Category: Ecologia

Se ci comprano i cinesi…

Se i cinesi acquistano i nostri debiti che cosa vogliono in cambio? Ci salveranno dalla recessione e dal fallimento in cambio di che ? Non gratuitamente, penso. Sono arrivati in Europa spinti dall’economia dei più spregiudicati affaristi con le cineserie a prezzi quasi zero e noi abbiamo abboccato. Non abbiamo visto che dietro lo sparuto gruppo dei negozianti ci sono  un miliardo e mezzo di cittadini affamati e desiderosi del nostro benessere. E se per caso a loro non interessa, poco male, ci sarà la pubblicità a far venire i bisogni. Dunque che cosa gli daremo in cambio? Che già non abbiano. Contratti stracciati e pagamento quasi a zero delle ore di lavoro, come sta avvenendo. Mi dicono che in Cina non è tutto rose e fiori, gli operai si stanno organizzando e diventa più difficile fare dei guadagni. Ma loro sono tanti e noi un numero minuscolo, una punta di spillo direi.  Vuoi mettere uno sciopero di cinquecento  milioni di persone, loro, contro un milione, noi?
Proprietà dei monumenti e delle zone di interesse turistico saranno molto desiderate,
da  vendere  poi agli americano, inglesi o arabi , meglio gli arabi, sono più  ricchi . Alla fine si studierà il cinese nelle scuole e si mangerà riso alla cantonese anziché risotto allo zafferano. A me non cambia molto, ma la libertà ne soffrirà certamente. Quindi forse, prima di venderci ai cinesi è meglio pensarci. Si sa mai che il prossimo presidente non abbia gli occhi a mandorla, alla faccia della Lega che tace e tace, pavida e opportunista!

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Metodi di pulizia della nonna e non solo

Leggo un articolo interessante che consiglia di sostituire i detersivi chimici con sostanze meno aggressive e velenose, come ai tempi della nonna. Ricordo tempo fa la pubblicità di un nuovo detersivo liquido che recitava ” tutto in uno”. Un solo detersivo per tutte le pulizie di casa. Sospetto che non abbia venduto abbastanza perché dopo sei mesi lo hanno  sdoppiato e ora sono quattro i detersivi, divisi canonicamente : per sgrassare, per bagno, per cucina, per pavimenti. In ogni confezione c’è scritto anche di testarlo, perché corrode. In altri detersivi c’è scritto di usarli su superfici di plastica nate  solo da dieci anni , perché macchiano. In parte è una necessità. quella dei numerosi detersivi sostenuta dalla pubblicità, in parte dalla eccessiva importanza che, da sempre, ha la pulizia domestica in casa. Non voglio dire che dobbiamo avere case come nella trasmissione “case da incubo”, molto inglese, in effetti. Nemmeno però che sembrino delle sale operatorie, dove tutto è pulitissimo e inutilizzabile. Basterebbe poi che nelle pulizia di casa ogni componente  della famiglia si  occupasse di una pulizia. I single uomini  tengono puliti i loro appartamenti e quindi perché non dopo il matrimonio? Fatica, mancanza di tempo, poca attenzione ai problemi dell’inquinamento. La verità è che è più complesso prendere bicarbonato, succo di limone, sale o aceto e fare diversi  composti chimici per pulire. La chimica, si sa, è una materia sconosciuta ai più. Si fa prima ad afferrare uno spray e via, sulle ali del pulito ( forse).

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Riprendiamoci il voto

Sta andando avanti la raccolta di firme del referendum per abrogare il porcellum, definizione del suo  inventore, tale Calderoli, famoso anche per la maglietta con il disegno del maiale indossata in Libia, quando erano amici di Gheddafi, ma non troppo.

