E un giorno…

Ti svegli una mattina e ti accorgi che quello che hai intorno non ti piace più. Troppe cose, troppe storie che raccontano oggetti usati e accumulati nel tempo, senza che tu potessi accorgertene, inglobata nella vita di lavoro-casa-lavoro procedendo ogni giorno con una stanchezza superiore alle tue forze. Esci e osservi i grandi alberi che ti hanno  accompagnato negli ultimi tre decenni. Li ami , come fossero persone che da sempre accompagnano la tua vita.: nido degli uccelli che hai fotografato nella neve,  palestra perfetta per i tuoi amici felini e i ricci , che non conosci, ma sai che ci sono. Le foglie secche scrocchiano sotto le piccole zampette, e il lieve rumore del loro passaggio si  mescola alle grida dei ragazzi che oltre la siepe passano urlando d’estate, quando anche tu esci sfidando le zanzare tigre fameliche e pungenti.

E alla fine ti rendo conto che è tempo di cambiare, come una storia finita che si trascina nel tempo. Un amore fortissimo, a cui hai dedicato tempo ed energie come  i piccoli ciclamini sbocciati sotto il corbezzolo  ti dimostrano. Non volevano crescere, ma tu, paziente hai aspettato insieme ai muscari primaverili e ai tulipani, sbocciati ogni primavera nel piccolo fazzoletto del giardino. Di ogni pianta, dall’acero a sei tronchi, fino al liquidambar, che solo ora darà il meglio di sè, hai seguito curato e controllato la crescita. Ti restano le piante grasse, sopravvissute  alla calura estiva che fioriscono , quasi, e ti informano che pianta grassa non è sole e sabbia. Dentro questa casa hai vissuto, amato, sofferto, lottato, ma ora hai voglia di cambiare, lasciare per un luogo diverso, chissà dove, altrove. Una vita differente e meno complessa. Chissà!

 

 

7 pensieri su “E un giorno…

  1. Forza, Rita! Vieni ad abitare a Bologna, che ti aspettiamo. Più vicino alla figlia, più vicino alla mamma (bella la zona dove vive quest’ultima, ad esempio), più vicino alle amiche e con maggiore possibilità di partecipare attivamente alle vivaci iniziative di una ‘città che non dorme mai’. Ah no, mi sbaglio, quella era New York.

  2. Ci sono delle volte che immergersi nella natura è un atto quasi indispensabile per riscoprire una dimensione “umana” minimamente sopportabile. Non sempre si può fare, non tutti lo possono fare: manca il tempo o si ha la sottile impressione che sia “tempo perso” o mancano proprio gli spazi.

    A volte è bello sentirsi creature piuttosto che individui: sembra una distinzione capziosa e invece non lo è per niente, attiene alla differenza fra essere parte di un grande gioco in cui si vince e si perde tutti insieme, o essere soli nella propria lotta per la sopravvivenza in cui, metaforicamente, si uccide o si muore e “chi mena per primo mena due volte”.

    Ed è così che si trova la forza per cambiare o si evita di aver paura dei cambiamenti necessari ed inevitabili.

  3. @Luca il cambiamento è sempre positivo, se rimane nell’ambito del possibile. La mia vita in tre anni ha capottato e cambiato completamente direzione. Nel 2009, se mi avessero avvisato dei cambiamenti avrei negato in ogni modo e invece…:-))

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