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Mattina in centro, piccole cose e grandi pensieri

Questa mattina sono andata a zonzo per la città. Avevo bisogno di staccare, prendermi del tempo  gironzolando per il centro. Sono salita su un autobus e mi sono lasciata portare, gustando ciò che ho visto.

Una città ormai omologata a tante altre, piena zeppa di vetrine di abbigliamento nemmeno tanto particolare. Le famose porte i spalancate con l’aria condizionata a palla dentro, spreco infinito di energia. I negozi in compenso vuoti, con manichini spaesati e freddi in attesa di chissà quale pubblico. Ho incontrato molti stranieri e moltissime donne in età, in gruppi, da sole sedute ai tavolini dei bar intente a parlare fitto fitto o a grattare qualche grattaevinci. Pochi uomini in verità, sembrava la giornata della donna. E’ il pubblico che non ti aspetti, il bacino di utenza della pubblicità e del denaro che perfino Franceschini ha scovato. La sua idea è che gli anziani debbano pagare il biglietto dei musei mentre i giovani  no ; sperando che tutti vadano a visitare mostre.  Le utenti sono in percentuale massima donne, per saperlo basta guardarsi attorno quando si fa la fila per entrare nei musei. Oppure anziani dei centri anziani, intruppati, che pagano  pullman, pranzi e guide per arrivare a destinazione.  Ormai sembra che diventare  pensionati sia un dolore e un enorme peso per la società. I giovani dicono, ma forse no: che fanno quelli che si godono la pensione, vanno in giro per mostre e si godono vacanze a prezzi stracciati mentre noi non abbiamo di che vivere. Sembra quasi che non gli abbiamo preparato il futuro. Eppure ci sono tante donne che conosco che mantengono alto il tenore delle cure. Molte si occupano dei nipotini , che non possono andare al nido perché costa troppo e contemporaneamente dei genitori che con o senza badante in ogni caso dipendono da loro. Queste generazioni hanno portato l’Italia a scuola, hanno cercato di costruire un futuro migliore, studi, casa, lavoro sicuro. Adesso diventa una colpa. E nessuno pensa che se siamo messi così è colpa delle banche e della globalizzazione del tenore di vita sempre più basso che stanno cercando di spalmare sul mondo. Perché mi chiedo nessuno si arrabbia veramente per quello che sta accadendo ? Perché sopportiamo tutto senza un briciolo di ribellione? Dove sono finiti i nostri sogni e quel motto “la fantasia al potere” che tanti  di noi hanno scandito  prima durante le marce del Vietnam e dopo? Che cosa ci è successo per sopportare tutto? Non può essere che ci siano rimasti solo i Rolling Stones e Vasco Rossi, Dario Fo o Renato Zero ( generi diversi e ribellione uguale). Dovremmo essere rabbiosi per le prese in giro che ci stanno facendo a noi e ai nostri nipoti, me restiamo qui, immobili come manichini a sorbirci tutto, dalla Tv a internet, che ormai l’ho capito, se da un a parte aiuta a conoscere dall’altro azzera lo spirito critico.

Dopo sono tornata a casa, ho fatto la spesa e preparato il pranzo. Come sempre, sigh!

A,B,C…per fortuna non voto

Domani a Bologna si vota per la scuola: un referendum consultivo, quindi non incisivo, chiede ai cittadini se vogliono che la scuola privata venga finanziata con i soldi dello Stato. Vedendo la situazione dove manca quasi tutto compresi insegnanti e aule capienti per i 28 ragazzini che ci vogliono mettere dentro, ritengo che i soldi debbano andare alla scuola pubblica. Senza togliere nulla alla scuola privata : chi vuole paghi le rette. Se va avanti così, con questo miscuglio tra pubblico e privato non si avrà alcun servizio;il privato convenzionato ti tratta come un pezzente e in fretta, mentre nel pubblico mancano i posti. Ritengo però che togliere il finanziamento alle scuole private non risolva il problema dei bambini che sono esclusi. In ogni caso mancano i soldi e quelli spesi per le private non sono sufficienti per aprire tutte le sezioni che servono. Spero che nessuno dei votanti sia convinto di risolvere il problema in questo modo. C’è anche l’aspetto religioso, quasi tutte le suole materne private sono gestite da suore o ordini religiosi. Se uno non è religioso ma deve trovare una scuola per i figli è costretto ad adeguarsi e nelle scuole cattoliche non è che non dicano preghiere. Perciò diventa quasi una costrizione.