Mi sembra importante abrogare questa legge, visti gli effetti che ha prodotto; anche se ogni deputato eletto farà sempre quello che gli serve per restare il più possibile in carica e non approvare leggi che lo penalizzino, di qualsiasi schieramento sia. Molto italiano come concetto. Insomma al posto del porcellum il mattarellun, non so bene perché questo nome. Sarà per invogliare le casalinghe, poche, che ancora sanno tirare la sfoglia con il mattarello? In ogni caso va cambiata questa legge da consiglio di amministrazione, in cui si entra per nomina delle varie lobby, ma va!, dopo l’approvazione del capo. A questo punto ci si chiede quanto avranno avuto in cambio i nominati, oltre alla poltrona , dato che tutti hanno altri benefit personali. Chi la presidenza di una provincia, chi la nomina in un consiglio si amministrazione vero, chi a capo di un ente pubblico, chi, come Bondi prima ministro poi consulente della Mondadori. Noi ci rimettiamo sia come cittadini che come grandi lettori, purtroppo. Ormai l’intreccio fra politica, poca, camere da letto molte, consigli di amministrazione e grandi appalti è degno di un romanzo alla Michael Crichton. Venti volumi e duemila personaggi, un’unica fonte.  Ebbene, abolendo la legge elettorale attualmente in vigore si potrebbe riportare il voto in mano ai cittadini, con le preferenze e la faccia di chi si fa  eleggere. Perché se c’è una cosa che infastidisce è chi imbroglia in casa, nel proprio territorio. Roma è lontana, indefinita come realtà. E i deputati eletti nelle liste bloccate non hanno volto, non esistono, nascosti da un anonimato di comodo, anche quando appaiono in tv, omogeneizzati e uguali. Dovendo spendere tempo e energie per convincere le persone a scrivere il loro cognome sulla scheda, dovranno essere convincenti. Anche  se il rischio di voto di scambio c’è, ma c’è comunque, quindi…riprendiamoci il voto, iniziamo da questo.

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Blog letterari

Cercavo blog letterari per tenermi aggiornata sulle ultime polemiche o sulle ultime recensioni osugli ultimi avvenimenti letterari, appunto, e sono capitata su Come la carta e l’articolo che tratta proprio dei blog letterari. Più al centro di così. Ebbene, leggendo l’analisi che l’autore fa del centenuto dei post dei blog letterari, ho sentito una certa ironia. L’ho trovata gradevole, anche  seria e documentata.

Io frequento poco i blog letterari perché non seguo le discussioni su argomenti che avverto molto estranei, nè seguo le ultime pubblicazioni e ultimi autori, specialmente quando vincono premi. Sono un poco fuori dal giro degli intellettuali. Leggo i libri secondo l’umore del momento e sono arrivata quasi alla perfezione. Vado in libreria o in biblioteca a volte con il titolo del volume, altre mi lascio attrarre dalla copertina, da qualche frasi che mi ha colpito qua e là, a caso. Di solito sono buoni libri. Ho letto Canale Mussolini esattamente un mese  fa, dopo un anno dalla sua vittoria allo Strega. Se fossi stata un critico letterario avrei potuto mettere in evidenza che il libro è a volte confuso e con troppi personaggi in azione. C’è pure un punto all’inizio in cui il linguaggio si modifica e da aulico,quasi, diventa più ruspante. Nulla da eccepire se non che il passaggio di stile pare un salto dalle stelle alle stalle alla rovescia. Nel blog letterario si pubblicano anche racconti seri, serissimi e perfetti. Ma nei blog letterari si parla molto di editing e di editor, il sacerdote della letteratura. Figura paragonabile all’enologo, stesso compito, stessa lotta, forse stesse armi? Migliorare il prodotto grezzo per poterlo vendere al mondo intero. Il loro lavoro è importante perché media fra l’autenticità dell’autore e l’industria che vende libri, prodotti commerciali.

