Mese: maggio 2018

Abbiamo il Governo

Di destra, molto di destra, con Salvini al ministero dell’Interno. Prima di entrare in Quirinale ha postato il filmato di un immigrato che spenna un piccione sul marciapiede. Come dire non cambio idea. La deriva a destra si sta facendo sempre più forte in tutto il mondo. La democrazia secondo me sta soffocando sotto il peso dell’economia. Lentamente i poteri corrodono i diritti dei cittadini e le libertà di espressione in un passaggio lento. Mi viene in mente quel gioco che consiste nel mettere in piedi piccoli tasselli a distanza ravvicinata e farli cadere uno dopo l’altro : il domino. Da domani cadranno i pezzi del nostro benessere. Inizieranno dagli stranieri. Auguri Italia.

In sintesi

Giorni confusi, politicamente parlando. Un teatrino degno di miglior causa, governi che si fanno o non si fanno dipende dall’umore, leader politici che chiedono l’incriminazione del Capo dello Stato, ma anche no,  ( per capire rimando alle pagine di politica). Sullo sfondo l’uscita dall’euro e le prossime amministrative del 10 giugno in 700 comuni italiani. Fra il Movimento Cinque Stelle e la Lega non so chi sia peggio. Mi dispiace per chi era convinto che votandoli sarebbe cambiato qualche cosa. Non so chi sia peggio, se Salvini con la sua strategia di accaparrarsi più voti possibili alle prossime amministrative con questo gioco sporco o Di Maio, leader Cinque Stelle che si lascia infinocchiare in modo così pacchiano. E torna dal Capo dello Stato con le scuse e la richiesta di tornare a parlare del loro governo.

In sintesi Salvini gioca a poker, Di Maio al gioco dell’oca!

In effetti i voti dei cittadini non significano nulla. Sullo sfondo inoltre i mercati e la Borsa chi risentono del caos che si è creato. E il mese sta terminando e ci saranno mutui e rate da pagare, certamente più cari.

 

 

Il prima e il dopo

C’era una società fondata sul lavoro, sulla tradizione, sulle buone cose e sulla religione. Non vivevano tutti bene, alcuni , pochi, benissimo , la massa insomma, spera a di migliorare. Con il trascorrere del tempo la società si trasformò in un amalgama informe. Il lavoro sempre a tempo determinato, le tradizioni annullate dalla televisione di tanti telefilm americani, la religione sconfitta dalle sue stesse contraddizioni. Ma questo popolo voleva continuare a vivere come prima e anzi migliorare e allora apri i cancelli a tanti lavoratori stranieri che chiedevano meno soldi e facevano meno storie. Con il tempo lavoravano loro sempre saltuariamente, in nero e senza diritti. I giovani del popolo così furono costretti ad emigrare per fare i lavori che in patria non volevano fare, anche all’estero sottopagati, e spesso non in regola. Piano piano la società si rese conto che non aveva più i suoi giovani, non avevano il lavoro e anche i risparmi di una vita stavano terminando. Arrivarono un paio di furboni che raccolsero i lamenti della società e raccontarono che si potevano mandare via gli stranieri, si potevano pagare meno tasse, si scoprì poi , solo per i ricchi e che a chi non non trovava lavoro, che però non c’era proprio, sarebbe stato dato un sussidio, il reddito di cittadinanza. Allora molti li votarono. Ma mancavano i soldi e salto’ tutto. Ma il vero progetto era fare come nel Pifferaio magico, trascinare il popolo al limite di una terra sconosciuta dove ci sarebbe stato sempre meno lavoro, sempre meno denaro e la maggioranza avrebbe vissuto in poverta’ sottopagati e senza futuro. Ma nessuno credette alle Cassandre.

