Intervento dello Stato nella vita privata…non da oggi

In questi giorni , fra le varie proposte per fare cassa, i ministri hanno proposto di mettere una tassa sulle bevande zuccherate e sul  junk food, sulle sigarette dcc. Poi non hanno approvato nulla perché sono indecisi: mettere una tassa sulle bevande zuccherate vuol dire interferire con le scelte personali dell’individuo? Ha subito tuonato qualcuno. E già allora lasciamo che tutti si ingozzino di cibo e bevande che fanno male, perché così sono liberi. Io penso che ci siano altre leggi che limitano la libertà degli italiani sul piano privato e personale, molto più importanti di una tassa sulle sigarette.

Per cominciare la legge 140 sulla fecondazione assistita, già criticata dai giudici una ventina di volte e pure dal Tribunale dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Poi abbiamo la legge sui Dico, che impedisce alle famiglie arcobaleno di essere riconosciute. Poi abbiamo la legge  sull’aborto, che piano piano sta per essere strozzata dalle obiezioni di coscienza dei medici e dalla burocrazia ( salvo poi pagare cifre enormi per farlo in privato), poi abbiamo il testamento biologico, negato perché l’eutanasia non è possibile, così teniamo gente in situazioni di vita vegetale, che invece avrebbero voluto porre fine alle loro sofferenze con dignità.

Quindi siamo prigionieri dello Stato dalla nascita alla morte, nelle scelte sessuali e di vita. Queste sì che sono interferenze nel privato degli individui, non certo tassare la coca cola . Perché va detto che  le multinazionali del tabacco e delle bibite possono mettere seri ostacoli a leggi che le danneggiano, invece noi  cittadini nulla possiamo contro un Parlamento che legifera sulla nostra pelle seguendo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, come se abitassimo tutti nell’oratorio parrocchiale.

Per fortuna che i tempi si evolvono e comunque le persone stanno cambiando mentalità e tendono  a fare quello che gli pare, anche a rischio della salute.

Metti una sera a cena, in giardino, senza zanzare

Ieri sera sono riuscita per la prima volta da luglio a cenare in giardino con gruppo di amici. E chissene…Giustamente, sono fatti miei. Avevo preparato candele e spray per le temibili zanzare che di solito impediscono ogni sosta nel giardino di giorno e di notte e il caldo  poi era insopportabile. Da qualche giorno c’è il venticello e la temperatura si è abbassato. A dirla bene è la temperatura perfetta, se fosse così tutto l’anno sarei felicissima. Ma stranamente le zanzare non si sono presentate. C’erano i soliti gatti, forse il riccio che ad un certo punto ha fatto qualche passo fra le foglie secche, ma le zanzare  scomparse. Ottima cosa, si pensa, è l’effetto della prevenzione del Comune che ogni tanto manda un suo addetto a disinfestare i tombini. Io però non sono sicurissima che questa scomparsa sia una buona cosa. Le zanzare avranno una loro utilità o si sono evolute solo per irritare la nostra pelle?   Sono utili perché i maschi impollinano i fiori, sono cibo per numerosi animali, pipistrelli e rospi in primis. Leggevo che in alcune zone dell’Africa stanno scomparendo e così non si possono più curare i bambini per la malaria. Ciò implica che se poi un bambino si ammala di malaria l’epidemia che si scatena è furiosa. In Italia se scompare la zanzara tigre va bene lo stesso, perché è straniera e infatti qui non crea i danni che crea in Africa. Il problema di fondo è che non si sa che cosa ha ridotto il numero di zanzare, come anni fa si era ridotto il numero delle api, fondamentali per l’impollinazione delle piante dal grano agli alberi da frutto. Perciò non so se essere contenta di questa assoluta libertà da spray e candele alla citronella o sperare che qualche zanzara torni e pungendomi si possa poi riprodurre, perché anche io faccio parte della catena alimentare. Come dire senza insetti non si può vivere. La cena  è stata gradevolissima con una torta al cioccolato splendida( devo chiedere la ricetta), buone chiacchiere fino a mezzanotte. Da ripetete, sempre che da domani non venga  a piovere e allora…

L’uomo vestito d’oro

Quando sono arrivata al mercato rionale, luogo di incontri, vendite e assaggi, sono rimasta abbagliata da una visione che si stagliava sul marciapiede, in mezzo alle bancarelle già assiepate di casalinghe e vacanzieri.  Un abbaglio di luce dorata, immobile, il cappello teso in cerca di qualche spicciolo fluttuante da un borsellino all’altro. La maschera bianca mi ha impedito di vedere il viso, mentre  gli occhi dardeggiavano a destra e a sinistra alla ricerca del generoso donatore. Poche monete immagino, mentre fra le bancarelle le persone sono pronte a ingaggiare discussioni civili per uno sconto sul costo delle melanzane o dei fagiolini. Poiché io devo comunque pensare alle storie degli altri mi sono chiesta chi fosse la persona dietro quel mascheramento. Chi può aver pensato che al mercato del mio paese ci fosse da far bene!Chi potesse rimanere ore e ore sotto il sole cocente, anche se oggi è più fresco, immobile. Chi avesse avuto il coraggio di pensare che in un mercato come questo, piccolo, mancavano molte bancarelle, dove i pensionati si conoscono tutti per nome, anche io ho incontrato due colleghe ( o ex? mah) e altre conoscenze, si possa trovare di che vivere. Mangiare sì, penso che frutta, verdura e anche una piadina alla fine della giornata la trova.  Quando sono tornata a casa la statua vivente era ancora lì, fra fiori e mutande, cuscini e paccottiglia cinese. Domani forse andrà in un altro mercato o se i cittadini saranno stati generosi si riposerà. Ma se piove?  Ciao uomo d’oro, per un attimo mi hai sorpresa e al giorno d’oggi è già una buona cosa!

