Mese: febbraio 2013

Tanto di cappello al popolo di Grillo

Elezioni con il botto. il popolo degli elettori si è diviso in tre gruppi: destra. sinistra, Grillo. Grillo esce da ogni categoria politica, se non che è contro la casta, concordo, e ha questo modo di dire che si accorderà legge per legge. Si può fare, ma se succede che i progetti sono già in attuazione che si fa? Perché a
Parma l’inceneritore parte. Era già stabilito e a nulla sono valse le proteste di Pizzarotti, immagino anche legali. Se un popolo vota per il un partito così fuori dalle regole vuol dire che è molto, molto cosciente e inc….to. Ultima spiaggia forse, forse vera speranza. Ecco speranza, una parola che in pochi hanno detto e sostenuto e che ha fatto presa: speranza. La speranza di un futuro consapevoli che anche le tasse servono, ma che si può e si devono togliere privilegi di pochi a scapito di molti. E’ stato un ritorno alla politica nelle strade e nelle piazze e sul web. Mi congratulo con gli elettori e spero che abbiano anche una via d’uscita per questo casino in cui non si riesce a fare un governo e che quindi le leggi non si possono discutere.
Perché nelle piazze non c’erano anche altri politici?

Il pifferaio magico

La favola del pifferaio magico è un interessante metafora del famoso populismo. Ho trovato un film di animazione della Disney.

I risultati delle elezioni non sono ancora definitivi, quindi non commento. Domani, forse

Tutti rubano

Già, lo dicono anche i presidenti delle principali catene di supermercati: una parte della merce viene rubata, infilata nelle borse, in tasca, ovunque.
Ieri ero un un discount e fra formaggi esteri e scatolette di sottaceti forse greci, osservavo i clienti. Non solo stranieri, anche molti italiani, non solo anziani, ma anche giovani. Una bella selezione della popolazione che abita in città. Passa davanti ai latticini e yogurt e noto una signora col collo di pelliccia, la messa impiega, il cappotto di stoffa pesante, insomma la casalinga matura che armeggia con merendine. ne prende in mano due confezioni da sei, attenta a che non si vedano che sono due e prima infila nella borsetta aperta la prima confezione, poi mette nel cesto la seconda. Mi guarda, era evidente che stessi facendomi i fatti suoi, con l’espressione di chi dice: che ce vuoi fa! E’ la vita. Non stava rubando carne o pane, ma una merendina per qualche nipotino o per se, quindi niente di indispensabile. Me ne sono andata ridendo sotto i baffi, perché il guardiano oggi non c’era. Poi l’ho rivista fuori e controllava lo scontrino attentamente, attenta a non essere derubata di qualche euro!
Stessa scena , simile, in un altro posto. L’uomo, con il cappotto spinato e il pizzetto candido, trafugava merce dentro il suo capace borsello, ma sempre biscotti o merendine. Ebbene rubano per il superfluo, come hanno fatto e fanno i politici e i loro protetti. Solo che anziché merendine rubano milioni di euro, poi si arrabbiano se li mettono in galera. La differenza sostanziale, rispetto a un atto uguale : rubare, è che i politici non subiscono conseguenze, i pensionati, se scoperti, oltre alla vergogna, devono subire anche ammende o addirittura processi. Così è la vita.

