Incontro al futuro ( racconto)

Incontro al futuro

Un piccolo sacchetto di tessuto intarsiato di fili d’oro compare sul tavolo e

la stanza si illumina all’improvviso. Ci si accomoda attorno al tavolo sgombro, c’è chi appoggia i gomiti a sorreggere un viso curioso e gli sguardi interessati corrono al piccolo involucro misterioso,

-Ci siamo!- nessuno ha parlato, ma da giorni aspettano l’incontro con il destino, raccontato da un’amica, come altre mille volte, ma sempre  con lo stesso affanno.

Le amiche attendono pazienti il loro turno, ci sarà tempo per tutte, senza incertezze, senza timori.

Le mani velocemente mescolano le 22 carte dei Tarocchi Maggiori con maestria, lo sguardo ai gesti consueti, mentre il silenzio si può quasi accarezzare, dopo tante chiacchiere allegre.

Muta, la consultante, pensa a tutta la vita presente, ai dolori, ai dubbi e osservando il movimento delle mani vorrebbe trovare risposte, certezze, serenità.

Il mazzo lentamente si dispiega e svela le sue verità misteriose codificate e mai dimostrate .

Diavoli, Papesse e Appesi raccontano quanto complicata sia la vita, comunque. Quante sofferenze dell’anima e del corpo uguali e diverse ogni volta lamentano gli uomini,.

-E ora che dicono?- il sussurro si spande nell’aria

-Parla, racconta, voglio sapere- pensa la consultante, ma timida e restia, tace, non esprime i suoi desideri, troppi occhi e troppi visi in attesa di una risposta.

Non vuole svelare i suoi dubbi, non desidera ricordare l’ultimo amore finito male o quel lavoro che non si trova.

Sarà colei che mescola il mazzo e possiede il sapere che scoprirà lentamente, con un linguaggio a volte oscuro a volte banale ciò che interpreta nelle buffe immagini antiche .

Sarà vero? Sarà una favola di quelle che si raccontavano ai bambini prima di addormentarli? Non ha importanza, interessa che quelle lame scavino nell’anima, nei pensieri e facciano  riflettere, fino a comporre il mosaico del proprio agire, fino a scoprire dentro di sé risposte inascoltate.

I visi si protendono  per scrutare la sequenza di personaggi seduti, in piedi, capovolti o di astri caduti dal cielo.

Ecco apparire la Luna, misteriosa. Nella Luna c’è la donna nascosta, le inquietudini legate all’ignoto, le angosce infinite, ma anche la madre, l’intuizione.

E’ la donna che segue i sogni e si trasforma ogni giorno correndo incontro al futuro.

Ieri ,oggi, il futuro: le lame sono adagiate in sequenze prestabilite da tempo immemore per comprendere un disegno oscuro, ogni volta differente.

Altre figure scendono dal mazzo e finalmente si presenta la lama degli Amanti. Sono in tre.

Tre figure, sempre l’uomo, in alto, che sceglie. Amore sacro o amor profano. Un tuffo al cuore, una leggera ebbrezza, ma breve come il battito della pendola.

Non c’entra l’amore pare suggerire La Ruota della Fortuna.

Chissà dove si è appoggiato l’Imperatore, così immobile, così deciso, è vicino alla Torre, quasi a sostenere una casa che cade. Accidenti, nemmeno questa volta va bene!

Finalmente esce il Sole che scalda e illumina la stesa di carte riportando allegria.

 

Un sospiro di sollievo si avverte nell’aria ammorbata dal fumo delle sigarette. Qualcuno centellina un goccio di vino bianco frizzante e svagatamente sgranocchia piccole leccornie da aperitivo.

-Allora, che succederà ?.-

Le parole rompono il silenzio ancora una volta e raccontano una storia   di lacrime, di amore. Desiderio  infinito di riempire un vuoto che al momento rimane nell’anima.

La consultante reagisce, a volte scuote la testa,, quasi  accarezza le lame distese, chiede spiegazioni.

Alla fine ringrazia, ripensa alle parole già dette aggrottando la fronte .

-Quando me le fai la prossima volta?- chiede sottovoce.

Intorno di nuovo il silenzio, in attesa di un’ altra domanda. A chi tocca?

