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La pagella alla Gelmini e C

Tutti danno voti ai ministri dimissionati da B. e si accorgono che non hanno fatto niente. C’era bisogno di cambiare governo per saperlo? Non c’è area dove la situazione non sia precipitata, se si escludono le vendite di Ferrari e altri beni di lusso. Prendiamo la Gelmini con quella aria da secchiona, che poi è una gatta morta e se non le passi i compiti ti denuncia alla mestra per la merendina scomparsa, sempre mangiata da lei. Ha fatto una cosa sola: ha distrutto la scuola pubblica. Semplicemente, creando un caos fra decreti, circolari, indicazioni e applicazioni che peggio non si può. Ha perso quasi tutti i ricorsi che sono stati presentati al Tar, che controlla gli atti, non la politica. Dal tunnel dei neutrini ai quiz per il conocorso da preside sbagliati, dalle graduatorie incomprensibili ai libri di testo uguali per tutti fino al maestro unico che si trasforma in un puzzle di docenti e di materie. Perfino la carta igienica ha fatto mancare per dare tutti i soldi alle scuole private che non prendono gli extracomunitari, gli handicappati e gli zingari. La nostra scuola era fra le migliori in europa, parlo della scuola elelementare, ora siamo in coda. E tutti quelli che ora danno pagelle che hanno fatto fino ad oggi ? Guardato altrove, o al massimo disapprovato qualche scelta, con servile opportunismo. Spero, ma non ne sono sicura, che da oggi in  poi ci si ricordi di chi taceva e assentiva. O come è più probabile ci sarà un salto della quaglia da guiness dei primati : il 70% della popolazione, fra chi ha simpatizzato, tollerato e taciuto per convenienza. E ora sarà ancora peggio, per i sacrifici.

Del caos e della confusione create ad arte

La manipolazione sta arrivando a livelli indicibili. Prendiamo la tv. Ero al bar che aspettavo il caffè quando ho sentito la musica di Beautiful, la soap opera che va in onda da una vita. Sul primo momento mi sono sentita spaesata. Ho pensato a una puntata  extra, ma alle nove di mattina mi sembrava quantomeno originale. Allora ho guardato il tv al plasma , che già a quell’ora era acceso per il “piacere” dei clienti. La musica era la medesima, il titolo pure, ma era un programma sulla bellezza e il benessere fisico, il cui primo servizio si interrogava, molto seriamente? sul dilemma: la bellezza è un diritto o un lusso da tassare, riferito alla chirurgia plastica. Si potrebbe aprire un dibattito filosofico sulla bellezza, sul concetto di bellezza, sul valore della bellezza e sul diritto a vivere nella bellezza. Ma voglio soffermarmi sulla confusione che ingenera, ad arte, la scelta di trasmettere due programmi con lo stesso titolo e la stessa sigla. Non entro nel significato delle trasmissioni, mi interessa la scelta di non definire, di non separare  trasmissioni su due reti concorrenti. Perché questa scelta? Perchè non attribuire identità diverse  quando hanno identità diverse, funzioni differenti ma credo lo stesso pubblico. Un minimo esempio della confusione creata ad arte. Come pure un esempio di come si stia cercando di non lasciare identificare nemmeno una trasmissione. La comunicazione della omogeneità assoluta.

Come la richiesta di Ferrara di andare al posto di Annozero. Prima delle elezioni. Stesso orario, stesso tipo di trasmissione, scopo opposto: accrescere il consenso del premier. Almeno il nome sarà diverso. Penso anche il pubblico sia nel numero che nella tipologia.

Sempre sul caos prendiamola lettera all’Ue. Niente di nuovo, tranne i licenziamenti facili. Per fortuna che ci sono i sindacati, perché a una prima lettura sembravano poco incisivi. Invece…L’euro è inutile, no è utile. Non faccio elezioni, ma cerco persone a contratto per metterle in lista per il Pdl. E le pago.

I blak blok incendiano Roma. Dopo due settimane trovano i vandali attraverso le intercettazioni telefoniche. Li conoscevano o no? Non potevano fermarli prima? E intercettare un blak blok  è una lesione del suo privato o un servizio alla società?  Domande senza risposta.