FICO o mercato ortofrutticolo

La strada è deserta, nessuno sulle otto, dieci corsie che portano al FICO, il mercato delle eccellenze alimentari italiane. Mai percorso quel tratto di strada, mai addentrata fino alle costruzioni che non si vedono dalla rotonda. Percorro l’asfalto sotto il sole a piombo. Fa caldo. Dietro di me una berlina nera che associo a qualche uomo d’affari, lenta, tranquilla. Dopo la curva c’è l’entrata che è uguale ma molto più grande di quelle dell’autostrada. Le sbarre sono abbassate e noto solo un semaforo verde. Di colpo non ho più il desiderio di esplorare il mercato. Mi sento fuori posto, sola con l’auto nera che occupa il lunotto posteriore. Rallento prima di chiudermi dentro il casello e con manovra inaspettata cambio il senso di marcia, sollevata. L’auto nera mi segue. Forse pensa che sia chiuso o forse lo sa. Con me non ha niente a che fare comunque. Mentre percorro la strada di ritorno noto sulla mia destra un baracchino arancione con le serrande abbassate. Panineria sotto il sole ma anche bibite e acqua. Chissà se, dopo la visita a FICO , esposizione di gastronomie italiane Dop, Igc eccc eccc i visitatori si fermano a mangiare un classico delle gite fuori porta: il panino con la mortadella, senza pistacchi però.

Perché in fondo sempre rustici siamo! Il FICO lo visiterò un’altra volta, e mi perdo nel Meraville.

Restyling

Mi piace l’arancione, quest’anno è il mio colore. Anche qui, fra queste parole varie e immagini del quotidiano. Io amo molto i colori forti , il rosso, il giallo, l’arancione, il blu elettrico e i fiori. Un flash forse non adatto a una persona datata come me, ma non resisto. Non ho mai avuto preferenze particolari per dive, mode e fashion. Mi sono sempre fatta guidare per mano da una parrucchiera ormai storica e in pensione, abiti dei negozi e accessori disponibili. E non amo le firme. Mai amate, troppo restrittive, costrittive nelle forme.  Ora invece seguo una fashion moda Iris Apfel, di 93 anni che ha dei gioielli favolosi e un’aria stupenda. E’ finita l’epoca dei ricciolini azzurrati tipo permanente e dei tailleur dai colori smorti. Ma capelli candidi, tagli decisi, colori allegri e disinvolti.  E abiti particolari, da ricordare. I fiori, tessuti fiorati, tipo tappezzeria, invece non sono adatti, pare. A me non importa nulla. Perché ho un gusto mio personale da seguire e Pinterest da spiare in cerca di idee e proposte. L’arancione non appare in nessuna di queste opzioni; colore troppo forte, troppo spinto. In effetti si lascia vedere.

Arancione anche qui sull’immagine del blog, e la fotografia “rubata” a uno sconosciuto, grazie sconosciuto, di una pianta grassa che è splendida. Non ne ho mai trovato un esemplare da coltivare. Pazienza.

Sara al tramonto?

Ho letto “Sara al tramonto” di Maurizio de Giovanni,  e come disse la mia proff di italiano delle medie bisogna sempre spiegare perché non ti è panciuto o ti è piaciuto. L’ho letto curiosa, dopo aver letto I Bastardi di Pizzofalcone e altre opere. Mi sono spesso immedesimata nelle atmosfere napoletane descritte da de Giovanni e nelle descrizioni di tramonti da mozzare il fiato. I personaggi pieni, sostanziosi ma non ripetitivi. Sara è una tipa che non appare, una donna in grigio che non si nota e ha fatto un lavoro particolare, una specie di spia. Ma nel racconto non trova quella pienezza che ci si aspetta da de Giovanni.  La trama non è particolarmente complessa. La scrittura è moderna veloce scorrevole. Da spiaggia insomma. Non so se ne farà una serie.

 

Una volta

Una volta sono andata al cinema, in una bella sala di Bologna ormai chiusa da tempo. Ci sono arrivata dopo diverse peripezie, infatti io non amo girare con l’auto dentro le mura, troppe strade strette, parcheggi introvabili. Il desiderio di vedere un film di ambientazione storica, di cui avevo sentito lodi, mi ha convinta ad uscire nel traffico.

La sala era piena, tantissimi giovani, si sa che Bologna è una città di studenti universitari, molte coppie, adolescenti brufolosi e pacchi di pop corn in mano oltre all’immancabile coca cola.

Il film credo trattasse il difficile rapporto fra Lancillotto e Ginevra  in chiave diversa, moderna, Mentre cambiavano le scene dal pubblico si sono sentite battute, che hanno spezzato la storia e infastidito i più. Ma la qualità del film e certe discutibili scelte imposte agli attori ben presto hanno trasformati quello spettacolo in una storia ridicola, assurda e incomprensibile.

