La paura dei controlli.

Da giorni mi chiedo se ha senso parlarne in pubblico o no. Ma la paura mi sta corrodendo le speranze, i mille dubbi non mi abbandonano. Quando arrivo intorno all’area controlli vado in tilt, e mi vengono in mente racconti d’ospedale che credevo cancellati per fare posto alla speranza, al domani. Mi devo distrarre da questo pensiero che si concretizza in sbadataggine e superficialità nelle cose che faccio. Paura di dover ricominciare o peggio. Ogni controllo è un tormento, un’ansia che accresce. Forse dovrebbe essere il contrario, ma lui è subdolo, indomabile. Non dovrei avere pensieri negativi, dovrei essere positiva e guardare a cosa farò dopo, che non sarà bellissimo. Forse anche il pensiero del dopo, in tutti sensi mi fa paura, non so. Continuare a sorridere, a far finta di niente, per non spaventare chi mi sta vicino, per non trascinarli nel mio gorgo di paura.Una volta, prima, nell’altra vita, quando ero così stemperavo l’irritazione con lo shopping, ma ora non mi interessa più. Nemmeno il cibo che ho sempre apprezzato e cucinato con grande amore. Ora, per stemperare lo scarso risultato nel piati chiedo se ho impiattato bene, ridendo, alla Masterchef. Uno spinacio cotto con una mandorla sopra è meglio dello spinacio cotto e basta. Per fortuna c’è il sole che scalda. Ne ho bisogno.

E’ come un mal di testa che non passa mai, a grappolo.

Sono ormai a livello, come dico a volte. L’ansia e la paura di questo momento stanno diventando troppo forti per continuare ad ascoltare telegiornali o leggere quotidiani. Ogni tanto mi succede di fare il pieno, di avere bisogno di silenzio, il silenzio  dalla troppa informazione, del momento per momento nel mondo. Che cosa posso fare io, basta mandare un sms di due euro che poi non so nemmeno dove finiscono? E ricevo notizie di prima mano da chi controlla la casa dormendo in macchina e osserva a ogni scossa che non cada nulla. Da chi è nell’epicentro del terremoto e rimane a guardia delle sue cose e della sua vita. E’ come un mal di testa a grappolo che non passa mai l’incertezza del futuro per queste persone E allora trovo sollievo nello scrivere storie assolutamente irreali, cercando di spostare l’attenzione e l’interesse altrove. Tanto, quando finirò lo scisma, saprò cosa fare: aiutare concretamente le persone terremotate. So che si stanno già attuando molti modi di aiuto, basta avere una tenda, del tempo e informarsi presso le associazioni, la Protezione civile ecc. Se avessi vent’anni andrei, ma non li ho più.

Per la speranza  Domani la canzone degli artisti per l’Abbruzzo.