Mese: aprile 2012

Sto leggendo “Limbo”

Limbo è il titolo dell’ultimo romanzo di Melania Mazzucco. Lo hanno consigliato per un gruppo di lettura e io, che amo possedere i libri, tenerli in perfetta forma, senza segni, gli uni accanto agli altri l’ho acquistato. Le mie letture sono molto diversificate, tanto che nell’ultimo periodo ho letto un romanzo di Valerio Manfredi, un giallo di un autore norvegese, il nome è troppo complicato e via così. A volte non riesco a proseguire e lascio perdere, altre, di solito le assaporo fino alla fine, di notte, prima di dormire, così i miei sogni sono intrisi di personaggi, e sembrano dei film.

Limbo, scritto in modo stupendo, mi fa riflettere sulla necessità di andare in Afghanistan a portare una democrazia che loro non desiderano o no  possono avere.  Non mi ero mai posta la domanada di che cosa prova un militare mandato là, anche se ne conosco uno che è stato ovunque, Somalia, Serbia, Afghanistan alcune volte. Non mi ero mai posta il problema delle aspettative, del desiderio, dei pensieri di questi giovani mandati per alcuni mesi a vivere un incubo. Non me lo sono mai chiesta perché per me è un enorme errore essere là, ed è un orrore osservare come si sta evolvendo la situazione politica di un popolo ornai allo stremo. Peggio di prima, peggio di quando c’erano i Talebani, che si stanno riprendendo tutti i territori, che incrementano il traffico di armi e droga, con le truppe Onu che tornano a casa con le mani piene solo di morti inutili. Gli affari li fanno altri, quelli stessi, penso che ci stanno massacrando con la crisi economica.

Il romanzo mi affascina, ma devo leggerlo con attenzione, per assaporare i pensieri della protagonista e il suo percorso interiore. E vedere il deserto e i Lince correre, correre in colonne come noi non riusciamo ad immaginarci. Dopo questo romanzo, che è  impegnativo, inutile negarlo, mi piacerebbe leggere un autore afgano, per capire dal loro punto di vista che cosa ha significato l’occupazione militare. Per capire, se possibile, il danno della democrazia esportata con la mitragliatrice.

Qui se volete leggere la recensione del libro

Anpi e 25 Aprile : ricordare per ricominciare

Oggi si ricorda il giorno della Liberazione, per forza, in ogni famiglia c’è un parente che nella seconda guerra mondiale è morto, o disperso. Solo i vecchi ricordano i nomi, noi ricordiamo i fantasmi, gli eroi senza volto, le ragazze con la bicicletta. Ho comperato Pane Nero di Miriam Mafai, l’avevo già letto, ma lo voglio rileggere, perché uno squarcio di vita durante la guerra potrebbe ricordarmi la guerra attuale ( che è economica, senza i fucili, ma non meno pesante) , la crisi, e i mille trucchi per sopravvivere. Mi stupisce che nell’Anpi ci siano molti giovani, ragazzi che credono non vada perso il valore della resistenza. Perché resistere implica avere un ideale da difendere, e avere un ideale oggi è molto importante per non disperdersi dietro le mille opzioni e distinzioni che il mondo globale pone. Certo i partigiani hanno commesso errori, ma ci hanno liberato dai nazisti e dai fascisti che stavano opprimendo la popolazione, dai campi di sterminio all’autarchia che ha costretto alla fame tutti quanti, tranne i ricchi che stavano in Svizzara, naturalmente. Ricordo la foto di aiuole in centro a Milano seminate a grano, a orto per poter sfamare la popolazione.  Gli orti di guerra. ora abbiamo gli orti nei balconi.

Quindi oggi non è retorica, nostalgia o celebrazione sterile: è un modo per ricordare che se abbiamo un ideale possiamo lottare tutti insieme per vederne i risultati. E in questo periodo non c’è bisogno di andare in Africa, basta rimanere nelle nostre città e scoprire povertà e crisi. Diversa , certo , ma non meno tragica.

Non è sport, ma violenza pura

Ieri due episodi nel mondo dello sport distanti tra loro ma uniti nel concetto: non è sport.

Se i tifosi diventano padroni dei giocatori fino a farli spogliare della maglia, significa che i giocatori sono in mano  a chi paga il biglietto e che la prossima volta possono chiedere di baciare i piedi o qualsiasi altra cosa. In nome del dio denaro. Questo, secondo me è un concetto mafioso: io ti pago e tu sei mio. In questo non esiste una dignità professionale dei giocatori, che mi sembrano bambolotti.

