Al Lido di….

Il sole entra di sbieco illuminando la stanza. E’ il sole di metà settembre più basso di quello d’agosto, veloce ad andarsene. Cala la notte con una rapidità dimenticata, portando umidità, bruma dal mare, e vento che fa rabbrividire. Dal buio della sera rimbalzano verso l’alto voci giovani, richiami gioiosi che svaniscono con due pedalate, le ultime. Lunedì si torna al tran tran solito, la scuola, l’ufficio, la spesa, poco altro in attesa dell’inverno. Già molti negozi sono chiusi, ogni giorno scende una serranda e ci si ritrova senza libri, senza il solito barettino che tanto ci hai messo a trovare, senza il ristorante sulla spiaggia, senza parte degli ombrelloni. Anche le persone diventano sempre più rare, pochi stranieri, pochi villeggianti locali. La folla dei ragazzini con le casacche del calcio sono partiti dopo una serata di bisboccia al grido di “Cosa vogliamo?” ” La figa” all’unisono, con mio scandalo.

Questa sera andremo in una pizzeria ancora aperta. La padrona di casa e’ una signora tedesca, gentile e molto preoccupata. Anche lei chiuderà a breve, tornando forse in Germania. I suoi prezzi e le sue pizze sono ottimi, da suggerire o da ricordare per il prossimo anno. La terrazza si riempie velocemente, una comitiva di allegri anziani occupa alcuni tavoli e ordina una montagna di birre, una donna bionda, curata e tinta affoga il suo compagno di tavola con chiacchiere noiose, un anziano, forse pescatore superstite ingurgita patatine intinte nel ketchup, dopo una abbondante spaghettata. Un cane si rotola silenzioso, come d’abitudine, fra le gambe delle sedie di un tavolo tondo. Fa freddo, mi percorre un brivido lungo la schiena. La sorpresa è al momento di pagare il conto : spesa essenziale è contenuta che di questi tempi non si incontra facilmente. Due passi lungo il marciapiede deserto tenendomi la giacca aderente al petto mentre le luci tremolano. Mirko, il gestore dell’ultimo bar pizzeria aperto, non ci trovano ha detto perché abbiamo una insegna illeggibile, si guarda attorno perplesso mentre accarezza la folta barba sale pepe. Anche per lui domani inizia il riposo, e’ stanco, si stiracchia occhieggiando una coppia avvinghiata.Gli piace, ha confessato in mattinata, che si chiuda e il Lido ritorni alla sua vita normale. Restiamo in tre, ha accennato, il fornaio, il macellaio e un altro paio di negozi. E’ sempre silenzio, pace. Tira il vento ogni giorno, con lame sempre più affilate, ma io ci sto bene, molto bene.

Due stagioni, due tipi di vita, due ubriacature di gente la prima e silenzio la seconda, ogni anno da quindi anni. Anche questo e’ cambiare vita, nel profondo.

Apro le valige e comincio a piegare biancheria e abiti inutilizzati. Mi aspetta la solita agenda di impegni, la solita vita. Chissà se mi piacerebbe vivere qui d’inverno? Un pensiero romantico prima di partire.

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