Brutte notizie per il mondo dell’infanzia-

Si parla tanto di infanzia, scuola, educazione, possibilità, scalata sociale per tutti. Sembra la pubblicità di prodotti per  bambini  dei paesi “democratici”. Poi si tuona contro la pedofilia, lo sfruttamento dei minori, il turismo sessuale e il matrimonio con spose-bambine, notizie insopportabili. Noi siamo vissuti nella convinzione che i bambini avessero dei diritti, anche se gli scrittori dell’800 ci mostravano società devastate dalla miseria e dalla povertà, dove i bambini lavoravano per poter aiutare le famiglie. E quante associazioni no profit tuonano contro questa o quella ingiustizia perpetrata contro i minori. Io sono perfettamente d’accordo, i minori vanno tutelati in tutti i modi. Mi sfugge l’utilizzo esagerato che di loro si fa in pubblicità, anche come fruitori di un prodotto che non serve, superfluissimo. Ebbene adesso tutto questo scandalo non avrà ragione di esistere: un governo ha approvato una legge che promuove il lavoro a 10 anni per aiutare le famiglie in povertà. Vale a dire che tutti i bambini di quella nazione, arrivati a 10 anni potranno iniziare una attività, lavorare per qualcuno e contribuire alla famiglia. Ma non era così anche nell’800?  Stiamo arrivando, piano piano, alla totale cancellazione dei diritti dei minori  e dopo sarà la volta degli adulti. Ma nessuno muove un dito, nessuno ne parla, nessuno si fa sentire. meglio guardare la tv e dare la paghetta ai figli, sperando che in futuro riescano a trovare lavoro e risollevare questa società. Altrove diventeranno schiavi a 10  anni e rimarranno per sempre come in David Copperfield. Voglio sottolineare che questa legge l’hanno approvata all’UNANIMITÀ°, come di solito si approvano i privilegi della casta, in Bolivia. Mi viene una grande malinconia,.

Torniamo indietro e pesantemente a quanto pare.

Questo succedeva primahttp://www.natsper.org/2014/02/23/La-voce-dei-bambini-boliviani/

E oggi:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/04/bolivia-a-10-anni-i-bambini-possono-gia-lavorare-la-legge-passa-allunanimita/1049874/

Auguri di Natale

Auguri a me prima di tutto, il perché lo sapete, e se non lo conoscete leggete il blog . E’ il terzo Natale, e vai! Auguri a tutti coloro che soffrono, hanno sofferto e soffriranno per un tumore. Un pezzetto del mio cuore è per tutti loro.

Auguri a tutti i docenti che diventeranno impiegati, almeno un lavoro lo avranno,e  di questi tempi è molto importante.
Auguri ai politici, spero che rimangano in bolletta ( sui loro conti)  così provano un poco la crisi e la smettano di usare i nostri soldi per mutande verdi e mentine al cianuro.

Auguri agli altri blogger che continuano , con indomita tenacia a scrivere pagine,diari e commenti  pensati con la loro testa, senza avere un capo che declina le parole. I pensieri liberi sono il meglio!

Auguri ai bambini che ancora riescono a vivere pensando al futuro. Diranno peste e corna quando si accorgeranno di quello che gli stiamo lasciando, dalla Terra dei Fuochi alla vacuità dei nostri modi di vivere, sempre senza pensare all’essenziale.

Auguri anche  a tutti coloro che si danno da fare per cambiare il mondo. E’ quasi impossibile, ma si può fare.

Auguri a tutti, in fondo tutti abbiamo bisogno di qualche giorno di stop e di goderci quello che abbiamo, che dopo si ricomincia.

Cambia-menti, di Vasco Rossi. Ultimamente mi sento molto in sintonia con quello che canta! Anche lui è del 1952!

E se toccasse a tuo figlio?