I gatti stanno bene

Lui è un tipo molto concreto: mangiare e dormire. Mangia dove trova, perfino strusciando contro le
gambe del capo cantiere che sovrintende i lavori di ristrutturazione. Ha dormito ovunque: in vasi enormi dove dovevano crescere piante rampicanti, le ha uccise con il peso e il calore del suo pelo, ha dormito nel barbecue coperto dalla plastica, sotto il tavolo del giardino e nella cesta a sua disposizione, sotto il calorifero. Ma la sua grande passione è il cibo. nella ciotola, sparso sul tavolo, in giro. Dipende da dove lo trova. Cercare croccanti nei cortili dove abitano cani cattivissimi, che di notte dormono al caldo, o nelle case di altri gatti. Un furbone che fa sparire le sogliole fra due piatti senza un tremito. Lui cammina lento e attento lungo i cordoli del marciapiede e tutto quello che gli succede non è mai colpa sua.
Lei, elegante nella sua pelliccia nera, con collarino rosso fosforescente: ama le tradizioni, le solite cose, Ecco che di prima mattina, uscendo dal nascondiglio, sotto il materasso doppio del letto della sua giovane padrona, è felice di fare una passeggiata fino all’edicola, al seguito della sua vera padrona. Camminano fianco a fianco lei saltellando fra un sanpietrino e l’altro, la padrona in passo lento, da passeggiata, appunto.
La gatta nera rimane ferma sopra un muretto e attende che la sua padrona arrivi. Al fischio risponde, si toglie dal muretto e zampetta accanto, felice. L’altro si è già perso dietro il profumo di qualche scatoletta.
Ebbene, dopo il trasloco, di questo mi parlano i vicini: dei gatti. Sono rimasti soli? Sono stati abbandonati da noi? Ebbene no, ogni giorno io o altri portiamo la gatta in passeggiata fino al bar e diamo al gatto da mangiare fino a scoppiare. Lo stanno bene, stanno abituandosi al cambio di padrone, ma sicuramente alla fine saranno quelli che stanno meglio. Spero. DSCN0065

La paura dei controlli.

Da giorni mi chiedo se ha senso parlarne in pubblico o no. Ma la paura mi sta corrodendo le speranze, i mille dubbi non mi abbandonano. Quando arrivo intorno all’area controlli vado in tilt, e mi vengono in mente racconti d’ospedale che credevo cancellati per fare posto alla speranza, al domani. Mi devo distrarre da questo pensiero che si concretizza in sbadataggine e superficialità nelle cose che faccio. Paura di dover ricominciare o peggio. Ogni controllo è un tormento, un’ansia che accresce. Forse dovrebbe essere il contrario, ma lui è subdolo, indomabile. Non dovrei avere pensieri negativi, dovrei essere positiva e guardare a cosa farò dopo, che non sarà bellissimo. Forse anche il pensiero del dopo, in tutti sensi mi fa paura, non so. Continuare a sorridere, a far finta di niente, per non spaventare chi mi sta vicino, per non trascinarli nel mio gorgo di paura.Una volta, prima, nell’altra vita, quando ero così stemperavo l’irritazione con lo shopping, ma ora non mi interessa più. Nemmeno il cibo che ho sempre apprezzato e cucinato con grande amore. Ora, per stemperare lo scarso risultato nel piati chiedo se ho impiattato bene, ridendo, alla Masterchef. Uno spinacio cotto con una mandorla sopra è meglio dello spinacio cotto e basta. Per fortuna c’è il sole che scalda. Ne ho bisogno.

14 febbraio “One billion rising” un ballo contro il femminicidio

Ecco l’iniziativa cui dovremmo partecipare tutti domani. Ballare alle ore 17,30 nelle piazze e nelle città contro il femminicidio, che non è solo un fenomeno italiano, ma mondiale. Una forma di protesta diversa dai cortei con slogan e urla. La gioia di essere donne. Non solo donne ma anche uomini sono invitati. Ecco al posto del gadget un bel ballo con la propria amata in mezzo ad altre persone. Una festa!
Ecco il video e maggiori informazioni sui luoghi.
http://video.repubblica.it/dossier/femminicidio/one-billion-rising-il-ballo-per-fermare-la-violenza-sulle-donne/119130/117614

Quello che non di Francesco Guccini

La vedi nel cielo quell’ alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d’ un fiato che il dio dell’ inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato…

Conosci l’ odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un’ ex terza classe?

