Dimentico tutti/o

Fra i molti pensieri che si accavallano nella mente vorrei scartare quelli negativissimi, che in questo periodo connotano la mia vita di un pessimismo inconsueto.

Mi concentro sulle mie dimenticanze, forse conseguenza dei pensieri negativi o forse semplicemente l’età e la scarsa attenzione. Dimentico tutto: password, nomi di persone, cose, parole nel loro significato, appuntamenti, cose da fare. Semplicemente ca…..ggio. In effetti perdo anche le agendine su cui trascrivo amorosamente password, raccontini, appuntamenti e altro. Così  sono in una costante  caccia al tesoro. Perché le agendine si muovono da una borsa all’altra, da un cassetto all’altro. Camminano e mi sfuggono. Una volta che le  ho acchiappate emergono delle cose assurde che ho scritto, pensato o appuntato qua e là. Non sono più io.

Chissà se è successo anche ad altri di perdere il consueto e doversi inventare una mente nuova. Mah! Forse sì, forse è normale dopo un trauma, una tragedia, un problema grosso. Il bello è che io mi immaginavo che nel tempo sarei diventa sempre più certa, sempre più radicata nelle mie idee, abitudini e convinzioni. Invece sta cambiando tutto il mio orizzonte. Perciò ormai non mi stupisco più di tanto se dimentico il nome della lavanda, o di una persona, o il titolo di un libro appena letto con piacere. Basta accettare tutto questo e ci si abitua a vivere  sulle sabbie mobili.

Ma non vorrei diventare una lagna, e si sappia leggo molto, ho appena terminato IL PUZZLE DI DIO, sono in attesa del prossimo libro di Elena Ferrante, ho partecipato a una piccola raccolta di scritti sul 2 agosto che mi dicono diventerà una gran bella cosa. Insomma vado avanti, ma  sempre con il paracadute aperto e controvento. Sai che fatica!

Canzone Vanoni  : La vita che mi merito

 

3 pensieri su “Dimentico tutti/o

  1. credo capiti a tutti ma non è un problema di età bensì di file aperti nel cervello, la vita ci costringe ad immagazzinare/recepire sempre più dati e in modo sempre più rapido e superficiale.

    TADS

  2. Sul fenomeno che tu descrivi, benissimo fra l’altro, anch’io mi sono soffermato più volte, usando una pudicissima terza persona o altri costrutti impersonali per non ammettere di esserne anch’io preda. La cosa, però, non mi sconvolge. Da Socrate ad Edgar Morin, passando magari per Leopardi che derideva “le magnifiche sorti e progressive” del “secol superbo e sciocco”, le migliori teste della filosofia, della scienza, della cultura hanno illustrato come l’accumularsi delle esperienze e del “sapere” aumenta i margini del dubbio piuttosto che diminuirli.

    Alla fine ci costruiamo dei complessi sistemi di ipotesi travestite da certezze e guai a chi ce li tocca.

    E cominciamo serenamente a liberarci del materiale cognitivo in eccesso, nel dolce e placido fiume dell’oblio. Non è poi così orribile.

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