Mese: dicembre 2012

Attacco alla diligenza

Ciò che accade ora in politica, le mille liste che si sono formate, dai verdi agli arancioni, fino alla classica Balena bianca, che dati i tempi è a dieta, con lo psiconano che traballa, tagliato o meglio appena rifilato dalle tv a causa dei rimbrotti altrui, mi pare un assalto alla diligenza vero e proprio. Dentro l diligenza ci siamo noi con le nostre vite, i nostri guadagni e i nostri problemi. Fuori  il caos più totale, perché ciò che conta è prendere il comando di quella diligenza, difendere i propri interessi e salvare il potere. Uno spettacolo indecente devo dire. La politica si sta svestendo degli ultimi strati di rispettabilità per diventare quello che è : una corsa senza fine contro i cittadini. La Chiesa, che ha prima aiutato Berlusconi e lui non ha fatto nulla per nasconderò, dietro quella velata minaccia dell’altro giorno: ” La Chiesa ricordi quello che è stato fatto per lei” ha deciso di allearsi con la balena bianca, in fondo era una sua emanazione. E allora per fare l’occhiolino ai moderati la Chiesa si esprime contro le donne in mille modi: Monti ci chiede di fare più figli, e le ideologie fasciste, quelle che ritengono la donna un mero oggetto di casa si allargano. E’ così ogni volta che ci sono le crisi economiche, in cui è indispensabile mandare a casa qualcuno che sappia governare la povertà: le donne. In sintesi direi che questo assalto alla diligenza è anche un assalto contro l donne, la loro libertà individuale e alcune conquiste già fatte che stanno perdendo di valore ( aborto ) . Ma tornando all’assalto alla diligenza non arriveranno i nostri a salvarci, a meno che non ci salviamo noi. Anche Grillo, il paladino del popolo ha deluso i suoi sostenitori e questo eleggere dei dilettanti allo sbaraglio mi pare pericolosissimo. Per guidare una macchina bisogna fare scuola guida e almeno conoscere i rudimenti. Perché per andare in Parlamento basta un video su Youtube? Assalto populista anche questo.  Che cosa rimane da fare a noi dentro la diligenza? Informarci su tutti e capire quali sono i programmi e se i programmi non ci sono non votarli. E che Manitù sia con noi!

I maschilisti con la tonaca

Un prete o meglio il prete responsabile di una parrocchia attacca un manifesto nella bacheca della parrocchia e dice papale papale che le donne provocano e quindi il femminicidio è anche colpa loro. Da qui emerge un doppia valutazione sui preti, nel caso singolo, ma spesso anche in generale : le donne o sono come Maria ( che tra l’altro ha avuto un figlio da padre ignoto) o sono come Maddalena prima della conversione: si dice anche che fosse la moglie di Gesù ma qui siamo sulle ipotesi. La scusa poi è che la natura dei maschi è violenta e quindi no devono essere stuzzicati. Perché se li stuzzichiamo loro hanno il diritto di arraparsi e violentare e uccidere. Povero Gesù chissà dove sta adesso, chissà cosa penserebbe se scendesse sulla Terra dopo che il Papa, suo rappresentante ufficiale dice che la Paca è minata dalle coppie gay e dall’aborto e un suo prete afferma che le donne provano e vogliono essere uccise. I maschi quindi sono incapaci di controllarsi e se per loro il sesso è lecito per le donne no. Perché? Siamo di una specie diversa e inferiore?

Il problema è serissimo e non c’è tanto da sorridere, perché l’idea della donna succube, obbediente, oggetto e proprietà di un uomo sta penetrando nella mentalità maschile in tutto il mondo. E noi donne dobbiamo combattere di nuovo affinché sia modificato questo pensiero. Le donne che  sono pari agli uomini fanno paura, mettono in dubbio quella superiorità maschile storicamente avvallata dalla proprietà. Ma oggi, che non ci sono grosse proprietà da mantenere esistono i figli e il senso del possesso. E se ci si mette anche la chiesa con i suoi rappresentanti diventa difficile smantellare questi preconcetti. Non frequento la chiesa e ogni volta trovo un motivo valido per non farlo.

