Non è sport, ma violenza pura

Ieri due episodi nel mondo dello sport distanti tra loro ma uniti nel concetto: non è sport.

Se i tifosi diventano padroni dei giocatori fino a farli spogliare della maglia, significa che i giocatori sono in mano  a chi paga il biglietto e che la prossima volta possono chiedere di baciare i piedi o qualsiasi altra cosa. In nome del dio denaro. Questo, secondo me è un concetto mafioso: io ti pago e tu sei mio. In questo non esiste una dignità professionale dei giocatori, che mi sembrano bambolotti.

Altro il gran premio di formula uno che ha continuato in mezzo ai morti e alle manifestazioni. I piloti a dire : io parlo solo di sport. Quale sport? Quello che prevede gare con un pubblico partecipe e allegro o un monumentale circo in mezzo al deserto con il popolo che protesta e viene represso con ferocia?

Il denaro può passare sopra tutto, costringere  uomini dotati di forza, energia e talento a diventare gladiatori  all’ultimo sangue ( la dignità umana e professionale)?

Forse in Bharain i manifestanti hanno ottenuto qualche spiraglio di democrazia al governo assoluto del re, ma vorrei vedere cosa succede quando il circo smonta le tende e le telecamere non ci sono più.

Possibile che in tutto questo solo un giocatore abbia avuto il coraggio di non levarsi la maglia e parlare con i tifosi? Possibile che nessun pilota di formula uno si sia sentito un verme dopo il primo manifestante morto?

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