Categoria: Donne

Fb, il bullismo e il pensiero unico

In questi giorni ho commentato molto su Fb e naturalmente sono stata bullizzata. Cioè uno a caso ha estrapolato un mio commento e l’ha inserito in un a codice in cui diceva ai suoi seguaci di linciarmi. Per fortuna non c’era molto da linciare, il mio era un commento moderato e raziocinante che terminava con un ognuno guardi quello che vuole.  Purtroppo la mia inesperienza gli ha permesso di cancellare il post e evitare una querela. Mi ha avvisato una persona che non conosco, ho salvato il post sugli articoli da salvare ma non è stato sufficiente. Sto cercando se lo trovo nella rete, ma dubito, visto che lo ha cancellato alla fonte.

Mi chiedo che senso ha invitare coloro che leggono i post a linciare qualcuno, forse sono alla ricerca di quel Pensiero Unico che tanto negano. Una mi amica, a cui ho raccontato l’episodio mi ha detto di smetterla di  commentare e di dedicarmi ad attività più leggere.

Ebbene no, non posso farlo. Siamo in un momento epico della storia italiana. La trasformazione, che non è cambiamento è assoluta. Stiamo tornando agli anni ’50 sia nella stile di vita, povertà, incertezza, lavoro che salta velocemente, che nei diritti con l’avanzata di teorie medioevali sul ruolo della donna. Ricacciata nell’angolo della casa a conservare il focolare, curare i figli,  far quadrare il bilancio, messo in crisi dal lavoro che manca. Poi i diritti due Gay e del fine vita. Tra poco toglieranno anche i canali tv, o faranno  la tv monotematica, stanno già dicendo che i giornali devono mantenersi con le proprie entrate e che dalle grandi opere si deve arrivare alle piccole opere.

Negli anni ’50 ci sono già stata e di tutto questo ne ho già avuto prova, vorrei evitare di tornarci. La donna succube del marito economicamente e psicologicamente, la tv che non lascia vedere il mondo oltre la siepe, i diritti che non ci sono li ho già vissuti e ne ho avuto abbastanza. Se il mio ostinarmi a diffondere filmati, riflessioni  e ironia su quello che accade mi costa sopportare qualche atto di bullismo da gente ignorante, pazienza.

Supero prove ben più complesse.

All’autore di tutto ciò auguro di fare la mia strada e non sarà in discesa.

 

Pillon e la dignità.

Pillon e’ un senatore eletto fra le file della Lega, fa il mediatore matrimoniale: entra nel vissuto delle coppie in crisi e gli dice come devono comportarsi. Essendo anche un cattolico integralista ama molto la famiglia uomo donna tanti figli, e lei a casa a fare l’angelo del focolare .

Ha presentato un progetto di legge per rivedere l’attuale affido condiviso con tutta una serie di proposte assurde, sempre per fare stare meglio i bambini dice lui  egli altri che lo hanno firmato, tipo un mese dalla mamma , un mese dal papà, per un alternarsi e alienarsi aggiungo io maggiore. Ha concesso una intervista in cui ha letteralmente dichiarato che è contro l’aborto e che se dipendesse da lui costringerebbe le donne a partorire per forza. Mi vengono alcune riflessioni: tale odio contro le donne lo troviamo solo nelle sette più retrive e oscurantiste. Mi viene in mente l’ISIS per dire. Che non è una setta ma le donne le tratta da schiave, anzi le ha pure. Mai fino ad oggi avevo avvertito tanta derisione delle donne, nascosto dietro un non ben identificato bisogno democratico e di incremento demografico. Gli italiani hanno pochi figli quindi devono farne di più. e dunque le donne devono partorire dozzine di bambini. Secondo Pillon. In pratica un nuovo manuale fascista sulla pelle delle donne.

Gli uomini non trovano lavoro perché non c’è. Il governo non vuole creare nuovi posti di lavoro, ma ha come obiettivo quello di  sottomettere tutta la popolazione in nome di un non ben chiaro sovranismo . Naturalmente gli immigrati sono banditi, rifiutati.  Ma l’obiettivo dei politici dovrebbe essere quello di incrementare lo sviluppo economico, non far tornare le donne accanto al focolare, essere sottomessa all’uomo. Una visione del futuro da far paura.

La dignità cosa c’entra? Niente, perché in questi omuncoli non c’è’ dignita’ , solo odio.

Flash: ore 10,25 del 2 agosto 1980.

Oggi sono contenta, ho preparato i bagagli per il campeggio, nuova meta e andrò in Umbria.Prima devo tagliarmi i capelli; è una tradizione, ogni anno prima di partire mi faccio fare una pettinatura corta e comoda. La strada è assolata, fitta  insolitamente di auto; è strano che il 2 agosto anche in città ci sia tanto traffico, ma è sabato, il sabato prima delle ferie.