Mi chiedo perché in Italia non si riesce ad avere una organizzazione semplice e lineare come in altri paesi. Forse perché discendiamo da mille popoli diversi con DNA differenti  e archetipi  che contrastano fra di loro.  Io non voto, non abito in città e quindi non è un mio dovere.

La neve e la nostra vita tranquilla

Al supermercato gli scaffali sono quasi vuoti. La merce non viene portata dai tir fermi fuori dalle città. La barista impreca, perché non entra nessuno per un caffè, restano tutti in casa. E gli affari vanno  sempre peggio.Il primo giorno c’era, invece, aria di festa, genitori a spasso con i figli e lo slittino, un ragazzo con gli sci  che sciava in mezzo alla strada già ghiacciata. L’aria era festosa, come di una vacanza imprevista in montgna. Oggi , con il ghiaccio sotto il soffice manto di neve è più pericoloso girare, e quindi sono tutti in casa. A razionare le dosi delle provviste perché non si sa fino a quando durerà questa situazione. Basta la neve per cancellare, o quasi, la normale vita della città, e anche della campagna? C’è una catarsi in tutto ciò. I trasportatori hanno fatto sciopero la settimana scorsa, e non lavorano nemmeno questa!  I taxisti girano malissimo, la merce manca dagli scaffali. Un anticipo di tempi futuri?

Nella città non so , dove abito io strade ancora coperte di neve e ghiaccio e montagne di neve ovunque. La mia auto chiusa tra due muretti di neve , quella che c’è dentro il cancello e quella buttata dallo spazzaneve contro   il cancello. Inamovibile fino al disgelo! A Roma pare sia ancora peggio, ma è caduta meno neve. Può essere che una nevicata blocchi la città?  A quanto pare sì. E i giovani palestrati perché non spalano e i disoccupati perché non si armano di pale e danno una mano? Spero che da qualche parte si faccia. Ma il problema di fondo è che viviamo in un mondo di macchine, auto che fanno barriera alle intemperie. Forse dovremmo averne meno e andare con i mezzi pubblici, se questi non rimanessero bloccati , vedi i treni !

Meglio stare al caldo e attendere il disgelo , che è ancora molto lontano.

Parliamo di donne

Ormai siamo certi che non esistono solo le escort, ma una folla di donne piene di entusiamo e iniziativa per produrre , innovare, crescere e anche divertirsi. Ne ricordo alcune  nel mio piccolo. Cucitocafè è una assciazione che si occupa di insegnare a cucire abiti, ripararli, riciclare stoffe, e altro. E’ appena nata e vale la pena di farla conoscere.  l’ideatrice, una giovane donna piena di entusiasmo, voglia di fare e iniziatia, bella, elegante e raffinata. Non le manca nulla per avere successo. Avrebbe potuto fare altro invece ha messo in piedi questa lodevole inziativa. Le auguro ogni successo, se lo merita!

Le sarte d’arte è un laboratorio dove si creano abiti, si riciclano  e si riparano con un occhio speciale alle altre culture e all’inserimento delle straniere nel mercato del lavoro. L’ideatrice è una donna  piena di talento e di energia. Nata dal nulla, come l’iniziativa precedente, ha un buon successo e si sta affermando nel territorio.

Altre donne hanno trasformato l’hobbystica in una risorsa economica, con l’ottimismo che solo le donne hanno. Ci sono poi associazioni che si occupano di tematiche femmin e la lista è lunga. Bisognerebbe che tutte avesso il sostegno della società e delle altre donne per crescere e stare insieme. Ce la possiamo fare!

I luoghi delle donne in Italia