I giochi di Farm, un vero imbuto di tempo

Mi sono lasciata conquistare dai giochi di farm, quelli dive fai il contadino, ma in effetti sei uno stacanovista della terra e della cura degli animali. Ho scoperto questo filone del tempo  perso per caso , una di quelle sere annoiate. Ebbe mi si è aperto un mondo, come sempre accade nella rete: fai una cosa e scopri che già trecento milioni di persone l’hanno già fatta, sono nati gruppi, forum e commercio. Il solito insomma. Ebbene ho cercato quelli free, non mi va di pagare per tre galline finte e un orso di pixel. Si gioca bene fino ad un certo livello e dopo o paghi con soldi veri o non giochi. Che è un bene, primo perché devi perdere tempo a cercarne un altro e almeno alzi gli occhi dalla schermo, secondo perché puoi trovare anche altro, forse qualcuno di vero con cui parlare. Il problema è il tempo che ingoiano! Il tuo tempo, per fare azioni meccaniche e qualche ragionamento tipo vendo le galline o le tengo per le uova e per farci la torta? Più in là non sono andata, perché appunto non ho acquistato il gioco. Prometto scenari da favola e animali incredibili. sarà! 

L’unico gratis mangiatempo ci mette mezz’ora per far crescere i cereali, Sempre di pixel, quasi una pianta vera! Va bene, giochiamo e rilassiamoci, è un gioco. In attesa che Caronti passi dall’altra parte e ci resti e da noi venga il fresco e la possibilità di fare passeggiate e giri in bicicletta nella campagna riarsa. 

Una richiesta: se conoscete un gioco farm gratis e lungo indicatemelo per favore! Grazie

 

Se il lavoro non è un diritto che si fa, sig. Fornero?

La Fornero non diventerà mai un gran politico, non ne imbrocca una. Ha già detto e fatto  tante cose sbagliate che ormai siamo  al ridicolo. Il lavoro non è un diritto, secondo lei. Ci andrebbe benissimo se potessimo essere mantenuti tutti e potessimo scegliere il lavoro opthional. Capisco che dalle aule universitarie il mondo lo si veda lontano, ma così lontano mi sembra assurdo. Non può essere un lapsus freudiano, e in ogni caso la dice lunga su quello che pensa la signora. Non ha preparato la lezione in anticipo e va  a braccio? Anche così è un pensiero scorretto per i lavoratori nel mondo. Se poi il suo scrittore di discorsi si è sbagliato, lo licenzi. Insomma non può permettersi un errore dl genere. Sono parole irrimediabili. Poteva dire che non tutti trovano lavoro, che si fa fatica, ma che non sia un diritto no. Per una volta concordo con quelli della Lega che hanno chiesto se ha votato su Topolini e non sulla costituzione. Il primo articolo dice , almeno ancora, che l’Italia è una Repubblica  democratica fondata sul lavoro. Non certo  quello dei deputati e senatori che protestano perché devono lavorare in luglio.

In ogni caso se il lavoro non è un diritto  mandi a casa tutti i parlamentari. Risparmieremmo un sacco di soldi!

Comunque aspetto informazioni sul mio e altrui mantenimento senza il lavoro. Perché mangiare dobbiamo mangiare e il lavoro sembrava un modo onesto per trovare i soldi.

Cosa succede in città?

Che cosa sta succedendo in generale? Io non capisco più niente  devo dire ho intenzione di arrebdendirmi, a differenza dei tanti politici che , con le mani nel gruzzolo non si arrendono mai, immarcescibili. La cosa peggiore e che sembra che qualche cosa cambi, invece non cambia nulla. Prendiamo Grillo e i 5 stelle. Sono già ai ferri corti fra di loro, Grillo passando dalle idee ai fatti non riesce a dare splendore alle sue teorie. Va bene la gente onesta, ma ci vuole gente preparata non solo nel campo specifico, ci sono i tecnici, ma anche in quello di mediazione ( parolaccia, ma legata indissolubilmente  alla democrazia) .

Una volta conoscevo un gruppo di cittadini che aveva preparato una lista civica in tre mesi, alle elezioni ha raccolto l’11% dei voti, con un consigliere comunale eletto. Erano d’accordo su quasi tutto, prima delle elezioni, dopo sono emerse le differenze e il gruppo , dovendo scegliere fra due strade privilegiate si è rotto, finito nel nulla, lasciando il consigliere a lottare per i suoi ideali e non tutti quelli del gruppo. Notare che il programma era stato condiviso in ogni virgola.

Per questo il caso di Grillo mi pare normale, non particolarmente diverso da altri se non che lui ha fatto nascere tante speranze. La cosa più positiva è la grande riflessione che ha costretto a afre a molti cittadini sui deputati e la loro moralità. Buona cosa.

