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Nel 2014…

Ho una lista lunga tre metri per quello che dovrei fare nel 2014.  Mi sa che rimarrà lunga!  La vita non cambia dall’oggi al domani, ci vuole volontà e allenamento, capacità che io, al momento non ho. Voglio riposarmi, rilassarmi, fare quello che mi piace, lavorare al minimo, leggere, ascoltare musica, fare la maglia o l’uncinetto, uscire con le mie amiche. Dimenticavo scrivere, scrivere, scrivere.

Già questa è una lista, che se volessi proprio rispettarla sarei felicissima. Lo so che il mio italiano è scorretto, ma lo faccio con intenzione, vorrei mettere le virgole e i verbi dove e come piace a me, non come secondo le grammatiche o la logica. Liberi. A volte il desiderio di libertà è così forte che sembro una bambina. Invece…quanta esperienza dietro l’apparenza!

Ebbene sarà un 2014 come vuol lui, pazienza. L’impostante è partire con la voglia di percorrerlo tutto, fino al 2015, 16, 17, e oltre. Tutti i buoni pensieri per le vite degli altri, i profughi, gli ammalati, i disperati, i disoccupati eccetera, li lascio nella mia mente, ormai a dirlo sembra quasi una litania ripetuta e senza senso. In fondo che fa! Basta dare due euro  al cellulare e la coscienza è a posto. No, facciamo cose più concrete, ma non so quali. A domani, il 2 gennaio, il giorno  della mia prima nascita.

Le parole scompaiono, ma ne inventano delle nuove

Sto leggendo “Villa Metaphora“, di Andrea De Carlo. L’impresa mi sembra titanica, dopo aver letto “Il tempo è un bastardo” di Jannifer Egan. Tutti e due hanno la caratteristica di cambiare tipologia di scrittura in base al personaggio che si racconta o che viene raccontato e anche di inventare linguaggi nuovi.  Intrigante per chi, come me, ama scrivere, perché è necessario avere una grande padronanza della lingua e delle sue strutture pere evitare il gramelot.

La signora anziana avanza a passo sicuro, fra i banchetti e dice alla compagna di shopping:

“A voi ander là, a tur la ramina” “La ramina? Cos’è?” risponde la sua accompagnatrice. e segue una lunga spiegazione sull’utilizzo della schiumarola ( in italiano), cioè l’attrezzo che serve per togliere il cibo dai liquidi dopo la cottura.

E’ normale che la lingua evolva, che i termini si perdano con il tempo e che se ne generino altri più attuali, mi sembra più originale inventare lingue nuove, che a volte non si comprendono. Il libro di De Carlo è molto voluminoso, e spero mi soddisfi, non c’è niente di peggio che leggere 800 pagine e trovarti con un finale che non c’è!