 

I porcellini e le scimmiette

Dalle scimmiette che non vedono , non sentono  e non parlano fino ai tre porcellini, o porcelloni la regione Lazio è piena di animali. Un vero verminaio ha detto un giornalista, un casino dico io. Ormai i fatti sono noti : tutti i consiglieri prendevano uno sproposito di soldi e nessuno ha mai detto niente. Anche l’opposizione li ha intascati e zitti zitti se ne sono andati solo quando ormai  era esploso il polverone. Tardi, per rimettere insieme la dignità, ma in tempo utile per costringere la governatrice a dare le dimissioni. E che adesso dice che all’epoca di Marrazzo era molto peggio , anche se lui di soldi ne dava meno. Mi viene da pensare al sindaco di Bologna Delbono  che se ne è andato a causa di intrallazzi con una segretaria e viaggi in sua compagnia a spese del Comune, ma spesucce, non Ville al Circeo, case al Colosseo o buoni da 400000 mila euro. Altro stile, per fare certe cose bisogna essere molto esperti nella truffa della contabilità.  Gli altri deputati e senatori accusati a vario titolo  sono tutti lì e rimarranno lì fino alla fine, per essere poi rieletti con buona pace di tutti. A partire da Formigoni, il Celeste fino ai vari Lusi nessuno pensa di fare un passo indietro almeno per rispetto ai cittadini, ai pensionati che hanno dovuto rendere una quattordicesima che non spettava di ottanta euro o poco più. Non c’è relazione fra le due cose? Forse, ma vedere queste differenze fa molto incavolare. Se ne andassero tutti, lasciassero la politica farebbero un favore all’intera cittadinanza. Le mie speranze sono ingenue, ne sono consapevole, ma se poi vogliono il mio voto, tutti quanti da Grillo ad Alfano, aspettano un bel pezzo. Parlo anche di Grillo perché anche lui non è un santo e la politica di uno sopra gli altri non mi piace. E non è mai venuto a visitare la zona dove sorge un inceneritore che brucia anche i rifiuti  di altre regioni. E’ andato a Budrio sotto le elezioni comunali e stop.

Lezioni di musica (racconto)

Per qualche tempo, anni fa ho scritto racconti che poi sono stati pubblicato in blog amici. Con 5000 battute e idee varie sul tema. Pubblico un ricordo di scuola, che ancora mi fa sorridere.

 

Un convento, l’istituto magistrale aveva sede in un convento e come tutti i conventi aveva il chiostro. Bello, grande, con i capitelli, il pozzo e la Presidenza.

E in fondo l’aula della classe terza E.

La sezione E notoriamente era la sezione dove i professori cambiavano spessissimo, anche i supplenti, che pure avevano bisogno di  lavorare. A causa della vivacità di noi studenti avevano trovato un’aula apposita, per permettere al Preside o al Segretario di intervenire prontamente, quando anche Otello, il bidello grande come un armadio, non riusciva a calmare gli animi.

Quella mattina attraversai di corsa il lunghissimo corridoio e mi affacciai sul chiostro ansimante, come sempre all’ultimo secondo, ma avevo ancora qualche speranza di non entrare nel “Purgatorio” l’aula dei ritardatari.

La porta della sezione E era aperta, la lezione di musica non era ancora iniziata.

Il mio posto era l’ultimo della prima fila. Il muro era il cuscino dove appoggiavo la testa nei momenti più noiosi delle lezioni. Non dormivo veramente, mi allontanavo dalla situazione e fantasticavo.

Il freddo era così pungente che decisi di tenermi la sciarpa. Mi accomodai e controllai la presenza dei compagni. I cinque maschi erano allegri come sempre, le compagne chiacchieravano esponendo con orgoglio il diario zeppo di fotografie e scritte dedicate ai cantanti preferiti.I compagni non li guardavamo nemmeno, imberbi e brufolosi, con la voce ancora chioccia.  Si aspettava la supplente di musica, la quarta dall’inizio dell’anno.

Don Martini, la settimana precedente, prima della lezione di Religione, aveva detto:

“Ragazzi, ma che fate ai professori di musica che si ammalano tutti?”

Non si faceva niente, nel senso più stretto della parola.

Entrò  una giovane donna avvolta in un cappotto marrone, alcuni libri di musica in mano fra cui il libro di testo e la borsetta  a tracolla. Era piccola, minuta e quando Orsini, con i suoi due metri si alzò per l’appello sembrò più piccola ancora.

“Qui ci sono dei maschi?” disse sorridendo benevolmente ”In un istituto di sole donne siete in minoranza!”

Ecco, se c’era una cosa che i maschi dell’Albini non sopportavano era rimarcare la loro presenza in un istituto femminile. Relegati nella sezione A ed E erano una ventina in tutto, molto suscettibili e vendicativi e idolatrati dalle compagne degli altri piani, dove di maschi c’era solo il prof Pini e Otello, il bidello.

