Non facciamoci prendere dal panico

La Legge Reale no. Lasciamola dove sta. Perchè così, riproponendola, vincono i blac blok, se cambiamo le leggi sulla libertà personale. Più soldi alla polizia e strumenti moderni, benzina per le volanti e un numero maggiore di poliziotti equipaggiati in modo attuale, e la sicurezza è certa.  Altro che la Legge Reale, poi apriamo alla legge Rocco  e il cerchio si chiude.

Chi non ha vissuto  negli anni 70 non ha idea di quello che succedeva. La libertà va tenuta stretta e anzi, va tutelata, non ceduta all’ l’emozione del momento. La reazione alle violenze di sabato è già qui : smascherare gli incappucciati, raccontare al mondo chi sono coloro che si nascondono dietro un fazzoletto nero o una maschera e che dopo aver studiato in Grecia come si fa guerriglia sono arrivati in Italia, a Roma. Rimane comunque il vero e unico dubbio: perchè solo a Roma?

E aggiungo io far pagare i danni a coloro che hanno distrutto, o metterli ad aggiustare le strade, rimuovere la ferraglia  bruciacchiata  delle auto sotto gli occhi indignati delle vittime. Un sano bagno di reltà.

6 pensieri su “Non facciamoci prendere dal panico

  1. Forse invecchio, ma, più probabilmente sono nato vecchio. Lo stesso sentimento nei confronti degli ultimi arrivati che si agitano e danno lezioni su cose che non conoscono lo ricordo da quando ero minorenne.

    Provo un certo fastidio nei confronti di ragazzini (a volte ultratrentenni ma forse non usandolo il cervello resta giovane) che mi accusano di essere una specie di nemico del popolo perché non condivido le loro bravate minoritarie che ci riportano indietro di decenni.

    E’ accaduto altre volte. Sempre a ricominciare a costruire dopo il passaggio di finti rivoluzionari e di chi approfitta di tali servi sciocchi. Quando non li manda apposta.

    RIcordo viite passate, fin da ragazzini, in complesse e faticose battaglie, a colpi di studio, di informazione, di ricerca del consenso, imparando a scrivere una legge, a fare e far pubblicare un comunicato stampa, a raccogliere firme, a trattare con i vituperati (a volte giustamente) esponenti del potere, non per svendere loro qualcosa ma per imporne altre con la forza della ragione e della pressione sociale. A creare giornali e radio mettendoci dentro cose sensate e sudate. Comitati con professori universitari per esprimersi in modo accurato ed autorevole.

    Notti a stampare volantini, rientrando a casa a piedi, albe a distribuirli. Rischiando a volte anche la pelle, ma come possibili vittime di altri briganti neri, egualmente a questi di oggi intolleranti della logica e della democrazia (intesa più che come nome dell’insoddisfacente status quo come prassi di rapporti politici).

    Non ho mai cercato medaglie, ma il confronto è suscitato dalla pretesa di essere riconosciuti come eroi che hanno certi combattenti immaginari. Gente che la sera, a casa dei genitori, prima di avviare il video gioco ammazzatutti, si specchia e si sente super eroe per aver appiccato un incendio.

    1. @Luca mi scuso per il ritardo, ma il computer ha fatto le bizze. Rispetto a quello che racconti mi sento molto vicina sia per epoca che per progetti portati avanti con costanza e determinazione. Alla fine siamo entrati nell’epoca del privato e molto è stato abbandonato, sia sul sociale che sul pubblico. Purtroppo, perché ora ci troviamo qui , secondo me nel caos totale, dove non si capisce il confine di nulla, dove tutto pare possibile ma non lo è e dove la crisi globale riguarda il nostro modo di vivere e le aspettative per il futuro. Non è forse questo che ci chiedono i giovani : aiutarli a credere nel futuro e aiutarli ad affrontare il cambiamento di stile di vita? Chissà che rabbia avremmo avuto noi da giovani, sapendo che tutto quello che ci avevano promesso non esiste! Non giustifico la violenza, ma la voglia di protestare sì. Un saluto Riri52

  2. PROTESTARE E’ GIUSTO.

    Ed è un passaggio essenziale per rendersi visibili, con in proprio punto di vista, tanto a chi ci dà motivo di protestare e a chi comunque potrebbe e dovrebbe intervenire nel senso da noi auspicato, quanto, anzitutto, ad altri che potrebbero pensarla come noi ma rimanere isolati se restassimo invisibili e silenti.

    Oltre alla protesta servono gli approfondimenti, le idee, le proposte, l’organizzazione, la capacità di gestire consenso e conflitto.

    La situazione dei giovani d’oggi la conosciamo. E’ tragica per mancanza di spazi, di garanzie, di prospettive. E’ tragica per anomia (mancanza di regole fossero pure autodeterminate). E’ tragica a volte per incultura e mancanza di strumenti minimi in generazioni allevate a scuola messa volutamente in crisi e televisione pattumiera.

    Ancora peggiore sarà quando saranno vecchi e senza pensione. Anche se già ora la situazione degli anziani e quella dei cinquantenni estromessi dal lavoro senza poter più accedere a pensioni precoci sono enormi drammi sociali.

