Tag: crisi economica

La pensione non è per noi, oramai

Che dire? La pensione non è per noi, è solo per i parlamentari. Loro si tengono stretto il l posto in Parlamento per raggiungere in cinque anni il diritto  a prendere il triplo e più della nostra ex pensione, dopo 36 anni di lavoro. Noi no, no lavoreremo fino a 67 anni. Ditemi chi andrà a farsi un prelievo da un’infermiera di 67 anni ? O chi manderà il proprio figlio volentieri da una maestra di 67 anni? O un poliziotto che si occupa della sicurezza  67 anni? Ma è assurdo! Va bene che l’età di vita si è allungata ma a tutto c’è un limite di forza fisica, di concentrazione, di determinazione. All’estero si va in pensione a 67 anni ma i servizi alla persona sono molto più adatti. A quella età si ha la forza di guardare i nipotini, aggiustare una bicicletta, fare un viaggio e occuparsi di sé. Direi che basta e avanza. Non si creda che il B. faccia poi tanta fatica. Fra stare al telefono, ricevere persone nei pranzi , viaggiare qua e là per Roma e l’Europa non è che fatichi molto!

A parte il fatto che non si dovrebbero cambiare le regole in corso d’opera, ma penso che si stia esagerando con la scusa della crisi economica. Perché non mettono la patrimoniale, farebbero più in fretta e si sarebbe numericamente meno gente arrabbiata.

La questua

Mi ricorda la scena della chiesa: fate l’elemosina per pregare. fate l’elemosina per protestare. No, meglio ancora, date in fidejussione un appartamento o una macchina, forse è meglio un condominio o un quartiere dati gli ultimi danni,  per  poter sfilare nelle strade della capitale. Se fate danni ci teniamo tutto, anzi meglio se non protestate, tanto nessuno vi ascolta in nome della crisi, il sacerdote pontificale nel cui nome si distruggono economie nazionali. Tanto c’è tempo, di che vi preoccupate! La frase peggiore del mondo : c’è tempo  e non c’è un euro, dovremo inventarci qualche cosa. Per chi accusa di non cercare notizie vere, queste sono le parole del Premier italiano attualmente in carica.

Dette alcuni giorni fa, alla faccia dell’economia nazionale, dei disoccupati e delle ragioni degli “indignados”. E tutti zitti, qualche protesta come da copione, ma tutti zitti zitti. Che dire? Non ci resta che pregare, in qualsiasi religione, setta o gruppo, e sperare nel miracolo. Anche gli agnostici e gli atei si uniscano, non facciamo distinzioni. Le monetine invece dovremmo raccoglierle e inviarle al Palazzo. Anzi meglio tirarle.

Concordo con Zucconi

Blog

Ho visto le riprese dell’incendio al furgone in tv. La massa nera di uomini che si muoveva come in un balletto crudele e violento nella piazza sempre più sgombera di persone. Sono rimasti in pochi, oltre ai blak blok ad aggredire la camionetta, come cani attaccati all’osso. Sembrava quasi che dovessero farlo, per firmare con un gesto definitivo  un pomeriggio da cani. I poliziotti sono usciti dal blindato, la folla era ferma, poi  ci sono stati molti tentativi di appiccare l’incendio, alcuni minuti di attesa, di prove e, poi le fiamme si  sono levato dal metallo, mentre qualcuno scriveva una sigla sulle lamiere. Ho telefonato a degli amici che sapevo alla manifestazione , erano in un altro corteo, e comunque stavano tornando a casa. Per fortuna, ho pensato,  c’erano altri cortei. E la manifestazione non era solo quelle immagini che ricordavano Genova e il G8.  La manifestazione era anche gente pacifica che ha urlato la sua indignazione, ora più grande. Insieme al resto del mondo. Uniti.