Ogni tanto passo e leggo articoli vari, così per poter dire che ho letto questo e quello. perché se non sei dell’ambiente devi presentare le tue credenziali e io ne ho molto mene di altri. Non è che per questo valga meno, ma non  ho argomenti di conversazione attualissimi. Devo aggiornarmi e quindi torno al punto di partenza. Sfoglio i blog letterari a caso.

Ho incontrato anche questo blog, interessante.

E-book a quattro mani, da Remo Bassini

Un “concorso”inventato da Remo Bassini: scrivere un racconto a quattro mani, argomento a scelta. Ho già partecipato nel 2009, come compagna di avventura Silvia, che nemmeno conosco di persona, incontrata in rete, anzi messa in contatto da Remo. Quest’anno abbiamo lavorato in fretta, il caldo e le vacanze ci avevano distratte dell’evento. Poche email, dice Silvia, vero, due giorni di scrittura e un input interessante da parte sua. Pubblico il brano, poi metterò l’ebook con tutti gli altri racconti, i primi tre hanno vinto.

Zucchero filante

Adoro il profumo dello zucchero filato. Fin da piccolo lo avvertivo da lontano, nascosto fra i mille odori del Luna Park e correvo verso il carretto dove un uomo sorridente riusciva a fare enormi fusi di filo bianco dolce e molliccio. Affondavo i denti soddisfatto e mi ritrovavo con la faccia tutta appiccicosa. Il suo profumo penetrava nel naso e diffondeva un senso di abbraccio che mi rilassava. Anche le ciambelle fritte erano una tentazione ma mia madre le vietava per la mia tendenza alla rotondità. Era per mangiare lo zucchero filato che accettavo di andare al Luna Park. Come ora, per mio figlio e per lo zucchero filato. A dire il vero, quando era più piccolo, lo chiamava zucchero filante.
Non ho mai amato il chiasso e la folla. Per non parlare delle mille luci lampeggianti delle varie giostre. Rosso, blu, giallo, rosso, blu, giallo, all’infinito. Mi turbava tutto quel colore pulsante. La ruota panoramica invece era qualcosa di fantastico. Esiste giostra migliore?
L’emozione più forte era restare lassù, seduto dentro il cestello, fermo, con il cuore che batteva forte, a scrutare l’orizzonte e cercare con gli occhi il punto in cui il cielo si fondeva con la terra, un punto così lontano che non ho mai ritrovato. Nella terra dove non si distingueva più nulla, immaginavo mostri da sconfiggere e principesse da salvare.
“Vieni qua, devi stare vicino a noi” ripeteva mio padre quando mi allontanavo per vedere i pesci rossi nuotare in circolo dentro bocce di vetro così piccole da far venire la claustrofobia. Sarebbe ,pensavo, come tenere un uomo in una vasca da bagno: non è poi così comoda!
“Angelo, tieni i gettoni per le giostre. Quando sono finiti andiamo a casa” diceva mia madre mettendomi una decina di monete di plastica colorata in tasca. Mi chiedevo perché non potessi usare i soldi di carta del monopoli che secondo me valevano di più, e avrei potuto fare più giri. I gettoni, adesso, esistono solo per le giostre dei bambini nei centri commerciali. Se vai nei parchi paghi un ingresso, spesso salato, e accedi a tutte le attrazioni, ora le chiamano così. Mi spiace non ripetere il gesto di porgere i gettoni al giostraio che passava con il barattolo, udire il tintinnare del metallo, come autorizzazione per poter gioire ancora una volta di un volo, di un giro, di due urla di spavento.
Mi piaceva molto osservare mio padre che tentava di vincere il peluche gigante a forma di cane sparando su lattine disposte a triangolo come un castello di carte. Posava il calcio del fucile sulla spalla e, dopo avermi fatto l’occhiolino, sparava nel mucchio. Non aveva mira e quelle non crollavano mai, neppure quando diceva “Hai visto che le ho prese?” e io annuivo per farlo contento.
Non capivo perché i peluche erano sempre di improbabili colori: il cane giallo, l’elefante azzurro, la balena rosa. Giusto la rana era sempre verde, forse per farle un dispetto.
Ora che sono padre è tutto diverso: la ruota panoramica è la giostra più sfigata. “Vuoi mettere le montagne russe?” dice mio figlio per convincermi a fare un giro che in trenta secondi ti permette di vomitare l’intero pasto appena ingerito.
Il missile, le montagne russe, la nuvola, il galeone dei pirati mi scuotono fino dal profondo, risvegliano in me la paura della velocità o dell’altezza e non riesco nemmeno a pensare. Tutto si addensa in pochi secondi, brucia dentro l’adrenalina che esplode. E’ un viaggio mentale, e ne esco sempre shakerato, come dice mio figlio ridendo soddisfatto. Gli piace l’idea di diventare per qualche secondo più coraggioso e forte di me. Poi entriamo nella sala degli specchi come quando ero piccolo e in alcuni ritrovo la mia immagine tonda e burrosa di quell’epoca, in altri sono così basso da sembrare io il figlio e lui il padre, alto e magro.

