Giorno: 30 gennaio 2017

Philip Roth, una scoperta

Sto leggendo tutta l’opera di Philip Roth. E’ stato un incontro non casuale, sollecitato da un consiglio. Ero al mare, e ho iniziato scoprendo subito che la scrittura di questo autore non è da vacanza, anzi.

Lo trovo denso di significato, poche parole fuori posto,anzi nessuna. E ha lo stile di scrittura in cui mi riconosco maggiormente. Molto spesso in prima persona con lunghe elaborazioni e racconti della quotidianità. Un mito. l’unico nei che sto leggendo romanzi che raccontano principalmente la decadenza, sia fisica che cognitiva di uomini. E alla lunga diventa un poco pesante. D’altra parte alterno romanzi gialli, dopo essermi letta tanti  gialli svedesi , norvegesi e di tutto il mondo, sono approdata a Donato Carrisi, e mi rilasso. Poi riprendo in mano Roth e mi sembra di essere in un altro mondo.

Libri letti di Roth

Il fantasma esce di scena

L’animale morente

Pastorale americana

La macchia umana

Quando lei era buona

Di Donato Carrisi

Il cacciatore del buio

La ragazza nella nebbia

Il tribunale delle anime.

 

Giallo della Mongolia:

Jan Manook :

Yeruldelgger Morte nella steppa

Un viaggio incredibile dentro la cultura mongola prima e dopo l’occupazione russa.

 

 

 

E il romanzo non piace?

Una persona che conosco, amica? non so, aveva accettato di leggere un mio romanzo e fare un poco di editing, visto che lei si vanta sempre di saperlo fare. La storia di questo romanzo è, direi, travagliata. Scritto degli anni 2000, dato ad una agenzia per fare l’editing , pasticciato il tutto e quindi ritirato, rimesso nel cassetto, nuovamente proposto a due persone  che non hanno finito di leggerlo. Quindi ne deduco che è bruttissimo. Forse noiosissimo, forse inaccettabile. Sono solo io che amo le storie dei senza storia? Mah!

La mia amica mi da appuntamento per bel quattro volte. Io ogni volta mi preparo piena di entusiasmo, anche con l’idea che non piaccia, sia orribile. Ma sono adulta e in grado di affrontare le sfide della vita, che se fossero solo queste, sarei a posto. Ogni volta si rimanda quasi all’ultimo. La prima volta per causa mia, lo ammetto, le altre per problemi vari suoi. Quindi le ho chiesto al telefono, mezz’ora prima di partire da casa, se è così orribile, come intuisco. Ma no, mi piace ma si vede che è ancora grezzo, che non è un romanzo, queste sono le bozze. E che allora l’agenzia che ha fatto? Non risponde e io che non amo gli scontri le dico di stare tranquilla che lo riprendo in mano, poi vedrò.

Il problema di fondo è che io a questa storia o meglio alla motivazione delle storia ci credo, sono convinta che possa piacere, ma un romanzo storico deve avere delle caratteristiche particolari e non sempre piace  a tutti.

Proverò di nuovo  a metterci le mani, forse a riscrivere alcuni capitoli, a rivedere le correzioni della agenzia e umilmente ripartirò. Ma lo voglio vedere finito prima o poi!

Ho anche deciso che non chiederò mai più a qualcuno di leggere qualcosa di mio, primo perché i tempi sono infiniti, secondo se non piace non riescono  a dirlo!

Dicono che se proprio non si riesce a pubblicare è bene farlo sul blog. Mah! Non sono sicura che sia una buona strada.