Mense negate, bambini che mangiano panini in un’aula, padri e madri sconfitti, soldi che mancano, crisi. E se toccasse a tuo figlio un giorno ritrovarsi nell’aula a mangiare un panino perché la crisi ha rapito i tuoi sogni e il suo futuro? Trovo assurdo questo accanirsi contro i bambini che sanno già a sei anni che si sono i ricchi e i poveri e che non tutti possono avere un suv. C’è chi va  a piedi e chi ha al massimo la bicicletta del fratello maggiore, chi non può pagare nemmeno il biglietto del bus per la gita nei musei ( ma lì ci pensa l’insegnante, in silenzio ). Scene di  povertà ce ne sono sempre in una classe, dai vestiti ai fronzoli, ma la mensa no. I più schifiltiosi non mangiano nulla, tanto alle quattro c’è la pasta del bar vicino o il gelato o la pizza. Ci sono quelli che mangiano solo a scuola e alla sera una fetta di mortadella, un piatto in bianco o due  sottilette. E se toccasse a tuo figlio? Sindaco di Vigevano io non la aiuterei. Se pensa  a tutto ciò che si butta dalla mensa, la sua idea è aberrante. Si vergogni e dia da mangiare a tutti i bambini. E a chi fa il furbo gli mandi una multa, tanto nei paesi si sa tutto di tutti e si conoscono i nomi dei furbi. Si dia da fare in un’altra direzione.

Pablo Fuentes da Toledo

Inizio la pubblicazione di un racconto scritto nel 2007. Ho preso spunto da un fatto vero, che in un paese piccolo, anzi in una sua frazione, aveva colpito la fantasia degli abitanti. Poiché è lungo ne pubblico un paio di pagine alla volta.

Finalmente un giorno di sole tiepido, dopo la calura estiva che aveva asciugato il terreno e assetato gli uccelli del parco. Pablo, camminando lentamente, si avvicinò alla fontanella con il borsone in mano assaporando il contatto con l’acqua fresca e la sensazione di benessere che lo prendeva dopo. Si fermò, posò il borsone a terra e lentamente si tolse la maglietta rossa con la scritta sbiadita che inneggiava alla città di Madrid. Sfilò la canottiera e piegò gli abiti con cura. Aprì il rubinetto e si dedicò alla pulizia settimanale del corpo ancora vigoroso.

Oltre agli impiegati che mangiavano il semplice pasto di mezzogiorno seduti sulle panchine o sdraiati nel grande prato si udiva un vociare differente. Fino a pochi giorni prima il parco era più silenzioso, quasi raccolto, ma dalla metà del mese di settembre si  era riempito  di classi vocianti e nugoli di bambini  che correvano spensierati rincorrendosi o dando calci scomposti ad un pallone malconcio. Pablo non lo aveva ancora notato anche perché viveva dall’altra parte del Parco e lì passavano poche persone. Alcuni bambini, a gruppetti, attorno al casolare dove la fontanella permetteva loro di bere osservavano con attenzione. La presenza dello sconosciuto non li infastidiva, anzi commentavano tranquillamente i gesti dell’uomo nudo fino alla cintola, che si faceva la barba guardandosi dentro uno specchietto minuscolo. Sentendosi osservato  Pablo, cercò di sbrigarsi, anche se non gli piaceva interrompere la toilette. Velocemente rasò la rossa barba incolta di cinque giorni, poi si lavò le ascelle e il torace asciugandosi con un asciugamano candido, che strideva con l’abbigliamento stazzonato. Attorno si era formato un piccolo assembramento di bambini curiosi. Andrea andò a chiedere spiegazioni alla maestra, che con apparente distacco seguiva l’inaspettata performance di quello sconosciuto. Pablo si rivestì e sorridendo salutò i bambini allontanandosi a passo veloce: lungo il viale incontrò Gildo, il guardiano del parco, a cui rivolse un cenno con la mano, quasi a volerlo tranquillizzare, stava andandosene! Il sole era allo zenit e illuminava le foglie rigogliose degli alberi maestosi. Dalla fontanella s’intravedeva il via vai delle auto sulla superstrada che univa la città al supermercato costruito nonostante le proteste degli archeologi per qualche sito cancellato dalle ruspe, e degli ambientalisti per le grandi rotonde che avevano distrutto i campi seminati a grano. Anche Pablo a volte faceva una passeggiata fino agli scaffali del fornitissimo supermercato per qualche scatoletta o il sapone da barba.

Pablo non guardava i bambini, era solo irritato dalle attenzioni di quella gente e desiderava tornare alla tenda. Non amava farsi vedere. Frequentava solo Gildo, il guardiano del parco e i suoi amici con cui aveva giocato partite a scala quaranta nelle sere d’estate fino alle ore piccole. ( continua…)

L’ho presa, o meglio lei mi ha stesa: l’influenza

E sì, i miei gironi autunnali di gloria sono caduti sotto i colpi dell’influenza determinando due cose : il ritiro in casa al caldo e lo sdoganamento dalla vaccinazione antinfluenzale.

