Gelli e Fioravanti, tempismo perfetto

Non so se sono i giornalisti che sobillano gli intervistati, ma le risposte sono indecenti, tanto che non le riporto nemmeno.

Intervistare Licio Gelli , allora Gran Maestro della Loggia segreta P2 e Giusva Fioravanti, già condannato a 8 ergastoli per la Strage di Bologna e libero, mi pare una delle ennesime provocazioni contro la cerimonia del ricordo della Strage. Lo Stato sarà assente, non manderà nessuno a nome suo. Lo stato ha paura dei fischi e delle mille domande che ancora ci si fa intorno a quel giorno in cui tutta la città ha sentito il boato dell’esplosione e dopo ha sofferto con le vittime  e i loro parenti.

La riscossa della destra passa anche attraverso queste interviste, il riportare parole blasfeme rispetto all’evento.  C’è un attacco della destra dei diversi fascismi che non vediamo bene, offuscati dalla crisi, ma ci sono. In Grecia sono già in parlamento, in Italia sono alla riscossa fra attacchi, botte, insulti a chi è di sinistra. Ma non si sa nulla, perché fa comodo non si sappia. Si passano queste notizie come il comportamento dei facinorosi, ma non è così. C’è un disegno dietro. Aspettiamo.

Leggevo i commenti su un giornale on line e ho capito due cose: i giovani non sanno che cosa è successo, né del due agosto né del resto. Si vela con il silenzio, squarciato sa queste interviste opportuniste.

Vorrei che la figlia di Fioravanti chiedesse a suo padre chi era Angela Fresu. E lì non ci sarà giornalista a piegare le parole.

Chi sono

Giusva Fioravanti

Lucio Gelli

Angela Fresu

E alla fine non ne rimase nessuno ( dieci piccoli indiani)

Manca il decimo invitato, il decimo indiano, quello che sa tutto, conosce ogni dettaglio della sparizione degli altri nove. Nessun lo conosce, ma è sicuro, c’è chi tira i fili nella sparizione, fino allo sputtanamento dei politici in esame)

Craxi è lontano, ma è stato il primo, poi Berlusconi, Previti, Bossi, Bossi Junior , Moratti signora, Il Celeste Formigoni e tutti gli apparati dellasanita privata lombarda, vedi Don Verzè, Mora, Fede, gli Anemone e compagni ecc;

Non so perché ma sembra che siano tutti  dentro  il fenomeno del Berlusconismo e c.

Manca Dell’Utri, tutta la famiglia dei mafiosi, compresi gli stallieri, e coloro che hanno fatto affari con la Mafia, anche se dentro lo  Stato. Spero scompaiano anche loro e che l’Italia si liberi da questo giogo. Manca la Cia come nei migliori film. Ma forse è l’ultimo indiano…il decimo, che li uccide tutti!

La cicala

C’è una cicala che canta a momenti sul mio ciliegio e mi disturba a momenti. Io speravo  nella gazza e nei vari uccellini che ancora svolazzano del parco e fra le fronde degli alberi. E’ l’unico suono che si sente, a parte il trattorino  che falcia l’erba del parco medesimo. Anche i ragazzini sono lontani. La giornata è fresca, il cielo coperto, c’è umido: un giorno da dimenticare, il preavviso che nonostante il caldo dei giorni  passati arriverà l’autunno.

Agosto per  me è questo: il vuoto. Negozi chiusi, poche persone in città, per lo più rinchiuse dentro le case  forse  rinfrescate meccanicamente. La cicala mi fa pensare alle pinete, non so perché, alle vacanze.
Rimane il sollievo del cinema all’aperto, dell’ozio e di quel pregustare il dolce far niente, in cambio della frenesia della vita. Ho incontrato un’amica che mi ha detto che corre, corre in questa società che non ha altro modo di relazionarsi. La fretta. Una donna nell’ufficio postale ha dato in escandescenze, insultando le impiegate, perché lei aveva fretta e una di loro era in pausa. Aveva fretta, aveva lasciato la macchina in mezzo alla carreggiata, aveva fretta, perché lei doveva andare  lavorare e doveva aspettare. Mi sono venute mille domande, ma una risposta sola: anche io tempo fa avevo fretta, molta fretta, correvo dal lavoro al supermercato, a casa e stravolta svolgevo le mille incombenze della vita. Le riunioni fino alle otto di sera, i colloqui interminabili fra sordi, il tempo perso dietro alla burocrazia, che come un mostro insaziabile continua anche ora a inseguirmi. Ora ho tempo per ascoltare le cicale e pensare che, a volte, hanno ragione loro.

