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Manca l’acqua e non siamo nel deserto

Nessuno ne parla, solo qualche sporadico accenno in tv, giusto perché se il Po è senza acqua , ridotto a un rigagnolo putrescente è una notizia. Manca l’acqua per bere e annaffiare le verdure e gli ortaggi che poi verranno sulla nostra tavola( ce si arrivano). In cima alle colline, da varie parti arrivano con le botti, perché le sorgenti sono asciutte. C’è da chiedersi da dove si riesce a prendere l’acqua che serve per le città o i luoghi di villeggiatura, visto che la popolazione si sposta in estate. Oramai, per chi da anni predica la sana abitudine di non usare l’acqua per annaffiare il prato, tanto serve a poco se sei al sole, sono rimaste solo le piante grasse, alcune stanno fiorendo al posto delle fucsie. In campagna il secco è pericolo oltreché sintomo di non raccolto. Non piove da due mesi e da due mesi siamo sui 35 gradi.

I giardini invece sono belli freschi, irrorati da montagne d’acqua, verdi come nelle valli della Marmolada. Non so, quando razioneranno l’acqua anche in città, penseremo al risparmio del prezioso liquido. O forse no, urleremo contro il governo tiranno che non ci costringe a bere l’acqua minerale!. Risparmiare si può.

Sto leggendo “Limbo”

Limbo è il titolo dell’ultimo romanzo di Melania Mazzucco. Lo hanno consigliato per un gruppo di lettura e io, che amo possedere i libri, tenerli in perfetta forma, senza segni, gli uni accanto agli altri l’ho acquistato. Le mie letture sono molto diversificate, tanto che nell’ultimo periodo ho letto un romanzo di Valerio Manfredi, un giallo di un autore norvegese, il nome è troppo complicato e via così. A volte non riesco a proseguire e lascio perdere, altre, di solito le assaporo fino alla fine, di notte, prima di dormire, così i miei sogni sono intrisi di personaggi, e sembrano dei film.

Limbo, scritto in modo stupendo, mi fa riflettere sulla necessità di andare in Afghanistan a portare una democrazia che loro non desiderano o no  possono avere.  Non mi ero mai posta la domanada di che cosa prova un militare mandato là, anche se ne conosco uno che è stato ovunque, Somalia, Serbia, Afghanistan alcune volte. Non mi ero mai posta il problema delle aspettative, del desiderio, dei pensieri di questi giovani mandati per alcuni mesi a vivere un incubo. Non me lo sono mai chiesta perché per me è un enorme errore essere là, ed è un orrore osservare come si sta evolvendo la situazione politica di un popolo ornai allo stremo. Peggio di prima, peggio di quando c’erano i Talebani, che si stanno riprendendo tutti i territori, che incrementano il traffico di armi e droga, con le truppe Onu che tornano a casa con le mani piene solo di morti inutili. Gli affari li fanno altri, quelli stessi, penso che ci stanno massacrando con la crisi economica.

Il romanzo mi affascina, ma devo leggerlo con attenzione, per assaporare i pensieri della protagonista e il suo percorso interiore. E vedere il deserto e i Lince correre, correre in colonne come noi non riusciamo ad immaginarci. Dopo questo romanzo, che è  impegnativo, inutile negarlo, mi piacerebbe leggere un autore afgano, per capire dal loro punto di vista che cosa ha significato l’occupazione militare. Per capire, se possibile, il danno della democrazia esportata con la mitragliatrice.

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