Non so dove mi abbia aggredito il bacillo malefico, forse dentro la chiesa di Asti, quando sono dovuta uscire per aver ingoiato un fastidiosissimo qualcosa, o quando ho deciso che era freschino ma non troppo e sono uscita “smanvè” come dicevano una volta. Non lo so , ma ciò è : ho l’influenza , e mi dicono, per farmi coraggio, che sarà lunga! Benissimo! Io che avevo già messo in moto la vena di arredatrice  spulciano negozi e depliant per una cucina moderna o forse no country, o forse no, classica. Booh!

Aspetto e come sempre in questi casi, leggo e navigo.

Per fortuna non dovrò nemmeno discutere per il vaccino. Ogni anno è la stessa storia: lei lo dovrebbe fare, è meglio che si riguardi, poi se si ammala è peggio e via così. E io ma no, non mi vaccino, contiene il tiomersal, che mi da fastidio. Allora faccia due vaccini per i bambini sotto i sei mesi, è la stessa cosa. Bene, l’influenza precoce taciterà tutto questo, spero. No, perché a leggere gli ultimi avvenimenti non c’è da stare tranquilli con i vaccini per bambini e per adulti. Se le stesse case produttrici li ritirano dal mercato c’è da essere cauti. E poi li comprano altrove, ma dove? Non voglio fare terrorismo, ma insomma un poco di attenzione anche un vaccino lo merita. Come quando ci fu il pericoloso A H1n1, forse aveva un altro nome. Restammo a casa alcuni giorni  prima delle vaccinazioni.  Classi ferme, alunni e docenti a casa.  Due o tre giorni di relax e poi si ricominciò a lavorare.

Articolo

 

 

Dalla spiaggia della Romagna

Sono tornata dopo una nuova vacanzina. A Cervia si stava benissimo, sole, arietta, buon cibo e spettacoli. Più di così!  Sono tornata alla formula B&B, mangiando qua e là possibilmente piatti a base di pesce. Ho gradito lo spettacolo delle barche della costa dei salinari che partono verso Venezia per portare il preziosissimo sale e i giardini  sistemati dalle varie città del mondo , una traduzione molto affascinante, perché  attraverso il verde di costruisce un paesaggio coinvolgente.

Tanti bambini e tanti nonni, i giovani a ballare. I bambini mi lasciano sempre di stucco, per quello che dicono e fanno, spesso molto più saggi dei loro genitori.

Matteo,seduto sul lettino in spiaggia, brontola da alcuni minuti sempre più forte .

“Voglio tornare a casa. Voglio tornare a Milano, là si sta più bene.” “Perché?” “Perché si dorme tutto il giorno.”

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La mamma osserva la merce sul banchetto, mentre il bambino  dal passeggino Urla” Basta, sono stanco, voglio andare via.”

La mamma ” E’ un tipo strano”dice rivolta agli astanti. “Aspetta che poi andiamo.” Lui ,spazientito, scende dal passeggino, afferra il manico e spinge, andandosene. La madre lo trova una bancarella più avanti perduto in una folla compatta e colorata.

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“No, mamma, ti prego, non comperare quelle scarpe così alte ( tacco 15) che poi cadi e ti fai male!”

Il ritorno i città è stato tremendo, tira un’aria calda e furiosa, che sembra di essere in un libro di Lansdale.

Parmigiano Reggiano ( racconto breve)