Alcuni ragazzi avevano frequentato tutte le scuole della città, altri erano militari di una caserma  che raccoglieva atleti in odore di Olimpiadi. Orsini era uno specialista di salto in lungo e spesso non faceva i compiti perché si allenava, Leoni invece aveva messo insieme tre bocciature fra liceo e tecnico.   Erano ragazzi già adulti, abituati a vivere la loro vita, con l’obbligo di  prendere un diploma.

Alle parole della prof osservai i loro visi che, dopo un attimo di perplessità, s’illuminarono. Vendetta.  Con un gioco di sguardi si cominciò la battaglia contro la malcapitata, ignara di quello che sarebbe accaduto.

La professoressa  aprì il libro di musica e ci chiese di  fare altrettanto. La pagina  richiesta  era fitta di  righi e note musicali, alfabeto sconosciuto ai più della classe. Lei, visibilmente colpita dal silenzio che ne seguì, pensò di farci cantare il brano musicale. Alla sua voce lieve e intonata, si unirono altre voci profonde, da baritono, mentre ad un cenno di Orsini cominciammo a spostare in avanti i banchi, e le sedie, silenziosamente, centimetro per centimetro.

Restavo muta per il mal di gola incipiente mentre i compagni snocciolavano tutto il repertorio delle canzoni più conosciute, ma evidentemente non scritte sul nostro libro. Dopo un accenno a  “Dio è morto”, subito zittito dalla sempre più spaventata professoressa, iniziarono i mazzolini di fiori e quanto di più popolare poteva uscire dalle nostre gole. Anche io spingevo lentamente la sedia e il banco in avanti, finché non mi trovai incastrata fra Donatella e Luciano, che cantavano a squarciagola “Fra martino campanaro”. La cattedra, sopraelevata dalla predella appariva una zattera in mezzo al mare di banchi sempre più vicini e minacciosi. Al canto di Santa Lucia non restava alcun passaggio libero per arrivare alla porta. La professoressa spaventatissima cominciò a urlare con quanto fiato aveva in gola, ordinandoci di tornare a posto. Inutilmente.

Richiamati dalle urla Il Preside e il segretario cercarono di aprire la porta bloccata dai banchi… Il segretario strillò ad Orsini di aprire la finestra, di smetterla con quella farsa. Dopo qualche strascico di risata e qualche accenno  a “ Fratelli d’Italia” i banchi tornarono al loro posto.

Naturalmente Donatella disse di essere stata costretta a partecipare, iscrivendosi  volontariamente nella lista delle prossime vendette.

Ridendo a più non posso ed evitando di guardare la malcapitata che appena possibile uscì di corsa, anche se mancava ancora mezz’ora alla fine della lezione, rimisi a posto il mio banco.

Il Preside si sedette alla cattedra e cominciò a parlare di Catullo. Chiusi gli occhi e sognai una bella manifestazione con il biondino del Tanari.

Fui punita, come tutti, una settimana senza ricreazione in cortile, solo in classe, mentre i compagni giocavano a briscola e le mie amiche si truccavano raccontando di qualche spasimante della quarta.

Fino a gennaio non si presentò nessuno, poi finalmente venne un trombettista,  ci portò  in palestra  dove immediatamente i maschi ruppero un vetro giocando a basket. Io restai seduta a farmi le unghie e a spettegolare con le   smorfiose di quarta.

Viaggio nel tempo che fu, ma non è ancora

Nei cassetti della memoria  sono nascosti file di ricordi, confusi, dispersi. Per fortuna internet aiuta a rimettere insieme almeno quelli musicali. Gli altri, quelli personali rimangono  avvolti in un lunghissimo gomitolo sempre più ingarbugliato, dove forse, è meglio non entrare!

“Per fare un uomo” è anche una riflessione che in questi giorni sto facendo che molte persone sui giovani, questi sconosciuti, per molti aspetti, lontani mille anni dalla nostra concezione di vita. La vita precaria che sono costretti a fare, la carenza di denaro che tarpa sogni e speranza è lontana dalla nostra vita negli anni del boom e dopo, quando andavamo a contestare per avere la fantasia al potere. Ora c’è la fantasia al potere ed è quella di inventarsi un lavoro.  Buona domenica a tutti, nella speranza che migliori.

Virare nel personale

Dopo alcune riflessioni concordo con Luca ( blog da leggere) e mi trovo a dover dare una nuova direzione al blog , lasciando le mie esternazione di politica, perché non capisco più nulla, se non che nessuno sta facendo niente di realmente utile per la nazione e l’economia, e i nuovi sono ancora da mettere a fuoco, fra un Renzi che mi pare l’incrocio fra Casini e Rutelli ( tutti e tre sono di area cattolica) e il M5S che sembra il nuovo, ma non convince.

Sarà una virata virtuale, quella che una volta si chiamava ritorno al privato.

Cominci con alcune riflessioni raccolte nel tempo che ho definito “Filosofia a 7,8,9 anni”

Sei carina, maestra

-Sai maestra che sei proprio carina-il sorriso illumina la bocca sdentata del piccolo

-Grazie, anche tu sei carino- carezza sulla testa

-Lo sai che mi piace il tuo vestito?- E’ lo stesso di ieri, si vede che non se ne è accorto

– Lo sai che hai dei bei capelli?- continua sorridente

-Grazie, sei molto gentile oggi- di solito non mi degna di uno sguardo

– Lo sai che sei  brava, maestra?- gli occhioni si sgranano, sorride di più, prende il quaderno, lo mette sotto i miei occhi e conclude:

-Adesso mi dai bravo???- altro sorriso

Al titolo ci penso dopo

E’ tempo di tornare seri, fin troppo. Il tempo e il clima ci pongono di fronte alla vera vita. E a ben guardare è proprio un disastro. Tutti blaterano e intanto non si fa nulla, ma proprio nulla per migliorare la situazione di crisi in cui siamo. Si ascoltano parole in libertà e tutto e il contrario di tutto. Anche il M5S, che doveva essere il fiore all’occhiello della nuova spinta alla democrazia dimostra crepe e disaccordi che nuocciono al movimento e agli elettori. Nel blog di Franz si parla ampliamento  e della crisi economica e del movimento di Grillo. Leggendo anche i link  indicati si  percepisce che c’è una lotta al potere a cui noi possiamo solo assistere  e fare dimostrazioni, ma poco, credo , cambia.

E sul piano economico e sul piano politico siamo indifesi, perché ormai nessuno dei politici al parlamento pare intenzionato a cambiare veramente. Si vive di parole senza fondo e di schieramenti  ondivaghi, alla ricerca del mezzo migliore per rimanere sulla poltrona. Nel caso di Grillo, che alla poltrona non arriverà, c’è credo una grossa lotta  per stabilire chi è il capo. E il capo c’è presente e molto incisivo. Ho partecipato al primo Vday ed ero convinta che fosse una buona possibilità di cambiare le cose. Ora non più. Credo che anche per fare politica è necessario conoscere il sistema,  per trovare il modo di modificarlo.  Vedremo, siamo in attesa della caduta delle foglie e della approvazione di una legge elettorale dignitosa e di fatti, non solo parole.

la canzone non c’entra nulla

Il ritorno

La casa al ritorno sembra più bella, migliore di quando l’hai lasciata, comoda con gli oggetti che non hai usato per una settimana. Ma è anche un attimo triste, perché l’estate se ne va, quatta quatta. Al mare gli alberghi chiudono le cucine e gli ombrelloni sono sempre meno mentre i bagnini  puliscono gli sdrai per metterli in deposito. I primi due giorni c’era pioggia ed era molto triste il grigiore del cielo che si confondeva con il mare. Poi per fortuna è uscito il sole e ha dato il meglio di sé regalandomi una buona tonalità ramata. Popolo di settembre tedeschi, bambini, nonni, terza età, pochi venditori ambulanti, che sfilavano fra gli ombrelloni, per sfuggire ai controlli della polizia. Poi alle sei mercato all’aperto e merce in saldo. Montagne di paccottiglia cinese e indiana che poi finirà in qualche magazzino o addirittura verrà esportata su altre spiagge. Ho incontrato persone con storie interessanti e originali da cui prenderò spunto per scrivere racconti. Chissà che cosa mi aspetta nei prossimi mesi! Mi piacerebbe essere più organica, stabilire giorni o momenti per fare delle attività. Vedremo. Intanto mi leggo tutto ciò che ho perso nei blog degli altri e riprendo la solita vita.

Ancora in ferie

Ancora in ferie, al mare. E vai! Settembre il mese dolce, della vendemmia e del sole che tramonta sempre prima. Sarà la prima volta per me , nuova esperienza, sperando che non piova troppo. Alla settimana prossima e buon lavoro per chi inizia da lunedì. Vi penserò :-))))