L’ angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita…

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo…
Si fa a strisce il cielo e quell’ alta pressione è un film di seconda visione,
è l’ urlo di sempre che dice pian piano:
“Non siamo, non siamo, non siamo…”

Basta politica o faccio una colica

Tra poco vado in delirio, se appena apro la tv, la radio o il giornale trovo il viso di un politico, titoli che urlano questo e quel concetto. Non ne posso più. L’unico che riesco a sopportare è Crozza, che non è un politico ma fa una bella satira. Basta, non se ne può più, anche perché le promesse si sa che non saranno mai mantenute e di programmi interessanti non ce ne sono. Io voglio vedere le cose fatte, come penso lo vogliano la metà almeno degli italiani, gli altri sono indecisi o succubi del racconta frottole stellari. Nemmeno Collodi aveva immaginato una figura così meschina. Tanto chi ha i dubbi come me non sa cosa farà il giorno delle elezioni, anche se in democrazia il voto è un dovere.  Allora ho deciso che voterò per chi mi scrive nero su bianco che abolirà la Riforma Fornero e la renderà meno pesante per i nati nel 1952, per di più docenti. Perché se c’è chi vota credendo che ci ridiano soldi e tolgano tasse o facciano uscire i conigli dalle giacche di lana caprina, ci può anche essere chi decide di chiedere il suo. Dimenticavo: anche a chi mi scrive nero su bianco che chiude l’inceneritore sotto casa.Davanti a un notaio, perché al delirio del contratto con gli italiani ho già assistito e non è stato un bel vedere.

Dove mettere la croce?
Dove mettere la croce?

Ethan in balia di un veterano del Vietnam, il Babbo Natale in tuta mimetica

Ethan ha problemi già di suo, è autistico, ma sa benissimo la differenza che c’è fra lo stare a casa con i genitori e in balia di un veterano del Vietnam. Lo ha rapito dallo scuola bus e a sei anni non puoi certo ribellarti a uno che si presenta come Babbo Natale, ma ha tante armi da tenersi lontano da tutti. Il piccolo Ethan ora rimane nascosto del bunker, lontano dagli affetti, in mano a uno psicopatico. Forse non conosce i rischi che corre, sa solo che la mamma non c’è a salvarlo come sempre, né il babbo può aiutarlo. Lo hanno abbandonato, loro malgrado. Ora l’unico da cui dipende il piccolo è questo Babbo Natale  con la tuta mimetica, anziché il costume rosso e bianco. Ma ormai siamo a carnevale e i costumi cambiano. Hanno mandato i colori per disegnare. Un regalo dai poliziotti che là fuori tengono sotto controllo il bunker dove il veterano si è barricato. Ethan disegna draghi che lanciano fiamme, brutti, neri, con denti affilatissimi e lunghi. Non riesce a ricordare un  fiore, un gatto o un coniglio. Solo draghi pericolosi, neri che buttano fuoco contro il piccolo bambino che lo guarda stupito.

Il veterano lo guarda ogni tanto, gli apre scatolette tre volte al giorno.  A Ethan fanno schifo, odia i cibi in scatola, gli ricordano una vacanza in campeggio finita malissimo, quando lui è scivolato nel fiume ed è quasi annegato. Ma non dice niente. Trangugia con gli occhi bassi spaghetti alla bolognese in scatola e zuppa di cipolle freddi, perché un vero soldato mangia quello che c’è. Preferirebbe un panino con burro di arachidi, sa che c’è ma non osa chiedere. Babbo natale è nervoso e risponde male, anzi a volte lo strattona e allora Ethan piange, disperato. Chi lo salverà da Babbo Natale con la tuta mimetica?

Il veterano osserva il piccolo con tenerezza. A volte si rende conto del grave trauma che avrà per tutta la vita ma lo infastidisce il suo non rispondere, il suo guardare altrove ogni volta che gli  rivolge la parola. Questo bambino non potrà tenergli compagnia, potrà solo impedire ai federali di entrare nel bunker e catturarlo. Anche lui, in Vietnam è stato in balia dei Vietcong, prigioniero senza capire una parola e senza potersi difendere. Perché era lì? Lo avevano mandato per forza e lui aveva accettato, perché stracciare la cartolina significava andare in prigione. Ora è tutto cambiato, non ci sono Vietcong, ma nemici che vogliono portare via la sua libertà. Ricarica il fucile e aspetta, mentre Ethan si masconde sempre più nel suo angolo e disegna un drago tutto rosso e scrive di fianco: Ethan.

Ethan auguri. vedrai che ti salvano presto.