Il Celeste,Formigoni, invece, mi sembra Gastone, il cugino di Paperino , antipatico come pochi e sempre al di sopra di tutti. Anche se ha le mani sporche di petrolio dell’Irak in cambio di Pane, Oil for food, in cui è indagato ; e siamo all’alba del suo mandato, appena dopo la Guerra del Golfo.

Dopo di che il grande ha incrementato CL ( Comunione e Liberazione) fino a pareggiare il trattamento fra il pubblico e il privato. Naturalmente le cliniche, le mense, le case editrici, le scuole private ecc erano quasi tutte della Compagnia delle Opere, (azienda di C.L.) da noi c’è la Manutencoop, oppure la Camst , ma mi risulta che non abbiano scuole o cliniche, al massino le puliscono!

Il divino ha detto che non cede, non se ne va, anche se è indagato per altri soldi e accomodamenti.  Che dire, quando il potere diventa un diritto e non un atto democratico? Dove sta tutta la democrazia dei celesti dietro questi fatti riassunti malamente? E poi se la prendono con l’aborto, i gay, il divorzio. Già e questo perchè ? Perché i cattolici ( la maggioranza di CL si professa cattolica) hanno la confessione , vanno dal prete, gli raccontano le loro nefandezze e dopo sono come nuovi, pronti a ricominciare. Vale anche per la pedofilia, lo stupro e la violenza sulle donne. Tutti crimini con lo sconto e la penitenza, preghiere e fioretti. Anziché una bella denuncia alla polizia. Terribile. Ma come fa un prete a tenersi tutto dentro?

Ero cominciata lieve e ora sono sprofondata. Sarà il caldo!

 

Una settimana senza internet ma con le rane.

Terminata  la mia settimana tutto compreso, Soddisfacente, riposante, a volte monotona, in lotta con la tecnologia. Il posto è molto carino, nel senso che l’albergo è nato fra il mare e la campagna senza altre costruzioni attorno, quindi il clima è ottimo, aria dal mare e dalle montagne, camera assolata. Ma quello che ho adorato nel vero senso della parola erano le rane del vicino bioparco che verso sera iniziavano a gracidare fra la confusione delle biciclette e il chicchiericcio dei pedoni sul ponte.

E anche in camera salivano i canti delle rane. Sarà che ho sempre fatto vacanze in strutture organizzate, campeggi, appartamenti ecc ma la vacanza  al mare con le rane non l’avevo ancora fatta.

Sono anche andata sui 1500 del Gran Sasso, alla caccia dell’orso marsicano. Chissà se ce ne sono ancora! Certo di case e paesi ce ne sono ovunque tutto costruito e con colori gelato tipo fragola e pistacchio. Dissonanti con il contorno. Ma anche moltissime case vuote, sprangate, la gente emigrata. Non ho invece visto gli effetti del terremoto. tranne alcune case prefabbricate vicino al Gran Sasso. Non avevo una gran voglia di vedere case distrutte, dato ciò che sta succedendo lo stesso in Emilia.

I problemi più grossi li ho avuti con la tecnologia. l’Ipod ha deciso di bloccarsi sul disco di Adele e per tutta la settimana la musica è stata quella. Poi la macchina fotografica si è scaricata prima che potessi fotografare la spiaggia, infine avevo un giochino del nintendo ma mancavano le istruzioni. Per fortuna avevo tanti giornalini di puzzle e due libri. Ma in fondo ho trascorso la settimana lasciandomi cullare dall’ozio, senza pensare a nulla. Mi ci voleva proprio.

 

Vado via, in ferie, evviva

So che per molti le ferie sono un sogno, nel senso che dati i tempi è meglio evitare. Ma io sono due anni che per motivi vari, indipendenti da me, sono rimasta a casa anche quei sette giorno all’anno. A parte alcuni brevi soggiorni da un’amica.

Parto, una volta tanto senza tutto l’armamentario delle vacanze in appartamento, tenda, e simili. Erano vacanze a mezzo ,ma libere  dallo schiavismo del tutto compreso.  Cercherò  di utilizzare   tutte    le risorse a disposizione, per vedere l’effetto che fa. Le mie vacanze poi sono turistiche e stanziali. Amo vedere  luoghi, piazze,  paesi nascosti in questa Italia martoriata ma bellissima. Ho paura, è vero, di quelle stradine piccole piccole, a cavallo delle colline dove i paesi mediovali scrutano l’orizzonte, in attesa dei briganti a cavallo, che non arriveranno più. Meglio l’auto.  Temo per l’auto che a volte   fatica a passare, anche con gli specchietti ritirati come lumache spaventate ;capisci perchè in molti usano l’apecar o la Panda quattro ruote motrici.

