Malinconia

A volte  mi viene la malinconia, il desiderio di qualche cosa che non è nemmeno chiaro. Un evento, forse, una persona, ma non è detto, un’epoca, direi più l’emozione legata a un determinato avvenimento. Io mi sento così, sospesa fra il presente e un passato che so non esistere più. Andato, perduto.  Molto dipende dai cambiamenti avvenuti nella mia vita cui ancora faccio fatica ad abituarmi, alle cose ancora irrisolte, al futuro incerto nel privato e nel pubblico, alla continua e insistente campagna per l’infelicità. Ma poi sorrido se vedo il mio gatto che dorme nei vasi con le mie piante  sempreverdi malconce e stropicciate. O se riesco a leggere un buon libro, o a stare in compagnia. Sto leggendo  l’uomo senza qualità, ma anche Il mistero del Caravaggio, alternati. E ascolto musica.

Come sempre, nei momenti di malinconia i R.E.M che hanno un effetto rasserenante. Everybody  Hurts

9 pensieri su “Malinconia

  1. Spero che tanta malinconia non sfoci in un crollo quando scoprirai che “L’uomo senza qualità” non è riuscito a finirlo neanche l’autore.

    E dire che Musil non viveva con la odierna frammentazione cerebrale a ritmo di “spot” televisivo. La lunga distanza non avrebbe dovuto risultargli tanto problematica.

    Il libro è bellissimo ma vivamente sconsigliabile per chi non prenda la metropolitana da capolinea a capolinea. Quando lo leggevo io le descrizioni senza accadimenti erano più lunghe del mio tragitto quotidiano.

    Luca

  2. @lucamarcantonio non dirmelo! Lo hanno consogliato per un laboratorio di scritura e già alla vista dei due tomi, scritti in carattere sei, ho avuto un momento di panico! Poi la prefazione, troppo lunga, ora mi dici che è luuungo lunngo e non accade nulla, non so se andare avanti! con I potenti della terra, di Ken Follet, non va meglio. Allora mi butto sui gialli. Ho anche un tomo sulla neurocienza della religiosità, o simile, ma aspetto, per leggerlo devo essere in linea con il Paradiso! Ciao Riri52

  3. “L’uomo senza qualità” è il classico libro che tutti citano, soprattutto per il famoso incipit metereologico, ma quasi nessuno ha letto.

    Io lo cito spesso a proposito dell’organizzazione del lavoro e del volontariato politico sociale, richiamandone uno dei fili conduttori, “L’azione parallela”, come esempio di estenuanti ed inutili riunioni di un pletorico comitato privo di poteri e metodo (si trattava dell’ideazione di celebrazioni private complementari a quelle statali per l’anniversario di Cecco Beppe).

    COMUNQUE MUSIL E’ UNA COSA SERIA!

    Lascia perdere Ken Follet (che non ho letto perché, come direbbero i colleghi editori e pubblicitari, non è un prodotto rivolto a me financo nelle copertine). Secondo me, letto un “best seller” (che è un genere editoriale, non un risultato commerciale) li hai letti tutti. Sono preziosi per imparare la tecnica narrativa, i “best seller” hanno poco valore artistico e Culturale (notare la maiuscola).

    Per interessanti spunti di riflessione sul tema “cosa sia la letteratura” e cosa il prodotto editoriale di narrativa, raccomando la lettura di Italo Calvino, “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

  4. @lucaMarcantonio ti do ragione, ken follet io lo uso come relax, per le cose serie, Calvino, Ho letto Buzzati, la grande Alice Munro, Tutta, E tanto altro, Balzac, ecc ecc Sono una grande lettrice!
    Quanto ai prodotti editoriali siamo sempre in discussione con gli altri del gruppo per valutare se scrivere per se o per un lettore ideale, il famigerato targhet! Per ora ci limitiamo ascrivere per noi ! Ciao Riri52

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