Scrittori, lettori e librerie

In questo periodo conosco almeno tre scrittori che sono in giro per presentare il libro pubblicato. Anche sei se conto tre che non frequento abitualmente. Mi chiedo se tutte le persone che presenzieranno in libreria acquisteranno il libro. Mi auguro di sì, perché scrivere un libro è una grande fatica che va premiata. Ammirevole la costanza che ci vuole per mettere la parola fine all’effluvio si parole che escono dalla penna appena ci si siede , o si scrive al pc. Detto questo, visto che anche io appartengo al gruppo degli “scrittori” mi chiedo se vale la pena faticare tanto e poi trovare il libro già accantonato dopo due mesi. Ho letto con attenzione questo Post  di un libraio che parla della stategia di mercato della Mondadori per vendere libri. E spingere alla produzione di e-book, che costano molto meno e richiedono molto meno magazzino. Ciò che emerge è la difficoltà a distinguere la qualità le varie opere pubblicate, e come penso io, alla difficoltà a pensare chi resterà nella storia della letteratura fra tanti, tantissimi. Io no di sicuro, non possiedo le competenze necessarie né un giro di amici scrittori così ampio da potermi affermare. Tralascio la diatriba secolare fra l’auto pubblicazione e la pubblicazione da casa editrice. Io credo che uno debba pubblicare dove gli pare e meglio ancora dove riesce e non è detto che il libro di una casa editrice sia meglio di uno on-demain.

E’ con questi pensieri che mi pongo davanti al quaderno ( io prima scrivo in nero  a mano su quadernoni scolastici a quadretti possibilmente della serie Natura, marca Pigna) e metto mano al mio ultimo romanzo per inserire un personaggio nuovo. Vorrà dire che lo farò leggere solo agli intimi!

Alcuni scrittori in presentazione sono:

Milvia Comastri con Colazione con i City Remblas   Il 17 a Monza

Serenella Gatti Linares con Era ed è ancora il 17 ore 17,30 Armonie Bologna

Fabio Cicolani con la Trilogia di Omnia dove non lo so, reduce dal Festival di Lucca

Se capita andate, loro sono persone gradevoli, simpatiche e a loro modo originali.

Per i libri da buttare invece qui, le interessanti riflessioni di un libraio di libri usati.

 

 

6 pensieri su “Scrittori, lettori e librerie

  1. Personalmente trovo quasi un miracolo che, nonostante il moltiplicarsi degli schermi che ci vomitano immagini (il più anziano è lo schermo per antonomasia dai fratelli Lumiere in poi, seguito dallo schermo televisivo che ha svariati decenni di attivazione, infine quello del computer imitato ormai in modo pedissequo da tutta una serie di lillipuziani fratellini che incidentalmente servono anche per telefonare), suoni, parole e ci spingono a una fruizione veloce e strumentale anche della parola scritta, i libri riscuotano ancora tanto prodigioso successo. Potevano essere scomparsi già da anni, come è successo per i dischi in vinile (salvo un parziale pittoresco ritorno di giradischi vintage negli ultimi anni, quantificabili in Italia a poche centinaia).

    Il tuo post mi ha stimolato ad andarmi a ricercare, rigorosamente su supporto cartaceo nella tranquillità della Biblioteca Civica, il romanzo “Fahreneit 451” di Ray Bradbury che immagina, nel 1953, un 1990 dove non solo i libri non vengono più stampati, ma leggere è rigorosamente proibito, e per evitare gravi punizioni si forma una casta di “uomini libro” che impara a memoria dei grandi romanzi e li trasmette oralmente alle generazioni future.

    I libri sopravvivono, ma sono sempre più prodotti di consumo e sempre meno “opere” che presuppongono una durata non infima.

    Come sempre, i fruitori alla fine sono più intelligenti dei produttori, anche se i produttori pensano esattamente il contrario. Ogni tanto i fruitori, o gli utenti di qualunque bene o servizio dovrebbero protestare con la dovuta veemenza ed incisività, ma di solito tendono alla rassegnazione depressiva.

    Il bello del tuo blog, oltre al fatto che è scritto veramente bene, è che è tutt’altro che monotematico, e segue le evoluzioni di un pensiero dinamico e variegato che è sempre bello intercettare.

  2. @Luca grazie, i miei post, come avrai capito, seguono la logica della mia vita, di quello che affronto ogni giorno, sia leggendo quotidiani che vivendo. Ed è interessante scoprire che le problematiche, anche quelle di dove mettere i libri sono universali, perché lo spazio è ristretto, sempre di più. Qui mi verrebbe da riflettere sulla metrature delle case nuove e del perchè ora sono più piccole di 10 mq, ma ci ragionerò un’altra volta. Ieri mi era venuta voglia di prendere un e-book, un tablet che contiene 1000 libri. Sai che spazio dopo in casa! Ma amo il fruscio della carta
    I dischi in vinile ci sono ancora, tutti, compreso il piatto e le casse. Manca sempre lo spazio! Ciao e grazie Rita

  3. Le presentazione dei libri sono come un terno al lotto, per quanto riguarda le vendite. A volte mi posso trovare a scrivere una ventina di dediche, a volte ne scrivo solo due. In tutte le occasioni, però, mi lascia sorpresa il fatto che qualcuno, che non sia parente o amico, desideri veramente leggere me, sconosciuta narratrice che fa fatica a considerarsi scrittrice e che probabilmente scrittrice non si considererà mai.

