa si può dire a chi sta scivolando nell’oblio e non può essere aiutato?

Passeggiando per il centro della città

Due passi in centro a Bologna, dentro lo ZTL pieno di gente di tutti i tipi nella giornata della Pace e della Preghiera di Papa Francesco. Dovevo fare altro, ma ho  camminato lungo tutta via Indipendenza fino a Piazza Maggiore. Passeggiate ormai rare, troppo presa dal lavoro e dalla stanchezza o dalle incombenze quotidiane. Varierà umana, giovane vecchia ricca e povera, vestita e no, con un caldo estivo di 30 gradi e l’asfalto che trasuda. Molti stranieri, lingue  e abbigliamenti diversi, tatuaggi , capelli da tasta, o da punk o da chissà che. Un casino. Non c’è più la città del passeggio al sabato pomeriggio per fare  “la Vasca” sotto il portico del Pavallione ( forse ci va la gl ma non mi piace) delle persone borghesi, anche perché quelli che a te sembrano jeans da Piazzola sono di marca e costano come il tuo stipendio!. Bandiere della pace, tante bandiere di pace, nere e altro colore in Piazza Maggiore. La Pace, concetto difficile e impossibile da applicare, con tutte le difficoltà e le intolleranze razziali che ci sono in giro. Con la crisi va  molto la guerra che rimette in piedi l’economia  con la vendita delle armi, e dopo con la ricostruzione.  Specialmente nelle grandi potenze, che si fronteggiano sulla Siria e di mezzo noi, che non possiamo fare altro che esporre una bandiera e sperare. Chissà se le masse hanno ancora il potere di fare la rivoluzione. Non mi pare, anche perché non interessa a nessuno.

Piazza Maggiore e aereo di Ustica disegnato sul crescentone. Impressionante. E quello era SOLO una prova di guerra.153709842-18b833b5-9e90-4328-ac39-a4255cefcadb