Avanzo lentamente in via Massarenti, di fronte all’Ospedale Sant’Orsola in direzione i viali di circonvallazione, all’improvviso sono scossa da un botto  fortissimo che rimbomba  dentro l’abitacolo.  Poco a poco una colonna di  fumo nero si alza, a destra, là in fondo. Che cosa sarà successo? Sono molto spaventata, il cuore inizia a battermi forte. Sarà stata l’esplosione di una casa, una bombola? Nell’aria risuonano le sirene dei vigili, delle autombulanze, come grida disperate, continue.

Mi viene la pelle d’oca. Il traffico è paralizzato, non gira più nessuno, nemmeno sui viali, là oltre la macchina.

No, non è normale tutto questo, poi arriva un taxi a tutta velocità che svolta dal viale strombazzando in modo continuo. Le macchine, in fila al semaforo, si spostano per lasciarlo passare, si pigiano alla destra di via Massarenti. Pochi secondi e arriva un autobus, il 37, che strombazza, come volesse dire fatemi passare, ho fretta, ho fretta. I finestrini sono coperti da lenzuola bianche, forse è sporco di qualcosa,  da qui non si vede bene, un’ auto sulla mia sinistra copre la visuale. Il bus accelera quando è in via Massarenti seguito da un taxi, poi da una macchina della polizia, poi un altro bus. No non è normale tutto questo, non lo è. Tutti i claxon fanno un clamore infernale, ma appena passa il bus tacciono. Abbiamo capito è successa una cosa tremenda, ma ancora non sappiamo niente. Non esiste il cellulare  o il tablet a cui chiedere notizie, dobbiamo aspettare di incontrare una persona che ci informi. La radio, ignara, trasmette canzonette e pubblicità.

Di colpo il semaforo ritorna verde e tutte le auto si infilano obbligatoriamente a sinistra, dall’altra non si può andare, il traffico è fermo. Il vigile a braccia aperte in mezzo alla corsia dei viali, fischia perentorio e nervoso, lasciando spazio ai mezzi che a intervalli regolari si dirigono al Pronto Soccorso. Sono sempre più spaventata. No, il 2 agosto non può essere che si scatena una disgrazia così, siamo tutti in vacanza.

Decido di andare  dalla parrucchiera, certa che troverò delle informazioni; dei capelli non me ne importa più niente.

Le donne parlano in modo concitato: è stato un boiler, ho chiamato la mia amica che lavora al bar di fronte alla stazione. Io la mia amica della Camst, il ristorante della Stazione, non riesco a contattarla, il telefono non suona neanche. No, ma sicuro, han detto che ci sono una sacco di feriti. Ma un boiler non può fare tanti feriti! E’ caduta la parete che separa il ristorante dalla sala d’attesa, no è caduto il soffitto, ma no ma dai è stato un boiler, ma no è scoppiata una bombola di gas della cucina del ristorante, ma credi che farebbe tanto danno?

Silenzio, poi squilla il telefono, è l’amica della parrucchiera che ha il negozio di computer di fronte alla stazione. Rimbombano le parole nel negozio ammutolito e sui visi sempre più perplessi delle donne.

 

Il ristorante della Camst non c’è più, c’è un buco dove c’era l’ala sinistra della stazione.

La polvere e i calcinacci si sono depositati e la vista è terribile: pietre e morti dappertutto, la stazione era piena di passeggeri.

E’ saltato in aria anche il treno del primo binario. Ci sono tanti morti, i soccorritori non sanno come fare. Hanno caricato la prima parte dei feriti su un autobus con i finestrini coperti da lenzuola bianche, poi taxi, ambulanze, auto dei privati, in un corteo continuo e straziante.

Non è stato un boiler, è stata una bomba.

Maledetti. Mi viene da piangere e penso alle stragi della Banca di Piazza Fontana, del treno di San Benedetto del Tronto. Ancora una volta hanno colpito gli indifesi. Bastardi.

Pensare a quel giorno mi fa lo stesso effetto di angoscia e paura, perché ancora non conosco il nome di chi ha ordinato la Strage del 2 agosto 1980, 82 morti straziate, dilaniate  e più di 200 feriti in un giorno di sole. La Strage che ha cambiato la storia.

