Profumo di frittura

Due passi dopocena, forse un gelato, forse, certamente i turisti saranno accanto in lunghissime file. File per il gelato, il pane, il caffè al baretto sotto casa. Turisti in fila come al supermercato, non sempre pazienti con la commessa, anzi proprietaria che percorre maratone quotidiane avanti e indietro dal bancone. Non ci sono aiuti. I ragazzi non ci sono, i lavoranti pagati due euro sono rimasti a casa. Chi si godrà il redito di cittadinanza e chi lavora all’estero: pagato uguale ma più internazionale. E la signora sgambetta e sotto sotto impreca in dialetto. Di fianco si frigge il terribile fritto misto di mare, congelato e già pronto, che impesta e appesta l’aria. Ovunque ristagna il puzzo di fritto per ricordarti che anche tu sei un turista, che non ama il fritto ma respira, suo malgrado il pestilenziale odore. Allora in fila e e piadina per tutti. Almeno li la fila e’ veloce e le sfogline sono sempre in coppia: una tira la sfoglia, l’altra cuoce e farcisce. Ma il puzzo, il puzzo…

P.s su L’Espresso ci sono articoli sui lavoratori estivi e sui loro rapporti con gli albergatori.

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