La memoria nei pixel

Le piattaforme della rete non sono eterne, cambiano, si cancellano, si fondono, scompaiono e ricompaiono Non so perché. Nella mia mente la rete ha uno spazio illimitato, ma credo non sia vero. é già da alcuni anni che il fenomeno cancellazione si ripete, infatti il blogger accorto fa il salvataggio di ciò che pubblica. Non sempre. Io fra quelli. Metti poi di essere al mare e di non avere internet per scelta torni a casa e trovi il tuo vecchio blog cancellato, pur restando nelle pagine di google traccia degli scritti o delle fotografie. Per molti, anche per me , il blog è uno spazio di scrittura libera, un brogliaccio di commenti e fotografie varie, ma il blog che ho perso é quello della scrittura, dove avevo pubblicato brani e foto di incontri e avvenimenti. Non c’è più. Restano le foto nel mio computer, che se non sto attenta rischio di perdere. Nel caso in cui il portatile mi cada, si rompa la scheda madre ecc.  come è già accaduto. Io i racconti o i romanzi li scrivo prima su un quaderno, quindi rimane traccia di quello che ho messo sulla pagina bianca, ma le foto no.Sono solo nel pc.

Piccoli spazi di pixel, memorie labili di avvenimenti e incontri. Non le faccio stampare per pigrizia, tanto sono lì, come lì era il blog che non c’ é più. La traccia di ciò che ho scritto e fotografato si è persa. La memoria di quegli avvenimenti ora è solo nella mia testa, che nel tempo modificherà il ricordo, fino a trasformarlo in altro. Ma non importa. Ciò che conta è l’oggi, quello che si fa ora e domani. Più che mai in questo periodo conta il presente, anche nei blog. A volte rileggendo pagine antiche sembra di ripetere concetti di oggi. Altre volte ci si stupisce della propria capacità narrativa, ci si sorprende, altre si ricrede della propria sanità mentale. Oramai è accaduto, il blog non c’è più. Ne aprirò un altro per i miei racconti,  dove potrei pubblicare anche un romanzo, a puntate, corte. Vedremo. Intanto un saluto a “ritazaghi.leonardo.it/blog”  scomparso nel mare della rete. Ma è pur vero che niente va perso nel mare di internet, quindi aspettiamoci che qualche cosa ritorni indietro!

Dalla spiaggia della Romagna

Sono tornata dopo una nuova vacanzina. A Cervia si stava benissimo, sole, arietta, buon cibo e spettacoli. Più di così!  Sono tornata alla formula B&B, mangiando qua e là possibilmente piatti a base di pesce. Ho gradito lo spettacolo delle barche della costa dei salinari che partono verso Venezia per portare il preziosissimo sale e i giardini  sistemati dalle varie città del mondo , una traduzione molto affascinante, perché  attraverso il verde di costruisce un paesaggio coinvolgente.

Tanti bambini e tanti nonni, i giovani a ballare. I bambini mi lasciano sempre di stucco, per quello che dicono e fanno, spesso molto più saggi dei loro genitori.

Matteo,seduto sul lettino in spiaggia, brontola da alcuni minuti sempre più forte .

“Voglio tornare a casa. Voglio tornare a Milano, là si sta più bene.” “Perché?” “Perché si dorme tutto il giorno.”

—-

La mamma osserva la merce sul banchetto, mentre il bambino  dal passeggino Urla” Basta, sono stanco, voglio andare via.”