    Aggiungo.

    RIBELLARSI E’ GIUSTO.

    Ma le ribellioni devono essere indirizzate verso obiettivi e seguire prassi realistiche. Possibilmente portare a casa risultati. Anche se esiste anche il senso, etico e di esempio, della testimonianza (parola che nella forma greca ha assunto connotazioni particolari).

    Soprattutto, chiunque faccia qualcosa in ambiti sociali determina effetti su qualcun altro e si deve assumere le proprie responsabilità.

    Le azioni dirette mi vanno benissimo, purché attuate e sfruttate con intelligenza e cautela. Non sono tutte uguali né tutte adatte per tutte le stagioni.

    Non ho mai dichiarato che fosse sbagliata l’irruzione nell’albergo di lusso del 15. Non ne conosco i dettagli, spero che non ci siano stati danneggiamenti o peggio, ma finché si tratta di interrompere simbolicamente una attività, ad esempio di un blocco stradale, pur restando trasgressioni come tali contrastanti le regole, buoni motivi possono giustificarle.

    Senza pensare affatto che in Italia si abbia una democrazia compiuta (al contrario le cose stanno peggiorando), non mi pare di vivere nelle condizioni che portarono sulle montagne con un fucile in mano i giovani padri della repubblica democratica. E non vorrei dover tornare su quei monti per l’aggravamento dell’antidemocrazia favorito dalla strategia della tensione.

    Quando leggo, da parte di qualche difensore dei teppisti, l’interrogativo retorico – “in Siria la rivolta armata la troviamo giusta; perché non dovrebbe esserlo oggi in Italia?” – avverto un salto logico demenziale.

    Per fortuna l’isolamento è questa volta, pressoché totale anche nella sinistra più accesa. E’ chiara l’oggettiva, ed a volte soggettiva, identità degli squadristi che abbiamo visto all’opera con le squadracce fasciste: nella mancanza di idee, nelle prassi e negli effetti (impedire le manifestazioni democratiche e determinare sentimenti a loro ostili).

    Se la giusta repressione, questa volta auspicata – ripeto – anche dalla sinistra estrema, diventasse ingiusta repressione, colpendo nel mucchio, attuando montature e violenze di stato, qualcuno, in opposizione allo “stato che sbaglia”, tornerebbe a chiamare “compagni che sbagliano”, quelli che ora chiama “teppisti fascisti”. E la strategia della tensione farebbe un passo avanti.

  3. @ Luca la strategia della tensione mi fa un poco paura, lo ammetto. Già visto questo film, il seguito è molto nefasto, secondo me. Ma io credo nella consapevolezza delle persone che è più difficile, ma più duratura. Vedi in Grecia? I manifestanti hanno mandato via i black bloc di fatto isolandoli dal movimento e mettendone in luce la natura violenta. Cos’ì si rischia la guerra civile, purtroppo, ma si distinguono i ruoli. In questa epoca la cosa peggiore è il non-distinguo. il caos delle idee e delle percezioni dove nulla è definito. Io credo si vada verso una nuova era , fatta di definizioni precise e di , se vuoi, bianchi e neri, acqua e fuoco, terra e aria. La distinzione netta dei principi, della morale, della vita. Non è possibile mescolare il tutto in questo delirio di non-pensieri. Ciao Riri52

  4. Sono sempre stato convinto che il mondo non sia fatto di bianchi e neri ma di varie sfumature di grigio e, soprattutto, possa essere ridipinto di molti colori.

    Seguo il principio laico di non dare mai alcunché per scontato e di analizzare sempre sfaccettatture ed implicazioni. Disconosco qualsiasi preteso principio indiscutibile.

    Ma non accetto il relativismo assoluto se diviene distacco dalla realtà, dai dati di fatto, dall’analisi con logica e metodo scientifico.

    Ci sono principi che vanno fatti valere. Quando sono violati bisogna prima reagire e poi filosofeggiare. Altrimenti la inerzia o la complicità ci pregiudicano la premessa alla filosofia:primum vivere.

    Mi pare che siamo d’accordo: ci sono incompatibilità con le quali non si può giocare se non si vuole correre il rischio del suicidio, politico, se non fisico.

    La fermezza può avere dei prezzi, ma minori della pavidità,

    Non sto dicendo che alla prossima manifestazione mi porterò un bastone. E’ anche quella un’ipotesi che molti stanno prendendo in considerazione, ma lontana dalla mia sensibilità.

    Comunque non ci sono rischi di guerra civile con un migliaio di teppisti da stadio (a Roma il 25 erano massimo 800). E’ un problema solo di ordine pubblico, se da un lato non si consente lo sviluppo di un’area di giustificazionismo, dall’altro, quello del potere costituito, non si vuole speculare politicamente per scoraggiare e vietare l’esercizio dei diritti democratici.

  5. @ lucamarcantonio hai notato che hanno individuato subito alcuni autori dell’incendio al blindato e la notizia è passata sotto silenzio? Non potevano individuarli prima e isolarli, visto che, presumo, già li conoscevano alla polizia? Ciao Riri52

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