Al termine del primo tempo, annoiati e arrabbiati dallo spettacolo meschino, avremmo potuto tornarcene a casa, delusi e amareggia dei soldi spesi. Invece, dopo esserci guardati bene in viso e aver percepito nell’aria un  pizzico di ironia imprevista ci siamo rimessi al nostro posto,  tutti ansiosi di vedere e sentire lo spettacolo.

E’ stato uno dei film più divertenti della mia vita che nemmeno Gazebo o Propaganda live ne avrebbero offuscato lo spirito goliardico. Per una di quelle magie che incomprensibilmente si creano fra sconosciuti, iniziarono a volare nell’aria battute, rimandi, commenti da sbellicarsi dalle risate. La scena finale la ricordo ancora, questo personaggio medioevale era aggrappato a una tenda e cercava di salvare la donzella. Si è concluso con un applauso fragoroso, fischi e commenti a piene mani! Purtroppo non ricordo le parole, le battute, perché a volte ciò che accade è irriproducibile. All’uscita si è riso, e  scambiato sguardi ridenti con perfetti sconosciuti, diventati per il tempo di un film compagni divertenti.Il film è stato tolto dalla programmazione il giorno dopo, ma il ricordo di quella bella serata è rimasto..

Che c’entra questo ricordo? E’ che mi sembra di essere spettatrice di un film, in cui i protagonisti si distinguono per ridicolaggine e faciloneria, recitando scene dirette da altri, di cui non sono convinti fino in fondo. Pessimi attori e pessima trama. Parlo di quelli che fino ad oggi ci hanno tormentato con “governo sì, governo no” dal 4 marzo. Se vi sembra poco.

 

 

I libri dove li metto?

Sgombero di primavera, alla ricerca di spazio in questa casa che mi sembra sempre piccola.

I libri, che sono tanti, non so dove metterli, li sposto da uno scaffale a una mensola, da una libreria a sacchi di tela, ma non riesco oggettivamente a buttarli nel rusco. Sono libri particolari, manuali in inglese di tecniche varie, di lavori da “donne” avrebbero detto in passato. Perché il mio hobby consolidato dagli undici anni di età è il bricolage, il fatto a mano, dal cucito al decoupage, passando per il restauro dei mobili. In un’altra vita avevo spazio dove realizzavo progetti anche impegnativi e trascorrevo le mie estati di pausa in mezzo ai pennelli, alle stoffe, alle colle. Ora non più, lo spazio manca e pure l’energia. Perché il fai da te richiede una energia incredibile, oltre a una certa competenza. All’epoca risolvevo i problemi delle competenze trascorrendo pomeriggi in giro alla ricerca di manuali, poi con l’era di internet ricerche in rete, ora rimane You Tube, come dice una mia amica. Lì c’è tutto il sapere universale, a volte approssimativo, altre più raffinato e definito. E quindi i libri non servono.

Siamo in una epoca senza ricordi, senza testi, tutto delegato allo smartphone e al gestore telefonico, che se smette di trasmettere siamo persi. Siamo così, a volte, nudi di fronte al mondo.

Non sapremo più come aggiustare un paio di pantaloni o dipingere un mobile che ci ha stancato, o rimodernare una scatola di legno o un baule con decouapage, o fare un maglione ai ferri o borse all’uncinetto. Non avremo nulla da tramandare, tanto c’è il tutorial in rete.

E per tornare ai libri, accantonata l’idea di depositarli in cantina, con altri di narrativa o storia ormai impolverati, continuo a cercare soluzioni consapevole che l’ultima spiaggia è il cassonetto, però mi piange il cuore.

Racconti da scrivere

Oggi stavo camminando sotto il portico e di colpo mi è venuto in mente un personaggio da aggiungere a un giallo (timido) che sto scrivendo. Ho capito subito che lei sarà la chiave di svolta della storia. Perché per creare la storia c’è bisogno di gente particolare , con una visione della vita molto personale. Ho preso tre persone che conosco e le ho miscelate, fino a creare una donna nuova.

Invece i personaggi che ci sono in giro sono vecchissimi, usurati dentro la politica. Io non ne posso più della tarantella che si sta dipanando di fronte al Presidente Mattarella , che dopo lo facciamo santo! Che delusione e che tristezza in questi mesi. E che noia il ripetersi delle frasi, delle negazioni e delle finte litigate. Intanto il B ha ottenuto, pare, che non venga trattato il problema annoso del conflitto di interessi. Al momento vince lui!