“Papà, queste sono giostre antiche” dice facendomi sentire un relitto mentre mi trascina verso la nuovissima attrazione in 3D. Fingere di essere su un carrellino che percorre una miniera sotterranea è divertente. Come pure navigare dentro un fiume con le rapide con il rischio costante che la canoa si ribalti per la corrente vorticosa e le rocce che affiorano dal fondo scuro. Solo quando si riaccendono le luci ricordo che è tutto finto, tutto inesistente e noi ci troviamo nella pianura piatta, arida a volte. Mi piace questo mescolare dei sensi e scoprire il profondo coinvolgimento della realtà virtuale.

Mia moglie si rifiuta di venire con noi. Dice che è un modo stupido per buttare dei soldi, ma sospetto che voglia lasciarci soli, permettere a noi due di trascorrere del tempo insieme.

Dopo qualche ora di gioco ci fermiamo al carretto dello zucchero filato dove una giovane straniera ci sorride mentre affusola i cristalli di zucchero dopo aver chiesto “Volete bianco, rosa o azzurro?” ne gustiamo uno ciascuno, rigorosamente bianco, e troviamo la complicità che non ho mai avuto con mio padre. Fortuna, almeno lo zucchero filato è rimasto, quasi, quello di una volta.

A quattro mani 2011

Ci sono troppe zanzare

Zanzare tigre la mattina, zanzare nostrane la sera, zanzare assetate di sangue la notte. Non basta il ventilatore, (per il condizionatore non ho ancora vinto la battaglia, troppo antiecologico, sigh!) per mandarle via. La verità è che mi pungono in continuazione, perché ho il sangue caldo, forse dolce, forse di un qualche gruppo sanguigno particolare, molto inseguito dalle zanzare. Sicuramente un sangue appetibile!  L’estate è anche questo: tedio per  il ronzio degli insetti volanti, per il caldo eccessivo, anche 37  gradi,  non un refolo di vento, ultimamente. Che rimane? Libri da leggere, molti, passeggiate, poche, a causa dell’afa, la vita più lenta. Perché il ritmo della vita a volte si interrompe e allora è indispensabile adeguarsi, per non  soccombere. Dopo questa estate rovente cambierò lavoro, farò progetti a breve scadenza, meno diluiti nel tempo,  forse, ma non so se riuscirò, prenderò la vita più lentamente. La curiosità mi sostiene, come sempre.

Che scriverò in questo nuovo blog? Argomenti  ce ve sono tanti e io poi mi sono trasferita qui da un altrove, e qui non conosco nessuno. Ma non importa, ogni cambiamento porta con sé nuove prospettive e nuove attese. Che scriverò dicevo? Di letteratura,di libri che leggo e di cose (romanzi e racconti mi sembra impegnativo) che scrivo, di attualità, di vita. Come sempre!   Riri52