sabato e domenica, il week end

Il sabato e la domenica, adesso che sono a casa mi sembrano giornate come le altre, non modifico di molto il mio fare, o non fare, ma dedico tempo alle mie passioni, agli amici, agli hobby. Non sento la festa, i giorni d riposo, il tempo fermato per riprendere energie e ricominciare a correre, lavorare ecc. Ma adesso che è tutto aperto, sempre, alla moda degli americani e dei commercianti mondiali penso che anche le altre persone non avvertano più la differenza. Perché aprire i negozi anche alla domenica e non le pasticcerie o le trattorie, ma i supermercati? Molta gente afferma che è più comodo. Può essere. ma forse forse è solo un modo per impiegare il tempo in una attività conosciuta che non corra il rischio di mettere in crisi le abitudini. Voglio dire che ormai si vive inscatolati dentro stereotipi e autostrade, supermercati e fiere, spiagge e montagne, salotti in finta pelle anonimi, dove non puoi piantare chiodi perché crollerebbe il sottile muro di cartongesso . Programmi televisivi fotocopia e di calcio  ogni sera in modo che nessuno si scolli dalla casa, dal tv, dall’immobilità. Questo è il bromuro sociale, il modo per tenere calmi tutti, per dire “Vedi poi alla fine la tv c’è, l’autostrada pure che vuoi? I soldi?” Mi fanno tristezza le famigliole che trascorrono i pomeriggi delle feste dentro i centri commerciali, un hamburger, due vetrine, la spesa e via  a casa. A giocare a play station O nintendo, a simulare passeggiate, corse, giochi di abilità che si possono fare all’aperto. Ma se a loro va bene, io chi sono per metterlo in dubbio? Buon w.e. e buona spesa!

10 pensieri su “sabato e domenica, il week end

  1. L’apertura dei negozi alla domenica e nei giorni festivi (perfino il primo maggio!!!) è una detestabile moda, che svilisce il significato di un giorno che dovrebbe, per convenzione, essere dedicato a qualcosa di ben diverso dallo shopping. E mi chiedo come, per esempio, molti credenti, che hanno (cioè, dovrebbero avere) fra i tanti principi, anche quello di santificare la domenica, possano tranquillamente non rispettarlo. Io, che credente non sono, in quei negozi non entro, e non solo perché la loro apertura festiva rappresenta un chiaro invito a quel consumismo che sta all’opposto di tutto quello in cui credo, ma anche perché non riesco a tollerare che ci siano persone obbligate a lavorare quando non vorrebbero e dovrebbero. Magari con ricatti.
    “bromuro sociale”, tu scrivi. E mi sembra un’ottima descrizione di cosa ci stanno somministrando. Cambiano le etichette dei flaconi, cambiano i componenti del tranquillante, ma gli effetti, e mica solo collaterali, sono gli stessi. La mente si addormenta, la vista non percepisce più la realtà e piano piano si muore, con il telecomando in mano, un gratta e vinci gettato nell’immondizia, un sorriso ebete sulla faccia e il sacchetto dell’ultimo, inutile acquisto gettato sul divano.

    1. Conosco una signora che fa la commessa in un centro commerciale e sopporta malissimo il dover lavorare la domenica. Temo che non potrà fare altro che abituarsi, purtroppo. Ciao Riri52

  2. Io in supermercato di domenica non ci vado e neppure a fare shopping. A volte preferisco stare a casa come ieri.

    Buon inizio di settimana!

  3. L’Italia è probabilmente l’unico paese al mondo in cui il premier si sia permesso di invitare i cittadini a “continuare a consumare” (pochi giorni prima di essere costretto a rimettere il mandato dopo aver rimesso a lungo in bagno). Ma ha perfettamente ragione Gaber quando diceva “Io non temo il Berlusconi in sè, temo il Berlusconi in me”. Gli Italiani hanno un rapporto col consumo più o meno complulsivo che credo non abbia eguali in tutto il pianeta, Un consumo compulsivo che, nonostante un progressivo irreversibile allontanamento dai tempi d’oro del boom economico e del mini-boom (molto fumo e una equa percentuale di arrosto) dei plastificati anni ’80 continua ad imperversare e ha progressivamente invaso la domenica, che sarebbe legittimo, catartico e terapeutico fosse un momento di stacco e di allontanamento dai frenetici rituali della vita moderna (te lo ricordi il grande Ernesto Calindri che sorseggiava il suo Cynar in mezzo alla strada?) e invece assomiglia sempre di più agli altri sei giorni della settimana.

    Ma dissento leggermente da te quando parli di “bromuro sociale”: non credo che ci sia alcuna manipolazione in stile orwelliano della libera volontà della gente. L’inquietudine sottesa al consumo compulsivo è in qualche modo una forma di spontanea e deliberata rimozione collettiva della catastrofe più che imminente già iniziata da tempo, e che può trovare una via d’uscita solo in una drastica (e magari anche dolorosa per molti, ma secondo me inevitabile e improcrastinabile) decrescita.

    1. Non sono religiosa quindi non credo nelle feste santificate, ma un giorno di riposo dal consumismo ci vorrebbe. In questo senso credo che quella che tu chiami inquietudine della gente sia utilizzata per vendere, se ancora si vende di più! La decrescita consta nel non acquistare, non nel differenziare i rifiuti. Ciao Riri52

  4. vivo la cosa sotto l’aspetto pratico, l’apertura “sette su sette” a volte mi fa comodo, non sono credente e nemmeno un lavoratore dipendente, da decenni mi ritrovo a lavorare la notte, la domenica, a volte pure a ferragosto, non ho il vezzo di santificare le feste. Sinceramente credo ci sia una mentalità involontariamente ingiusta. Da sempre poliziotti, carabinieri, medici, infermieri, ristoratori, tassisti, ferrovieri,attori, operatori di cinema, ecc. ecc (comprese molte attività non definibili di “servizio pubblico”). lavorano nei giorni di festa, non si capisce perchè commesse/i e affini reclamino corsie preferenziali.

    TADS

  5. Anche io ho vissuto con mia madre infermiera che faceva i turni e non si sapeva mai se era a casa la domenica. Forse per questo mi dispiace che non ci sia una giornata di totale riposo per tutti. Ritengo altresì che i negozi aperti tutti i giorni siano un incentivo al consumismo, che è già a livelli troppo alti. Ciao Riri52

  6. Secondo il regolamento dei taxi bolognesi, ci sono due tipologie di turni di riposo: o alternativamente un sabato e una domenica, oppure ogni otto (ovvero ogni sei) giorni, così da variare il giorno ogni settimana. Ho sempre preferito quest’ultima tipologia (il cosiddetto sette più uno) perché trovo stimolante la varietà continua. Non mi pesa particolarmente lavorare nei giorni festivi, anche perché ho l’impagabile possibilità di calibrare quotidianamente la quantità di ore a seconda delle mie esigenze di incasso.
    Detto questo, trovo fondamentale che esista settimanalmente una pausa collettiva dalla tensione produttiva e consumistica, e dal relativo rumore, sia in senso fisico che interiore.
    Dobbiamo difendere con i denti quello che gli antichi Romani chiamavano ‘otium’, dando una connotazione negativa al termine contrario, quello che definiva i commerci (il ‘neg-otium’): il vorace modello economico basato sui consumi tende a consumare, e a fagocitare, anche il meglio della nostra vita.

    Ciao Riri.

  7. @Franz l’ozio sembra diventato una parolaccia, invece anche restare senza fare nulla, tutti insieme in casa dovrebbe essere un momento abituale, settimanale. Altrimenti quando stanno insieme e famiglie? Ciao Riri52

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