I Re soli

Vedo una linea semiretta non interrotta da punti che unisce i due Re della politica del momento. Nel punto A troviamo Grillo, all’estremo, nel punto B,  troviamo B. Ambedue sono proprietari del marchio del partito, ambedue utilizzano i media in modo molto raffinato e sapiente, ambedue cacciano chi non li segue, ambedue tuonano contro tutto e tutti mescolando cose serie a un populismo quasi nauseabondo. Se le proposte di Grillo possono essere più interessanti perché legate al rispetto dell’ambiente, quelle di B. fanno leva sulle emozioni di pancia della gente, parlando a un popolo ormai allo stremo che si attaccherebbe a qualsiasi corda pur di salvarsi. Ebbene, io sono molto critica con ambedue, anche se da punti di vista diversi, perché nessuno dei due utilizza la parola DEMOCRAZIA. Nel caso di Grillo il detto UNO VALE UNO non è vero. Pura demagogia. Ha giusto espulso dal non partito, (ma può cacciare via qualcuno da un non posto?) alcuni dei suoi critici. Dicendo chiaramente fuori dalle balle se non vi sta bene. La risposta è stata che questo non partito durerà non molto. Dell’altro si sono sprecati fiumi di tener e pixel quindi non ne dico nulla, anche perché oggi dice sì e domani dice no.

I due Re rimarranno soli, la lezione degli ultimi vent’anni è stata dura ma chiara: basta dittature.

Per approfondire Il fatto quotidiano

5 pensieri su “I Re soli

  1. Purtroppo non mi sembra di avere argomentazioni utili per controbattere validamente il tuo punto di vista.

    Io continuo comunque a pensare che Il conflitto di interessi di Berlusconi sia lampante, solare, del tutto evidente e credo che chi si ostinerà a votarlo (i sondaggi riconoscono al PdL ancora un potenziale elettorale fra il 15 e il 18 per cento) non possa ignorare il fatto, ma semplicemente lo considera sopportabile, o perché crede nella sottile favoletta di Berlusconi unico usbergo, baluardo e pilastro contro il rischio dell’avanzata “comunista” (non hanno forse alcuni fedelissimi di Bersani festeggiato la vittoria nelle Primarie con un pugno chiuso che non si vedeva da una quindicina d’anni?) o perché hanno ormai confuso lo scenario politico per una sitcom (e non hanno tutti i torti) e allora, ipso facto, il Silvio è un caratterista dall’irresistibile vis comica, l’unico rimasto ora che l’età, le condizioni di salute e i rovesci interni alla Lega hanno confinato Bossi alla periferia della politica italiana).

    Mentre il conflitto di interessi di Grillo (che pure si intravede) è ben meno lampante, solare, evidente (e tu potresti controbattere “Ben per quello, ancora più insidioso”).

    Resta il fatto che i fedelissimi di Berlusconi assomigliano al capo, anzi spesso ne sono le brutte copie, mentre i fedelissimi di Grillo NON gli somigliano, e a volte lo sopportano pazientemente.

    A Parma girano voci inquietanti sul crescente fastidio del giovane sindaco pentastellato Federico Pizzarotti verso Grillo e sul suo comprensibile non desiderio di venire identificato con le di lui posizioni e le di lui intemperanze, essendo il Pizzarotti personaggio affabilissimo e alla mano ma contemporaneamente molto sobrio e mai plateale nelle sue esternazioni, rispettoso verso gli avversari, garbatamente critico verso la stampa alla quale riserva però strali dialettici garbati e quasi aulici senza invitarli a curiose occupazioni per il tempo libero.

    Sia Beppe che Silvio han dato spazio a personaggi che, senza la loro tutela, ben difficilmente avrebbero fatto carriera in partiti tradizionali che configurano una gavetta che in tutto l’Universo il solo Matteo Renzi sembra essere riuscito ad aggirare.

    L’oggettiva differenza è che i “nominati” di Berlusconi sono spesso dipendenti, amici, mezze amanti o amanti intere (e due-tre anni fa, se non fosse stato stoppato dal suo stesso partito, avrebbe candidato un nutrito stuolo di veline ed escort) mentre i “selezionati” dallo zio Beppe (attraverso elezioni un po’ strane e tutt’altro che trasparenti, questo te lo concedo) non sono nè suoi dipendenti, nè suoi amici, nè suoi parenti, nè suoi amanti. Su questo mi ci gioco qualunque cifra.