Uno dei ricordi più buffi fu una strada  abbandonata , ma ancora percorribile con il cartello dell’Anas che avvisava di averla dismessa. Mi scappava da ridere al pensiero delle altre strade Anas non dismesse, ma purtroppo nelle stesse condizioni.

Dentro la mia valigia sono un quaderno, un libro, un piccolo astuccino con penne e matite, il manoscritto del mio romanzo da correggere, se si incappa in un giono di pioggia,il minipuzzle per il relax totate e tutto ciò che serve per il mare, compreso un pull caldo e un  impermeabile. Una  valigia  grossa e  pesante.  Non prenderò il pc, sarà un digiuno totale, dall’informazione, dalla tv e dai giochi on line. Saranno invece presenti cellulare, ipod, macchina fotografica. Come tutti direi!

Libri in vista dell’estate.

Tanto per distrarci dalle pene ufficiali e personali, alcun notizie letterarie .

Due mie amiche hanno pubblicato un libro, uno  a testa, non a quattro mani.

Milvia Comastri con Colazione con i City Ramblas, Historica Edizioni ci porta attraverso dieci racconti all’interno dell’animo umano ( Recensione di Renzo Montagnoli); Il blog di Milvia, letterario e personale, si chiama Rossiorizzonti due;

Serenella Gatti Linares ha presentato al Candilejas con una megafesta il suo “Era ed è ancora” ed.. Un testo a cui ha lavorato con intensità e a lungo.Recensione le trasformazioni della donna dagli anni sessanta ad oggi.

A molte mani invece sto scrivendo un romanzo, di cui darò i particolari a settembre. Esperienza unica, in tutti i sensi. Il titolo non lo abbiamo ancora deciso, ma l’ultima pagina è scritta. Anche la prima naturalmente!

I libri li trovate on line o li prenotate in libreria. Io li leggerò durante l’estate.

Parmigiano Reggiano ( racconto breve)

Da piccola Annalisa aveva una bambola con un occhio guercio, che la guardava in modo assimetrico e distante. Ma Annalisa l’amava molto e ne aveva cura. Sulla scala interna della casa, quella con il muro in fondo, per non disturbare il generale e la sua famiglia, Annalisa aveva creato una bella cucina: pentolini di rame, piattini , tazzine rotte da caffè e una bella scatola di pappa. Un giorno decide di preparare una pappa deliziosa alla sua bambola e, dopo aver a lungo pensato seduta sul dondolo in giardino, si è messa a cercare fra le erbe . Strappa foglie di menta profumate di freschezza, toglie i petali alle margherite giganti una ad una, infine afferra le rose screziate e tira, mescolando il tutto nella cesta. Le mani assorbono i profumi e Annalisa, saltellando, porta il suo raccolto alla bambola Gianna. Mescola con  il detersivo, un cucchiaino di caffè, che aveva rubato in cucina e con un goccio d’acqua e la pappa è pronta. Seduta sui gradini canta una nenia mentre finge di imboccare la bambola guercia che pare gradire.  Un giorno, stanca della bambola che non dice mai niente, afferra un libro, e seduta sul dondolo, inizia prima a guardare la figura di un buffo gatto gli stivali e un cappello con un lungo piumaggio, poi  con fatica  scandisce le lettere. E il disegno diventa Il gatto con gli stivali, poi c’é  Biancaneve che la fa piangere, senza la mamma, e Pinocchio , antipatico, non si dicono le bugie. Alla fine del libro ne cerca un altro. Jo le piace molto, non è una piattola come la sua amica Marisa, né noiosa come le gemelle del terzo piano. Sono quattro sorelle sole con la mamma, sempre disgraziate queste persone , ma hanno una bella vita da raccontare, gli incontri, e gli amori. Annalisa arrossisce quando comprende che Jo ama il ricco vicino. L’amore! Per lei é presto, poi ha altro da fare. Gira per la sua stanza studiano la storia di Garibaldi e l’area del cerchio. Dalla sua nuova camera scorge cortiletti piccoli e angusti. Nel suo non si può andare. L’unica vlta che c’era andata quello del primo piano aveva fermato sua madre:

“Come si permette di far stare i bambini in giardino,disturbano nonno Gigi, che sta male.”