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La fine del mondo e il Natale Triste

Se domani sarà la fine del mondo addio a tutti e ciao ciao al futuro. C’è poco da dire. Se dopo le ore ?, non so quando, saremo tutti scomparsi è  stato un piacere avervi conosciuti ma finisce lì.

Se non sarà la fine del mondo ci  toccherà continuare a soffrire per il futuro, fra problemi di salute, denaro e amore ( sono le tre classiche domande dei tarocchi). La salute e l’amore vanno a random, il lavoro c’è e non c’è, parlo in generale naturalmente, io ancora ce l’ho. Ma c’è un sentimento, forse è meglio dire una sensazione di tristezza e poca gioia nell’aria che fa quasi paura. Prendo spunto da alcune riflessioni che mi ha inviato un amico. Sì ognuno di noi ha dei problemi, come sempre, ma quest’anno si sono fatti più pregnanti, dimorano stabilmente nei pensieri senza andarsene. E’ triste. Penso che per assurdo ero meglio lo scorso anni, ero piena di speranza, anche se sfinita, ero piena di progetti, di pensieri positivi. Ora complice il freddo e anche questa tristezza che aleggia su tutto sono più preoccupata e meno propositiva. A perte l’dea di andare a camminare, ma come dice il proverbio “fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” o anche ” i pensieri della sera non sono mai quelli della mattina”.  Sì una cosa la desidero con grande intensità: calma e pace. La pace non c’è a causa delle guerre economiche e con le armi e non perché ci sono i gay o l’aborto come dice il Papa. Chissà con che vino aveva detto messa quella sera!  E la calma, il rispetto. Se solo queste due cose diventassero un modus vivendi saremmo a posto e il Natale Triste non ci sarebbe più.

L’albero ho dovuto farlo io ( dalle mie parti si tira a sorte e questa volta è toccato a me!) solo rosso  e verde, con due palline bianche. Di vetro. Spero che non si rompano!

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Santa ( racconto)

La domenica attendevo il suono delle campane con ansia, già pronta, calzettoni di pizzo bianchi e scarpe lucide, e mi precipitavo per giungere in tempo fino al primo banco, ansiosa di assistere alla cerimonia mentre restavo in adorazione delle statue e dell’altare per lungo tempo, tempo rubato ai giochi. Ma avevo deciso che dovevo diventare santa e per farlo dovevo pregare e restare in chiesa il più possibile.

   Volevo diventare santa e avere una statua in chiesa accanto a Santa Teresa del Bambin Gesù e Santa Rita da Cascia. Mi chiedevo come avrebbero risolto il problema del doppio nome, due sante Rita in una chiesa erano troppe.

     Restavo ore inginocchiata a rimirare le fattezze di gesso di Santa Teresa. Ogni volta mi chiedevo perché lasciavano la santa che dava il nome alla Parrocchia con la veste sbrecciata e non passavano una mano di vernice per coprire il biancore del gesso che si intravedeva fra le pieghe della tonaca. 

La chiesa era recente, ricostruita dopo i bombardamenti, con pitture che fingevano marmi e stucchi, inesistenti nella realtà. Il soffitto a cassettoni era disegnato con gigli oro su fondo blu e quadrati arcobaleno che si rincorrevano senza soluzione di continuità con un effetto finale di luogo festoso e allegro.

Lungo le pareti, figure di santi sconosciuti si mostravano in atteggiamenti differenti porgendo ai fedeli chi un libro, chi gli occhi in mano, chi un cilicio sanguinante o frecce evidentemente tolte dal petto nudo e ferito. Li guardavo cercando un indizio sul loro nome, ma non riuscivo a sapere nulla,  ero troppo timida per chiedere al parroco o alla nonna. Alcune scritte in latino avrebbero risposto alle mie domande, se io avessi conosciuto il latino.

Ero ancora piccola per studiarlo lo, ma l’anno dopo avrei rimediato, potevo aspettare.