    1. Grillo ha comunque degli interessi, non so , come dici tu, di che tipo. Certamente ora si discredita da solo. In fondo mi piaceva, all’inizio! Per il resto concordo! Ciao

  2. Sottoscrivo direi in toto il pensiero di Luca.
    Il diktat di Beppe Grillo contro il bravissimo Giovanni Favia e Federica Salsi mi ha fatto male, e, dal punto di vista umano, mi ha generato per la prima volta una presa di distanze netta da quello che chiamavo ‘zio Beppe’. Ma non dimentico la ricchezza dell’informazione (e la rara adeguatezza ai problemi epocali che ci tocca affrontare) che da molti anni costituisce giornalmente il suo blog, e la potenzialità di rinnovamento autentico della sua proposta politica, che continua a sembrarmi lampante.
    Quanto a suoi oscuri interessi, sono sempre convinto nella sua fondamentale onestà, che certe intemperanze di comportamento, per di più ben coscienti e determinate, rischiano spesso di oscurare.
    Un caro saluto.

    1. Volevo precisare meglio a Francesco cosa penso del “conflitto di interessi” di Grillo, ben sapendo che la sua adesione al grillo-pensiero è un po’ più fideistica ed entusiasta della mia (non è lui che è naif, sono io che non mi fido quasi neanche di me stesso): il conflitto di interessi, anzi la fitta rete di conflitti di interessi, di Berlusconi è reale ed effettivo e potrebbe essere descritto con la massima precisione (e l’hanno già fatto in tantissimi, da Marco Travaglio a Giorgio Bocca ad Eugenio Scalfari allo stesso Indro Montanelli che fu tra i primi a parlarne ma molti videro in lui un atteggiamento di vendetta personale, e non era così).

      L’ipotizzabile, e a volte intuibile, “conflitto” di Grillo forse è più un conflitto psicodinamico che un vero e proprio conflitto di interessi. Lo vedo comunque gestire la sua ammirevolissima creatura in un modo che mi lascia perplesso e talora amareggiato, con scarsa logica e coerenza.

      “Chi non è d’accordo con me va fuori dalle palle” va bene come sfogo al bar ma non può entrare in un video super-ufficiale.

      Poi, tocco con mano che a Parma Pizzarotti amministra senza avere alcun condizionamento operativo o ideologico e può anzi permettersi di esplicitare il suo dissenso senza rischiare alcuna scomunica (e vi garantisco che con gli amici va giù ben più pesante di quanto non faccia nelle cautissime dichiarazioni ufficilai), e penso che così sia anche a Mira e Comacchio di cui non so nulla nè direttamente nè indirettamente e mi ripeto che la “creatura” è meglio del nostro irascibile ma sempre carissimo Frankestein Junior al pesto.

      Purtroppo Grillo ha ragione quando sostiene che il M5S è dimensionato sulla realtà locale. Essere diventati il secondo o terzo partito d’Italia (un paio di mesi fa sembrava pronto il sorpasso al Pd, che nel frattempo ha piazzato delle primarie supermediatiche che ne hanno rinfrescato l’immagine, e la ditta Grillo-Casaleggio ha piazzato scomuniche, anatemi, improperi, delle parlamentarie enigmatiche ed esoteriche, insomma una sostanziale crisi di nervi alla Almodovar) costringe la strana coppia ad un salto di qualità che palesemente non vogliono fare perché “snaturerebbe” il Movimento. Peccato.

    2. @Franz come sempre i grandi pensatori, hanno il lato oscuro, ma qui esplode e rischia di annullare le molte cose giuste che dice. Il rischio è che si banalizzino problemi importanti come il territorio, l’acqua dcc. Non è tanto con Grillo che me la prendo, lui fa il comico e si sa; ma per il rischio grossissimo che coloro che potrebbero condividere le teorie ambientaliste possano veder solo il lato oscuro. E non è una grande politica. Un saluto e grazie Riri52

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