Se ci comprano i cinesi…

Se i cinesi acquistano i nostri debiti che cosa vogliono in cambio? Ci salveranno dalla recessione e dal fallimento in cambio di che ? Non gratuitamente, penso. Sono arrivati in Europa spinti dall’economia dei più spregiudicati affaristi con le cineserie a prezzi quasi zero e noi abbiamo abboccato. Non abbiamo visto che dietro lo sparuto gruppo dei negozianti ci sono  un miliardo e mezzo di cittadini affamati e desiderosi del nostro benessere. E se per caso a loro non interessa, poco male, ci sarà la pubblicità a far venire i bisogni. Dunque che cosa gli daremo in cambio? Che già non abbiano. Contratti stracciati e pagamento quasi a zero delle ore di lavoro, come sta avvenendo. Mi dicono che in Cina non è tutto rose e fiori, gli operai si stanno organizzando e diventa più difficile fare dei guadagni. Ma loro sono tanti e noi un numero minuscolo, una punta di spillo direi.  Vuoi mettere uno sciopero di cinquecento  milioni di persone, loro, contro un milione, noi?
Proprietà dei monumenti e delle zone di interesse turistico saranno molto desiderate,
da  vendere  poi agli americano, inglesi o arabi , meglio gli arabi, sono più  ricchi . Alla fine si studierà il cinese nelle scuole e si mangerà riso alla cantonese anziché risotto allo zafferano. A me non cambia molto, ma la libertà ne soffrirà certamente. Quindi forse, prima di venderci ai cinesi è meglio pensarci. Si sa mai che il prossimo presidente non abbia gli occhi a mandorla, alla faccia della Lega che tace e tace, pavida e opportunista!

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Era meglio se diventavo una delinquente o una puttana

In questi giorni , sul tavolo sacrificale della crisi, si sta uccidendo l’unica vittima raggiunta: il dipendente statale. La caccia, ormai aperta, per impallinare e ridurre alla povertà assoluta il dipendente statale, insultato e offeso in ogni possibile modo, è ormai all’acme.  Appartengo a questa categoria, sono al limite della pensione e ho avuto questo posto dopo regolare concorso pubblico: sono arrivata entro i primi duecento su tremila. Mi sono messa  a studiare con famiglia e figli a carico e altre amenità, di quelle che rendono la vita complicata. Ho lavorato  fin dall’inizio senza un periodo di maternità o altro. Un mulo, insomma. Mi sono aggiornata praticamente una volta all’anno, ho adeguato il mio lavoro ai cambiamenti sociali, a volte di moda, mi sono tenuta al corrente, spendendo fortune in libri e tecnologia, per sentirmi adeguata ai cambiamenti. Ebbene ora sono qui , con un piede di là, e l’altro di qua e la netta sensazione di avere sbagliato tutto nella vita. Non è tanto il blocco degli scatti, il tfr rimandato di due anni, lo scalone dello stipendio che non c’è più. E’ la sensazione di essere vissuta come una delinquente, una ladra, una che ha rubato allo stato ogni stipendio, ogni emolumento, scarso  e striminzito, caduto nella mia busta paga. Ebbene avverto che si parla con più rispetto dei trans o di quelli che hanno portato i soldi all’estero, in nero e si sono scudati. Siamo più dispezzati dell’artigiano che si è fatto la villa con i nostri soldi o del colluso con la mafia. Ma questo non basterà a ridurre la spesa nello stato e a organizzare meglio il lavoro: tutto questo disprezzo serve solo a giustificare i comportamenti  sbagliati e quelle sacche di  furbastri che ci sono , ma che nessuno ha intenzione di snidare, anche se si conoscono per nome e cognome. Ma i capi con fanno  e nn faranno nulla.

Ora andrò al lavoro sapendo per certo che nessuno ha intenzione di valorizzare quello che faccio, lo sapevo già, ma ora è legge, e quindi sono autorizzata a non fare e a cercare fra le maglie della legge tutto quello che può servire per lavorare meno. Tanto peggio di così!