Altro il gran premio di formula uno che ha continuato in mezzo ai morti e alle manifestazioni. I piloti a dire : io parlo solo di sport. Quale sport? Quello che prevede gare con un pubblico partecipe e allegro o un monumentale circo in mezzo al deserto con il popolo che protesta e viene represso con ferocia?

Il denaro può passare sopra tutto, costringere  uomini dotati di forza, energia e talento a diventare gladiatori  all’ultimo sangue ( la dignità umana e professionale)?

Forse in Bharain i manifestanti hanno ottenuto qualche spiraglio di democrazia al governo assoluto del re, ma vorrei vedere cosa succede quando il circo smonta le tende e le telecamere non ci sono più.

Possibile che in tutto questo solo un giocatore abbia avuto il coraggio di non levarsi la maglia e parlare con i tifosi? Possibile che nessun pilota di formula uno si sia sentito un verme dopo il primo manifestante morto?

195410

Tornare a vivere

Non mi sono mai rassegnata, in effetti. Ne parlo perché ora sto tornando a vivere per scoprire il piacere delle cose semplici,  e dimenticare i macro problemi della crisi. Spesso per rincorre ideali ho dimenticato il piacere di osservare il seme di mandarino che sta generando una pianta o l’ascolto di buona musica, o il tempo per gli amici. Il bisogno e la paura indotta, come la rabbia per un mondo che cade a pezzi, mi ha fatto dimenticare la mia dimensione privata, le cose belle, i miei gatti e i miei fiori ecc. Invece credo sia il recupere di queste dimensioni che ci permette poi di aprirci al mondo con la forza giusta e la disponibilità ad associarsi ad altri per fare ascoltare la voce.  Ma oggi voglio parlare del privato come incontrare una persona che mi chiede delle margherite perchè il marito deve misurare il numero dei petali e la dimensione del bottone giallo, in accordo con degli inglesi, con cui parla attraverso il pc. O un bambino che accompagna la nonna al mercato

“Devo fare l’albero, mi serve una maglia verde, Alberto mi aiuti a trovarla?”

“Va bene”  “Ecco, vedi questa è la maglia adatta, tu che ne dici?” ” Con quella maglia, nonna, puoi fare la fogna”

E andare alla Ipercoop a scambiare figure, oggi pomeriggio, perché ne manca una. Anche questa è vita, anzi è la mia vita! Buona domenica.

Le frasi da non dire a un malato di tumore ( dalla Repubblica.it)

Ho letto il bell’articolo di una giornalista inglese che, superato un tumore, ha scritto il decalogo delle frasi da non dire a un malato di tumore Concordo in pieno su tutto quello che ha scritto, infatti io chiedevo di essere positivi e di parlare della vita di tutto i giorni, perché non sai mai come sarà il domani. Ma c’è una frase che non ho trovato e che forse appartiene a un gruppo di persone che seguono terapie alternative, new age, anche se non è più di moda. La frase è : “Te lo sei fatto venire proprio lì, lo sai che è una offesa non superata.”

Me l’hanno detta un paio di volte e io ho risposto : “Se proprio dovevo farmi venir qualcosa diventavo anoressica, che sono ciciotta. Poi se dipende dalle offese non superate sai che carta geografica  ero!”

Perchè il temine di colpa, nel caso del tumore è assurdamente molto diffuso. Come se dipendesse da noi se viene. Ho conosciuto persone di diversissimo stile di vita, che hanno affrontato il cancro in modo personale, ma alla fine non ci sono più, e altre ,idem, che ci sono ancora, sopravvissute, secondo la medicina ufficiale.

Mai che dicano che abitando vicino a un inceneritore può accadere o che nel cibo e nell’acqua ci sono sostanze velenose, oltre a quello che respiriamo. Se le foglie delle piante del mio giardino si bruciano, stranamente, perché i mie polmoni dovrebbero essere perfetti?

Io ringrazio la giornalista, che ha permesso di mettere a fuoco un problema importante per i malati di tumore: il rapporto con gli altri. Io per ora sono sopravvissuta, per fortuna.

