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14 febbraio “One billion rising” un ballo contro il femminicidio

Ecco l’iniziativa cui dovremmo partecipare tutti domani. Ballare alle ore 17,30 nelle piazze e nelle città contro il femminicidio, che non è solo un fenomeno italiano, ma mondiale. Una forma di protesta diversa dai cortei con slogan e urla. La gioia di essere donne. Non solo donne ma anche uomini sono invitati. Ecco al posto del gadget un bel ballo con la propria amata in mezzo ad altre persone. Una festa!
Ecco il video e maggiori informazioni sui luoghi.
http://video.repubblica.it/dossier/femminicidio/one-billion-rising-il-ballo-per-fermare-la-violenza-sulle-donne/119130/117614

Non ho visto Celentano, né Sanremo.

Appartengo al 51% di share che non ha visto Celentano, dispersa fra le altre offerte televisive. Sanremo non mi piace, per alcuni motivi, anche se dal punto di vista sociologico bisognerebbe vederlo.

Gran clamore per chi partecipa, cantanti, vallette, comici ecc e speri in uno  spettacolo all’altezza delle aspettative. Alla fine rimani lì con un pugno di mosche in mano, gli occhi che ti cadono dal sonno e la vaga idea che non hai capito che cosa hai visto. Canzoni? Verso il fine settimana, se capita, comici sgonfi, polemiche a valanga, vallette più simili a manichini. Non si capisce quale è lo scopo di questa manifestazione. Vendere spazi pubblicitari , che si alzano come costi in base allo share. Pubblicizzare  cantati e canzoni che poi si dimenticano. Pagare presentatori, vallette, comici molto in più del solito per ringraziarli, per omaggiarli? Mah!. L’offerta musicale, anche quella straniera non è molto all’altezza, sarà i posto. lo stress, la tensione, non so. E dire che io guardo Un posto al sole tutte le sere, le Casalinghe disperate, Glee e altro, oltre ai programmi di informazione.

Uno dei problemi più grossi della televisione italiana è la dilatazione di tutti i programmi, si potrebbe fare meglio tagliando la metà del tempo, all’americana, con un ritmo sostenuto e poche, ma chiare idee da esporre,  e sostenere. Due ore al massimo, ma  anche meno, altrimenti ci si annoia, prima , durante e dopo!

Arisa La notte

Scelta casuale, Arisa mi sta simpatica

Lezione di musica- racconto

Un convento, l’istituto magistrale aveva sede in un convento e come tutti i conventi aveva il chiostro. Bello, grande, con i capitelli, il pozzo e la Presidenza. E in fondo l’aula della classe terza E.La sezione E notoriamente era la sezione dove i professori cambiavano spessissimo, anche i supplenti, che pure avevano bisogno di  lavorare. A causa della vivacità di noi studenti avevano trovato un’aula apposita, per permettere al Preside o al Segretario di intervenire prontamente, quando anche Otello, il bidello grande come un armadio, non riusciva a calmare gli animi. Quella mattina attraversai di corsa il lunghissimo corridoio e mi affacciai sul chiostro ansimante, come sempre all’ultimo secondo, ma avevo ancora qualche speranza di non entrare nel “Purgatorio” l’aula dei ritardatari. La porta della sezione E era aperta, la lezione di musica non era ancora iniziata.Il mio posto era l’ultimo della prima fila. Il muro era il cuscino dove appoggiavo la testa nei momenti più noiosi delle lezioni. Non dormivo veramente, mi allontanavo dalla situazione e fantasticavo. Il freddo era così pungente che decisi di tenermi la sciarpa. Mi accomodai e controllai la presenza dei compagni. I cinque maschi erano allegri come sempre, le compagne, chiacchieravano mostrando il diario zeppo di fotografie e scritte. Si aspettava la supplente di musica, la quarta dall’inizio dell’anno. Don Martini, la settimana precedente, prima della lezione di Religione, aveva detto:“Ragazzi, ma che fate ai professori di musica che si ammalano tutti?” Non si faceva niente, nel senso più stretto della parola.