L’abside a stento conteneva l’enorme altare, sproporzionato rispetto alle misure della chiesa. Le suore lo addobbavano solitamente fino al terzo ripiano con gladioli bianchi e foglie verdi. Nell’aria, in particolare  al sabato pomeriggio, il profumo dei fiori diventava intenso e rallegrava l’aria fredda, anche d’estate.

 

Mi piaceva anche l’odore dell’incenso che persisteva sospeso, e si mescolava al profumo dei fiori o a quello costoso della signora inginocchiata accanto a me.

 

          Avevo cominciato in autunno, durante una serie di conferenze dei giovani missionari che dall’alto del pulpito raccontavano le imprese presso lontani popoli affascinanti e misteriosi. Mi aveva colpito l’eroismo delle loro gesta, la forza che imprimevano ai racconti a volte bruschi. L’apoteosi fu una sera, dopo il racconto del missionario che mi aveva portato a sognare i popoli dell’Africa privi di ogni cosa e ignari del catechismo, quando la chiesa affollatissima si riempì di canti in latino che vibravano nel cuore. Il calore umano e l’intenso afrore di incensi e  di profumi mi avevano portata quasi in estasi e cantavo con tutte le mie forze le parole in latino delle preghiere, che da sempre ripetevo prima di dormire.

         Mi sembrava importante diventare utile per quelle persone sconosciute, povere e ignoranti, quindi, non conoscendo altro modo, decisi che avrei dedicato la mia vita agli altri. Iniziai a leggere le vite dei santi e a frequentare la chiesa, con grande gioia i mia nonna che era devota e molto religiosa. Dopo i missionari, avevo proseguito con le cerimonie del Natale, costringendo tutta la famiglia alla messa di mezzanotte e alla cena che ne era seguita.

         La chiesa divenne sempre più fredda, a volte si scorgevano le nuvolette di fiato e i cappotti che non tenevano abbastanza caldo. I Santi erano sempre lì, ma li osservavo poco, attenta a non lasciar passare alcun filo di freddo sotto la sciarpa. La neve interruppe per un poco la mia partecipazione alle funzioni, più per pigrizia che per difficoltà oggettive.

Oramai a Pasqua ero stanca e le ginocchia mi facevano male. La mia permanenza al primo banco della chiesa era diventato un supplizio e l’odore dell’incenso cominciava a darmi fastidio, costringendomi a starnutire improvvisamente nei momenti meno opportuni. Avvertivo l’odore di umido e chiuso che spesso aleggiava nell’aria e i raggi del sole scomparivano presto deboli e sottili.

    Anche le statue dei santi cominciavano a sembrarmi brutte e molto statiche. Lo sguardo di Santa Rita non mi seguiva più e Sant’Antonio  non si muoveva dal suo breviario.

A maggio andai alla recita del rosario indossando abiti freschi e il golfino blu che tanto piaceva alla nonna. Ebbi allora il permesso di fare un giro per le strade che circondavano la chiesa con le mie amiche, dopo la funzione, come premio. Il percorso era sempre il medesimo ma denso ogni sera di profumi, chiacchiere e risate. 

Ogni villetta aveva un giardino attentamente curato, traboccante di ortensie, gigli, calle dai lunghi steli e ogni tanto un tiglio in fiore, che aggiungeva un tocco di dolcezza e freschezza al profumo forte e pieno delle rose e delle peonie.

Una sera incontrai Piero, uno dei chierichetti che servivano la messa e che avevo già salutato un paio di volte. Usciva da una villetta e mi chiese se ero uscita dalla funzione. Arrossii. La domanda mi disturbò, avvertii un grande imbarazzo e per la prima volta, da mesi, desiderai non essere andata in chiesa tante volte.  Alcune sere dopo mi accompagnò a prendere il gelato, lasciai le mie amiche da sole, lui con la scusa della macchia di gelato mi toccò una guancia. Il mio cuore cominciò a battere sempre più forte, mi piacque molto. 

Quando mi propose di rivederci al campetto accettai felice. Speravo in un altro gelato e in un’altra carezza.

Così fu e l’idea di diventare santa si perse per sempre dentro un primo amore fatto di attese e confidenze.

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