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Ancora parole:onestà?

Parole scomparse: onesta’, onestà, onesta’

Onesta’ era la parola chiave, oltre a “reddito di cittadinanza”, del programma dei cinque stelle. Il reddito di cittadinanza e’ scomparso perché non ci sono euro per finanziarlo. Onesta’ e’ scomparsa per due motivi, uno riguarda Il governo  pentastellato della città  di Roma, l’altro motivo è perché non chiedono conto dei 49 milioni che i dirigenti della Lega hanno intascato legalmente ma usato privatamente. Con tanto di condanna a rendere  il malspeso al Senato allo Stato. E i penta stellati non si stanno indignando, anzi lo passano in cavalleria.

Anzi questa sera Di Maio ha ripetuto che lui crede a Salvini, criticando la sentenza della Cassazione. Da un vice primo ministro non ti aspetti che critichi i giudici per il rispetto dovuto ai vari poteri dello Stato. una domanda sorge spontanea: l’onestà a chi è richiesta? Intanto le agenzie di rating mondiali hanno abbassato la previsione dello sviluppo economico italiano. Quindi avremo meno investimenti esteri e più costo per gli italiani. Povera Italia e noi con lei!

Una settimana senza internet ma con le rane.

Terminata  la mia settimana tutto compreso, Soddisfacente, riposante, a volte monotona, in lotta con la tecnologia. Il posto è molto carino, nel senso che l’albergo è nato fra il mare e la campagna senza altre costruzioni attorno, quindi il clima è ottimo, aria dal mare e dalle montagne, camera assolata. Ma quello che ho adorato nel vero senso della parola erano le rane del vicino bioparco che verso sera iniziavano a gracidare fra la confusione delle biciclette e il chicchiericcio dei pedoni sul ponte.

E anche in camera salivano i canti delle rane. Sarà che ho sempre fatto vacanze in strutture organizzate, campeggi, appartamenti ecc ma la vacanza  al mare con le rane non l’avevo ancora fatta.

Sono anche andata sui 1500 del Gran Sasso, alla caccia dell’orso marsicano. Chissà se ce ne sono ancora! Certo di case e paesi ce ne sono ovunque tutto costruito e con colori gelato tipo fragola e pistacchio. Dissonanti con il contorno. Ma anche moltissime case vuote, sprangate, la gente emigrata. Non ho invece visto gli effetti del terremoto. tranne alcune case prefabbricate vicino al Gran Sasso. Non avevo una gran voglia di vedere case distrutte, dato ciò che sta succedendo lo stesso in Emilia.

I problemi più grossi li ho avuti con la tecnologia. l’Ipod ha deciso di bloccarsi sul disco di Adele e per tutta la settimana la musica è stata quella. Poi la macchina fotografica si è scaricata prima che potessi fotografare la spiaggia, infine avevo un giochino del nintendo ma mancavano le istruzioni. Per fortuna avevo tanti giornalini di puzzle e due libri. Ma in fondo ho trascorso la settimana lasciandomi cullare dall’ozio, senza pensare a nulla. Mi ci voleva proprio.

 

E all’autore quanto va?

Morgan Palmas del Blog  Sul Romanzo scrive su Facebook  “Chiedo aiuto a editori, distributori, scrittori e librai. I tempi cambiano e forse anche le percentuali. Se un libro costa 15 euro di copertina: il 30% circa va alla libreria, il 30% nella distribuzione e il 40% all’editore (quest’ultimo “paga” l’autore dal 5% al 10% nove casi su dieci, poi c’è la stampa, l’Iva, ecc). Sono ancora dati attuali?”  Chi vuole aggiornarsi sulla distribuzione degli introiti  può leggersi tutti i commenti. Io che sono sempre divisa fra l’autopubblicazione   e quella dell’editore mi chiedo : perché il denaro che spetta all’autore è così esiguo?   E il rimanente va all’editore , alla distribuzione, al libraio. In questo modo ci si spiega perchè ormai il libro sia un prodotto come un altro, con il targhet, l’argomento alla moda, il best seller mondiale. Per guadagnare bisogna vendere, per vendere bisogna avere un prodotto gradito, per avere un prodotto gradito che si fa? Meglio costruirselo che andare a cercarlo.  Si legge poco, è vero, verissimo, ma non sarà perché il prodotto è poco allettante?

Con l’auto pubblicazione si rischia un prodotto poco rifinito, scritto con un linguaggio non lisciato e rassettato dagli editor, con la carta forse grossa e la copertina brutta. Ma, pagata la stampa e poco altro, il libro, se lo vendo rende e l’intelletto ne è molto felice.  E se il libro in libreria non vende?  L’autore non potrà più chiedere a quell’editore di pubblicare.

Da tempo vagolo fra queste due posizioni, ma in verità non riesco a decidermi. Ho spedito qualche cosa ma non ho risposte. Bah! Aspetto ancora. Il dibattito è aperto.

Qui il pensiero di un editore sull’argomento autopubblicazione: Marco Valerio

Non è sport, ma violenza pura

Ieri due episodi nel mondo dello sport distanti tra loro ma uniti nel concetto: non è sport.

Se i tifosi diventano padroni dei giocatori fino a farli spogliare della maglia, significa che i giocatori sono in mano  a chi paga il biglietto e che la prossima volta possono chiedere di baciare i piedi o qualsiasi altra cosa. In nome del dio denaro. Questo, secondo me è un concetto mafioso: io ti pago e tu sei mio. In questo non esiste una dignità professionale dei giocatori, che mi sembrano bambolotti.

Altro il gran premio di formula uno che ha continuato in mezzo ai morti e alle manifestazioni. I piloti a dire : io parlo solo di sport. Quale sport? Quello che prevede gare con un pubblico partecipe e allegro o un monumentale circo in mezzo al deserto con il popolo che protesta e viene represso con ferocia?

Il denaro può passare sopra tutto, costringere  uomini dotati di forza, energia e talento a diventare gladiatori  all’ultimo sangue ( la dignità umana e professionale)?

Forse in Bharain i manifestanti hanno ottenuto qualche spiraglio di democrazia al governo assoluto del re, ma vorrei vedere cosa succede quando il circo smonta le tende e le telecamere non ci sono più.

Possibile che in tutto questo solo un giocatore abbia avuto il coraggio di non levarsi la maglia e parlare con i tifosi? Possibile che nessun pilota di formula uno si sia sentito un verme dopo il primo manifestante morto?

195410

Tornare a vivere

Non mi sono mai rassegnata, in effetti. Ne parlo perché ora sto tornando a vivere per scoprire il piacere delle cose semplici,  e dimenticare i macro problemi della crisi. Spesso per rincorre ideali ho dimenticato il piacere di osservare il seme di mandarino che sta generando una pianta o l’ascolto di buona musica, o il tempo per gli amici. Il bisogno e la paura indotta, come la rabbia per un mondo che cade a pezzi, mi ha fatto dimenticare la mia dimensione privata, le cose belle, i miei gatti e i miei fiori ecc. Invece credo sia il recupere di queste dimensioni che ci permette poi di aprirci al mondo con la forza giusta e la disponibilità ad associarsi ad altri per fare ascoltare la voce.  Ma oggi voglio parlare del privato come incontrare una persona che mi chiede delle margherite perchè il marito deve misurare il numero dei petali e la dimensione del bottone giallo, in accordo con degli inglesi, con cui parla attraverso il pc. O un bambino che accompagna la nonna al mercato

“Devo fare l’albero, mi serve una maglia verde, Alberto mi aiuti a trovarla?”

“Va bene”  “Ecco, vedi questa è la maglia adatta, tu che ne dici?” ” Con quella maglia, nonna, puoi fare la fogna”

E andare alla Ipercoop a scambiare figure, oggi pomeriggio, perché ne manca una. Anche questa è vita, anzi è la mia vita! Buona domenica.

La comunicazione finale

Un video divertente, il montaggio del discorso del ’94. Un commiato ironico.

Da Repubblica

Ci  sono polemiche perché la gente ha festeggiato le sue dimissioni. Perchè stupirsi? dopo tutto quello che ha detto e fatto contro gli avversari polititici e gli elettori di sinistra? Io ricordo ancora la parola coglioni riferita a chi votava a sinistra. Adesso sappiamo chi sono! Non noi di certo, anche se il nuovo governo ci strapperà lacrime e sangue e non si sa bene che legame abbia con le banche e le agenzie di rating, quelle che decidono se gli investimenti in una nazione sono economicamente vantaggiosi o no. Sarà tutto da vedere. Per ora sappiamo per certo che l’egonano ha fatto solo i suoi interessi e ci ha portati verso il baratro. Altro che brindisi! Fuochi d’artificio ci volevano! E in ogni caso una bella e sonora risata! Bay bay!