    Il libro sta diventando sempre più un prodotto commerciale, e come qualsiasi prodotto commerciale deve essere confezionato per attirare la clientela più varia. E ha date di scadenza sempre più ravvicinate alla data di immissione sul mercato. Tutto, in questo mondo, dalle notizie, al libri, alle vacanze, ai pensieri, sta diventando, come si usa dire, un mordi e fuggi.

    Ho letto i post che hai linkato e condivido appieno quanto dice il libraio di libri usati: “Non è decrescita vendere i libri scontati, è decrescita acquistare solo i libri che servono, è decrescita cercare i libri anche in altri modi che non sia l’acquisto, è decrescita lo scambio di libri come facciamo in libreria.”

    Grazie per aver segnalato la mia presentazione di Monza!
    E auguri per il romanzo che ti stai preparando a scrivere!

    Un abbraccio

    1. @Milvia concordi in pieno che la decrescita sta nell’acquisto e non nel consumo. Quanto alle presentazioni dei libri immagino siano sempre una sorpresa, anche perché, inutile nasconderlo, la concorrenza è tanta! In bocca la lupo per le prossime. Ciao Rita

  4. Esistono processi inarrestabili, come gli e-book, presto saranno adottati anche dalle scuole, lo ha dichiarato il ministro in questi giorni, i vecchi cari libri faranno la fine delle videocassette VHS e dei dischi in vinile. Credo sia più che comprensibile il nuovo corso di investimenti delle case editrici, la Mondadori è una azienda leader che deve fare i propri interessi e livellarsi alle evoluzioni del mercato, sarà pure romantico il continuare a vedere il volume come un feticcio ma i tempi cambiano.

    Quando mi ritrovo a parlare di questioni editoriali e di “scrittori”, un mondo che conosco bene da trenta anni, faccio una certa fatica ad ammorbidire alcuni concetti in me ben radicati. “Scrittore” è colui che viene contrattualizzato e profumatamente pagato dagli editori, tutti gli altri sono piccoli componenti di un meccanismo che trita di tutto e di più. Si dice: “mezza Italia scrive e l’altra metà non legge”, in realtà le cose stanno molto peggio, quattro quinti di Italia scrive e una esigua parte legge. I blog sono una affidabile cartina di tornasole, quelli con velleità letterarie sono i meno seguiti, nonostante il loro essere gratuiti e interattivi.

    Non ho niente contro le persone che si auto-producono libri, la vanità è una componente molto forte nella specie umana, mi domando semplicemente quanto possa essere gratificante spendere centinaia di euro per avere un bancale di volumi che, molto spesso, finiscono per andare a mettere in bolla i tavolacci barzocchi delle case in campagna.

    Un mio compagno di università, per non pesare sulla famiglia, si mise a fare il venditore, promotore, della Treccani. Ebbe la fortuna di imbattersi in un filone di nuovi benestanti, parlo della fine degli anni ’70, guadagnò una barca di soldi e mi informò che il successo era dovuto agli ampi spazi dei saloni, sì, da lui compravano la Treccani a metri, enciclopedie esibite come status che probabilmente nessuno ha mai consultato. Non illudiamoci più di tanto, le cose non sono cambiate di molto, nonostante un teorico innalzamento del livello di istruzione.

    Per ogni Italiano che legge 40/50 libri in un anno, ce ne sono migliaia con non ne comprano nemmeno uno, in questo Paese la forbice “abitanti/libri venduti” è la più deprimente dell’occidente, nonostante questo il numero di aspiranti scrittori è incredibilmente alto, altissimo.

    Complimenti per il blog, tornerò a trovarti

    TADS

    1. @TADS grazie per la visita e il commento che completa le mie riflessioni. Sto facendo trasloco e tutto questo mi viene alla mente quando devo decidere che cosa tenere e che cosa buttare, cresciuta nel rispetto degli oggetti e della proprietà. Mancano i metri quadri, infatti, anche per i libri che amo di più e mi piange il cuore pensare di buttarli. Scegliere, ma ogni pagina mi ha dato qualche emozione, anche negativa! Quanto all’editoria conosco abbastanza persone del ramo per non farmi illusioni: il prossimo lo pubblicherò in e-book. così almeno non è neanche da spolverare! Ciao e a presto Ririr52

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