Mese: novembre 2013

Intanto la vita prosegue

In questi giorni di attesa, non di arresa però , succedono cose indipendenti dalla mia volontà e meno male! Un mio amico ha deciso di chiudere il suo blog http://lucarinaldoni.wordpress.com. Mi dispiace molto, perché un blog che chiude è un pensiero indipendente che si spegne Lui poi ha una scrittura molto particolare e interessante, a volte stralunata, altre fantascientifica, in generale molto divertente. Se vi capita andate a leggere. Io ho finito la prescinda stesura di un lavoro che sto facendo, pare che la mia atavica lentezza si sia data una mossa! Intanto raccolgo materiale per l’altro.  Il lavoro prosegue mentre le idee del governo sono sempre più confuse, sarà per la crisi o perché hanno latri interessi da affrontare. Mah!

E candelina sulla torta  il B. non è più senatore. A noi rimangono i danni che ha fatto, le rovine e il modo di pensare ( tutto permesso per chi vuole fare soldi e ha soldi) assorbito in modo endemico dalla popolazione spinta dalla televisione privata e dal consumismo . Adesso non ci sono soldi ma i telefonini non si spengono, magari non si fa benzina, ma la ricarica sì, facendo di tutto per averla. Il cellulare sostituisce un essere umano, un amico con cui dividere un caffè, due chiacchiere o una chiccles. Un  succedaneo dei rapporti umani. Che tristezza! E per finire il gelo: freddo da congelarsi.

Il dubbio è: pulisco la macchina dal gelo ( 10 minuti) percorro la strada in mezzo al traffico ( 10 minuti) o vado a piedi ( 10 minuti) ? Domani decido, sembrerò un pinguino, ma va bene.

Una canzone dedicata a un uomo che se ne è andato.

Aspettando Godot (quota 96)

Non è la prima volta che aspetto Godot. Nella mia vita e in tutte penso, ci sono periodi in sui l’attesa è lunga, sfinente, possessiva fino al completo assorbimento dei pensieri. In questa attesa trovo un accanimento contro noi lavoratori violenta e sprezzante. Come in tutte le categorie che aspettano se lavorare o no, se andare avanti o essere costretti a fermarsi, per cause avverse e non per volontà.  Sì io aspetto comunque di sapere se andare in pensione o lavorare fino al 2016/17, quindi non mi manca il pane, mi chiedo però se per decidere il Governo debba metterci tanto. Tra l’altro vale la pena si apprendere nuove procedure, attrezzare la mente per organizzarsi se poi fra orto mesi andrò a casa o in un altro posto? Sono le stesse sensazioni che provano, molto più in grande i precari. Io vorrei aiutarli lascino loro un posto, ma non si può. Di tutto quello che m accade attorno da B. a Renzi, alle  separazioni politiche e alle strategie non me ne importa nulla. Per ora. Perché anche la mia,

nel suo piccolo è una lotta politica, Come sarebbe bello che la legge Fornero, almeno nella parte dei docenti fosse dichiarata incostituzionale!

Aspettare la sentenza di domani ( quota 96)

Sto aspettando che la Corte di Cassazione emetta la sentenza di incostituzionalità o no della legge Fornero sulle pensioni dei docenti. Sono tesa, perché da domani saprò se dovrò restare al lavoro per latri anni oppure andarmene in pensione.  Altra vita, altri progetti in alternativa alla sveglia delle sei e al conteggio dei recuperi e delle ore. sembra una eresia dato il momento, ma ogni persona ha la sua storia. La differenza fra chi va in pensione da insegnante è che smette di lavorare in settembre. La Fornero ha deciso invece che il conteggio della pensione parte da gennaio facendo lavorare le persone sei mesi in più. E quelli del 52 si sono visti allungare gli anni di lavoro fino al 2016/17 perché nati da gennaio in poi . Ora speriamo che mettano una pezza a questa ingiustizia, così lasciamo il posto a 3950 precari, che potrebbero essere assunti in ruolo. Anche per loro voglio andarmene. Speriamo!

Ragazzine nella rete

Di quel terribile caso di  Roma, dove due ragazzine sono diventate il fax simile delle escort , ma molto più giovani viene da pensare due cose: i costumi si  sono degradati, chissà dove sono gli adulti.

Personalmente sono rimasta sbigottita dal vuoto dentro e fuori questa terribile storia. C’è il vuoto di coscienza di molti, compresa una madre ( mi fa inorridire solo pensare che una madre prenda soldi dalla figlia senza voler vedere che sono comunque sporchi), le ragazzine che ormai vivono nella rete e non riescono ( o non possono) cancellare i file completati nella testa fatti di apparenza, falso senso di dominio, assoluta carenza di sé ( inteso come individuo ). Pare una ubriacatura generale dove tutti , con i soldi , si sono divertiti, alle spalle delle ragazzine, inconsapevoli, anzi dotate del senso di onnipotenza che ti da avere denaro e sapere come ottenerlo. Non so e non posso nemmeno immaginare, cosa accadrà quando tutti si saranno ripresi dalla sbronza.

E i clienti? Questo è un discorso a parte e di parte: i pedofili, mi dissero una volta, non hanno il distintivo, sono anonimi e inimmaginabili. Quanto vuoto c’è dentro un padre che paga una adolescente , che può avere l’età della figlia. E’ una forma, secondo me, traslata, di incesto. Uomini che poi vivono l’apparire come la realtà dell’essere. Non sapevano, immagino, che erano minorenni, come loro non si ritengono pedofili. Ma in fondo in fondo ne erano a conoscenza.  Il vuoto. il nulla, solo la possibilità di pagare un nuovo gioco e vedere l’effetto che fa.

Questa estate ho sentito un uomo che, osservando due ragazzine con i calzoncini corti e le canotte diceva : “Ecco, mi verrebbe voglia di…”  “Ma sono piccole” “E allora la smettano di provocare” E no, non sono loro che provocano, sei tu che non riesci ad avere un rapporto affettivo normale con una donna adulta. Più facile baloccarsi con delle ragazzine, bastardo.

E come in un cerchio sempre più ampio abbiamo anche le mogli dei clienti, distratte oltremisura o forse consenzienti, forse non consapevoli. In ogni caso anche loro fanno parte della rete e anche loro non hanno visto. Basta, smetto di scrivere di questo argomento perché mi nausea l’idea che si sfruttino delle ragazzine in questo modo.  E poi ci si chiede dove va la moralità. Quella degli adulti è morta, quella die giovani è intrappolata nella rete.

Articolo di Concita De Gregorio