Indignati il 15 ottobre nel mondo

Franz e Milvia hanno ricordato la manifestazione del 15 ottobre in tutto il mondo, qui in Italia a Roma e in altre città. Che cosa succederà? Tutti gli indignati manifesteranno nelle piazze  “contro il sistema finanziario, paradisi fiscali compresi; contro il potere politico e i politici che hanno perso contatto con la realtà e con la popolazione; contro le iniziative militari, comprese quelle della NATO; e infine contro il potere mediatico, accusato di non dare spazio sufficiente al dissenso e di soffocare le voci libere, anche sulla Rete”

La Rete ha messo in contatto le persone, i popoli, le genti e l’adesione è massiccia. Apartitica, libera dalle bandiere, unita del gridare la rabbia di chi è al centro e vittima delle manovre speculative delle banche e del potere economico e politico. A volte, analizzando quello che succede, sembra che ormai le nazioni siano usate come laboratori per togliere libertà e democrazia in nome della crisi e del profitto. Mi pare, ma forse è solo fantascienza, che ci sia una ricerca nello spegnere  le richieste della gente. Chi è povero o non ha lavoro non può chiedere più libertà o più giustizia. Chi ha paura del futuro abbassa di molto le sue richieste, concentrato sulla sopravvivenza quotidiana. Non penso sia solo la crisi economica, ma i soldi dove sono finiti? Penso ci sia un disegno preciso nel declassare l’economia della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell’Irlanda. Cominciarono con l’Islanda, che si ribellò per prima e non ha mai pagato il debito. Poi la Grecia ecc.  Gli investimento sono dirottati nell’Asia, fra l?india e la Cina. Nazioni popolosissime, rigidamente strette in categorie sociali o dominate dal regime, con milioni e milioni di operai sostituibili e senza diritti.  Alla fine staranno meglio duecento milioni di cinesi o indiani, i loro ricchi, saranno la borghesia del futuro e noi diventeremo i loro cinesi. Noi siamo molti di meno, e abbiamo pretese. Vogliamo mantenere il nostro tenore di vita. Non ce lo permettono più.

Un post sull’argomento

Dire, fare…

Dire, fare, baciare, lettera, testamento, pioggia, vento. Una conta di quando ero piccola, per individuare il primo del gioco. Adesso le conte sono diverse e si contano le scarpe (!) . Mi piace l’idea della conta che mette al primo posto il dire, cui segue, a debita distanza il fare, poi le altre  azioni in una sequenza identica nella vita. Si parla molto, e si fa meno, si bacia quando si può, le lettere ormai si scrivono solo con la tastiera e il testamento non si fa più, tanto agli eredi rimangono certamente debiti e poco altro. Chi ha pensato a questa conta conosceva la vita fatta di parole, apparenza e illusioni. Ultimamente mi viene spesso in mente, come una logora cantilena. Ho la sensazione che si parli molto e si faccia pochissimo, sia per la vita che per la crisi. Serpeggia una certa insoddisfazione sulla lentezza con cui si muove il rinnovamento. Si vorrebbe cambiare tutto in fretta, ma non è possibile. Ma il cambiamento lento, il fare, c’è. Un milione e più di firme raccolte per abrogare il porcellum. Non è di poco conto smuovere un milione di persone e far firmare con nome e cognome e documento! Senza campagna pubblicitaria, per di più.  Far cadere il sindaco di Parma furor di popolo. Se non sembra poco! A suon di percussioni sulle pentole e rabbia per il modo di governare. Lascia un debito di sei centomilioni.

Persino la Confindustria ha stilato un documento con cinque punti per affrontare la crisi. Al di là della condivisione o meno, io non sono per niente d’accordo sull’aumento degli anni di pensione, visto che sono a tiro!, si sono mossi anche gli industriali. Ecc. Quindi il momento critico è anche un momento di  riflessione , di analisi e di proposte. tutti ma proprio tutti stanno elaborando il momento. Solo al Parlamento è tutto fermo, forse perché sono consapevoli di aver raggiunto il capolinea, con tutto quel loro dire e mai fare. Ora è il momento di un’altra conta: unci, dunci, trinci, quari, quarinci, un fran, chesh. Chissà cosa vuole dire!

Il blog di Franz per altre informazioni sul fare della gente

Succede anche in Grecia

Un mio amico , tornato dalla Grecia pochi giorni fa mi raccontava della disperazione e della preoccupazione dei greci per la crisi. Mancano i libri e tate altre cose, a causa dei debiti  e agli studenti sono stati consegnati dei dvd. Si presuppone che uno possieda un lettore di dvd. Ma se non ci sono soldi non si possono comperare nemmeno i lettori di dvd. Gli studenti, per tutta risposta li hanno portati in piazza e buttati davanti al Palazzo. Mi sembrava una cosa incredibile, un segno di vero declino. Anche da noi succede, solo che i genitori hanno avuto l’invito a pagarsi i libri. Segno che la crisi non è ancora così enorme? Si dice che i giochi della borsa non ci riguardano e che  S&P parla solo agli addetti, ma se la tua banca viene declassata che significa? Che i tuoi soldi non ci sono più? Di certo c’è che  se lo stato fallisce non ci sono più soldi per nessuno a meno che uno non li abbia portati all’estero. Alla fine vincono sempre gli evasori!