Oasi di pace

Sono al fresco una oasi di pace con tanto di caffè , gelati , chiacchiere. Mi godo l’arietta che tira da sud. Vacanze in citta’ come tanti, per i motivi diversi. Ci sono io e il mio stroiler, con il filo che trasporta l’ossigeno dalla bombola al mio naso. Il tutto contenuto in un carriolino porta spesa verde, con tre ruote. Mi serve per superare le scale, i marciapiedi, i rialzi di cui è ricca la città. Esco, giro , mi muovo comunque. A volte percepisco sguardi di pietà o di irritazione, ma anche di sorpresa. Si può vivere anche così, l’importante è non farsi smontare l’ entusiasmo.

Le vie del petrolio

Trump, presidente degli Usa, ha detto alla Merkel, primo ministro della Germania che dipende troppo per l’energia dalla Russia.

Questo è il motivo che scatena l’attuale situazione di instabilità economica e politica. L’energia, il gas metano e il petrolio rappresentano la maggior fonte di energia non rinnovabile, ma posseduta da qualcuno. Dove si trovano il petrolio e il metano?

Incollo dal blog Verso la fine dell’economia, aggiornato al 2011

Il paese al mondo con le maggiori riserve petrolifere è piuttosto sorprendentemente il Venezuela, con 296,5 miliardi di barili di petrolio (ovvero il 18% del totale mondiale), dopo che fra il 2007 ed il 2010 sono stati scoperti i giacimenti di petrolio non convenzionale della cintura dell’Orinoco (pari a 220 miliardi di barili, ovvero il 74% del totale delle riserve petrolifere del paese sudamericano).

Al secondo posto c’è l’Arabia Saudita, con riserve petrolifere accertate pari a 265 miliardi di barili, seguita dal Canada, con 175,2 miliardi di barili di petrolio (di cui 169,2 miliardi di barili provengono dalle sabbia bituminose, scoperte nel 1999), l’Iran, con 151,2 miliardi di barili di petrolio e l’Iraq, con 143,1 miliardi di barili di petrolio.

Calcolando l’indice R/P (ovvero dividendo le riserve accertate per l’attuale produzione), otteniamo un numero, che corrisponde al numero di anni che occorrono affinché si esauriscano le riserve di petrolio dato l’attuale livello di produzione annuo. L’indice R/P a livello mondiale è pari a 54 anni, ma con marcate differenze fra i quindici paesi con le maggiori riserve petrolifere

Cina e Stati Uniti hanno quasi esaurito le loro riserve di petrolio, essendo rimasti con solo dieci ed undici anni rispettivamente di autonomia (dato l’attuale tasso di produzione e sempre che non ci siano nuove scoperte). Venezuela, Iraq e Canada sono i paesi che hanno la maggior autonomia (tutti oltre i 100 anni) , dato l’attuale tasso di produzione.

A livello globale, l’incremento delle riserve dovuto a nuove scoperte è stato maggiore rispetto all’incremento della produzione di petrolio, con le prime che dal 1980 (i primi dati disponibili) al 2011 sono aumentate in media del 2,9% l’anno, mentre la produzione mondiale di petrolio dal 1965 al 2011 è aumentata del 2,2% l’anno – nonostante l’impennata del prezzo del petrolio (segno che forse le nuove riserve scoperte non sono poi così facilmente sfruttabili dati i costi di produzione o la qualità del petrolio).

Da questo post si evince che la Cina e gli Usa hanno finito le riserve e ne cercano altre. Il petrolio del Venezuela interessa, ovviamente gli Usa e ne vediamo le conseguenze : guerra civile e povertà assoluta.

L’Arabia Saudita ne ha vendere, ha già sviluppato un grande business ma ha contro l’Iraq e l’Iran e quindi, fa la guerra a queste nazioni, nascondendola dietro il motivo religioso.

E noi? Noi abbiamo giacimenti di gas metano in Emilia, nell’Adriatico, ma l’estrazione è complessa. Il gas metano è complicato da scindere dalle rocce. Quindi non avendo materie prime in generale, petrolio gas naturale lo dobbiamo comperare e pagarlo a suon di milioni. A chi lo paghiamo per il riscaldamento e per le auto?

https://www.linkiesta.it/it/article/2016/01/14/gas-e-petrolio-siamo-sempre-piu-dipendenti-da-paesi-inaffidabili/28897/ In questo articolo si trovano notizie sulla nostra dipendenza energetica.

Tutto questo per sottolineare che la nostra instabilità politica nasce dal rapporto su chi appoggiare, per interesse e perché Il Ministro dell’Orrore si è sbilanciato verso la Russa.

“L’Italia si trova ad acquistare all’estero oltre tre quarti del suo fabbisogno energetico, pari a 124.7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio nel 2013. In sostanza, ogni anno dobbiamo importare più di 2 tonnellate di olio equivalente per ciascun abitante. La maggior parte di queste forniture proviene da Paesi con alta instabilità politica quando non apertamente in guerra. Nel caso della Russia, a complicare i rapporti ci sono anche le sanzioni che il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso la Ue ha da poco prorogato fino al 31 luglio 2016.”