Così Annalisa, per ripicca, un giorno accende la radio e cerca della musica mossa, rock, proibita sia da sua nonna che dal vecchio Gigi. Quando la nonna si avvicina abbassa il volume e così non si prende la sgridata. Ma ormai è tesissima: deve fare l’esame di quinta elementare. Brontolando entra nella vasca e fa un lungo bagno, poi sua madre afferra il Phon e liscia i capelli fino a farli brillare. Indossa il grembiule bianco con il grosso fiocco rosa, poi si avvia verso la scuola.  Ha molta paura perché a volte faceva degli errori di ortografia e non era mai stata una bravissima, la cocca della maestra come la Dani, che erano andati a trovarla a casa con i compiti quando si era rotta la gamba. Tutta la classe, come una gita e avevano mangiato dei biscotti buonissimi e del latte caldo, come la merenda della scuola.

E’ promossa. La mamma dopo averla abbracciata le chiede che regalo vuole. Può chiedere quello che le piace, la macchina fotografica, la stilografica, un album per le fotografie, un braccialettino non tanto grande, perchè non ci sono poi tanti soldi.

Annalisa pensa con il viso fra le mani, mentre si immagina a fare fotografie, firmare autografi, stimarsi con la sua amica Marisa facendole provare il braccialettino, poi sorridendo esclama:

“Ho trovato! Un etto di parmigiano reggiano.”  Il regalo più bello della sua vita.

Anche ora possiamo fare un regalo ad Annalisa comperando il parmigiano reggiano del terremoto, per alleviare in qualche modo la sofferenza economica dei terremotati. Buon appetito.

 

 

Terremoto, chiacchiere e vita al mercato rionale

I terremotati, i nostri intendo, hanno fatto una fuga in città per una canadese, un giorno di tregua, un saluto ai parenti e una sana dormita. Perché le city car non bastano a contenere comodamente corpi ormai sfiniti dal tremore continuo di una terra diventata matrigna.

Infilo in tasca il cellulare e la signora delle lane e delle stoffe racconta delle sue notti solitarie, abbandonata da tutta la famiglia che preferisce l’auto a un letto precario sotto un tetto più precario. Gente che abita al confine fra le terre terremotate e quelle ancora in piedi. Gente che scampa alla casa che si crepa mortalmente e poi muore per un cornicione caduto per caso altrove. Anche questa è una morte del terremoto.

Fra abiti nuovi o usati a due euro e cinture di pura plastica mistificate cuoio e l’odore del pesce fritto alle nove di mattina, a ricordare che si deve mangiare per vivere, camminano i giovani con stampelle che accompagnano movimenti disarmonici dovuti ad arti artificiali. Una bella ragazza, a braccetto di un uomo alto, forse il suo fidanzato, tocca una tela sottile di gonna colorata. Pare pensarci su un attimo, poi lo sguardo si incupisce e tira dritto. Per lei le gonne, almeno per ora sono impossibili da portare. Mi piace però l’indifferenza della gente che non squadra la giovane la cui andatura è evidentemente artificiale. Scorrono accanto a lei, consapevoli che non è la prima e nemmeno l’ultima che trascorre qualche ora fuori dal centro dell’Inail, dove si mettono gambe e braccia tecnologiche per continuare a vivere.

Una ragazzina cammina lentamente osservando un tenero abitino a fiorellini e disegni post moderni. Si ferma : Tira la madre per un braccio. La madre, paziente si volta, sospira e dice: “I tempi del bengodi sono finiti, bella, andiamo a prendere le patate.” La ragazzina si strofina gli occhi e prosegue guardando dritto davanti a sé.

Per vivere nonostante tutto

 

E’ come un mal di testa che non passa mai, a grappolo.

Sono ormai a livello, come dico a volte. L’ansia e la paura di questo momento stanno diventando troppo forti per continuare ad ascoltare telegiornali o leggere quotidiani. Ogni tanto mi succede di fare il pieno, di avere bisogno di silenzio, il silenzio  dalla troppa informazione, del momento per momento nel mondo. Che cosa posso fare io, basta mandare un sms di due euro che poi non so nemmeno dove finiscono? E ricevo notizie di prima mano da chi controlla la casa dormendo in macchina e osserva a ogni scossa che non cada nulla. Da chi è nell’epicentro del terremoto e rimane a guardia delle sue cose e della sua vita. E’ come un mal di testa a grappolo che non passa mai l’incertezza del futuro per queste persone E allora trovo sollievo nello scrivere storie assolutamente irreali, cercando di spostare l’attenzione e l’interesse altrove. Tanto, quando finirò lo scisma, saprò cosa fare: aiutare concretamente le persone terremotate. So che si stanno già attuando molti modi di aiuto, basta avere una tenda, del tempo e informarsi presso le associazioni, la Protezione civile ecc. Se avessi vent’anni andrei, ma non li ho più.

Per la speranza  Domani la canzone degli artisti per l’Abbruzzo.