Entrò  una giovane donna avvolta in un cappotto marrone, alcuni libri di musica in mano fra cui il libro di testo e la borsetta  a tracolla. Era piccola, minuta e quando Orsini, con i suoi due metri si alzò per l’appello sembrò più piccola ancora.“Qui ci sono dei maschi?” disse sorridendo benevolmente ”In un istituto di sole donne siete in minoranza!”Ecco, se c’era una cosa che i maschi dell’Albini non sopportavano era rimarcare la loro presenza in un istituto femminile. Relegati nella sezione A ed E erano una ventina in tutto, molto suscettibili e vendicativi e idolatrati dalle compagne.Alcuni avevano girato tutte le scuole della città, altri erano militari di una caserma, che raccoglieva atleti in odore di Olimpiadi. Orsini era uno specialista di salto in lungo e spesso non faceva i compiti perché si allenava, Leoni invece aveva messo insieme tre bocciature fra liceo e tecnico.   Erano ragazzi già adulti, abituati a vivere la loro vita, con l’obbligo di  prendere un diploma.  Alle parole della prof osservai i loro visi che, dopo un attimo di perplessità, s’illuminarono. Vendetta.  Con un gioco di sguardi si cominciò la battaglia contro la malcapitata, ignara di quello che sarebbe accaduto.

La professoressa  aprì il libro di musica e ci chiese di  fare altrettanto. La pagina  richiesta  era fitta di  righi e note musicali, alfabeto sconosciuto ai più della classe. Lei, visibilmente colpita dal silenzio che ne seguì, pensò di farci cantare il brano musicale. Alla sua voce lieve e intonata, si unirono altre voci profonde, da baritono, mentre ad un cenno di Orsini cominciammo a spostare in avanti i banchi, e le sedie, silenziosamente, centimetro per centimetro. Restavo muta per il mal di gola incipiente mentre i compagni snocciolavano tutto il repertorio delle canzoni più conosciute, ma evidentemente non scritte sul nostro libro. Dopo un accenno a  “Dio è morto”, subito zittito dalla sempre più spaventata professoressa, iniziarono i mazzolini di fiori e quanto di più popolare poteva uscire dalle nostre gole. Anche io spingevo lentamente la sedia e il banco in avanti, finché non mi trovai incastrata fra Donatella e Luciano, che cantavano a squarciagola “Fra martino campanaro”. La cattedra, sopraelevata dalla predella appariva una zattera in mezzo al mare di banchi sempre più vicini e minacciosi. Al canto di Santa Lucia non restava alcun passaggio libero per arrivare alla porta. La professoressa spaventatissima cominciò a urlare con quanto fiato aveva in gola, ordinandoci di tornare a posto. Inutilmente.

Richiamati dalle urla Il Preside e il segretario cercarono di aprire la porta bloccata dai banchi… Il segretario strillò ad Orsini di aprire la finestra, di smetterla con quella farsa. Dopo qualche strascico di risata e qualche accenno  a “ Fratelli d’Italia” i banchi tornarono al loro posto. Naturalmente Donatella disse di essere stata costretta a partecipare, iscrivendosi  volontariamente nella lista delle prossime vendette. Ridendo a più non posso ed evitando di guardare la malcapitata che appena possibile uscì di corsa, anche se mancava ancora mezz’ora alla fine della lezione, rimisi a posto il mio banco.

Il Preside si sedette alla cattedra e cominciò a parlare di Catullo. Chiusi gli occhi e sognai una bella manifestazione con il biondino del Tanari. Fui punita, come tutti, una settimana senza ricreazione in cortile, solo in classe, mentre i compagni giocavano a briscola e le mie amiche si truccavano raccontando di qualche spasimante della quarta. Fino a gennaio non si presentò nessuno, poi finalmente venne un trombettista,  ci portò subito in palestra  dove subito i maschi ruppero un vetro giocando a basket. Io restai seduta a farmi le unghie e a spettegolare con le compagne di quelle  smorfiose di quarta. Preso il diploma ho lavorato e lavoro ancora nella scuola cercando di sorridere.