Da piccola Annalisa aveva una bambola con un occhio guercio, che la guardava in modo assimetrico e distante. Ma Annalisa l’amava molto e ne aveva cura. Sulla scala interna della casa, quella con il muro in fondo, per non disturbare il generale e la sua famiglia, Annalisa aveva creato una bella cucina: pentolini di rame, piattini , tazzine rotte da caffè e una bella scatola di pappa. Un giorno decide di preparare una pappa deliziosa alla sua bambola e, dopo aver a lungo pensato seduta sul dondolo in giardino, si è messa a cercare fra le erbe . Strappa foglie di menta profumate di freschezza, toglie i petali alle margherite giganti una ad una, infine afferra le rose screziate e tira, mescolando il tutto nella cesta. Le mani assorbono i profumi e Annalisa, saltellando, porta il suo raccolto alla bambola Gianna. Mescola con  il detersivo, un cucchiaino di caffè, che aveva rubato in cucina e con un goccio d’acqua e la pappa è pronta. Seduta sui gradini canta una nenia mentre finge di imboccare la bambola guercia che pare gradire.  Un giorno, stanca della bambola che non dice mai niente, afferra un libro, e seduta sul dondolo, inizia prima a guardare la figura di un buffo gatto gli stivali e un cappello con un lungo piumaggio, poi  con fatica  scandisce le lettere. E il disegno diventa Il gatto con gli stivali, poi c’é  Biancaneve che la fa piangere, senza la mamma, e Pinocchio , antipatico, non si dicono le bugie. Alla fine del libro ne cerca un altro. Jo le piace molto, non è una piattola come la sua amica Marisa, né noiosa come le gemelle del terzo piano. Sono quattro sorelle sole con la mamma, sempre disgraziate queste persone , ma hanno una bella vita da raccontare, gli incontri, e gli amori. Annalisa arrossisce quando comprende che Jo ama il ricco vicino. L’amore! Per lei é presto, poi ha altro da fare. Gira per la sua stanza studiano la storia di Garibaldi e l’area del cerchio. Dalla sua nuova camera scorge cortiletti piccoli e angusti. Nel suo non si può andare. L’unica vlta che c’era andata quello del primo piano aveva fermato sua madre:

“Come si permette di far stare i bambini in giardino,disturbano nonno Gigi, che sta male.”

Così Annalisa, per ripicca, un giorno accende la radio e cerca della musica mossa, rock, proibita sia da sua nonna che dal vecchio Gigi. Quando la nonna si avvicina abbassa il volume e così non si prende la sgridata. Ma ormai è tesissima: deve fare l’esame di quinta elementare. Brontolando entra nella vasca e fa un lungo bagno, poi sua madre afferra il Phon e liscia i capelli fino a farli brillare. Indossa il grembiule bianco con il grosso fiocco rosa, poi si avvia verso la scuola.  Ha molta paura perché a volte faceva degli errori di ortografia e non era mai stata una bravissima, la cocca della maestra come la Dani, che erano andati a trovarla a casa con i compiti quando si era rotta la gamba. Tutta la classe, come una gita e avevano mangiato dei biscotti buonissimi e del latte caldo, come la merenda della scuola.

E’ promossa. La mamma dopo averla abbracciata le chiede che regalo vuole. Può chiedere quello che le piace, la macchina fotografica, la stilografica, un album per le fotografie, un braccialettino non tanto grande, perchè non ci sono poi tanti soldi.

Annalisa pensa con il viso fra le mani, mentre si immagina a fare fotografie, firmare autografi, stimarsi con la sua amica Marisa facendole provare il braccialettino, poi sorridendo esclama:

“Ho trovato! Un etto di parmigiano reggiano.”  Il regalo più bello della sua vita.

Anche ora possiamo fare un regalo ad Annalisa comperando il parmigiano reggiano del terremoto, per alleviare in qualche modo la sofferenza economica dei terremotati. Buon appetito.

 

 

Cinque adulti per due bambini.

Al parco c’erano cinque adulti e due bambini. I bambino giocavano beati e felici, gli adulti, nonni e babbi chiacchieravano fra di loro, sempre tenendo d’occhio i pargoli. I piccoli sorridevano felici, apprezzavano l’erba, ma attenti alle cacche di cane, il dondolo, non andare troppo forte che cadi, i fiori, non ti sporcare che poi senti la mamma come brontola. E altre amenità. Mi sono ricordata le  uscite al  prato incolto dove sarebbe sorto un palazzone, certamente ero più grande, ma trovavo molti amici con cui correre, nascondermi, sbucciarmi le ginocchia e la maglia. Una volta c’erano meno cani e più bambini, noi degli anni ’50 eravamo la speranza del futuro.

Mentre osservavo la scena pensavo che i bambini hanno già più di trentamila euro di debiti pro capite e dovranno lavorare per mantenere gli anziani che saranno sempre di più. E mi sono venute in mente tutte le distorsioni che stanno accadendo sul lavoro e nell’economia. Stavo per intristirmi quando uno dei piccoli mi ha sorriso mettendo in evidenza i due dentini appena cresciuti e tirando i calzoni con le mani. Era felice, senza sapere niente del futuro lui era solo preoccupato di crescere, camminare e sorridere ai nonni. Forse dovremmo fare tutti così, per scrollare l’intenso pessimismo che come il gelo d’inverno sta penetrando nelle ossa.