Non me ne importa nulla, ovvero i conti in tasca

Di quello che guadagnano i figli di Monti e dei nuovi ministri o dei ministri del passato nn me ne importa nulla. La cosa importante è che sia frutto del loro lavoro, anche se essere figlio di… certamente aiuta. Senza ipocrisia anche se andiamo dal gommista di famiglia o dal fornaio sottocasa essere figli di…( l’Antonio o la signora Brizzi, per dire) aiuta. Sarebbe come credere che i figli dei miliardari possano cominciare dalla gavetta; se lo fanno sono sempre i figli di…lo facevano gli Agnelli, ma sempre Agnelli erano! L’uguaglianza totale è impossibile. E’ ovvio che la società è divisa in fasce di ricchezza e ogni figlio nasce in quella fascia. Credo invece si possa dare  anche a chi non è figlio di… la possibilità di emergere e fare carriera.  La società che io desidero è questa: che tutti possano provare ad accedere a posti migliori  secondo meriti e capacità. Trovo indecente le frasi infelici di questi giorni, proprio perché partono da chi non ha certo problemi di sistemazione dei loro figli ( anche se no li hanno aiutato a trovare lavoro li hanno fatti studiare nelle scuole  migliori, aiutati con lezioni, fatto conoscere un mondo diverso da quello di Cipputi). Sono i nostri figli che non hanno possibilità di trovarlo il lavoro, anche se poi si scopre che mancano artigiani e lì ci sarebbe da lavorare. Conosco molti ragazzi che hanno girato l’Europa con stage, specializzazioni e ora non hanno niente in mano. Questo è indecente. Colpevolizzare la società di coloro che non riescono ad emergere, anzi ultimamente regrediscono perché sono sempre più poveri, è ingiusto e visibilmente  “razzista”.