Notizie? Non ce ne sono

Non ci sono notizie particolari da commentare: la politica è sempre quella, la cronaca pure, le tasse sempre di più. L’unica notizia è che la benzina è a 2 euro e 45. Una bazzecola con la crisi che c’è! Se un pendolare della macchina aveva comperato casa nei paesi vicini alla città, perché costava meno, era immersa nel verde e l’aria era pulita (? in Pianura Padana mi sa che non c’è aria pulita) ora si trova con il mutuo da pagare, la vita più cara e quei venti o trenta km al giorno da fare con la benzina a 2 euro e passa. Aumenterà anche tutto l’indotto, perché l’Italia è una nazione che ha solo o quasi trasporto su gomma : tanti tir insomma, quelli che troviamo sulle strade e autostrade. Quindi tutta la merce aumenterà, tanto per cambiare. E per questo non c’è governo che tenga. Non è cambiato niente da prima, se non in peggio. Ma la tassa sui patrimoni non la mette nessuno?

Stesse liti fra i partiti, stesso rincorrersi di notizie più o meno vere  in un caos che ormai ha ottenuto l’effetto voluto: non interessano a nessuno. Arrendiamo all’evidenza: governano loro, tutti insieme appassionatamente e non se ne andranno mai. Amen

 

Beatrice è già partita

Beatrice è già partita, scivolando nella notte sopra la città con il velo grigio delle  nuvole sempre più trasparenti. Inesistente, quasi. Ha lasciato qualche rara goccia di pioggia e, questo sì, il fresco della mattina e speriamo dell’intera giornata. Almeno ci si può muovere e fare qualche cosa. Ma tutto questo allarmismo meteorologico mi pare fuorviante. Ieri, presi dalla furia e memori di altri acquazzoni estivi con allagamento della cantine abbiamo pulito i tombini sulla strada e tolto le foglie secche che intasavano gli scoli. Ottimo lavoro, ma la pioggia non si è vista. Una giornata con il naso in su e in attesa di Godot, che non è mai arrivato. Anche la storia del caldo dei 40 gradi, è infernale, è vero, ma forse senza tanta enfasi si sopporta meglio . C’è da chiedersi che vengono gli infarti per il caldo o per la paura del caldo. Ma godiamoci questa giornata e diamo termine ai lavori iniziati. Sto recuperando una vecchia sedia da ufficio e per essere diversa l’ho dipinta di oro. Sarò una regina seduta davanti alla mia scrivania, quando riprenderò a scrivere romanzi! Buona giornata a tutti.

Una canzone che mi ha insegnato molto e che ho amato molto in questa versione.

Innamorarsi a 58 anni e non solo

Innamorarsi a 58 anni, secondo Conte, non è elegante, è meglio non farlo. Ho letto l’articolo sulla 27 ora  ( blog) e i commenti e rilancio il post perché mi sembra un argomento che ben si integra con altre considerazioni che ultimamente scaturiscono dalla vita quotidiana. C’è un varco fra i sessanta e i cinquanta. Un valico insormontabile. Prima a cinquanta anni sei nel pieno delle energie, fecondo di idee ed esperienza, ammirato e rispettato dai colleghi e dal genere umano in generale. Poi a sessanta diventi scomodo, vecchio, lento, incapace di seguire i tempi, tranne che per la Fornero che rimanda queste considerazioni per i settanta. A sessanta anni si diventa vecchi, perché hai i capelli bianchi e non li vuoi tingere, perché te ne freghi di alcuni comportamenti socialmente accettati, tipo vestirti come ti pare e non come vuole la moda. Un po’ folli, un po hippy, un po tonti. A volte percepisco questo razzismo strisciante nei più giovani. Eppure, come dicono in tanti nei commenti e dei discorsi siamo la generazione che ha cercato di cambiare di più nella vita.

La nostra fantasia al potere non c’è, ma ci sono state innovazioni incredibili, dal pc a internet, alla vita civile con il divorzio ed altro. Anche ora sui sessanta si progetta, si fanno piani per il futuro, coscienti che al massimo ci sono concessi venti anni, ad alcuni trenta. Ma vivere questa età non è stare in casa, come il motociclista di ieri mi ha urlato mentre attraversavo la strada, scrivendo sul cell un sms. Ho pensato: Vivrai meno di me, con tutta quella rabbia addosso. Scaramantico.

Lo specchio ci rimanda una immagine che non è quella mentale che abbiamo, ma è solo quella fisica, più o meno bententenuta. Ma non è vero che a sessanta anni è finita e non ci si possa anche innamorare. Forse non sarà sesso sfrenato come  a trenta anni, ma sempre emozioni, rossori patemi d’animo. Perché dare un limite? Perché non è elegante?  L’amore non è elegante, essendo un sentimento è totalizzante e fa sbarellare, come dicono alcuni, ma rende vivi, anche a cento anni!

Maliconia

Oggi ho la malinconia, la voglia di quel che di indefinito che credo potrebbe rendermi felice e quindi mi sento defraudata di quello che non ho nemmeno chiaro in testa!  e’ scesa lentamente come certe nebbie autunnali, che fin dalle prime ore della giornata avvolgono il paesaggio della bruna infinita e biancastra che non lascia trasparire nulla. Ora  è meno frequente, anzi qui è quasi scomparsa. Ma tanti anni fa riempiva il paesaggio. L’indefinito di quello che non si ha e si vorrebbe e in ogni caso non andrebbe bene, perché chissà esattamente che cosa metterebbe fine a questa malinconia. L’età che trascorre, lo specchio che riflette una immagine che assolutamente non è la tua, l’abito che non entra nemmeno a  spingere, o invece un libro non pubblicato o una grande passione per tutta la vita. Non so. Il senso di inutilità fra quaderni e matite nuove, zaini e quaderni. Nostalgia del passato? Quattro chiacchiere con un ragazzino degli anni passati orami grande, che mi ricorda come anche loro, i bambini crescono e diventato adulti e io ho contribuito  a questa crescita almeno un poco.  O è lo strappo di quel giorno,  davanti alla dottoressa e al suo sorriso stereotipato che mi raccontava di una vita obbligatoriamente lontana dai banchi. E io che avevo un mondo ancora da costruire ho deglutito tutto, cancellando dalla mente un mondo che ora torna, lentamente. Intanto ascolto Guccini e non è un grande aiuto per ritrovare il sorriso.

Luca Carboni Malinconia ( non è proprio nelle mie corde, ma illustra bene)

Manca l’acqua e non siamo nel deserto

Nessuno ne parla, solo qualche sporadico accenno in tv, giusto perché se il Po è senza acqua , ridotto a un rigagnolo putrescente è una notizia. Manca l’acqua per bere e annaffiare le verdure e gli ortaggi che poi verranno sulla nostra tavola( ce si arrivano). In cima alle colline, da varie parti arrivano con le botti, perché le sorgenti sono asciutte. C’è da chiedersi da dove si riesce a prendere l’acqua che serve per le città o i luoghi di villeggiatura, visto che la popolazione si sposta in estate. Oramai, per chi da anni predica la sana abitudine di non usare l’acqua per annaffiare il prato, tanto serve a poco se sei al sole, sono rimaste solo le piante grasse, alcune stanno fiorendo al posto delle fucsie. In campagna il secco è pericolo oltreché sintomo di non raccolto. Non piove da due mesi e da due mesi siamo sui 35 gradi.

I giardini invece sono belli freschi, irrorati da montagne d’acqua, verdi come nelle valli della Marmolada. Non so, quando razioneranno l’acqua anche in città, penseremo al risparmio del prezioso liquido. O forse no, urleremo contro il governo tiranno che non ci costringe a bere l’acqua minerale!. Risparmiare si può.

Ebbene sì, siamo a Ferragosto

Chi prende fuori la graticola per l’annuale grigliata al fiume, ormai secco  e privo di qualsiasi goccia d’acqua, cenno di vita e pieno di sterpaglie a causa del caldo ( sarebbe meglio chiamarlo bollore) che ci attanaglia da due mesi due. Oppure si mandano email   e sms per organizzare il pranzo di ferragosto, cercando che nessuno resti solo. Non c’è niente di peggio che vedere il telegiornale decantare le virtù di pranzi sociali e famigliari, mentre le persone veramente sole nell’anima restano davanti al cartoccio della friggitoria a brindare con il vuoto e a sentirsi malissimo. Chi è già in vacanza sarà alle prese con i gavettoni e le mille altre forme di festa, a volte un po’ forzate. Io sono alle prese con un arrosto, che mi sono entusiasticamente offerta di cucinare, anche se non ne cucino mai. Per me domani sarà un pranzo di famiglia, com nuove entrate e vecchie conoscenze, chi è appena tornato dalle ferie, chi arriva dal terremoto, chi resta a casa a bollire nell’afa cittadina. La certezza di pranzi semestrali in cui si riunisce tutta la famiglia e il mondo che rappresenta.  Buon Ferragosto a tutti, a chi lavora e a chi riposa e a chi da settembre sarà in cassa integrazione.