Giorno: 2 febbraio 2013

Ethan in balia di un veterano del Vietnam, il Babbo Natale in tuta mimetica

Ethan ha problemi già di suo, è autistico, ma sa benissimo la differenza che c’è fra lo stare a casa con i genitori e in balia di un veterano del Vietnam. Lo ha rapito dallo scuola bus e a sei anni non puoi certo ribellarti a uno che si presenta come Babbo Natale, ma ha tante armi da tenersi lontano da tutti. Il piccolo Ethan ora rimane nascosto del bunker, lontano dagli affetti, in mano a uno psicopatico. Forse non conosce i rischi che corre, sa solo che la mamma non c’è a salvarlo come sempre, né il babbo può aiutarlo. Lo hanno abbandonato, loro malgrado. Ora l’unico da cui dipende il piccolo è questo Babbo Natale  con la tuta mimetica, anziché il costume rosso e bianco. Ma ormai siamo a carnevale e i costumi cambiano. Hanno mandato i colori per disegnare. Un regalo dai poliziotti che là fuori tengono sotto controllo il bunker dove il veterano si è barricato. Ethan disegna draghi che lanciano fiamme, brutti, neri, con denti affilatissimi e lunghi. Non riesce a ricordare un  fiore, un gatto o un coniglio. Solo draghi pericolosi, neri che buttano fuoco contro il piccolo bambino che lo guarda stupito.

Il veterano lo guarda ogni tanto, gli apre scatolette tre volte al giorno.  A Ethan fanno schifo, odia i cibi in scatola, gli ricordano una vacanza in campeggio finita malissimo, quando lui è scivolato nel fiume ed è quasi annegato. Ma non dice niente. Trangugia con gli occhi bassi spaghetti alla bolognese in scatola e zuppa di cipolle freddi, perché un vero soldato mangia quello che c’è. Preferirebbe un panino con burro di arachidi, sa che c’è ma non osa chiedere. Babbo natale è nervoso e risponde male, anzi a volte lo strattona e allora Ethan piange, disperato. Chi lo salverà da Babbo Natale con la tuta mimetica?

Il veterano osserva il piccolo con tenerezza. A volte si rende conto del grave trauma che avrà per tutta la vita ma lo infastidisce il suo non rispondere, il suo guardare altrove ogni volta che gli  rivolge la parola. Questo bambino non potrà tenergli compagnia, potrà solo impedire ai federali di entrare nel bunker e catturarlo. Anche lui, in Vietnam è stato in balia dei Vietcong, prigioniero senza capire una parola e senza potersi difendere. Perché era lì? Lo avevano mandato per forza e lui aveva accettato, perché stracciare la cartolina significava andare in prigione. Ora è tutto cambiato, non ci sono Vietcong, ma nemici che vogliono portare via la sua libertà. Ricarica il fucile e aspetta, mentre Ethan si masconde sempre più nel suo angolo e disegna un drago tutto rosso e scrive di fianco: Ethan.

Ethan auguri. vedrai che ti salvano presto.