Articolo

Inizio di un nuovo modo di vivere

Quando la crisi ti tocca da vicino ti accorgi che è crisi. Ogni famiglia fa i conti con questa situazione inaspettata e così pesante. Chi ha i figli licenziati, chi non può più andare in pensione, chi ha problemi economici con le nuove tasse. Una signora, che fino a ieri era abbastanza indifferente alle strette e alle scelte dei governi, ora comincia a sentirsi nervosa, la sua famiglia e lei stessa sono inglobati nella crisi a vario titolo. Quando un figlio di trenta anni perde il lavoro e tu dei farne il doppio perché non sostituiscono i pensionati ti chiedi che tipo di società stiamo costruendo. Alla cinese penso io, in cui non ci sono più certezze, e si vive alla giornata, accontentandosi di mettere abbastanza soldi da parte per comperarsi una mucca o una capra in campagna, dove si torna. Dove torneremo noi? Le città sono un posto scomodo per coltivare e allevare, ma torneremo alle galline sul balcone e agli orti nei barattoli vuoti, perché si può risparmiare sulla benzina ma non si può rimanere senza cibo. Forse vedo tutto nero per l’ansia che i media mettono, ma ancor di più per come percepisco la realtà, fatta anche di incontri che stupiscono per la cruda realtà.

Si fa presto a dire fiducia

Mi sembra una carnevalata. I partiti ospitano ladri, che nessuno vede, mantengono il loro tenore di vita , perché dicono che è indispensabile, e noi siamo in mutande. Poi ci chiedono la fiducia. Fiducia in che cosa? Spieghino lor signori quali sono le azioni che devono infondere fiducia nelle nostre vite martoriate dall’ansia e dalle tasse. Spieghino che cosa hanno fatto per noi e che cosa stanno facendo. Adesso che si è scoperto che il capo condominio precedente non ha fatto nulla, anzi ha fatto accordi con tutti i partiti per mantenere il loro potere, ora che sappiamo quanti ladri ci sono in politica, dobbiamo avere fiducia? De che? Alcuni consigli : bilanci dei partiti pubblici su internet, stipendi dei politici pure, cambiare la classe dirigente  attuale con gente nuova, programmi chiari e fattibili, della serie tre asili nido qui, qui e là. Fine delle varie possibilità di farsi il partitino proprio per godere del rimborso elettorale. Anzi togliere il rimborso elettorale, e nominare solo persone oneste, non indaga in nessun modo in affari di sesso, bancarotta e affini. Per finire un uomo in un posto : togliere tutti i doppi ,tripli, quadrupli incarichi in chichessia organismo. risolverebbe il problema di qualche disoccupato e renderebbe più libera la circolazione delle idee.

Dopo questo, possiamo riparlare di fiducia. Se questo non accadrà sarà la fine della politica, state attenti.

 

Oggi il cielo è cupo

Saranno tutte ‘ste notizie poco rassicuranti, dal punto di vista economico, tutte le ruberie varie e il clima opprimente, ma comincio a sentirmi a disagio.  Dovrei scrivere un racconto da mandare a un concorso per ricordare chi mi ha fatto scoprire il mondo della scrittura creativa ma il foglio rimane bianco. Vorrei scrivere una storia con un finale positivo, ma non trovo né trama né parole. Ho incombenze che mi stanno pressando e quando la mente è occupata non c’è posto per altro. Ascolto Adele e la malinconia aumenta!  Spero che la sua energia mi dia la carica per riempire un foglio di belle parole. Ma forse non importa, posso anche non partecipare , in fondo il ricordo si porta nel cuore, come i ricordi di tutte le persone che hanno attraversato la mia vita e hanno lasciato un segno. Io sono il frutto della mia biologia, ma anche di tutti gli incontri sorprendenti con persone molto interessanti e piene di umanità. Lui è stato un periodo, adesso ci sono altri, con cui percorro  strade differenti, forse meno colte, ma più ampie e piene di vita. Adele non mi serve per tirarmi su, ma ha una voce bellissima.

 

Tanto speso, tanto rimborsato?

Non sono sicura che questo sia il modo sicuro per arrivare a un equilibrio fra i partiti e noi. Anche i conti si possono taroccare e quello che accade in questi giorni  ci dimostra che ci sono stili raffinati o ruspanti per sperperare il denaro pubblico. Io penso che i partiti dovrebbero finanziarsi da soli, con i conti in ordine e pubblici. Un sogno, mi sa. Temo molto che oggi i partiti presentino la solita patacca, tutti naturalmente. In questa operazione trasparenza si dovrebbero fare due cose : togliere l’ultima rata dei rimborsi e versare il denaro nelle casse dello stato per sanare qualche buco di bilancio,  poi fare una legge per togliere i rimborsi come già noi avevamo votato al referendum.   Noi siamo in braghe di tela e i partiti lo devono rispettare, rispettando i nostri voti. Se si va avanti così non voterà nessuno e la democrazia andrà a spasso. Troppa gente sta nello stesso posto per troppo tempo, alla fine pensa che sia di sua proprietà. Non è così.