Ma come la metteremo con gli Usa di cui siamo ancora un protettorato?

“Gli interessi che abbiamo dovuto “pagare” agli Usa per il debito contratto in 70 anni, sono maturati sotto forma di dipendenza – siamo un loro protettorato quando non un 51° stato – per un appoggio incondizionato a tutte le “iniziative” di Washington, alla nostra partecipazione alla NATO, e in tutto questo mai ci è stata data altra scelta che schierarci al loro fianco anche quando le nostre precarie condizioni economiche, la logica della pace e quella del rispetto dei diritti imprescindibili derivati dall’autodeterminazione degli stati sovrani lo avrebbero dovuto impedire.

Oggi, dopo l’Afghanistan e l’Iraq, ci troviamo di fronte ad una situazione molto pericolosa e simile a quelle scelte fallimentari, perché sono evidenti le intenzioni degli americani in merito alla situazione in Siria.”

Banchetti vuoti e poca gente.

Al mercato, formato da una ventina di banchetti abbastanza pieni di ogni merce dalle spille per capelli alle angurie e di prezzi diversi da un euro in poi, c’erano degli spazi vuoti. Mancavano sette o otto banchi, per li più gestiti da stranieri. Anche gli acquirenti scarseggiavano. Giornata grigia, tutti al mare? Dopo un giro veloce sono rientrata. Niente di particolare o interessante. Nessuno vendeva, tranne il contadino bio che stranamente aveva la fila. Spero non sia un anticipo del futuro. Savona, il ministro per i rapporti con l’Europa ha già suggerito che l’Italia potrebbe uscire dalla Unione Europea perché non ci vogliono. Tipo Grecia insomma. Mancano i soldi. E da questo periodo in avanti mancheranno anche gli stranieri che lavoravano e producevano parte delPil. Già in Riviera Adriatica gli albergatori accusano la carenza di personale e ufficializzano che gli stranieri vanno a lavorare in paesi dove la stagione è più lunga e sono pagati meglio. Non trovano personale preparato, ne che sia disponibile a lavorare di domenica. Gli immigrati sono diminuiti dell’ottanta per cento, quelli che lavorano qui vanno altrove, i nostri giovani pure e li capisco. Lavorare tipo a Londra facendo il cameriere è sempre meglio che fare il cameriere a Zadina, un nome a caso. Vuoi mettere la differenza! Ci andrei anche io!

Il rosso

Mi sono messa la maglietta rossa anche oggi. Perché il rosso mi piace da sempre, specialmente in inverno, con la nebbia che ti cancella i colori e la voglia di fare. Anni fa ero nel periodo rosso e avevo tutto rosso dall’auto alle scarpe e, se trovavo, anche il cappotto. Non era di moda ma a me non importava. Ho sempre preferito indossare colori e chi mi conosce lo sa. Attualmente possiedo anche una borsa rossa e i sandali. Ho giurato a me stessa che non indosserò mai più tutto nero o tutto grigio, colori di morte, di abbattimento delle energie. Una maglietta rossa sta suscitando una caterva di emozioni. Tutto per quel colore che parla di riconoscimento, essere individuati nel mezzo del mare, di buoni sentimenti, accogliamoli, non c’è bisogno di tutto questo sangue e di solidarietà. Ma ancora oggi, dopo tre giorni dall’evento, gli “odiatori da tastiera” sono lì a spargere veleno in nome di un banale “prima gli italiani”. Sulla Terra un questo momento vivono quasi otto miliardi di persone. Gli italiani sono sessanta milioni su un terrorio grande come un’unghia rispetto alla dimensione dei continenti.

Ci permettiamo di chiudere i porti a chi scappa per fame, guerre, e catastrofi naturali, senza sentire la necessità di aiutare e essere solidali con il resto dell’umanità. Un niente siamo un niente e crediamo di essere al centro del mondo.

Le magliette rosse infastidiscono chi sa nel profondo dell’anima che è più naturale aiutare che far morire. Da sempre gli italiani sono stati accoglienti e solidali. E non mi si venga a parlare di quello che c’era prima e di quello che non è stato fatto. Rimboccatevi le mani e fate seguendo il cuore non i lupi e le volpi. Non saranno i profughi morti che a settembre vi avranno lasciato più lavoro o più economia. In ogni caso aiutare gli altri e’ molto meglio che lasciarli morire. La metterò ancora la maglietta rossa che con i capelli bianchi e il verde dei pantaloni firma un bel tricolore!