La mamma ” E’ un tipo strano”dice rivolta agli astanti. “Aspetta che poi andiamo.” Lui ,spazientito, scende dal passeggino, afferra il manico e spinge, andandosene. La madre lo trova una bancarella più avanti perduto in una folla compatta e colorata.

__

“No, mamma, ti prego, non comperare quelle scarpe così alte ( tacco 15) che poi cadi e ti fai male!”

Il ritorno i città è stato tremendo, tira un’aria calda e furiosa, che sembra di essere in un libro di Lansdale.

Sentenze a parte, dove sta la democrazia?

Per il G8 di Genova i processi sono arrivati alla fine : tre anni ai poliziotti e dodici ai manifestanti. Certo rompere una vetrina è un atto di vandalismo puro, ma picchiare una persona che sta dormendo che cosa è? E chi ha dato gli ordini? In questa storiaccia di regime manca il nome di chi ha dato il via alle violenze da parte della polizia. Il fatto poi che i Blak Bloc fossero in azione in una manifestazione in cui sfilava anche il mondo cattolico, e religioso, fa pensare a un disegno, non casuale ,di causa ed effetto, come il 15 ottobre in occasione della manifestazione degli indignados a Roma. C’è dentro questi avvenimenti la certezza, almeno da parte mia, che nessun governante voglia che la vera democrazia si compia: diritti civili, dico, leggi anti discriminazioni e chi ne ha più ne metta. La democrazia come la immaginiamo rimarrà sempre un obiettivo irraggiungibile, perché ogni volta ci sarà qualcuno armato di bombe, manganelli o leggi  liberticide che ci riporta indietro. Che tacita i dissidenti e come nel caso di Genova dice: stai attento a quello che fai, potresti essere tu il prossimo.

I poliziotti  godono dell’indulto e non faranno nemmeno un giorno in carcere, i manifestanti almeno dodici anni. Non c’è equiparazione fra le due cose. E Manganelli ha espresso la sua solidarietà ai poliziotti, non ha condannato la violenza e il sangue di Bolzaneto. Lui lo sa bene, era il capo della polizia a Genova in quei giorni!

In questa foto un Blak Bloc che blocca tutta le gente che manifestava pacificamente. Perché la polizia non l’ha fermato? E la gente dietro aspettava che la situazione si muovesse, mentre in altro gli elicotteri della polizia controllavano il tutto. ( da testimonianza diretta di chi era stipato in mezzo alla folla).

E’ una delle poche foto in cui si vede anche l gente che manifestava pacificamente.

un link da Girlpower, per essere fuori dai preconcetti.

Una nuova specie di politico della terza repubblica

Dopo i voltagabbana, noti esseri viventi dal mantello che si indossa al dritto e al rovescio, indifferentemente a seconda della corrente politica del momento, dopo aver avuto i baciapiedi, indomabili nel ripetere un gesto compulsivo, cioè inchinarsi e baciare i piedi, in ogni stagione e con ogni clima, a seconda del politico più importante del momento; dopo  i politici trasformer, smemoratisissimi, tanto da non ricordare il nome di chi gli ha pagato la casa, dopo i seguaci di Arsenio Lupen, numerosi quanto anonimi abbiamo una nuova specie di politico della terza repubblica : il caimanoleonte, nato dall’incrocio fra il caimano e il camaleonte. A differenza di tutti gli altri non cambia casacca, non cambia idea politica, né gruppo i lavoro. Il caimanoleonte ogni volta, la quarta pare dal 1994, per rispondere agli stessi bisogni primari suoi, salvare le sue proprietà e sfuggire alle inevitabili problematiche legali, trasforma la sua discesa in campo in una campagna pubblicitaria. Studia il targhet, cioè chi può ascoltarlo, rinnova il suo prodotto, cioè se stesso, il nome del partito,l’inno e si inventa qualche parola che diventa il tormentone che lo ricorda e lo distingue dagli altri. Se necessario cannibalizza i suoi collaboratori e portaborse, smentendo sempre quanto appena affermato. Di lui si conoscono due cose : la paura della povertà e le donne, possibilmente a pagamento, pare.  Si trasforma nel modello di uomo politico che nel momento funziona : attualmente siamo sull’immagine dell’uomo atletico, attivo e pieno di energia. Ogni tanto il caimanoleonte si ritira per giorni, pare sia seguito da uno staff di medici che lo mettono in ibernazione, per estrarlo in buone condizione al momento, il rischio maggiore è la liquefazione dei conservanti che lo tengono insieme. Ma nella terza repubblica c’è un nuovo problema, non prevedibile, anzi due. Il targhet della popolazione è sempre più in crisi economica; i giochi da camaleonte sono stati scoperti tutti e qualche suo seguace comincia a rifiutarlo. Le borse appena letto la nota dell’ufficio stampa sono collassate e le agenzie di rathing hanno declassato di nuovo l’Italia, tale è la paura che il ritorno del caimanoleonte ha avuto sugli investitori.