Tornando ai libri di testo è incredibile che si continui a smantellare il futuro dell’Italia, la scuola, in modo così esemplare.

Articolo

Le miss nella crisi

Anche le miss hanno la crisi, di ascolti, pare. Io non ho seguito nulla, da anni, ma le notizie come sempre mi seguono. Oggi leggo che la patron della manifestazione protesta per il calo di ascolti, la Rai non si è impegnata, secondo lei. Può essere, non conosco i conti di tale manifestazione, ma posso immaginare che i cassaintegrati, fino all’anno curiosi del gossip sulle miss adesso abbiano altro cui pensare. Così, a braccio, mi viene da dire che sia inutile e superfluo spendere delle ora per inseguire dal video la più bella dei reame, forse. E’ questione di tempismo. Ci sono manifestazioni che sono sbagliate in quel momento e basta, non è nemmeno un relax ma solo un ricordare quanto sia superfluo tutto ciò. Sarebbe più utile una trasmissione sul recupero e l’utilizzo  di cose vecchie, di trucchi per risparmiare sul mangiare o come districarsela con il mutuo che non si riesce più a pagare. Le paiettes e lo sbrilluccichio della corona appaiono quasi oscene.

C’è nell’aria un bisogno impellente di pulizia, rigore, semplicità, onestà che si taglia a fette. Ormai quasi nessuno crede più al berlusconismo, inteso come rappresentazione che Berlusconi fa di se stesso e del cafonal che ne segue. Quando i sogni si infrangono non è possibile recuperarli, non dalle stesse persone.  E’ chiaro che i soldi non cadono dagli alberi, ma questo lo sapevamo già da Pinocchio, nè che il mondo non aspetta altro che noi, se può ci usa, vedi le olgettine e compagne. Passeranno alla storia solo per questo e faranno molta fatica se vogliono cercare un lavoro normale. Si dice che il passato torna sempre. Le miss, depurate e pulite (?) se ne tornano a casa, restano i problemi di oggi. Altro che miss!

Caldo

Dire che fa caldo è un eufemismo. Si bolle. Per mille motivi e non solo per il calore del sole che sta prosciugando le ultime stille di acqua dal terreno.  Si bolle per quello che non succede, per le frasi che dicono i politici sulla crisi, prima negata e ora fatta pagare da chi non si può difendere. Una giostra, mi sembra una giostra impazzita, dove i giostrai cercano di attirare l’attenzione urlando venghino, venghino.

E ti rifilano delle patacche. Il frutto di  giochi di luce e specchi nascosti, dove la verità non esiste. Perché non sono capaci di fare niente, solo prendere e mai costruire o dare indicazioni, portare avanti un progetto valido per l’economia. Sono incapaci. Noi siamo in questo circo e stiamo osservando, increduli, i loro giochi.Che giochi non sono, basta vedere che cosa è successo in Grecia. Il peggiore mi sembra Calderoli, oggi ha proposto di togliere le pensioni di reversibilità, perché chi ne gode non ha mai lavorato. Infatti casalinghe , invalidi e handicappati non lavorano. Certo che a trecento euro al mese, se va bene, c’è da salvare altro che lo Stato Italiano, anzi l’intera Europa. Propongo altre tasse :

chi possiede pesciolini rossi, chi possiede il triciclo, chi usa la bicicletta per sport, sai quanti soldi si possono fare con i pensionati che girano su e giù per le strade chiusi dentro le tutine professionali!, metterei una tassa a chi ascolta musica fuori dalle discoteche o a chi cucina la parmigiana di melanzane la domenica. Inoltre propongo che venga messa una tassa anche sulla preparazione della conserva di pomodoro casalinga. Ora è stagione. Andiamo più sul sicuro piuttosto che a tassare i ricchi, gli evasori fiscali o a ridurre il numero dei politici.Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni.