La provincia. 1 Il paese.

Nel film “parenti serpenti” una madre dice alla figlia di smettere di mangiare che ha già un culo che fa Provincia. Come se solo in provincia ci fossero le persone grasse e trascurate. Invece le ragazze qui sono molto attente alle diete, al trucco, ai vestiti per non sentirsi in imbarazzo nei confronti delle altre e pure i compagni ci tengon all’aspetto. La provincia inizia con campi coltivati ai lati di una strada non troppo ampia. La strada, che porta al mare ha alcune curve e incroci trafficatissimi che nel tempo sono state riempite di rotonde. Sembrano padelle della sagra di SanGiovanni. Enormi e impossibili da tenere sotto controllo. Le case, una volta solo trattorie di ristoro per villeggianti sulle carrozze o mercanti, le trovi ai due lati della strada in una serie ininterrotta. Lo hanno chiamato il paese lungo. Trovi la chiesa “vecchia” all’inizio, la casa comunale a meta’, la farmacia qua e là dal ponte, negozi e bar verso la fine. Se hai bisogno di qualsiasi cosa, tipo pregare o farti un certificato o comperare il pane preparati che c’è da camminare. Naturalmente attorno , specialmente dalla parte della campagna sono state costruite altre case, insediate altre attività’ . Ma le principali sono lungo la strada che unisce due caselli ferroviari. Il treno a una sola rotaia circonda il centro abitato in un abbraccio costante ritmico, tanto da dare l’ora agli abitanti delle case che ci si affacciano. L’ultimo passa alle 22, 45 , solo ritorno alla stazione centrale della città ma non si ferma. Un paese isolato di notte, se ti vuoi muovere hai bisogno dell’auto alla faccia della mobilità sostenibile.

Ma alla fine abbiamo tutto : bar di diverso tipi, per signore, per sportivi, per gli “umarels”, fornaio bravissimo, pizzerie a iosa dal vero napoletano a quello che ti porta la pizza a casa, pasticceria buona e pure cioccolateria. Per mangiare non c’è problema di giorno, di sera poco. E sulla strada principale si affacciano attività gestite da stranieri: due bar, una sartoria, un negozio di frutta e verdura, più fuori due enormi magazzini, una pizzeria, una parrucchiera, una estetista. Ma se giri non vedi alcun straniero. Sono tutti occupati. Quindi non ci sono problemi di convivenza, anche perché la gente che viene da fuori e’ tanta.

Flash: ore 10,25 del 2 agosto 1980.

Oggi sono contenta, ho preparato i bagagli per il campeggio, nuova meta e andrò in Umbria.Prima devo tagliarmi i capelli; è una tradizione, ogni anno prima di partire mi faccio fare una pettinatura corta e comoda. La strada è assolata, fitta  insolitamente di auto; è strano che il 2 agosto anche in città ci sia tanto traffico, ma è sabato, il sabato prima delle ferie.

Avanzo lentamente in via Massarenti, di fronte all’Ospedale Sant’Orsola in direzione i viali di circonvallazione, all’improvviso sono scossa da un botto  fortissimo che rimbomba  dentro l’abitacolo.  Poco a poco una colonna di  fumo nero si alza, a destra, là in fondo. Che cosa sarà successo? Sono molto spaventata, il cuore inizia a battermi forte. Sarà stata l’esplosione di una casa, una bombola? Nell’aria risuonano le sirene dei vigili, delle autombulanze, come grida disperate, continue.

Mi viene la pelle d’oca. Il traffico è paralizzato, non gira più nessuno, nemmeno sui viali, là oltre la macchina.

No, non è normale tutto questo, poi arriva un taxi a tutta velocità che svolta dal viale strombazzando in modo continuo. Le macchine, in fila al semaforo, si spostano per lasciarlo passare, si pigiano alla destra di via Massarenti. Pochi secondi e arriva un autobus, il 37, che strombazza, come volesse dire fatemi passare, ho fretta, ho fretta. I finestrini sono coperti da lenzuola bianche, forse è sporco di qualcosa,  da qui non si vede bene, un’ auto sulla mia sinistra copre la visuale. Il bus accelera quando è in via Massarenti seguito da un taxi, poi da una macchina della polizia, poi un altro bus. No non è normale tutto questo, non lo è. Tutti i claxon fanno un clamore infernale, ma appena passa il bus tacciono. Abbiamo capito è successa una cosa tremenda, ma ancora non sappiamo niente. Non esiste il cellulare  o il tablet a cui chiedere notizie, dobbiamo aspettare di incontrare una persona che ci informi. La radio, ignara, trasmette canzonette e pubblicità.

Di colpo il semaforo ritorna verde e tutte le auto si infilano obbligatoriamente a sinistra, dall’altra non si può andare, il traffico è fermo. Il vigile a braccia aperte in mezzo alla corsia dei viali, fischia perentorio e nervoso, lasciando spazio ai mezzi che a intervalli regolari si dirigono al Pronto Soccorso. Sono sempre più spaventata. No, il 2 agosto non può essere che si scatena una disgrazia così, siamo tutti in vacanza.

Decido di andare  dalla parrucchiera, certa che troverò delle informazioni; dei capelli non me ne importa più niente.

Le donne parlano in modo concitato: è stato un boiler, ho chiamato la mia amica che lavora al bar di fronte alla stazione. Io la mia amica della Camst, il ristorante della Stazione, non riesco a contattarla, il telefono non suona neanche. No, ma sicuro, han detto che ci sono una sacco di feriti. Ma un boiler non può fare tanti feriti! E’ caduta la parete che separa il ristorante dalla sala d’attesa, no è caduto il soffitto, ma no ma dai è stato un boiler, ma no è scoppiata una bombola di gas della cucina del ristorante, ma credi che farebbe tanto danno?

Silenzio, poi squilla il telefono, è l’amica della parrucchiera che ha il negozio di computer di fronte alla stazione. Rimbombano le parole nel negozio ammutolito e sui visi sempre più perplessi delle donne.

 

Il ristorante della Camst non c’è più, c’è un buco dove c’era l’ala sinistra della stazione.

La polvere e i calcinacci si sono depositati e la vista è terribile: pietre e morti dappertutto, la stazione era piena di passeggeri.

E’ saltato in aria anche il treno del primo binario. Ci sono tanti morti, i soccorritori non sanno come fare. Hanno caricato la prima parte dei feriti su un autobus con i finestrini coperti da lenzuola bianche, poi taxi, ambulanze, auto dei privati, in un corteo continuo e straziante.

Non è stato un boiler, è stata una bomba.

Maledetti. Mi viene da piangere e penso alle stragi della Banca di Piazza Fontana, del treno di San Benedetto del Tronto. Ancora una volta hanno colpito gli indifesi. Bastardi.

Pensare a quel giorno mi fa lo stesso effetto di angoscia e paura, perché ancora non conosco il nome di chi ha ordinato la Strage del 2 agosto 1980, 82 morti straziate, dilaniate  e più di 200 feriti in un giorno di sole. La Strage che ha cambiato la storia.

Razzismo e il nero dell’anima

Che cosa sta succedendo agli italiani? Stanno diventando tutti leghisti e razzisti? In questi giorni ci sono troppi attacchi a persone di colore urlando di andarsene come forsennati. Perché? Mi sono venute in mente due spiegazioni; la delusione per i cinque stelle o il desiderio di un paradiso perduto mai esistito. I penta stellati sono governanti impossibili. Hanno promesso il mondo in campagna elettorale e in realtà non sanno nemmeno più chi sono. Annaspano dietro le loro diverse anime e stanno strippando. Là No Tav e l’Ilva ne sono l’esempio lampante. In tutti e due i casi non sanno che pesci prendere, alienandosi gli elettori che si spostano a destra. A sinistra non c’è nessuno,

La Lega ne approfitta. Salvini manda messaggi fascisti che non ripeto, ogni giorno e razzisti ogni momento ma senza scoprirsi troppo. E tutti lo seguono, rincuorati dalle sue certezze. Certezze di un mondo migliore senza extracomunitari, più sicuro con le pistole in casa, tranquillo e sereno con famiglie da cartolina e la negazione dei diversi. Tutti dietro a questo pifferaio magico. Perche? Una volta e’ scoppiata la mania degli orologi Swatch. Tutti a comprare sti orologi di plastichino, venderli, ricomprarli e dopo un paio d’anni ritrovarsi con plastichina da buttare e tanti soldi spesi. Una moda acritica, indotta dal passaparola.

Mi sa che sia così anche ora . Il racconto di questo mondo perfetto , mai esistito sta attorcigliando la mente dei piu’. Un rinforzo continuo di chiacchiere senza una vera realtà’. Uno stillicidio di speranze e illusioni. Il bisogno di credere che la crisi dipende dagli stranieri, e non dal mondo che cambia inesorabilmente. Il bisogno di credere che una pistola in casa renda più sicuro il tuo mondo, che poi se spari a un altro essere umano sarai tormentato per sempre, il bisogno di credere che un mondo di uguali sia uguale.

Non ho soluzioni a tutto ciò’, ho solo una notevole preoccupazione per ciò che sento e vedo. Perché quando il popolo si risveglierà sarà un macello!

Se viene la nausea

Ancora orrore in questa estate “cattiva”: naufraghi . Nei rottami di un barcone galleggiano i cadaveri di una donna e un bambino, mentre una seconda donna è rimasta fortunosamente viva. Li hanno trovati quelli di OpenArms, una Ogm che salva i profughi. Loro dicono che la guardia libica li ha lasciati lì, in mezzo al mare perchè non volevano tornare in Libia. I libici dicono che non è vero. Ma la verità è che ci sono due persone morte e una sopravvissuta e in mare non ci sono andati da soli. Il ministro dell’orrore si chiama fuori. “Non ho mai detto di lasciarli morire in mare”. Impedire alle Ong di soccorrere i naufraghi che cosa è? Inumano

A vedere il filmato e a sentire tutto il chiacchiericcio pieni di odio  mi è venuta una nausea persistente, che non passa.

Parole

Le elezioni sono terminate come pure i ballottaggi. Ne viene fuori un governo anche locale a destra. Domina la paura, reale o indotta dai media. E quando c’è paura si stringe quello che si ha, si conserva, si cerca di mantenere lo statu quo. Non si sperimenta, non si osa, non si cerca una strada diversa da prima. Qui

al momento non c’è cambiamento. Mancano le parole per raccontarlo sia sui piani per il lavoro che in quelli sociali. Tutti applaudono al nulla. Perché dopo due mesi e mezzo non è stata approvata alcuna legge che proponga questo famoso cambiamento. Poi si andrà in vacanza. Se ne riparla a settembre, nel mentre i barconi pieni di povera gente continuano a navigare nel Mediterraneo, i porti sono ancora chiusi ufficialmente, i disoccupati non trovano lavoro, anzi aumentano di numero, la gente diventa più povera ma non va a fare i lavori che fanno gli stranieri ecc. Il fatto più grave è che i giovani se ne vanno e restiamo noi abbracciati alla roba, alle idee del passato. Il cambiamento è lontanissimo, ma l’uomo in nero, fascista, è vicinissimo. Avessi venti anni me ne andrei anche io!

Il prima e il dopo

C’era una società fondata sul lavoro, sulla tradizione, sulle buone cose e sulla religione. Non vivevano tutti bene, alcuni , pochi, benissimo , la massa insomma, spera a di migliorare. Con il trascorrere del tempo la società si trasformò in un amalgama informe. Il lavoro sempre a tempo determinato, le tradizioni annullate dalla televisione di tanti telefilm americani, la religione sconfitta dalle sue stesse contraddizioni. Ma questo popolo voleva continuare a vivere come prima e anzi migliorare e allora apri i cancelli a tanti lavoratori stranieri che chiedevano meno soldi e facevano meno storie. Con il tempo lavoravano loro sempre saltuariamente, in nero e senza diritti. I giovani del popolo così furono costretti ad emigrare per fare i lavori che in patria non volevano fare, anche all’estero sottopagati, e spesso non in regola. Piano piano la società si rese conto che non aveva più i suoi giovani, non avevano il lavoro e anche i risparmi di una vita stavano terminando. Arrivarono un paio di furboni che raccolsero i lamenti della società e raccontarono che si potevano mandare via gli stranieri, si potevano pagare meno tasse, si scoprì poi , solo per i ricchi e che a chi non non trovava lavoro, che però non c’era proprio, sarebbe stato dato un sussidio, il reddito di cittadinanza. Allora molti li votarono. Ma mancavano i soldi e salto’ tutto. Ma il vero progetto era fare come nel Pifferaio magico, trascinare il popolo al limite di una terra sconosciuta dove ci sarebbe stato sempre meno lavoro, sempre meno denaro e la maggioranza avrebbe vissuto in poverta’ sottopagati e senza futuro. Ma nessuno credette alle Cassandre.

San Remo

Nella mia vita San Remo rappresenta una pausa dalle abitudini. Nel senso che anziché piazzarmi davanti al tv e zigzagare da un a canale all’altro per poi prendere un libro e andare a leggere, vado direttamente a leggere, fuori con amici, al cinema. Quando mi è preso il capriccio di vederlo poi me me lamento per tutto l’intero anno fino alla prossima edizione. Perché poi io guardo i vestiti e in questi anni la moda si sa è molto destrutturata.

La musica del festival è da festival, anche noiosa delle volte. banale. Ma quest’anno ho ascoltato la canzone della Mannoia e l’ho trovata interessante, molto, quai un inno alla cita. Infatti la Mannoia non è da festival è da concerto in ampia sala, con comode plotone e tanta voglia di immergersi nelle atmosfere  create dalla sua voce.

 

 

Ma le armi si comprano al supermercato?

E notizia di ieri che hanno arrestato quattro italiani venditori di armi in Libia. Probabilmente freelance, visto che li hanno arrestati, <altrimenti non ne parlavano nemmeno. Oppure come nel caso di Ilaria Alpi i media l’avrebbero tenuta lunga  e riempito le pagine di false piste. Ciò che mi chiedo è ma dove si compra un elicottero da guerra, venduto come autoambulanza? Si sa che c’è una fiera delle armi annuale, ma non credo che chiunque possa tornare a csa con un kalashnikov. Poi cercando come si scrive è venuta fuori la scritta Kalashnicov prezzi. Sì forse si comptra al supermercato. Ma noi non siamo in USA !

La via di fuga

Non c’è via di fuga, non esiste. Mai come in questo periodo mi sento  in prigione, una prigione di costrizioni, obblighi, doveri e obbedienze .

Si sa prima lavoravo in un mondo anarchico, in modo anarchico, gustando i sogni del futuro e le aspettative. Ora lavoro dentro un loculo di quattro persone tristi, annoiate, scocciate e freddolose. Le mie finestre aperte sull’aria del cortile  sono chiuse da incomprensibili ostacoli termici e atmosferici. Non si ride più. E la cosa mi mette una tristezza che ogni giorno posso quantificare in base alle risate, sempre più rare e ai pensieri positivi, sempre meno presenti. Una tristezza assurda.

Dovrei adottare la resilienza, ma ammetto di non sapere nemmeno dove sia. Un’anima creativa muore dallo sfinimento più che dalla fatica. Il grigiore del travet, adesso so di che cosa si parla e non so come si possa fare a trascorrere una vita così!  Ma potrebbe essere che oltre le apparenza ci siano persone molto alternative, vitali, contestatrici. Nel mio piccolo no.  Un mondo di donne piccole piccole, legate alla loro sopravvivenza e al loro piccolissimo spicchio di potere. La burocrazia al potere. Ma sono arrivati al potere uomini…giovani, nel pieno della vitalità e della carriera…ne vedremo delle belle!!!

Allora sorrido! E metto bollini sulla mia personale collezione di soddisfazioni!

Sera

Niente. Solo pioggia.Non succede niente. Anche la mente ha staccato i contatti con la realtà, mentre si immerge in letture più o meno amene mentre il tempo scorre lento, ma implacabile.

In effetti non ho niente da pensare; ogni tanto è bene stare in standbite, lasciando che la vita scivoli addosso.

O meglio ci sono molte cose ma non voglio pensarci!

Questa sera, sull’onda del far niente sono andata a una festa su Cuba. Cuba non c’era, almeno quella che mi immagino io, ma la musica era interessante e piacevole. Ritmata, irresistibile. Come questa

Il cibo invece era tristissimo.

Ma questo penso sia megliocucina_cubana-620x402