Nell’impossibilità di mostrare una fotografia del caimanoleonte, a causa del protrarsi del lavoro di restiling

metto metto la foto di una maschera, sperando che tutto finisca in una bolla si sapone!

 

Una coroncina di alloro.

Oggi farò una corona di alloro per una laurea. Domani si discute a Ferrara la storia degli Ainu, antico popolo giapponese e ci sarà una laureata in più. Dottoressa. Come mi suona strano, io che non do importanza ai titoli. Perché ne parlo? Perché ci sono sacrifici che alla fine vengono ripagati con soddisfazione e persone apparentemente fragili che sono d’acciaio. C’è stato anche un diploma di scuola superiore, che sarà festeggiato insieme alla laurea Due donne forti, determinate, sicure di quello che stanno facendo e che hanno vissuto  anni di grandi sacrifici, domeniche trascorse a studiare, sveglie all’alba e dopo al lavoro. Perché non l’hanno fatto al loro tempo? Perché a volte la scuola e i professori mandano messaggi negativi e svalutano le persone fino a convincerle che non valgono niente. Ci pensa poi la vita  a mettere in chiaro la personalità. la cultura e la volontà delle persone e non è detto che chi è bravo, bravissimo fra i banchi sia un vincente nella vita.

E quindi domani si festeggiano due donne mai state bamboccione e mai mantenute dalle famiglie. Auguri a tutte e due : una si chiama Principessa, l’altra ama suonare la batteria!

 

Cicale in città

Nella città  le cicale friniscono in modo assordante e per un poco , chiudendo gli occhi  puoi pensare di essere al mare, nella pineta, cullato dal suono allegro degli insetti più goderecci della terra. Invece in città risultano fastidiose e invadenti. Unite alle zanzare tigre e pantere più le serafine è un delirio, specialmente per chi, come me è un poco allergico alle punture e odia i repellenti. Il bella della città è che sei a casa tua, unico , vero vantaggio, che non vale se hai una casa in qualche amena località di vacanza.

Comunque questa mattina ero in giardino e per un attimo ho avuto l’idea di essere indietro nel tempo, nello spazio, con i campi di fianco a casa e i tramonti rossi, gialli e rosa dell’estate. Un ricordo di casa-vacanza , giardino in cui leggere e mangiare in serenità. Una volta c’era il venticello, le zanzare arrivavano alle sette di sera e i pipistrelli insieme alle rondini se le mangiavano prima di arrivare a me. Avevo anche trenta anni di meno e questo forse cambia la percezione del tutto.

Come la mia visita in campeggio. Mi piace la vita all’aria aperta, la comodità delle cose semplici, ma il fitto e l’uso dei servizi in comune rimane un grave peso, che oramai non accetto più se non in dosi sopportabili. Ho fatto campeggio per quindici anni e mi divertivo molto, la tenda era comoda, io sapevo organizzarmi bene. Ora non sopporto le chiacchiere dei vicini che ti rintronano nelle orecchie e quella sorta di comunità che si crea , come in ogni situazione in cui ci siano più di due persone, fra sguardi, pettegolezzi e parole in libertà. E l porte delle docce che sbattono perché chi è fuori vuole essere certo che la doccia sia occupata. Ma per alcuni giorni si può fare e in ogni caso vivere all’aperto fa bene.