La via di fuga

Non c’è via di fuga, non esiste. Mai come in questo periodo mi sento  in prigione, una prigione di costrizioni, obblighi, doveri e obbedienze .

Si sa prima lavoravo in un mondo anarchico, in modo anarchico, gustando i sogni del futuro e le aspettative. Ora lavoro dentro un loculo di quattro persone tristi, annoiate, scocciate e freddolose. Le mie finestre aperte sull’aria del cortile  sono chiuse da incomprensibili ostacoli termici e atmosferici. Non si ride più. E la cosa mi mette una tristezza che ogni giorno posso quantificare in base alle risate, sempre più rare e ai pensieri positivi, sempre meno presenti. Una tristezza assurda.

Dovrei adottare la resilienza, ma ammetto di non sapere nemmeno dove sia. Un’anima creativa muore dallo sfinimento più che dalla fatica. Il grigiore del travet, adesso so di che cosa si parla e non so come si possa fare a trascorrere una vita così!  Ma potrebbe essere che oltre le apparenza ci siano persone molto alternative, vitali, contestatrici. Nel mio piccolo no.  Un mondo di donne piccole piccole, legate alla loro sopravvivenza e al loro piccolissimo spicchio di potere. La burocrazia al potere. Ma sono arrivati al potere uomini…giovani, nel pieno della vitalità e della carriera…ne vedremo delle belle!!!

Allora sorrido! E metto bollini sulla mia personale collezione di soddisfazioni!

4 pensieri su “La via di fuga

  1. La scommessa di uscire dal lavoro come terrificante maledizione biblica l’ho giocata anch’io. Perdendola catastroficamente. Ti lascio immaginare quanti e quali imbarazzi vivo quando devo scegliere se permettere a mia figlia di fare le stesse battaglie subendo sconfitte ancora più devastanti delle mie o indurla alla più bieca e opportunistica omologazione (e vivo questo dilemma perché lei, bontà sua, si confida e mi chiede consiglio, giammai le imporrei le mie opinioni qualora non richieste).

    L’Italietta del Millennio di Merda (mi si passi il francesismo) chi lo sa se è ancora basata sul lavoro o su qualcos’altro che si chiama sopravvivenza, cialtroneria, amicizie parentele & apparentamenti, equilibrismi, furbate, giochi di prestigio, carognate. Qualcosa che si chiama in troppi modi per essere una cosa seria.

    1. @Lucarinaldoni al giorno d’oggi non si può rinunciare al lavoro me no che non ci sia un grande sogno, non vale la pena. Mi rendo conto che non posso restare a casa, ho bisogno di un lavoro, ciò che mi fa impazzire è la frustrazione. Ma ci farò l’abitudine, ne sono sicura! Spero! Viviamo in una epoca di necessità, solo quello. La fantasia non è mai stata al potere,ora nemmeno esiste! Ciao

  2. Il mio capo mi dice sempre “non puoi combattere contro i mulini a vento” e io gli rispondo “sono qui per fare la mia parte, per cambiare le cose”. Magari la mia battaglia non porterà a nulla, ma almeno rallenterà le mire di qualcuno che crede che la politica sia solo fare bottino.
    Cerca di tenere duro.

    Buon fine settimana!

  3. @Kylie hai ragione, dovrei abituarmi, anche se ora nel mio lavoro non c’è nulla per cambiare le cose, anzi! Sto cercando una idea per ribaltare la situazione e non la trovo, ma la troverò! Non mi sono mai arresa! Ciao e grazie! Riri52

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...